sabato 13 dicembre 2014



Bettino Craxi: Difendo la politica 
Incipit del libro di Bettino Craxi, Io parlo e continuerò a parlare (a cura di Andrea Spiri, Mondadori)
Difendo la politica, la sua autonomia, il suo valore, il suo potere. Senza una politica che sia veramente tale, una società perde la sua valvola di ossigeno. Una società politica, ridotta ad un paravento di facciata, riduce in polvere la democrazia. Lo hanno detto in tanti prima di me, e ben più autorevoli di me.
La politica è anche associazione, sia esso gruppo, movimento, partito. Una "area di riferimento" è solo un presupposto della scelta politica. Il sistema dei partiti oggi è andato in frantumi, ma non è stato sostituito da un'altra forma di associazionismo democratico, capace di esprimere uomini, idee, proposte, obiettivi, azioni.Ci sono quattro grandi obiettivi che si possono perseguire partendo anche da piccoli problemi:
a) Lo Stato dell'economia, che non significa l'economia di Stato ma neppure liberalismo selvaggio che promette quello che non può mantenere.
b) Lo Stato sociale ed il livello della solidarietà sociale, le cui difese, di fronte alle contraddizioni di una società industriale avanzata, a maggior ragione se essa è in crisi, debbono essere rafforzate e non indebolite.
e) La difesa dello Stato di diritto, la maggiore chiarezza della sua costruzione e l'equilibrio dei suoi poteri come tutela e garanzia di libertà e di giustizia.
d) La pace che si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali. Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare.
Ogni generazione deve apporre un suo sigillo al corso storico della società in cui vive e vivrà. Se vi rinuncia, sarà giovane solo anagraficamente. Non sarà portatrice di idee e realizzatrice di fatti nuovi.
Guardo la sfera di cristallo e vedo un gran buio. Una politica in gran parte residuato del vecchio, avvolta in una babele di linguaggi soprattutto in materia di ciò che dovrebbe essere il nuovo. Di qui l'incertezza, la confusione, la difficoltà di fare previsioni sul destino della politica, quella con la "P" maiuscola, e cioè dotata della volontà, della capacità e della forza necessarie per dirigere e tutelare le sorti di una comunità nazionale.
Il futuro dell'Italia corre il rischio di essere dominato dalla "plutocrazia" e dalla "videocrazia", con il loro seguito di mani visibili e invisibili. Senza saldi contrappesi democratici, questa è la vera piovra che incombe su di una società che crede di essere libera, ma che, per tanta parte, non lo è più. Una delle conseguenze di una "falsa rivoluzione" senza rivoluzionari e senza ideologie rivoluzionarie, o anche sottoprodotti di queste ultime.
Bettino Craxi - Io parlo e continuerò a parlare. Note e appunti sull'Italia vista da Hammamet (Mondadori)
Pagg 246 , Euro 18,00


mercoledì 10 dicembre 2014



LA FARA' FINITA CON UNA CERTA CATEGORIA DI EGOISMI 
da GUIDO MORSELLI. Il Comunista , Adelphi Edizioni, Milano, 1976. 

