lunedì 29 giugno 2015





ANCORA ENCICLICA LAUDATO SI' 

27 giugno 2015
ENCICLICA. Ho letto attentamente e riflettuto sulla enciclica LAUDATO SI’ di Papa Francesco; quali sono i principi cardine del testo? Il comunitarismo che porta ad affermare l’unità profonda tra tutti gli uomini senza alcuna distinzione, l’idea che la vita sia relazione, il principio del bene comune come criterio ispiratore della politica, in grado di guidare ed orientare il mercato, perché la logica del profitto fine a se stessa non basta per raggiungere il bene comune, il principio della solidarietà e della giustizia distributiva. Sul piano filosofico troviamo la centralità assoluta e l'imprescindibilità della domanda e della ricerca sul senso delle cose, oltre gli specialisti dei diversi saperi ed in particolare del sapere tecnico e scientifico. Al centro dell’enciclica sta la questione ecologica, pienamente inserita nel quadro concettuale richiamato, ma al di là degli accenti specifici sulla questione ambientale e dello stile particolare dell'attuale Pontefice, non mi pare che Francesco vada oltre l’orizzonte tradizionale della dottrina sociale della Chiesa che ben conosciamo. Personalmente condiviso questi principi, seppure la mia sia una prospettiva di totale immanenza, perché non credo ad una verità che trascende questa terra, il senso per me sta qui e va cercato qui nella storia, certamente anche il cristiano pensa ad una verità incarnata su questa terra, tuttavia pensa, forse solo nell’immaginazione e nel sentimento, ad un oltre. Una domanda tuttavia mi resta, insieme ad un dubbio radicale, quei principi che anche io condiviso, dopo le dure repliche della storia, possono essere garantiti senza richiamare in qualche modo la trascendenza? Perché il Papa oggi è l’unico leader mondiale che può affermare quei principi?
  • Paolo Bolzani La tua domanda, caro Gianfranco, sui principi senza richiamo alla trascendenza?. Io rilevo che è difficile, anche per te, la dissociazione del sentimento religioso dalla fede in un dio determinato, per consegnarlo alla universalità dello spirito umano universale. Mi piace pensare al concetto di Einstein, per il quale la religione è il senso di mistero, con la sua bellezza che ci cattura quando guardiamo all'universo. La religiosità nasce dalle domande che ci poniamo di fronte ad esso. Allora, mi sembra, che la questione religiosa non sia una questione fra atei e credenti perché anche se opposti essi, in un certo senso, sono anche identici. La tua domanda mi fa pensare che siamo tutti credenti, perché ci troviamo tutti con l'ansia e il senso di sorpresa di fronte alla scoperta. Rifiutando ogni dogmatismo o intransigenza razionalistica, ci troviamo con un sentimento religioso che ci accomuna se consideriamo la voglia inappagata di conoscere, e la tensione verso l'infinito.
  • Gianfranco Giudice Caro Paolo, magari dalle mie parole non era chiaro, ma concordo totalmente con te, tra sentimento religioso, da religio=legame, e fede in un dio determinato o addirittura trascendente, non c'è alcuna coincidenza.
  • Grazia Martinez Condivido la conclusione. ci troviamo con un sentimento religioso che ci accomuna come anelito alla conoscenza del divino e anelito all'infinito ,tuttavia se siamo tutti credenti,mi sembra più coerente il trionfo della fede in Dio per la maggior parte di chi Lo ricerca,mi sembra più coerente come conclusione,date le premesse
  • Grazia Martinez La mia conclusione mi sembra molto adeguata alle premesse di Paolo Bolzani
  • Paolo Bolzani Ma Gianfranco, aver divinizzato l'uomo e quindi creato una religione che rifiuta la trascendenza a cosa ci ha portato?. A renderci schiavi di altri miti. Come dice Heidegger a proposito della sdivinizzazione (Entgötterung) del mondo: " Così gli dei finirono per andarsene. Il vuoto lasciato da loro viene colmato dall'esplorazione storica e psicologica dei miti"
  • Paolo Bolzani Grazia, dopo le tre basilari encicliche teologiche di Benedetto XVI, Papa Francesco, mi sembra un pò con astuzia "gesuitica", ha scelto questioni che sono di moda la fuori nel mondo, a bassa intensità teologica. Parlando di ambiente si fa ben volere dagli ambienti terzomondisti e da quelli del "politicamente corretto", senza discostarsi dalla tradizionale linea della chiesa, ma facendo sembrare che fa "la rivoluzione". Il mio punto è che, a parte i discutibili argomenti ambientalisti ed anticapitalisti, di fronte alla profonda crisi della fede cattolica a livello mondiale, credo serva a ben poco inseguire il consenso del mondo. Altri lo hanno fatto prima, come le varie confessioni protestanti a partire dagli anni '70: con quale risultato?. Ma davvero pensa il papa, che per svolgere il suo ruolo di pastore universale serva predicare per uno sviluppo equo e solidale e per un intervento di uno Stato ancora più regolatorio e invasivo, affinché tutti siano meno poveri e più felici?. Questo mi chiedo.




http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html