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Il paradosso Palantir: l'arma progressista di Israele (e delle democrazie)
Toni Baruch
Una società americana fondata da un filosofo socialista allievo della Scuola di Francoforte sta ridefinendo la guerra moderna. Si chiama Palantir, il suo CEO si definisce ancora progressista — ma è diventato uno dei più feroci critici del progressismo che ha tradito se stesso.
Essere progressisti, sdraiandosi sulle dittature e capovolgendo il concetto di diritti civili. È la mutazione che avremmo dovuto notare da tempo, ma che è emersa in modo non più ignorabile dopo il 7 ottobre. Di fronte a questa metamorfosi c'è chi (come modestamente il sottoscritto) ha smesso del tutto di definirsi "liberal" (o socialdemocratico, come preferivo chiamarmi io) e ha cominciato a riflettere su premesse ideologiche che forse non vedevamo, ma erano già tutte lì. E c'è chi come Alex Karp, fondatore di Palantir, ha scelto di tenere ferme le sue premesse, col risultato di scontrarsi in modo feroce con tutto il mondo a cui insiste di continuare ad appartenere. È il progressista forse più odiato del mondo. Odiato dai progressisti, ça va sans dire. Il paradosso è perfetto: l'arma più efficace nelle mani di Israele e delle democrazie occidentali è stata costruita da lui. Una contraddizione che non sembra minimamente turbarlo, e che anzi pare divertirlo.
Il filosofo che voleva cambiare il mondo
Per capire Palantir, bisogna capire Alex Karp. E per capire Alex Karp bisogna sapere da dove viene — perché la sua traiettoria è, in miniatura, la storia di un'intera generazione di "liberal" che si sono trovati a fare i conti con il progressismo che avevano abbracciato.
Nato nel 1967 a New York, cresciuto a Philadelphia in una famiglia di sinistra attiva nelle manifestazioni per i diritti civili, Karp ha seguito il percorso intellettuale canonico del progressismo americano colto: filosofia a Haverford College, giurisprudenza a Stanford (dove incontrò Peter Thiel, con cui discusse per ore di marxismo e alienazione — "lui era il socialista, io il capitalista", ricorda Thiel), poi il dottorato in teoria sociale alla Goethe Universität di Francoforte, nell'ambiente intellettuale della Scuola di Francoforte, sotto l'influenza di Jürgen Habermas. La sua tesi — Aggressione nel mondo della vita — era un'analisi psicoanalitica e critica del linguaggio aggressivo nelle società moderne. Lo avrebbe sperimentato presto, e questa volta sulla sua pelle.
Da giovane si definiva socialista. Al momento del primo grande scontro tra il Godzilla MAGA emerso dal nulla e il vecchio e rassicurante mondo ancora classicamente liberal, vota Hillary Clinton. Si definisce ancora progressista — "ma non woke", precisa sempre, con una formula che dice molto. Perché Karp non ha cambiato le sue premesse: a "svegliarsi", trasformandosi nel suo opposto, è stato il mondo attorno a lui.
Chi è il colpevole? La risposta, per lui, è chiara: il progressismo accademico e culturale americano. Quello stesso ambiente intellettuale da cui viene, e che ha lasciato per costruire qualcosa di diverso. Alle proteste pro-palestinesi nei campus universitari ha risposto con parole che i suoi ex colleghi accademici non hanno dimenticato:
"non c'è modo di spiegare i miliardi investiti nelle nostre università d'élite se il risultato è una religione pagana di mediocrità, discriminazione, intolleranza e violenza."
In Palantir, ha riservato 180 posizioni per laureati ebrei. Una specie di affirmative action che dovrebbe riparare, almeno in parte, l'antisemitismo che dilaga nei campus. Ha perso dipendenti per le sue posizioni pro-Israele e ha risposto: "pazienza."
Karp è un outsider per definizione — metà ebreo, metà afroamericano, nato razzialmente ambiguo in un mondo che preferisce le categorie nette, ebreo in ambienti spesso ostili, progressista che costruisce sistemi di targeting militare, filosofo che comanda un'azienda di difesa da 360 miliardi di dollari. Non sa guidare ("troppo povero prima, troppo ricco dopo"), pratica tai chi e qigong, insegna meditazione ai dipendenti, vive in baite nel New Hampshire, si circonda di bodyguard norvegesi.
