Mia mamma diceva, quando il chiasso vociante era al massimo in casa: "ma basta insoma" in dialetto mantovano.
domenica 25 maggio 2014
sabato 24 maggio 2014
IPERDEMOCRAZIA?
José Ortega y Gasset, La ribellione delle masse.
"Oggi assistiamo al trionfo d’una iperdemocrazia in cui la massa opera direttamente senza legge, per mezzo di pressioni materiali, imponendo le sue aspirazioni e i suoi gusti. È falso interpretare le nuove situazioni come se la massa si fosse stancata della politica e ne devolvesse l’esercizio a persone «speciali». Tutto il contrario. Questo era quello che accadeva nel passato, questo era la democrazia liberale. La massa presumeva che, in ultima analisi, con tutti i loro difetti e le loro magagne, le minoranze dei politici s’intendessero degli affari pubblici un po' più di essa. Adesso, invece, la, massa ritiene d’avere il diritto d’imporre e dar vigore di legge ai suoi luoghi comuni da caffè."
NIENTE DI NUOVO: PROCESSIAMO TUTTI IN RETE
Niente di nuovo....Processiamo tutti politici, imprenditori, giornalisti...in Rete.
Rompere il monopolio della gogna mediatica di giornali e tv inaugurata con il Processo al Presidente Giovanni Leone, giu' giu' fino ai recenti Calogero Mannino, il ministro "mafioso", e il suo calvario durato quasi due decenni. Guido Bertolaso, condannato sui giornali ancora prima che il processo abbia avuto inizio. Silvio Scaglia, l'imprenditore sbattuto in cella e distrutto per una maxifrode fiscale da 2 miliardi di euro che, di fatto, non esiste. Giuseppe Rotelli, il "re delle cliniche private" accusato per quattro anni di un'odiosa truffa sanitaria, ma poi assolto quasi in silenzio. Ottaviano Del Turco, il governatore abruzzese azzoppato per una tangente di cui ancora non c'è traccia. Antonio Saladino e le folli follie dell'inchiesta Why Not. Ecc. Ecc.
«HA DA PASSA' 'A NUTTATA»
Davvero siamo convinti della stupidità degli italiani, che sarebbero affascinati dall'idea di una dissoluzione liberatoria evocata dagli urli di Grillo? L'essere consapevole delle conseguenze catastrofiche derivanti dalla predicazione di Grillo non mi impedisce di considerare che parliamo di teorie che si scontreranno con la realta', per rimanere solo teorie. Ma se anche Grillo prendesse un gran numero di voti, mi chiedo cosa potrebbe succedere. Niente potra' succedere, dato che irrelevanza pratica che abbiamo visto derivare dalla politica di Grillo: niente accordi con altri, sceglie in modo oculato solo programmi irrealizzabili o inaccettabili da altri, oppure prospetta obiettivi cosi' vaghi da potere manipolare a suo piacimento. Suo obiettivo e' creare confusione, fare teatro, ma senza pensare di assumere responsabilita' di governo. Quello che stiamo assistendo e' la sceneggiata della classe dirigente italiana ( e non solo) che si scandalizza, si indigna, senza pero' avere il coraggio di fare le riforme che potrebbero ridurre lo spazio di Grillo. Siamo a «Ha da passà 'a nuttata» come di solito in Italia.
venerdì 23 maggio 2014
RENZI SENZA IL PARTITO CE LA FARA'????
Nessuna politica che abbia un reale impatto si può attuare se non è sorretta da un’organizzazione che abbia capacita' di essere voce e portatrice di contenuti in tutti i settori della societa'. Gli ultimi vent’anni di ideologia anti-partito hanno prodotto l’attuale situazione confusione di iper-conflittualita', utile per disarticolare gli assetti politico-sociali , ma del tutto inutile a articolarne di nuovi in una situazione come quella attuale di difficoltà in ogni campo e settore. Berlusconi non poteva fare niente proprio a causa del suo partito " leggero", di fatto assente nelle diverse realta' della societa'. La Lega riesce sempre meno a essere incisiva anche se continua ad avere strutture rappresentative e militanti. Il Pd continua a discutere della forma partito, quasi esclusivamente come battaglia delle diverse minoranze intorno a leader spesso solo interessati a coltivare il proprio narcisismo. Il dramma di Renzi, che sara' sempre piu' evidente, sta nella quasi impossibilita' di far leva sulla residua capacita' organizzativa e di mobilitazione di quello che fu un grande partito, per collegare la sua leadership alla societa'. Non bastera' la sua capacita' comunicativa. In parlamento gli anti-Renzi del Pd avranno buon gioco a azionare trappole contro il programma di riforme, perche' a Renzi manchera' la leva di governo del proprio partito.