[...] Noi siamo socialisti, perciò siamo dei credenti, aspettiamo un cambiamento del quale molti di noi sanno che non cambierà la sostanza del vivere. La farà finita con una certa categoria di egoismi, ed è già molto. Per questo dobbiamo essere socialisti. Senza illuderci[...]
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Antonino Amoruso aveva la curiosità perseverante di certi medici. Non si era dimenticato dell’episodio del tipografo trentenne, morto d’improvviso nella sua officina: l’amico di Ferranini; e era voluto andare a fondo. Si era messo in contatto col collega che lo aveva visto subito dopo il decesso. La breve indagine confermava che il Gennaro era stato vittima di un aneurisma da fatica. 
Ne riparlò a Ferranini in un intervallo a Montecitorio - Noialtri – osservò poi – ci diamo da fare per cambiare il letto all’ammalato. Ma bisognerebbe anche poterlo guarire. E qui non ci riusciamo, ho paura. Ferranini sapeva dove paravano quelle curiose parole
- E allora?
- Allora? il problema è proprio questo! Il concetto di penosità del lavoro è rimasto un’astrazione dei trattati di economia e nessuno ne parla in senso concreto. I classici del socialismo descrivono la disumanizzazione conseguente al lavoro, facendo però di questa disumanizzazione un attributo negativo del lavoro organizzato e sfruttato. Ora il primo uomo sulla terra non ha penato anche lui lavorando?
Diventò un loro argomento abituale, quando si vedevano alla Camera o nella trattoria a via dei Coronari. Ogni tanto alle loro conversazioni contribuivano Reparatore e Boatta. Ma il discorso né si allargava né progrediva. Reparatore fece un’osservazione attinta al dialetto
 - Noi in Bassa Italia non diciamo lavorare, diciamo “faticare”. Perché lavorare è subire una violenza, un “travaglio”, nella misura in cui consiste nell’aprirci una strada nella materia bruta, cavandola, trasportandola, trasformandola. E dove non c’è sforzo non c’è lavoro.
Amoruso spiegò che difatti lavorare è un disperdere energie, attingendole a quel peculio di forza fisica o mentale che serve al nostro organismo per mantenersi un po’ sopra il livello della semplice sopravvivenza. Il lavoratore paga di persona nel senso più preciso perché si priva di un possesso vitale, di forze che servono dentro di lui, che ineriscono al processo organico. E Ferranini aggiunse che lui, anni prima, vedendo gli operai che uscivano alla fine della giornata dalle cooperative (un lavoro sottratto allo sfruttamento del padronato) e trovandoli affaticati, depressi, tristi persino, aveva tentato di spiegarsi il fatto ragionando che quelli vivevano pur sempre in ambiente capitalistico. Assillati dalla concorrenza, dalla ostilità delle aziende capitalistiche.
 - Se fosse così, - disse Reparatore – in URSS gli operai dovrebbero sortire allegri e ben portanti dalle officine. E questo io non sono disposto a crederlo.
- Per me, – intervenne Boatta – la colpa è della divisione del lavoro. È la divisione del lavoro che lo rende odioso qualche volta. E la divisione del lavoro è colpa del capitalismo.
- O della tecnica, – disse Reparatore – tanto è vero che nella società socialista industrializzata tu ritrovi il lavoro suddiviso. O piuttosto, è colpa della natura, è un fenomeno oggettivo, naturale, inevitabile. Ma poi, lasciamo da parte la divisione del lavoro, il lavoro resta penoso lo stesso. Prendete Robinson Crusoe, quello faceva tutto da solo, eppure il lavoro era pesante anche per lui. E nemmeno l’aiuto delle macchine cambia la situazione, la trasforma ma non la migliora. La macchina importa maggiore tensione. Trasferisce il logorio dalle braccia ad altri organi.
 Amoruso arrivando da Formia depositava l’auto in un cortile di via delle Carrozze, una traversa del Corso; quella sera la conversazione ebbe un seguito fra lui e Ferranini, lì nell’auto, dopo che gli ebbe misurato la pressione arteriosa previa una sommaria auscultazione. Gli era già capitato di visitarlo a quella maniera molto ambulatoria, dato che il suo amico non voleva saperne di controlli più accurati.
 - Vedi, – disse Ferranini mentre Amoruso rimetteva nella borsetta lo sfigmomanometro – forse sono un pessimista, per me il lavoro e i suoi mali sono una delle facce della sofferenza che l’essere vivente deve per forza subire. Per sopprimere questa sofferenza bisognerebbe sopprimere il dualismo che c’è, l’antagonismo che c’è, fra gli esseri viventi e il mondo inorganico. La “lotta di classe” della vita contro la realtà fisica in cui si afferma (a dispetto di cui si afferma), non cessa mai. La necessità del lavoro è un’espressione, io dico, della ostilità attiva o inerte dell’ambiente. Come il terremoto e la siccità, come la malattia, come il colesterolo che intasa le arterie.
-  E puoi aggiungerci – notò Amoruso – quella forma più sottile di malattia, di aggressione da virus, che sono la violenza e l’ingiustizia. Da parte degli altri uomini, i quali, bada bene, non “peccano”: non peccano perché sono determinati da impulsi che dimostrano ancora l’ostilità della natura. Come vedi, sono pessimista anch’io.
-  E le macchine? Molti danno colpa alle macchine dei disordini e dei mali che avvengono. Ma le macchine non sono natura? Un involucro che noi mettiamo sulle forze della natura. Crediamo di esserne i padroni, è un’illusione ingenua.
 Amoruso armeggiava intorno alla plafoniera dell’auto che si era spenta. Rimasero al buio, nel cortile appena illuminato dai riflessi intermittenti di un’insegna al neon. 
 - L’idea del dualismo, della “lotta di classe” come dici tu, fra la vita e la realtà esterna, si ricollega a una vecchia tesi, ma mi pare che non è facile confutarla. In fondo è il presupposto tetro e irrefutabile dell’evoluzionismo, combattere per vivere, non finire mai di combattere altrimenti si va sotto, e restano a galla solo gli organismi che hanno più risorse e che a combattere non rinunciano.
- Lo so, – ribatté Ferranini – è anche la tesi dell’evoluzionismo, da cui risulta che l’evoluzione non ha mai termine. Cioè travolge per sempre tutti gli esseri, anche noi uomini, in una lotta senza fine contro gli altri esseri e contro l’ambiente. Ma io mi domando: noi socialisti crediamo in un processo che non solo ha una conclusione, ma una conclusione tutta bella, tutta felice, il trionfo dell’uomo sul male. Si stabilisce una società senza privilegi e soprattutto senza conflitti. Ora: come mettiamo d’accordo queste due vedute? Perché anche la dottrina dell’evoluzione è scienza, non è mica poesia, e Engels lodava Darwin, lodava la sua grande scoperta. Lenin dice: “Lo sviluppo è nella lotta degli opposti”. Però Lenin pensava che la Rivoluzione d’Ottobre fosse l’inizio della fine di questa lotta, e che a un dato momento, magari dopo cento anni, ci sarebbe stata pace e completo benessere per i lavoratori.
 Amoruso si riservava l’ultima parola.
 - Noi siamo socialisti, perciò siamo dei credenti, aspettiamo un cambiamento del quale molti di noi sanno che non cambierà la sostanza del vivere. La farà finita con una certa categoria di egoismi, ed è già molto. Per questo dobbiamo essere socialisti. Senza illuderci.
da Il Comunista , Adelphi Edizioni, Milano, 1976.