Ma il dettaglio più rivelatore del suo carattere è un altro: per anni le banche di Wall Street e l'establishment finanziario lo hanno ignorato — troppo segreto, troppo focalizzato su contratti militari, troppo scomodo con il suo rifiuto delle mode intellettuali del momento. Goldman Sachs non lo invitava. BlackRock non lo cercava. "Non mi amano perché non sono uno di loro", ha ripetuto più volte. Questo lo ha costretto a costruire dal nulla un'azienda con i soldi della CIA, una realtà impermeabile alle pressioni dell'establishment finanziario e della cultura progressive che impazza nella Silicon Valley. Quella solitudine forzata è oggi il suo superpotere: mentre gli altri big tech si piegano a un sistema che offre protezione ma chiede obbedienza, Palantir può dire sì a missioni controverse senza battere ciglio.
Palantir, e i sistemi israeliani
Il nome viene dalle pietre veggenti del Signore degli Anelli di Tolkien. La metafora è calzante: Palantir non spara, non esplode e non distrugge. Ma vede.
Fondata nel 2003 con un investimento iniziale della CIA attraverso In-Q-Tel, Palantir ha sviluppato due piattaforme principali. Gotham serve usi militari: prende enormi quantità di informazioni da satelliti, droni, intercettazioni, social media, rapporti sul campo e metadati, e le fonde in una mappa interattiva in tempo reale, individuando pattern nascosti e suggerendo azioni. Foundry è la versione civile per aziende e governi. Nel 2023 ha lanciato AIP — Artificial Intelligence Platform — che accelera tutto: un operatore può interrogare il sistema in linguaggio naturale e ottenere liste di target prioritari, coordinate e opzioni di intervento in pochi secondi. Il risultato pratico è clamoroso: dove prima ci volevano 2.000 analisti, oggi ne bastano 20. La kill chain — dal rilevamento alla decisione di colpire — si è abbreviata in modo esponenziale. Il tempo di reazione è passato da giorni a minuti.
Palantir vede, Israele colpisce
Dall'altra parte del mondo c'è una nazione altrettanto fuori dagli schemi, Israele, che lavora in parallelo su progetti e sistemi propri, sviluppati internamente dall'Unità 8200 — l'élite dell'intelligence tecnica dell'IDF, universalmente considerata tra i migliori reparti di cyberintelligence al mondo, fucina di molte delle startup tecnologiche israeliane più innovative. I due sistemi principali sono Habsora ("Il Vangelo") e Lavender. Habsora è un sistema di generazione rapida di target strutturali — edifici, bunker, infrastrutture — che processa immagini da droni e dati di segnali per identificare obiettivi militari. Lavender è più sofisticato: analizza impronte digitali e pattern comportamentali per assegnare "punteggi di sospetto" a singoli operativi, costruendo profili di intelligence che permettono di distinguere i militanti nascosti tra la popolazione civile. Un compito fondamentale per un paese che combatte minacce asimmetriche, organizzazioni militari e terroristiche che attaccano facendo dei civili il proprio scudo.
L'incontro era inevitabile, ma si è realizzato con una precisa divisione dei ruoli : Palantir fornisce l'infrastruttura di integrazione dei dati e la piattaforma comune che permette all'intelligence USA e israeliana di lavorare in modo coordinato; Habsora e Lavender sono gli strumenti proprietari con cui l'IDF elabora i propri target. Non si sovrappongono — si completano. E la responsabilità finale delle decisioni di colpire resta sempre umana, con supervisione obbligatoria a ogni livello. Non è concessa nessuna approssimazione, nessun automatismo: ogni attacco deve essere legale e difendibile anche in un tribunale, se necessario.
Il paradosso democratico: la precisione è un valore morale
Le democrazie non combattono guerre di sterminio. Non possono, e non vogliono, "bombardare a tappeto" — anche se verranno comunque accusate di farlo, indipendentemente dai fatti. Una democrazia come Israele deve vincere contro un nemico che ha fatto delle donne, dei bambini, delle scuole e degli ammalati la sua principale arma strategica: Hamas che spara razzi dagli ospedali, Hezbollah che usa i quartieri residenziali come depositi, il regime iraniano che nasconde le sue infrastrutture nucleari sotto le città. È una strategia spietata ma razionale ed efficace: massimizza le perdite civili dell'avversario, colpendo autobus e quartieri residenziali. E lo fa usando le opinioni pubbliche occidentali, acutamente sensibili alle vittime collaterali. Ma di una parte sola.