THE NEW NARCISSIST
"The new narcissist is haunted not by guilt but by anxiety. He seeks not to inflict his own certainties on others but to find a meaning in life. Liberated from the superstitions of the past, he doubts even the reality of his own existence. Superficially relaxed and tolerant, he finds little use for dogmas of racial and ethnic purity but at the same time forfeits the security of group loyalties and regards everyone as a rival for the favors conferred by a paternalistic state. His sexual attitudes are permissive rather than puritanical, even though his emancipation from ancient taboos brings him no sexual peace. Fiercely competitive in his demand for approval and acclaim, he distrusts competition because he associates it unconsciously with an unbridled urge to destroy. Hence he repudiates the competitive ideologies that flourished at an earlier stage of capitalist development and distrusts even their limited expression in sports and games. He extols cooperation and teamwork while harboring deeply antisocial impulses. He praises respect for rules and regulations in the secret belief that they do not apply to himself. Acquisitive in the sense that his cravings have no limits, he does not accumulate goods and provisions against the future, in the manner of the acquisitive individualist of nineteenth-century political economy, but demands immediate gratification and lives in a state of restless, perpetually unsatisfied desire."
(Christopher Lasch - The Culture of Narcissism: American Life in an age of Diminishing Expectations, 1979)
"The new narcissist is haunted not by guilt but by anxiety. He seeks not to inflict his own certainties on others but to find a meaning in life. Liberated from the superstitions of the past, he doubts even the reality of his own existence. Superficially relaxed and tolerant, he finds little use for dogmas of racial and ethnic purity but at the same time forfeits the security of group loyalties and regards everyone as a rival for the favors conferred by a paternalistic state. His sexual attitudes are permissive rather than puritanical, even though his emancipation from ancient taboos brings him no sexual peace. Fiercely competitive in his demand for approval and acclaim, he distrusts competition because he associates it unconsciously with an unbridled urge to destroy. Hence he repudiates the competitive ideologies that flourished at an earlier stage of capitalist development and distrusts even their limited expression in sports and games. He extols cooperation and teamwork while harboring deeply antisocial impulses. He praises respect for rules and regulations in the secret belief that they do not apply to himself. Acquisitive in the sense that his cravings have no limits, he does not accumulate goods and provisions against the future, in the manner of the acquisitive individualist of nineteenth-century political economy, but demands immediate gratification and lives in a state of restless, perpetually unsatisfied desire."
(Christopher Lasch - The Culture of Narcissism: American Life in an age of Diminishing Expectations, 1979)
martedì 20 maggio 2014
PER NOI CHE OGNI MATTINA...
Per noi che ogni mattina ci sentiamo impartire lezioni, attraverso tutti i media, su cio' che e' buono e giusto da tutti gli "optimates" che si sentono superiori a noi poveri mortali.
«Sono stati invece gli stessi buoni, vale a dire i nobili, i potenti, gli uomini di condizione superiore e di elevato sentire ad avere avvertito e determinato se stessi e le loro azioni come buoni, cioè di prim’ordine, e in contrasto a tutto quanto è ignobile e d’ignobile sentire, volgare e plebeo».
Friedrich Nietzsche, La Genealogia della morale.
«Sono stati invece gli stessi buoni, vale a dire i nobili, i potenti, gli uomini di condizione superiore e di elevato sentire ad avere avvertito e determinato se stessi e le loro azioni come buoni, cioè di prim’ordine, e in contrasto a tutto quanto è ignobile e d’ignobile sentire, volgare e plebeo».
Friedrich Nietzsche, La Genealogia della morale.