Guido Morselli 

Guido Morselli (Bologna, 15 agosto 1912 – Varese, 31 luglio 1973) è stato uno scrittore e aforista italiano.

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE CI SALVERA'?

Come e' possibile parlare bene del Movimento Cinque Stelle?. Cosa si puo' pensare di un pensiero totalitario con  l’ossessione per chi “tradisce”, del principio "democratico" di "essere sottomessi alla rete", che in realta' vuol dire rispondere a qualche migliaio di fedeli succubi del messaggio del Capo. E' da qui che possiamo aspettarci la nuova politica pulita di dilettanti allo sbaraglio?. 


POLITICA: RICERCA DEL CONSENSO E CORRUZIONE 


Mi domando se il ricercare e il mantere il  consenso, soprattutto dove ha grande peso lo 'stato sociale’, non favoriscano la politica come lotta tra gruppi che cercano di accaparrarsi benefici pubblici, e quindi  non sia essi stessi una modalità della corruzione politica. Per questo non mi sembra inappropriato esprimere i tradizionali dubbi del pensiero liberale circa l'opportunita' di estendere i compiti dello stato e di farne uno strumento per realizzare la ‘giustizia sociale’.
E quando si cerca di evitare la corruzione si fa anche peggio:  per evitare la patologia si inaspriscono  i controlli amministrativi, ma questi - particolarmente con la loro discrezionalità e numerosita' -  si aggiungono ai fattori che ne favoriscono la nascita e la diffusione. 