I sistemi come quelli creati da Palantir smontano questa trappola. Permettono di identificare il bersaglio militare nascosto tra i civili con una precisione sufficiente a colpirlo senza distruggere il palazzo intorno. Non c'è nulla di perfetto — nessuna guerra lo è — ma il risultato è storicamente superiore a qualsiasi alternativa mai sperimentata. Gli esperti militari indipendenti — tra cui John Spencer di West Point, massima autorità sulla guerra urbana — hanno documentato che la percentuale di vittime civili, rispetto ai combattenti nelle operazioni israeliane, è tra i più bassi mai registrati in un conflitto urbano, inferiore a quella di Mosul, Raqqa, a qualsiasi operazione occidentale in Iraq o Afghanistan.
Come ha detto Cameron Stanley, Chief Digital and AI Officer del Pentagono: "Siamo passati dall'identificazione del target alla definizione del corso di azione, all'ingaggio del target — tutto da un unico sistema. Prima lo facevamo con otto o nove sistemi diversi. Questo è rivoluzionario."
Complotti al servizio del terrore
Proprio l'estrema efficacia di Palantir, la sua abilità di rompere il cerchio del terrore, gli hanno guadagnato un'ostilità feroce, che si esprime in teorie del complotto che demonizzano la sua tecnologia. Ma gli attacchi a Palantir meritano di essere chiamati con il loro nome.
Un esempio degli attacchi: il "reticolo Thiel-Döpfer, con qualche salto di troppo
La narrativa è ormai sperimentata e viene diffusa a piene mani anche da media insospettabili, e perciò tanto più insidiosi: in questa ottica allucinata, Palantir sarebbe addirittura parte di un "reticolo eversivo" Thiel-Döpfner-Epstein per il controllo dell'informazione. . Ma non basta: i fondi di Thiel avrebbero ricevuto denaro da Epstein, quindi Palantir è "sporca." I dati raccolti a Gaza verrebbero riutilizzati per altri fumosi scopi. La tecnologia sarebbe complice di "genocidio algoritmico." Un genocidio di cui non esiste nessuna base logica, ma non per questo ha smesso di essere gridato, e specialmente da quel mondo progressista che ha fatto delle capacità tecnologiche israeliane una nuova versione del complotto ebraico.
Sono tesi che reggono solo all'interno di una bolla di ostilità che non ha bisogno di conferme, e infatti sono state puntualmente smentite. Il denaro di Epstein nei fondi Thiel era una partecipazione limitata e indiretta, senza alcuna influenza operativa. I sistemi Lavender e Habsora sono interni all'IDF, non di Palantir. Una delle calunnie più celebri, diffusa dal Guardian, è stata che le operazioni IDF assistite da Palantir avessero non solo causato l'"83% di vittime civili", ma che l'IDF lo avesse "riconosciuto". Una falsità assoluta, che manipolava statistiche basate su un database parziale che registrava solo i militanti già noti con nome e cognome nei file pre-guerra — una falsificazione identificata, più volte smentita. Ma che non per questo ha smesso di circolare in un pubblico disposto a tutto pur di alimentare la sua immagine dell'ebreo malvagio e assassino.
L'invenzione dell'83%
Come da sempre accade con la calunnia del sangue, il debunk fattuale non coglie il punto e le ragioni profonde di una calunnia che capovolge completamente la ragione stessa per cui Palantir e i suoi sistemi esistono.
Il paradosso è allora completo: il progressismo culturale che attacca Palantir sta attaccando l'arma progressista per eccellenza — quella costruita da un allievo di Habermas che ha capito prima degli altri dove stava andando il mondo, e che permette alle democrazie di non dover più scegliere tra la resa e il massacro indiscriminato. E non importa che questo servizio al terrore sia spesso prestato in modo completamente inconsapevole, sotto la maschera dei "diritti umani". La propaganda involontaria, come l'antisemitismo involontario, produce gli stessi effetti di quella intenzionale.