QUAE FUERANT VITIA, MORES SUNT
Niente mi conforta di piu' che vivere una vita ritirata, inosservata. E questo lo realizzo anche leggendo ogni tanto i Saggi di Montaigne. "Specialmente in un secolo corrotto e ignorante come questo, la buona stima del popolo è offensiva: di chi vi fidate nel discernere ciò che è lodevole? Dio mi guardi dall’essere uomo dabbene secondo la descrizione che vedo ciascuno fare ogni giorno di sé, a proprio onore. Quæ fuerant vitia, mores sunt. " SAGGI di Michel de Montaigne edizione Bompiani, 2012, libroIII Pag 1491
lunedì 19 maggio 2014
IL DANNO DEL DENARO CREATO DALLE BANCHE
Con il titolo "Il danno del denaro creato dalle banche Luciano
Gallino ha pubblicato un articolo su La Repubblica l'11 maggio 2014
riprendendo quanto scritto da Martin
Wolf sul “Financial Times” (il 24 aprile) per dichiararne la
"eccezionalita'. Scrive Gallino: "Gli
si desse retta, [a Wolf ] il solo titolo – “Spogliare le banche
private del potere di creare denaro” – basterebbe per
mandare in soffitta le teorie, le istituzioni e le politiche
economiche che prima hanno causato la crisi, poi l’hanno aggravata
con le politiche di austerità. Non si vuol dire che di per sé
l’articolo di Wolf arrivi a svelare delle novità fino ad oggi
inimmaginabili. Da anni vari gruppi di studiosi e associazioni in Usa
come in Europa sostengono che se non si limita il potere delle banche
private di creare denaro dal nulla la prossima crisi potrebbe essere
anche più devastante della precedente." Ma allora anche
le carte di credito creano denaro. Allora eliminiamo le carte di credito.Ma
poi vogliamo fare sviluppo a debito, e ci lamentiamo che le banche
non fanno credito alle imprese, e poi vogliamo la Bce come la Fed per
aiutare lo sviluppo....il grande economista Martin Wolf non considera
che la sua proposta di bloccare le banche crea ancor piu' deflazione.
Ma il problema non credo sia nel creare il denaro dal nulla delle
banche private, ma nella destinazione a cui va il denaro....quasi mai
agli investimenti dell'economia reale, ma quasi sempre a scommettere
sulla finanza, che scommette sulla finanza, che scommette sulla
finanza...ma cio' dall'articolo di Gallino che fa il verso di Martin
Wolf non mi sembra che ci sia.
domenica 11 maggio 2014
RICETTE KEYNESIANE PER USCIRE DALLA CRISI?
Ma io resto molto perplesso sulle ricette keynesiane applicate ai tempi attuali. Anche perche' non capisco cosa sia keynesianamente possibile. Mi spiego schematicamente. Non e possibile manovrare il tasso di cambio, poiché vige la moneta unica. Non si può fare leva sulla spesa pubblica, perché permangono i limiti imposti dal debito pubblico. Il sostegno ai consumi? : gli ottanta euro e un piccolissimo passo... bisognerebbe ridurre drasticamente la pressione fiscale allo scopo di dare alle famiglie più denaro da spendere....ma ancora senza riduzione della spesa pubblica si scontra con il debito bloccato. Parliamo allora, non di ricette keynesiane, ma di rapporti politici a livello europeo. Dov'e' lo schieramento per rinegoziare i patti. Io non lo vedo. Il Pse?. Mah!.A RIDATECE PIETRO INGRAO
Pietro Ingrao scrive negli anni 1985-1986 (in "Crisi e riforma del parlamento", Ediesse Edizioni, 2014) , a proposito di superamento del bicameralismo..."Nel passaggio da un corpo legislativo all’altro gli interessi corporativi hanno infiniti modi di far sentire la loro pressione. Domando: ma perché tutto questo? Perché non andare a una delle riforme «più decisioniste» che si possono dare oggi e cioè a una camera unica? Ecco l’attualità della riforma."...."Spesso mi sono sentito dire: «Ma perché riforme istituzionali? Ci sono tante cose da fare». Io rovescio il ragionamento: come fare tante cose urgenti, senza riforme istituzionali? Come affrontare il tema del tutto inedito di una disoccupazione massiccia connessa all’innovazione e allo sviluppo, senza dare una dimensione sovranazionale a tutta una serie di funzioni, e al tempo stesso decentrarne con audacia tante altre all’interno degli Stati nazionali, riformando da due parti la macchina dello Stato? Come gestire la trasformazione dell’economia senza ripensare la struttura del governo? Rischiamo di stare fermi persino sulle questioni ultramature: perché raddoppiare inutilmente il tempo di elaborazione delle leggi (con i connessi giochi trasformistici), in un bicameralismo parlamentare che non sta più in piedi? (...)
sabato 3 maggio 2014
POLITICA E RESPONSABILIZZAZIONE
Oggi la politica in Italia produce finzione e spettacolo attraverso la narrazione di una non-realta'. Tutto in funzione del consenso. E' questa la vera degenerazione della politica, riflesso di quella della societa'. Oggi l'agire politico non e' quasi mai basato sulla responsabilizzazione, che vuol dire aver proceduto con una analisi della realta' e nell'aver definito obiettivi e programmi che si ritengono rispondenti all'interesse comune, avendone valutato costi-benefici. Oggi i partiti, da organizzazioni di massa, radicati nella vita e nella storia del Paese, sono diventati pura macchina di consenso con personalita' politiche che si caratterizzano piu' per il presenzialismo sui mezzi di comunicazione che sulla capacita' di analisi e proposta. Le voci dell'antiberlusconismo servono anche a nascondere questa degenerazione della politica, di cui Berlusconi e' un prodotto non certo la causa. Questa degenerazione e' in atto da tempo, ed e' radicata nella Societa', nei suoi blocchi economico-politici, che sono funzionali alla competizione per ottenere vantaggi sul mercato politico, negli apparati burocratici con il loro immobilismo e auto-referenzialita', nella finanza, nelle organizzazioni sindacali di imprese e lavoratori. Di fronte a queste forze l'agire politico appare sempre piu' incapace a governare processi e cambiamenti nell'interesse generale. Per questo l'impotenza produce l'annuncio, la promessa per generare consenso, manipolando l'opinione pubblica. Lo spettacolo della politica ha sostituito la realta'. Su questo si innesta la demagogia del populismo il nuovo mito della simbiosi fra il politico e il rappresentato, il richiamo a "lo vuole il mio popolo", "chiediamo alla base". L'azione politica come produzione di consenso, niente fuori di esso.
venerdì 2 maggio 2014
"UN UOMO SOLO AL COMANDO"
E anche De Rita si unisce al coro di Craxi/Berlusconi/Renzi. Che tristezza questi intellettuali che usano la loro "autorevolezza" per propinare slogan a noi grulli."Renzi è l'ultimo anello di una catena cominciata con Craxi e proseguita con Berlusconi. Bisogna pensare alla vecchia piramide sociale in cui c'era un corpo intermedio, appunto l'amministrazione. Craxi per primo cambiò tutto e disse, non lo dimenticherò mai: per uscire dalla mediazione democristiana ci vuole decisionismo, bisogna verticalizzare il potere. Lo stesso discorso che ha fatto Berlusconi per vent'anni. Adesso tocca a Renzi. Al posto della piramide da diverso tempo, non solo da oggi, c'è una colonna. E sulla colonna c'è l'uomo solo al comando di turno"(Giuseppe De Rita)
"Un uomo solo al comando"??? ..." vecchia piramide sociale in cui c'era il corpo intermedio"? in Italia il corpo intermedio e' una burocrazia quasi sempre inefficiente, immobile, nonche' un Parlamento che gira quasi sempre a vuoto quando si tratta di riformare come e' stato fatto in altri paesi europei. Craxi e Berlusconi sono stati fatti fuori perche' volevano cambiare. E i "corpi intermedi" sono riusciti a bloccare il cambiamento. Quante volte De Rita ha descritto i vizi del nostro amato paese...egli e' anche l'arcitaliano che storce il nasino su cio' che si potrebbe fare, ma non cosi', non questo, non adesso, non da Lui.
Certo i problemi sono complessi, tanto complessi che noi tutti in Italia siamo solo capaci di avvitarci su noi stessi. Allora o speriamo nello stellone oppure nello straniero...da sempre. Quando qualcuno si presenta e cerca di forzare il cambiamento, la nostra abilita' suprema e' di impallinarlo prima ancora che produca qualcosa...e gli "intellettuali" per primi dall'alto della loro privilegiata posizione sono sempre in prima linea. Anche, apprezzando gli altri paesi , come fa Gian Enrico Rusconi su Repubblica, che dice che in fatto di democrazia quella tedesca e' un modello per l'Europa, per dire poche righe dopo che peccato che in Germania non ci sia vera opposizione alla Merkel. Il Professore che apprezza la democrazia tedesca, ma poi storce, anche lui, il nasino sulla mancanza di opposizione?. Questi sono i nostri migliori intellettuali
giovedì 1 maggio 2014
RITORNO DELLA RELIGIONE?
Con riferimento al successo mediatico di Papa Francesco, si parla di ritorno della religione o di rivincita di Dio. Attenzione a non ingigantire o fraintendere facendolo diventare generico luogo comune, utilizzabile per ogni personale deformazione e desiderio. Io vedo invece un ritorno molto spesso illusorio se parliamo di riscoperta del Dio di Gesù Cristo. Vedo un effetto illusorio del modo di intendere il cristianesimo. Parlo, ad esempio della discussione di quelli che si dichiarano atei od agnostici e poi osannano il Papa per le sue "aperture"...
Per capire se ci sia o meno un ritorno al fenomeno religioso occorre capire come molti dei valori della secolarizzazione, in parte traslati dalla religione, stiano andando in crisi, dopo aver affermato una pretesa superiorita'. Parliamo della secolarizzazione come laicizzazione di molti messaggi e comportamenti nati dalla fede religiosa, dalla dimensione escatologica che diventa mito del progresso e attesa della rivoluzione, della carità che diventa laicamente filantropia, o messaggio per la redistribuzione, di fronte alle crescenti disuguaglianze nella societa'.
La secolarizzazione della religione, diventando "religione secolarizzata", si trova di fronte a una crisi portata da quei cambiamenti della societa' che diventano in parte non riconducibili al modello che aveva proposto. Essa quindi riesce con sempre maggior difficolta' a sostenere se stessa come portatrice di quei significati e valori che apparentemente avevano dichiarato la morte della religione.
venerdì 25 aprile 2014
SIAMO QUEL CHE SIAMO!
“… Dopo decenni e generazioni di ‘ricercatori’ e ‘anticipazioni’ e acribie di ruoli e concorsi e scatti e carriere e ‘lectiones’ magari anche ‘magistrales’ ai fini di riesumare negli archivi – tutt’al più – ordinarie miserie peraltro risapute e compatite in qualunque ginnasio-liceo italiano durante e dopo la guerra. Soprattutto a causa dell’ininterrotta produzione ‘cartacea’ degli intellettuali ‘scribacchini’, durante il passaggio "in un sol giorno" e "come un sol uomo" dalla stampa & propaganda ‘fascistoide’ alla temibile egemonia togliattiana.
Altro che conformisti "fuori dal coro" in atteggiamento "contro" perennemente sfottente: i Montanelli, Malaparte, Longanesi, Ansaldo, Prezzolini, Missiroli, di successo in successo benpensante e cheap… Piuttosto, nelle fasce subalterne, per comprare scarpe e cibo ai piccini, quanti innumerevoli meschini affamati e affannati si mostravano capaci di servigi e faccende di low profile sotto qualunque gerarca presente o prossimo dei regimi successivi. E nelle famose egemonie culturali, anche senza frugare nei ‘faldoni’, correntemente si potrebbe constatare che "intellettuale" diventa sinonimo di travet mezzamanica e leccapiedi, per ottenere piccoli poteri più o meno piccoli-borghesi”.
Alberto Arbasino
"La vita bssa"j
lunedì 21 aprile 2014
IPER-DEMOCRAZIA DI GRILLO E CASALEGGIO
Mi ricorda un mito che mi aveva conquistato, anche se per poco: l'assemblearismo sessantottino che doveva sostituire la democrazia rappresentativa. Casaleggio e Grillo sono ancora al rigenerato sessantottismo .... anche con i capelli. Allora come ora i partecipanti attivi erano una ristretta minoranza; ma cio' non interessa ai fan della democrazia diretta. Quelli che non partecipano hanno torto, quelli che lo fanno sono i "migliori" e quindi è giusto che poi le scelte vengano prese da loro. Nel mondo di Grillo e Casaleggio, la minoranza che sta davanti al computer, a cui si chiede di decidere su tutto, in realta' e' fatta dai più aggressivi, i più faziosi, i peggio informati, che leggono solo cio' che conferma le proprie opinioni, i meno vicini al sentire comune delle persone normali....questi sono solo la deformazione delle persone "normali". I Grillo e Casaleggio (col codazzo osannante alla Scanzi, Gomez, ecc.) con il loro disprezzo della democrazia rappresentativa, in realta' disprezzano il loro stesso elettorato che per il 95% non clicca il "mi piace" e non e' detto che condivida i piu' scalmanati odiatori che sono attivi sulla rete.
domenica 20 aprile 2014
EQUITY AND LAW
Charles Dickens "Bleak House"
....Equity sends questions to Law, Law sends questions back to Equity; Law finds it can’t do this, Equity finds it can’t do that; neither can so much as say it can’t do anything, without this solicitor instructing and this counsel appearing for A, and that solicitor instructing and that counsel appearing for B; and so on through the whole alphabet, like the history of the Apple Pie.....
Anche Balzac "L’interdiction" ..... le droit et l’équité.....