mercoledì 26 novembre 2014

MI PIACE IL PAPA CHE FA IL PAPA

Il Papa al Parlamento europeo il 25 novembre 2014: “la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti umani cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico”. “E’ giunta l’ora di costruire l’Europa che ruota intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili”...."la famiglia unita, fertile e indissolubile è la cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società” Aveva detto la settimana scorsa Papa Francesco, al convegno della Congregazione per la Dottrina della fede “Occorre insistere sui pilastri fondamentali che reggono una nazione, i suoi beni immateriali. La famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva”.

venerdì 21 novembre 2014


THE CAT FORGOTTEN IN THE MOON
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"....at the end of the day...nothing is left except light on your fur...The cat forgotten in the moon"
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The difficulty to think at the end of day,
When the shapeless shadow covers the sun
And nothing is left except light on your fur—
There was the cat slopping its milk all day,
Fat cat, red tongue, green mind, white milk
And August the most peaceful month.
To be, in the grass, in the peacefullest time,
Without that monument of cat,
The cat forgotten in the moon;" 
(Wallace Stevens, "A Rabbit as King of the Ghosts”)

mercoledì 19 novembre 2014

INTELLETTUALI: DISPREZZO PER I CETI MEDI E TARTUFISMO


Ho letto il libro di Alfonso Berardinelli "Autoritratto italiano" (Donzelli). Ho avuto conferma di una convinzione che mi sono fatto da tempo. In Italia prevale da tempo immemore il disprezzo degli intellettuali verso i ceti medi. Ostacolo questo, non secondario, al nostro progresso civile. Le testimonianze di questa incomunicabilita' sono numerose nella raccolta contenuta nel libro "Autoritratto italiani", basta citare Elsa Morante sugli italiani "naturalmente fascisti", la piccola borghesia ministeriale di Carlo Levi, le pagine di Galli della Loggia sull' "Italia eterna che tiene famiglia" e che vota Dc, quelle di Pasolini sul "genocidio culturale" di cui sarebbero rimasti vittime i buoni sottoproletari che "non si vergognavano della propria ignoranza". E' stato Garboli a parlare del  tartufismo degli intellettuali bravissimi distruggere, a parole,  le istituzioni per poi inserirsi ed approffitarne  con successo. Salvo sempre dire che schifo!!!

"... con la sua ipotesi su Tartuffe e il tartufismo, sugli intellettuali e politici moderni in quanto figli, eredi, allievi del personaggio di Molière («molto più che un impostore», diceva).... Tartuffe illumina, chiarisce in particolare l' Italia, soprattutto quella degli ultimi decenni: la destra, la sinistra e il centro, l' università, la psicoanalisi, la filosofia, il giornalismo, gli uomini di governo, gli oppositori e i terroristi. In nome di qualcosa a cui si dà valore, religione, morale, politica, cultura, qualcuno, un Tartuffe, cerca di impadronirsi della volontà degli altri. Molière, secondo Garboli, diceva qualcosa dell' Italia e della modernità culturale che non siamo riusciti a capire con altrettanta chiarezza." [citazione da Alfonso Berardinelli, "Garboli, il narratore di scrittori", Il Corriere della Sera 26 nov 2010]