È questo nemico, ideologico e militare, che Palantir sconfigge ogni giorno, con la sua efficienza e la sua, detestatissima, precisione
28 febbraio 2026: il blitz della verità in Iran
Il 28 febbraio 2026, alle prime ore del mattino, USA e Israele lanciano l'Operazione Epic Fury — la più grande campagna militare americana in Medio Oriente dal 2003. Nelle prime 12 ore: 900 strikes. Nelle prime 24: oltre 1.000 obiettivi colpiti. Un ritmo che sarebbe stato impossibile, addirittura impensabile con i sistemi tradizionali.
Al centro di tutto c'è Maven Smart System — la piattaforma Palantir integrata con AIP — che ha sostituito nove sistemi militari separati in un'unica interfaccia. Adesso le decisioni vengono prese in minuti, a volte a secondi.
Il risultato? Nel primo giorno di operazioni, il Supremo Leader Ali Khamenei — 86 anni, alla guida dell'Iran dal 1989 — è stato ucciso in un attacco al suo compound a Teheran, insieme a decine di altri alti funzionari del regime: il ministro della Difesa, il comandante delle Guardie Rivoluzionarie, i vertici dell'intelligence. Secondo funzionari USA e israeliani, il timing dell'attacco era legato in parte alla capacità di colpire Khamenei prima che potesse nascondersi — una finestra di opportunità identificata e sfruttata in tempo reale grazie alla capacità di processare in pochi secondi informazioni raccolte da decine di fonti simultanee. Nelle tre settimane successive, le forze USA e israeliane hanno colpito nello stesso modo tra 5.500 e 6.000 obiettivi in Iran.
Qualcuno, in debito di ossigeno analitico, ha definito tutto questo un "non sense militare". Nel frattempo il regime boccheggia mentre le sue strutture e i suoi vertici vengono "disabilitati" uno dopo l'altro, senza i bombardamenti che radono al suolo interi quartieri e seminano la disperazione tra i civili. USA, Israele, Palantir, i nuovi sistemi della guerra tecnologica consentono forse per la prima volta di separare una struttura oppressiva pervasiva dalla sua popolazione.
Sarà forse, ancora non lo sappiamo, possibile vedere per la prima volta un popolo che si solleva in favore di forze che stanno bombardando le sue città ma non le sue case. Che distruggono catene di comando e forze repressive strada per strada, proteggendo una popolazione che - al contrario di quanto succede a Gaza - vuole essere liberata. Speranze? Forse, ma nel frattempo parla il valore di mercato di Palantir, salito del 15% nelle prime due settimane. L'azienda snobbata dalle banche, ignorata da Wall Street, costruita ai margini dell'establishment finanziario e culturale, nemica di un progressismo mutato nel suo opposto, ha vinto almeno la prima delle sue battaglie: quella della fiducia di investitori che misurano risultati, senza il filtro di ideologie né vecchie né nuove.
Karp non arretra: all'AIPCON di marzo ha messo a tacere le critiche e i sospetti con la sua usuale schiettezza:
"Se vi aspettate che non supportiamo i soldati una volta che sono in battaglia, avete la compagnia sbagliata. Siamo molto, molto orgogliosi del nostro ruolo nel fare in modo che gli uomini e le donne americane tornino a casa sani, felici e orgogliosi di quello che stanno facendo."
Il progresso tecnologico restituisce alle democrazie il vantaggio "competitivo" che il terrore gli aveva sottratto. E poco importa se il progressismo contemporaneo sceglie di non vedere o - peggio - di combattere contro se stesso.
Fonti
- Alex Karp — Wikipedia:
- Karp a Davos 2023 (World Economic Forum):
- Washington Monthly — A Tech Billionaire Attacks His Own Kind (marzo 2025):
- The Register — Pentagon AI chief praises Palantir tech for speeding battlefield strikes (marzo 2026):
- JINSA — Operations Epic Fury and Roaring Lion Update (marzo 2026):
- Britannica — 2026 Iran Conflict:
- CSIS — Operation Epic Fury and Iran's Nuclear Program:
- Bloomberg — Partnership Palantir-Israele 2024:
- — Debunk sull'83% di vittime civili:
- Honest Reporting — Smentita ratio combattenti Gaza:
- John Spencer / West Point — Ratio storicamente basso in guerra urbana:
- Byline Times — Fact-check Thiel/Valar/Epstein:
- Sito ufficiale Palantir:
