domenica 25 maggio 2014

POPULISMO COME RIVOLTA CONTRO L'ANTI-POLITICA DELLA TECNOCRAZIA

E se interpretassimo la crescita dei partiti populisti usando le le categorie dello storico statunitense Christopher Lasch secondo il quale sarebbero state le élite tecnocratico-burocratiche a rivoltarsi per prime, e a distaccarsi dalle masse? Allora parleremmo dei partiti populisti come tentativo organizzato di reazione contro la gestione dei tecnocrati che tenta per recuperare una nuova centralita' della politica.  La loro e' sicuramente una risposta sbagliata, probabilmente, ma a fronte di una esigenza vera e sentita da larghissima parte dei cittadini europei. Bloccata l'integrazione politica dell'Europa si e' proceduto con la forzatura della moneta unica, che sul piano economico a contribuito a disgregare invece che unificare le nazioni europee. Con la crisi economica, l'imposizione delle regole sovranazionali acuisce il senso di impotenza delle popolazioni, aumentando il distacco dalle istituzioni democratiche. Le scelte "tecnocratiche", inoltre son ben lungi da realizzare i risultati promessi. Basta notare come gli economisti oltre che fallire con le loro ricette, manco si mettono d'accordo sulle diagnosi circa il loro fallimento. E' illusorio, a fronte di questa crisi, in assenza di meccanismi di controllo politico delle scelte, pensare di  creare una comunita' politica a livello europeo. Demonizzare i populismi senza riprendere l'iniziativa politica con nuovi obiettivi che diano senso a una visione della societa' che recuperi il senso della democrazia, non serve a niente.



sabato 24 maggio 2014

IPERDEMOCRAZIA? 

José Ortega y Gasset, La ribellione delle masse.

"Oggi assistiamo al trionfo d’una iperdemocrazia in cui la massa opera direttamente senza legge, per mezzo di pressioni materiali, imponendo le sue aspirazioni e i suoi gusti. È falso interpretare le nuove situazioni come se la massa si fosse stancata della politica e ne devolvesse l’esercizio a persone «speciali». Tutto il contrario. Questo era quello che accadeva nel passato, questo era la democrazia liberale. La massa presumeva che, in ultima analisi, con tutti i loro difetti e le loro magagne, le minoranze dei politici s’intendessero degli affari pubblici un po' più di essa. Adesso, invece, la, massa ritiene d’avere il diritto d’imporre e dar vigore di legge ai suoi luoghi comuni da caffè."

NIENTE DI NUOVO: PROCESSIAMO TUTTI IN RETE

Niente di nuovo....Processiamo tutti politici, imprenditori, giornalisti...in Rete. 
Rompere il monopolio della gogna mediatica di giornali e tv inaugurata con il Processo al Presidente Giovanni Leone, giu' giu' fino ai recenti Calogero Mannino, il ministro "mafioso", e il suo calvario durato quasi due decenni. Guido Bertolaso, condannato sui giornali ancora prima che il processo abbia avuto inizio. Silvio Scaglia, l'imprenditore sbattuto in cella e distrutto per una maxifrode fiscale da 2 miliardi di euro che, di fatto, non esiste. Giuseppe Rotelli, il "re delle cliniche private" accusato per quattro anni di un'odiosa truffa sanitaria, ma poi assolto quasi in silenzio. Ottaviano Del Turco, il governatore abruzzese azzoppato per una tangente di cui ancora non c'è traccia. Antonio Saladino e le folli follie dell'inchiesta Why Not. Ecc. Ecc.

«HA DA PASSA' 'A NUTTATA» 

Davvero siamo convinti della stupidità degli italiani, che sarebbero  affascinati dall'idea di una dissoluzione liberatoria evocata dagli urli di Grillo? L'essere consapevole delle conseguenze catastrofiche derivanti dalla predicazione di Grillo non mi impedisce di considerare che parliamo di teorie che si scontreranno con la realta', per rimanere solo teorie. Ma se anche Grillo prendesse  un gran numero di voti, mi chiedo cosa potrebbe succedere. Niente potra' succedere, dato che irrelevanza pratica che abbiamo visto derivare dalla politica di Grillo: niente accordi con altri, sceglie in modo oculato solo programmi irrealizzabili o inaccettabili da altri, oppure prospetta  obiettivi cosi' vaghi da potere manipolare a suo piacimento. Suo obiettivo e' creare confusione, fare teatro, ma senza pensare di assumere responsabilita' di governo. Quello che stiamo assistendo e' la sceneggiata della classe dirigente italiana ( e non solo) che si scandalizza, si indigna, senza pero' avere il coraggio di fare le riforme che potrebbero ridurre lo spazio di Grillo. Siamo a «Ha da passà 'a nuttata» come di solito in Italia.

venerdì 23 maggio 2014

RENZI SENZA IL PARTITO CE LA FARA'????