lunedì 3 novembre 2014





AB GABANELLI LIBERA NOS DOMINE

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Report Siamo tutti oche....Report Per la prima volta una televisione riesce a documentare l’illegalità della “spiumatura” sulle oche vive in Ungheria, denunciando così la crudele pratica illegale diffusa nella Comunità europea.....
.......
Il creare scandalo moralistico sulla "avidita' non mi piace. Se c'e' illegalita' va perseguita. Non mi piace il giornalismo alla Gabanelli, che ci fa sentire "migliori" in un mondo terrificante, con il suo stile inquisitorio e d’assalto. Ha toccato il fondo con la pizza. Grandi scoperte: alcune pizzerie usano materie prime scadenti, alcune pizze sono troppo cotte e altre troppo poco. GRANDISSIMO SCOOP SUI FORNI A LEGNA:creano fumo e fuliggine che, nel caso in cui finiscano sulla pizza, possono essere nocivi per la salute.
E' la tendenza di certi media. Il mercato del lavoro mondiale permette questa mobilita': e' un fatto. Mi interessa di piu' considerare che il nostro governo possa e debba fare politiche per ridurre il costo del lavoro per aumentare, anche in modo insufficiente, la convenienza per creare lavoro, anche, in Italia. 
Ma l'esercizio di Gabanelli e' la demonizzazione del padrone: non serve a creare lavoro!. Sono le aziende a creare lavoro!. Non le inchieste di Report. E neanche la denuncia dell'avidita'. AIUTO!!! Ma qui parliamo di un moralismo che divide gli imprenditori tra quelli «perbene» a quelli «permale», e che porta solo a reazioni di natura consolatoria. Cosa vogliamo: i tribunali della difesa del bene?. Qui, facendo del moralismo lo spirito del tempo, speculare all'assoluta decadenza morale, si rischia di portare tutti noi alla assuefazione, dandoci la soddisfazione di ri-pulire le nostre coscienze. Dopodiche' denunciare i danni del moralismo non ci evita di porci il problema morale: ma questo attiene alle persone, non alla politica e alle regole del vivere civile, a meno che non vogliamo la dittatura di uno "Stato Etico". La politica deve creare convenienze, non modificare le coscienze. Le regole del vivere civile deve perseguire e condannare reati, non giudicare in base a precetti morali. Allora dobbiamo vedere con favore politiche che premiano chi investe e crea lavoro. Cosi' stando in Europa se uno va in Polonia si lavora per 48 ore e il costo del lavoro e enormemente inferiore. Non e' un reato andare a investire in Polonia. Ma la risposta e' una armonizzazione, per ora impossibile, delle politiche del lavoro a livello europeo...non denunciare gli imprenditori che investono in Polonia, o fare servizi ad effetto sui profitti dalle piume d'oca.

giovedì 30 ottobre 2014



"MARTA, 28 ANNI, PRECARIA...."


Come diceva Bruno Trentin, "ricominciare dai luoghi di lavoro"?....per sindacalizzare i precari, no? Occorrerebbe costruire la solidarieta' nei luoghi di lavoro fra contratti a tempo indeterminato e precari. Luogo per luogo. Fare vertenze per stabilizzare i precari, etc. Questo e' quello che il sindacato non fa. Se lo fa, non lo fa abbastanza. Altro che portare i precari in piazza. E Landini che occupa fabbriche che ci sono sempre meno? Stessa solfa, per fare l'ennesimo leaderino della sinistra sinistra alla prossima elezione. Idea sbagliata? . Ma poi il problema e' che ci dobbiamo chiedere (e non gridare allo scandalo) perche' probabilmente tanti ma tanti sono d'accordo con Matteo Renzi che dice di aver preso l’impegno di difendere «Marta, 28 anni, precaria, che aspetta un bambino» e a cui il sindacato non garantisce le tutele che invece garantisce alle dipendenti pubbliche.Dice Pietro Marcenaro: "Credo piuttosto che il sindacato debba ripartire dal basso, che i sindacalisti debbano considerarsi soggetti che vogliono tutelare altri, non dirigenti di gruppi che cercano tutele. Ripartire dai più deboli. Il primo pensiero che mi viene in mente è questo. Sono un operaio marocchino, cerco qualcuno che mi difenda. Lo trovo, un sindacato?".La stessa domanda potrebbe fare Marta, che aspetta il bambino. O forse queste domande resteranno senza risposta, perché non ci sono più i sindacalisti di una volta. 


martedì 28 ottobre 2014




LA SOLITA STORIA CRAXI BERLUSCONI RENZI

LEOPOLDA LEOPOLDA....Siamo alla solita solfa Craxi, Berlusconi,Renzi: odiarli e combatterli senza esclusione di colpi bassi, detestarli e ostacolarli con tutte le forze. Qualita' delle elite in Italia. Ed ecco i giornali a caccia del lettore, a dar voce a "costituzionalisti", scrittori combattenti, attori resistenti, qualche prete di trincea, etc. Non ci serve migliorare il nostro paese, che scandalo parlare di patria e nazione (non sapere cosa diceva Toglatti, o Alfredo Reichlin) non interessa una dignità politica e istituzionale, meglio combattere contro riforme di cui si parla senza far niente da trentacinque anni. Meglio combattere la "deriva democratica" il "rischio totalitario", per difendere meglio una rete di interessi corporativi combinati, facendo il doppio e triplo gioco pur di far saltare il "patto col demonio" .... ESEMPI: bunker della Leopolda... il mondo del PD radical-chic renziano...fondazione Open ....insegnamenti paterni in materia di dribbling fiscali...un milione e 905 mila euro raccolti per l’evento... autoreferente per il renzismo che ama tanto parlarsi addosso e giocare al salvatore della patria....effetti speciali, di slide e di termini anglosassoni come “think tank”, “jobs act”e “spending review”.... Renzi Copperfield impegnato unicamente a far cassa di consensi e di denari....“uomo delle Cayman” Davide Serra, consigliere finanziario dell’uomo di Rignano....il sostegno della banca Morgan Stanley ... patron di Eataly, Oscar Farinetti, che crea ingenti profitti sulla pelle e sulla precarietà dei lavoratori

domenica 26 ottobre 2014


TUTTE LE RELIGIONI SONO UGUALI E INTERCAMBIABILI???