"Les magistrats, les avocats, les avoués, tout ce qui pâture sur le terrain judiciaire distingue deux éléments dans une cause : le droit et l’équité. L’équité résulte des faits, le droit est l’application des principes aux faits. Un homme peut avoir raison en équité, tort en justice, sans que le juge soit accusable. Entre la conscience et le fait, il est un abîme de raisons déterminantes qui sont inconnues au juge, et qui condamnent ou légitiment un fait. Un juge n’est pas Dieu, son devoir est d’adapter les faits aux principes, de juger des espèces variées à l’infini, en se servant d’une mesure déterminée. Si le juge avait le pouvoir de lire dans la conscience et de démêler les motifs afin de rendre d’équitables arrêts, chaque juge serait un grand homme. La France a besoin d’environ six mille juges ; aucune génération n’a six mille grands hommes à son service, à plus forte raison ne peut-elle les trouver pour sa magistrature."
Gli occhi blu della primavera
Heinrich Heine
Poesie Nuove, la lirica numero XIII:
Gli occhi blu della primavera
spuntano tra la verzura;
sono le amate violette,
che ho scelto per un mazzetto.
Le ho colte e intanto penso,
ed i pensieri tutti,
che mi sospirano in petto,
or l’usignol gorgheggia.
Sì, canta quel che penso
con voce forte, che riecheggia;
a conoscere il mio tenero segreto
è ormai il bosco intero
Die blauen Frühlingsaugen
Die blauen Frühlingsaugen
schauen aus dem Gras hervor;
das sind die lieben Veilchen,
die ich zum Strauß erkor.
Ich pflückte sie und denke,
und die Gedanken all’,
die mir im Herzen seufzen,
singt laut die Nachtigall.
Ja, was ich denke, singt sie
laut schmetternd, daß es schallt;
mein zärtliches Geheimnis
weiß schon der ganze Wald.
Heinrich Heine
Poesie Nuove, la lirica numero XIII:
Gli occhi blu della primavera
spuntano tra la verzura;
sono le amate violette,
che ho scelto per un mazzetto.
Le ho colte e intanto penso,
ed i pensieri tutti,
che mi sospirano in petto,
or l’usignol gorgheggia.
Sì, canta quel che penso
con voce forte, che riecheggia;
a conoscere il mio tenero segreto
è ormai il bosco intero
Die blauen Frühlingsaugen
Die blauen Frühlingsaugen
schauen aus dem Gras hervor;
das sind die lieben Veilchen,
die ich zum Strauß erkor.
Ich pflückte sie und denke,
und die Gedanken all’,
die mir im Herzen seufzen,
singt laut die Nachtigall.
Ja, was ich denke, singt sie
laut schmetternd, daß es schallt;
mein zärtliches Geheimnis
weiß schon der ganze Wald.
Contemplava con slanci d'amore i puledri nei pascoli....
“Contemplava con slanci d'amore i puledri nei pascoli, gli uccelli nei loro nidi, gli insetti sui fiori; tutti, al suo avvicinarsi, correvano lontano, si nascondevano terrorizzati, volavano via veloci come il fulmine. Cercò di nuovo la solitudine. Ma il vento recava al suo orecchio come rantoli d'agonia; le lacrime della rugiada che cadevano al suolo gli rammentavano altre gocce, più pesanti. Tutte le sere il sole ricopriva di sangue le nubi;”Flaubert. “I tre racconti.”
BUROCRAZIA, BUROCRAZIA...MALE ITALIANO
Burocrazia cancro dentro le nostre istituzioni
che invece di servire i cittadini opera
- per proteggere se stessa e
- per favorire quelli che ci lavorano
- per rifiutare qualsiasi valutazione di merito
- per tener fermo e immodificabile l'avanzamento con l'anzianita'
Burocrazia che si organizza
- in lobby sindacali
- in consorterie
Burocrazia che funziona attraverso
- il formalismo,
- la complicazione insensata di procedure,
- l' uso della demagogia come strumento per mascherare la realta' dell'interesse personale.
Burocrazia...uno dei mali d'Italia
che invece di servire i cittadini opera
- per proteggere se stessa e
- per favorire quelli che ci lavorano
- per rifiutare qualsiasi valutazione di merito
- per tener fermo e immodificabile l'avanzamento con l'anzianita'
Burocrazia che si organizza
- in lobby sindacali
- in consorterie
Burocrazia che funziona attraverso
- il formalismo,
- la complicazione insensata di procedure,
- l' uso della demagogia come strumento per mascherare la realta' dell'interesse personale.
Burocrazia...uno dei mali d'Italia
Iscriviti a:
Post (Atom)