Nessuna politica che abbia un reale impatto si può attuare se non è sorretta da un’organizzazione che abbia capacita' di essere voce e portatrice di contenuti in tutti i settori della societa'. Gli ultimi vent’anni di ideologia anti-partito hanno prodotto l’attuale situazione confusione di iper-conflittualita', utile per disarticolare gli assetti politico-sociali , ma del tutto inutile a articolarne di nuovi in una situazione come quella attuale di difficoltà in ogni campo e settore.  Berlusconi non poteva fare niente proprio a causa  del suo partito " leggero", di fatto assente nelle diverse realta' della societa'. La Lega riesce sempre meno a essere incisiva anche se continua ad avere strutture rappresentative e militanti. Il Pd continua a discutere della forma partito, quasi esclusivamente come battaglia delle diverse minoranze intorno a leader spesso solo interessati a coltivare il proprio narcisismo. Il dramma di Renzi, che sara' sempre piu' evidente, sta nella quasi impossibilita' di far leva sulla residua capacita' organizzativa e di mobilitazione di quello che fu un grande partito, per collegare la sua leadership alla societa'. Non bastera' la sua capacita' comunicativa. In parlamento gli anti-Renzi del Pd avranno buon gioco a azionare trappole contro il programma di riforme, perche' a Renzi manchera' la leva di governo del proprio partito.
THE NEW NARCISSIST 

"The new narcissist is haunted not by guilt but by anxiety. He seeks not to inflict his own certainties on others but to find a meaning in life. Liberated from the superstitions of the past, he doubts even the reality of his own existence. Superficially relaxed and tolerant, he finds little use for dogmas of racial and ethnic purity but at the same time forfeits the security of group loyalties and regards everyone as a rival for the favors conferred by a paternalistic state. His sexual attitudes are permissive rather than puritanical, even though his emancipation from ancient taboos brings him no sexual peace. Fiercely competitive in his demand for approval and acclaim, he distrusts competition because he associates it unconsciously with an unbridled urge to destroy. Hence he repudiates the competitive ideologies that flourished at an earlier stage of capitalist development and distrusts even their limited expression in sports and games. He extols cooperation and teamwork while harboring deeply antisocial impulses. He praises respect for rules and regulations in the secret belief that they do not apply to himself. Acquisitive in the sense that his cravings have no limits, he does not accumulate goods and provisions against the future, in the manner of the acquisitive individualist of nineteenth-century political economy, but demands immediate gratification and lives in a state of restless, perpetually unsatisfied desire."
(Christopher Lasch - The Culture of Narcissism: American Life in an age of Diminishing Expectations, 1979)

martedì 20 maggio 2014

PER NOI CHE OGNI MATTINA...

Per noi che ogni mattina ci sentiamo impartire lezioni, attraverso tutti i media, su cio' che e' buono e giusto da tutti gli "optimates" che si sentono superiori a noi poveri mortali.
«Sono stati invece gli stessi buoni, vale a dire i nobili, i potenti, gli uomini di condizione superiore e di elevato sentire ad avere avvertito e determinato se stessi e le loro azioni come buoni, cioè di prim’ordine, e in contrasto a tutto quanto è ignobile e d’ignobile sentire, volgare e plebeo».
Friedrich Nietzsche, La Genealogia della morale.

QUAE FUERANT VITIA, MORES SUNT

Niente mi conforta di piu' che vivere una vita ritirata, inosservata. E questo lo realizzo anche leggendo ogni tanto i Saggi di Montaigne. "Specialmente in un secolo corrotto e ignorante come questo, la buona stima del popolo è offensiva: di chi vi fidate nel discernere ciò che è lodevole? Dio mi guardi dall’essere uomo dabbene secondo la descrizione che vedo ciascuno fare ogni giorno di sé, a proprio onore. Quæ fuerant vitia, mores sunt. " SAGGI di Michel de Montaigne edizione Bompiani, 2012, libroIII Pag 1491

lunedì 19 maggio 2014

IL DANNO DEL DENARO CREATO DALLE BANCHE

Con  il titolo "Il danno del denaro creato dalle banche Luciano Gallino ha pubblicato un articolo su La Repubblica l'11 maggio 2014 riprendendo quanto scritto da Martin Wolf sul “Financial Times” (il 24 aprile) per dichiararne la "eccezionalita'. Scrive Gallino: "Gli si desse retta, [a Wolf ] il solo titolo – “Spogliare le banche private del potere di creare denaro” – basterebbe per mandare in soffitta le teorie, le istituzioni e le politiche economiche che prima hanno causato la crisi, poi l’hanno aggravata con le politiche di austerità. Non si vuol dire che di per sé l’articolo di Wolf arrivi a svelare delle novità fino ad oggi inimmaginabili. Da anni vari gruppi di studiosi e associazioni in Usa come in Europa sostengono che se non si limita il potere delle banche private di creare denaro dal nulla la prossima crisi potrebbe essere anche più devastante della precedente."     Ma allora anche le carte di credito creano denaro. Allora eliminiamo le carte di credito.Ma poi vogliamo fare sviluppo a debito, e ci lamentiamo che le banche non fanno credito alle imprese, e poi vogliamo la Bce come la Fed per aiutare lo sviluppo....il grande economista Martin Wolf non considera che la sua proposta di bloccare le banche crea ancor piu' deflazione. Ma il problema non credo sia nel creare il denaro dal nulla delle banche private, ma nella destinazione a cui va il denaro....quasi mai agli investimenti dell'economia reale, ma quasi sempre a scommettere sulla finanza, che scommette sulla finanza, che scommette sulla finanza...ma cio' dall'articolo di Gallino che fa il verso di Martin Wolf non mi sembra che ci sia.

domenica 11 maggio 2014

RICETTE KEYNESIANE PER USCIRE DALLA CRISI?

Ma io resto molto perplesso sulle ricette keynesiane applicate ai tempi attuali. Anche perche' non capisco cosa sia keynesianamente possibile. Mi spiego schematicamente. Non e possibile manovrare il tasso di cambio, poiché vige la moneta unica. Non si può fare leva sulla spesa pubblica, perché permangono i limiti imposti dal debito pubblico. Il sostegno ai consumi? : gli ottanta euro e un piccolissimo passo... bisognerebbe ridurre drasticamente la pressione fiscale allo scopo di dare alle famiglie più denaro da spendere....ma ancora senza riduzione della spesa pubblica si scontra con il debito bloccato. Parliamo allora, non di ricette keynesiane, ma di rapporti politici a livello europeo. Dov'e' lo schieramento per rinegoziare i patti. Io non lo vedo. Il Pse?. Mah!.

A RIDATECE PIETRO INGRAO 

Pietro Ingrao scrive negli anni 1985-1986 (in "Crisi e riforma del parlamento", Ediesse Edizioni, 2014) ,  a proposito di superamento del bicameralismo..."Nel passaggio da un corpo legislativo all’altro gli interessi corporativi hanno infiniti modi di far sentire la loro pressione. Domando: ma perché tutto questo? Perché non andare a una delle riforme «più decisioniste» che si possono dare oggi e cioè a una camera unica? Ecco l’attualità della riforma." 
...."Spesso mi sono sentito dire: «Ma perché riforme istituzionali? Ci sono tante cose da fare». Io rovescio il ragionamento: come fare tante cose urgenti, senza riforme istituzionali? Come affrontare il tema del tutto inedito di una disoccupazione massiccia connessa all’innovazione e allo sviluppo, senza dare una dimensione sovranazionale a tutta una serie di funzioni, e al tempo stesso decentrarne con audacia tante altre all’interno degli Stati nazionali, riformando da due parti la macchina dello Stato? Come gestire la trasformazione dell’economia senza ripensare la struttura del governo? Rischiamo di stare fermi persino sulle questioni ultramature: perché raddoppiare inutilmente il tempo di elaborazione delle leggi (con i connessi giochi trasformistici), in un bicameralismo parlamentare che non sta più in piedi? (...) 

sabato 3 maggio 2014

POLITICA E RESPONSABILIZZAZIONE

Oggi la politica in Italia produce finzione e spettacolo attraverso la narrazione di una non-realta'. Tutto in funzione del consenso.  E' questa la vera degenerazione della politica, riflesso di quella della societa'. Oggi l'agire politico non e' quasi mai basato sulla responsabilizzazione, che vuol dire aver proceduto con una analisi della realta' e nell'aver definito obiettivi e programmi  che si ritengono rispondenti all'interesse comune, avendone valutato costi-benefici. Oggi i partiti, da organizzazioni di massa, radicati nella vita e nella storia del Paese, sono diventati pura macchina di consenso con personalita' politiche che si caratterizzano piu'  per il presenzialismo sui mezzi di comunicazione che sulla capacita' di analisi e proposta. Le voci dell'antiberlusconismo servono anche a nascondere questa degenerazione della politica, di cui Berlusconi e' un prodotto non certo la causa. Questa degenerazione e' in atto da tempo, ed e' radicata nella Societa', nei suoi blocchi economico-politici, che sono funzionali alla competizione  per ottenere vantaggi sul mercato politico, negli apparati burocratici con il loro immobilismo e auto-referenzialita', nella finanza, nelle organizzazioni sindacali di imprese e lavoratori. Di fronte a queste forze l'agire politico appare sempre piu' incapace a governare processi e cambiamenti nell'interesse generale. Per questo l'impotenza produce l'annuncio, la promessa per generare consenso, manipolando l'opinione pubblica. Lo spettacolo della politica ha sostituito la realta'. Su questo si innesta la demagogia del  populismo il nuovo mito della simbiosi fra il politico e il rappresentato, il richiamo a "lo vuole il mio popolo", "chiediamo alla base". L'azione politica come produzione di consenso, niente fuori di esso. 

venerdì 2 maggio 2014

"UN UOMO SOLO AL COMANDO" 

E anche De Rita si unisce al coro di Craxi/Berlusconi/Renzi. Che tristezza questi intellettuali che usano la loro "autorevolezza" per propinare slogan a noi grulli. 
"Renzi è l'ultimo anello di una catena cominciata con Craxi e proseguita con Berlusconi. Bisogna pensare alla vecchia piramide sociale in cui c'era un corpo intermedio, appunto l'amministrazione. Craxi per primo cambiò tutto e disse, non lo dimenticherò mai: per uscire dalla mediazione democristiana ci vuole decisionismo, bisogna verticalizzare il potere. Lo stesso discorso che ha fatto Berlusconi per vent'anni. Adesso tocca a Renzi. Al posto della piramide da diverso tempo, non solo da oggi, c'è una colonna. E sulla colonna c'è l'uomo solo al comando di turno"(Giuseppe De Rita) 
"Un uomo solo al comando"??? ..." vecchia piramide sociale in cui c'era il corpo intermedio"? in Italia il corpo intermedio e' una burocrazia quasi sempre inefficiente, immobile, nonche' un Parlamento che gira quasi sempre a vuoto quando si tratta di riformare come e' stato fatto in altri paesi europei. Craxi e Berlusconi sono stati fatti fuori perche' volevano cambiare. E i "corpi intermedi" sono  riusciti a bloccare il cambiamento. Quante volte De Rita ha descritto i vizi del nostro amato paese...egli e' anche l'arcitaliano che storce il nasino su cio' che si potrebbe fare, ma non cosi', non questo, non adesso, non da Lui. 
Certo i problemi sono complessi, tanto complessi che noi tutti in Italia siamo solo capaci di avvitarci su noi stessi. Allora o speriamo nello stellone oppure nello straniero...da sempre. Quando qualcuno si presenta e cerca di forzare il cambiamento, la nostra abilita' suprema e' di impallinarlo prima ancora che produca qualcosa...e gli "intellettuali" per primi dall'alto della loro privilegiata posizione sono sempre in prima linea. Anche, apprezzando gli altri paesi , come fa Gian Enrico Rusconi su Repubblica, che dice che in fatto di democrazia quella tedesca e' un modello per l'Europa, per dire poche righe dopo che peccato che in Germania non ci sia vera opposizione alla Merkel. Il Professore che apprezza la democrazia tedesca, ma poi storce, anche lui, il nasino sulla mancanza di opposizione?. Questi sono i nostri migliori intellettuali

giovedì 1 maggio 2014

RITORNO DELLA RELIGIONE?

Con riferimento al successo mediatico di Papa Francesco, si parla di ritorno della religione o di rivincita di Dio. Attenzione a non ingigantire o fraintendere facendolo diventare generico luogo comune, utilizzabile per ogni personale deformazione e desiderio. Io vedo invece un  ritorno molto spesso  illusorio se parliamo di riscoperta del Dio di Gesù Cristo. Vedo un effetto illusorio del modo di intendere il cristianesimo. Parlo, ad esempio della discussione di quelli che si dichiarano atei od agnostici e poi osannano il Papa per le sue "aperture"... 
Per capire se ci sia o meno un ritorno al fenomeno religioso occorre capire come molti dei valori della secolarizzazione, in parte traslati dalla religione, stiano andando in crisi, dopo aver affermato una  pretesa  superiorita'. Parliamo della secolarizzazione come  laicizzazione di molti messaggi e comportamenti nati dalla fede religiosa, dalla dimensione escatologica che diventa mito del progresso e attesa della rivoluzione, della carità che diventa laicamente filantropia, o messaggio per la redistribuzione, di fronte alle crescenti disuguaglianze nella societa'. 
La secolarizzazione della religione,  diventando  "religione secolarizzata", si trova di fronte a una crisi portata da quei cambiamenti della societa' che diventano in parte non riconducibili al modello che aveva proposto. Essa quindi  riesce con sempre maggior difficolta' a sostenere se stessa come portatrice di quei  significati e valori che apparentemente avevano dichiarato la morte della religione.