25 ottobre 2014
Messaggio del Papa emerito Benedetto XVI per l’intitolazione dell’Aula Magna ristrutturata della Pontificia Università Urbaniana, 21 ottobre 2014:
"Oggi in molti, in effetti, sono dell’idea che le religioni dovrebbero rispettarsi a vicenda e, nel dialogo tra loro, divenire una comune forza di pace. In questo modo di pensare, il più delle volte si dà per presupposto che le diverse religioni siano varianti di un’unica e medesima realtà; che “religione” sia il genere comune, che assume forme differenti a secondo delle differenti culture, ma esprime comunque una medesima realtà. La questione della verità, quella che in origine mosse i cristiani più di tutto il resto, qui viene messa tra parentesi. Si presuppone che l’autentica verità su Dio, in ultima analisi, sia irraggiungibile e che tutt’al più si possa rendere presente ciò che è ineffabile solo con una varietà di simboli. Questa rinuncia alla verità sembra realistica e utile alla pace fra le religioni nel mondo.
E tuttavia essa è letale per la fede. Infatti, la fede perde il suo carattere vincolante e la sua serietà, se tutto si riduce a simboli in fondo interscambiabili...."
  • Francesco Sammartino Di quale 'verità' parli? Di quella rivelata? Rivelata da chi? Della cosa in sè dell'ontologia della ricerca filosifica?
  • Paolo Bolzani Sopra e' citazione di Benedetto XVI.... QUALE VERITA' per il cristianesimo? Risponde BENEDETTO XVI con una parabola indiana: "Un giorno, un re nel nord dell'India riunì tutti i ciechi della città. Poi fece passare davanti a essi un elefante. Lasciò che alcuni ne toccassero la testa, dicendo loro che si trattava di un elefante. Altri riuscirono a toccarne l'orecchio o la zanna, la proboscide, la zampa, il sedere, i peli della coda. Dopodiché il re chiese a ciascuno come fosse un elefante. E, a seconda della parte che essi avevano toccato, risposero: come una cesta intrecciala... come un vaso... come un vomere... come un deposito... come un pilastro... come un mortaio... come una scopa. Poi – continua la parabola – si misero a discutere gridando: “L'elefante è così, no è così”, si gettarono l'uno sull'altro e fecero a pugni, mentre il re si divertiva. Per gli uomini di oggi, la disputa sulle religioni è analoga a quella dei ciechi dalla nascita. Davanti ai segreti del divino noi saremmo come nati ciechi. Per il pensiero contemporaneo, il cristianesimo non offre affatto maggiori certezze rispetto alle altre: al contrario, con la sua pretesa di verità, sembra ostinarsi nel non vedere il limite che segna ogni nostra conoscenza del divino, caratterizzata da un fanatismo decisamente privo di senso, incorreggibile nel confondere la parte di cui si è avuta esperienza personale con il tutto. ( la conferenza “Verità del cristianesimo?”, pronunciata dal cardinal Joseph Ratzinger il 27 novembre 1999 presso l’Università della Sorbona di Parigi, tradotta e pubblicata da “Il Regno-Documenti”, vol. XLV (2000), n. 854, pp. 190-195.)!
  • Fabio Noto ...pre-giudizio: la Verità è Dio... e, a cascata, tutto il resto... l'intransigenza (o fondamentalismo, inteso come Verità del Fondamento) nasce proprio lì... e la mia Ragione (veritiera) contro tutto il resto che è Apparenza... l'assolutismo di ogni monoteismo...
  • Francesco Sammartino Sul tema verità ciascuno può solo raccontare di sè nel dialogo paritario con gli altri. Chiunque, religioni, chiese, filosofi, dice che la verità per tutti è la sua è inaccettabile. Anche se so che pure questa è una verità. Ma io, sto dicendo che vale solo per me.
  • Fabio Noto ...ma esiste la Verità?... o è una semplice proiezione di un bisogno tutto umano?... e, se anche ci fosse, renderebbe la nostra vita diversa?...
  • Francesco Sammartino La verità è un bisogno umano come il cibo, il sesso....Ognuno risponde a questo bisogno come gli pare. Ed io sono felice di ascoltare quello che l'altro cerca, alla condizione che anche io sia lasciato libero di pensare quello che mi piace.
  • Fabio Noto ...ed ecco, Francesco, il succo della questione: "a condizione che anche io sia lasciato libero di pensare quello che mi piace"... qui si apre la "Necessità" della contrapposizione, la libertà che si fa verità per consentirmi di essere ciò che io voglio di me... e, quindi, la Ragione come convincimento (proprio e verso gli altri), in-disposta a recedere...
  • Francesco Sammartino Ma ho detto anche che sono lieto di ascoltare con empatia quello che cerchi tu. Tu sei disposto a fare la stessa cosa con me? Sembra che lo stai già facendo 
  • Fabio Noto ...Francesco, certo!... il mio riferimento era a qualcosa di più "grande"... la formazione, costruzione e tradizione del Potere...
  • Francesco Sammartino Io posso rispondere solo di me, per me rispetto anche a queste tematiche. Il primato della persona. Mia e quella altrui.
  • Paolo Bolzani Ma io mi chiedo che cosa comporti il radicale relativismo conoscitivo: ognuno ha la sua verità, che nasce dal suo modo soggettivo di vedere le cose. Mi chiedo, cioe' se questo non porti a barriere di comunicazione tra gli uomini: ognuno fa riferimento alla realtà come a lui soggettivamente appare, mentre non può sapere come sia per gli altri. Inoltre, essendo ognuno di noi secondo la nostra visione personale, siamo portati (direi forzati) a pensare l'uomo non piu' come unita' verso sé stesso e verso gli altri, ma come individuo che si differenzia a seconda di chi lo guarda. Mi richiama l'immagine pirandelliana dell'uomo come "maschera" autoimposta e imposta dal contesto sociale; sotto la maschera c'e' il vuoto del flusso di percezioni in continuo cambiamento. Siamo cioe' a certificare - con la nostra crisi di identita', che e' crisi di tutte le certezze- il segnale sommo del degrado della nostra civilta'.
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  • Fabio Noto ..."il radicale relativismo conoscitivo" lo descrivi molto bene nel "modo soggettivo di vedere le cose": nessun uomo può guardare e descrivere il mondo ponendosi fuori da sé, dalla sua soggettività, a meno di diventare pura macchina "ripetente"... il relativismo, come sguardo da un punto di vista, è nelle cose e negli uomini... solo che non vogliamo accettarlo, pensando che esista qualcosa che possa guardare per noi... molti animali vivono in comunità, senza per questo cercare la Verità che li accomuni...
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  • Francesco Sammartino Paolo, mi piace leggerti, anche se dici cose diverse da me. Tu leggi con interesse quello scrivo io ?
  • Paolo Bolzani Francesco grande interesse leggerti, grazie. Avere idee diverse e' solo stimolo. Non amo riflettermi in uno specchio che dice le mie stesse cose. Fabio, abbiamo "battagliato" altre volte, sul relativismo: ognuno ha la sua verita', cioe' non esiste verita'? Allora , ad esempio, sul piano etico vogliamo affermare che vale l'equivalenza di ogni prescrizione morale?. Se infatti non esiste una Verità assoluta di riferimento per distinguere il bene dal male, vogliamo dire "tutto e' lecito". Peraltro il "tutto lecito" diventa affermazione che pretende di porsi a sua volta come una norma assoluta, in contraddizione con il "non prescrittivo" relativismo.
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  • Francesco Sammartino Vivere lasciando vivere gli altri, lasciando essere gli altri come desiderano senza confliggere con loro e nè loro con te. Questa è l 'unica prescrizione. Come già facciamo qui da tempo.
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  • Paolo Bolzani Ma non e' cosi' semplice....con le guerre .... Quando gli altri confliggono e tu subisci come in Irak, Siria, etc.
  • Francesco Sammartino Io faccio così con gli altri. Ma se qualcuno volesse impormi qualcosa che non voglio pensare o fare, io mi difendo per respingerlo.
  • Grazia Martinez La situazione risulta complessa e non di facile soluzione, ovvio che ognuno ha diritto alle proprie convinzioni,senza tuttavia farle diventare una lotta continua con chi non la pensa come te, si auspica rispetto reciproco
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  • Paolo Bolzani Ma certo Grazia, ognuno ha diritto alle proprie convinzioni, ma bisogna anche, secondo me, fare una scelta di verita'. Io sono d'accordo con Benedetto XVI quando dice: "La questione della verità, quella che in origine mosse i cristiani più di tutto il resto, qui viene messa tra parentesi." Tutte le verita' non sono intercambiabili. E la presunta intercambiabilita' non porta alla pace e al rispetto reciproco.
  • Francesco Sammartino Ma tu pensala così. Mi fa piacere che ne parliamo. Ma io non sono d'accordo.
  • Grazia Martinez Per carità non ho parlato di intercambiabilità, se ho una convinzione tale rimane e così anche se non condivido rispetto le convinzioni di chil la pensa diversamente da me
  • Paolo Bolzani Ma io vedo un limite al concetto del rispetto delle convinzioni altrui. Mi spiego. Mi chiedo cosa vuol dire rispettare le convinzioni di chi ha posizioni che collidono con la dignita' e liberta' della persona?. Senza verità sull'uomo, è difficile costruire una linea di resistenza concettualmente robusta e fondata nei confronti dei rischi autoritari o anche totalitari. E' essenziale, ad esempio, tenere come punto fermo la dignita' intrinseca della persona, che va difesa, quale che sia la verità o non verità delle idee e delle convinzioni di ciascuno. E come mi devo comportare quando quelle convinzioni si manifestano per minacciare la mia dignita' e la mia liberta'. Allora il "io rispetto le convinzioni di tutti" cosa vuol dire?. Vuol dire che mi piego a chi vuole calpestare la mia dignita' e liberta'. Ma allora non e' meglio ammettere che non tutto è relativo, e c'è sempre qualcosa di assoluto da cui non si può prescindere. Agostino d'Ippona sosteneva che chi sostiene "l'impossibilità di ogni certezza" non puo' che condraddirsi, perché finisce per sostenere "la certezza che non vi sono certezze".