domenica 15 marzo 2026

Jacob Howland: Israele, antisemitismo e le ossessioni dell’Occidente Filippo Piperno



Jacob Howland: Israele, antisemitismo e le ossessioni dell’Occidente

 Filippo Piperno  

15/03/2026 

Di seguito il testo integrale in italiano del saggio di Jacob Howland, 

Un saggio del filosofo Jacob Howland interpreta l’anti-sionismo contemporaneo come un rito politico e culturale dell’Occidente. Non soltanto una critica a Israele, ma un linguaggio identitario che concentra antiche ossessioni religiose, narrazioni ideologiche e nuove forme di demonizzazione dello Stato ebraico. In questa prospettiva, l’ostilità verso Israele rappresenta il veicolo attraverso cui riemergono, sotto nuove forme politiche e morali, i vecchi schemi dell’antisemitismo occidentale.

Israele non è mai stato uno Stato come gli altri. Fin dalla sua nascita è diventato un concentrato simbolico unico nella politica mondiale: il luogo dove si sovrappongono antiche ossessioni religiose, memorie europee irrisolte, ideologie del Novecento e nuove grammatiche morali dell’Occidente contemporaneo. Una vera e propria tempesta perfetta di significati politici e culturali.


Per questo motivo il conflitto israelo-palestinese non viene discusso come la maggior parte delle crisi internazionali. Intorno a Israele si accumula una densità emotiva e simbolica che raramente si osserva altrove. Guerre civili devastanti, repressioni brutali o occupazioni militari in altre parti del mondo non hanno mai lo stesso livello di mobilitazione morale globale. Non perché la sofferenza sia minore, ma perché manca quella straordinaria concentrazione di fattori simbolici che caratterizza il caso israeliano.


È su questo terreno che si inserisce la riflessione del filosofo americano Jacob Howland, autore di un saggio pubblicato su Tablet Magazine che propone una lettura radicale del fenomeno. Secondo Howland l’anti-sionismo contemporaneo non è soltanto una posizione politica su Israele: è diventato una sorta di rito culturale occidentale, una pratica identitaria attraverso cui una parte dell’Occidente esprime il proprio rapporto conflittuale con la propria storia, con i propri valori e, in ultima analisi, con se stesso.


La scena da cui Howland prende le mosse è altamente simbolica. Durante il festival musicale di Glastonbury, in Inghilterra, migliaia di spettatori hanno scandito il coro “Death to the IDF”, guidati da un artista sul palco, mentre la scena veniva trasmessa dalla BBC (ne scrisse Alessandra Libutti su InOltre). Non è tanto l’episodio in sé a colpire quanto la sua normalizzazione. Ciò che fino a pochi anni fa sarebbe apparso come un gesto marginale o estremista oggi viene accolto come una performance quasi ordinaria nello spazio pubblico occidentale.


Secondo Howland questo mutamento non è episodico. Segnala piuttosto una trasformazione più profonda: l’ostilità verso Israele sta diventando una forma di identità generazionale, soprattutto tra i settori più politicizzati delle giovani generazioni occidentali.


Qui emerge il primo elemento della sua diagnosi. L’anti-sionismo contemporaneo non funziona più soltanto come opinione politica. Funziona come linguaggio di appartenenza. Dichiararsi contro Israele diventa, in molti ambienti culturali e universitari, una sorta di gesto rituale che segnala la propria collocazione morale nel mondo.


Come ogni rito identitario, anche questo possiede una propria liturgia. Ci sono gli slogan (“From the river to the sea”), le formule di denuncia, le immagini simboliche, le mobilitazioni collettive. Il conflitto reale diventa spesso lo sfondo su cui si recita una rappresentazione morale già scritta.


Il punto però non è soltanto la dimensione rituale del fenomeno. Per Howland ciò che rende l’anti-sionismo contemporaneo particolarmente inquietante è il suo rapporto con una tradizione molto più antica: quella dell’antisemitismo europeo.

Nella storia europea l’odio antiebraico si è spesso espresso attraverso narrazioni demonizzanti che trasformavano gli ebrei in figure moralmente mostruose. Una delle più celebri era la cosiddetta blood libel, la calunnia del sangue: l’accusa secondo cui gli ebrei uccidessero deliberatamente bambini innocenti.


Howland sostiene che questo schema simbolico stia riemergendo oggi nel trasferimento dell’odio rivolto agli ebrei allo Stato ebraico. Le accuse secondo cui Israele condurrebbe deliberatamente una guerra genocidaria contro civili e bambini a Gaza, diffuse senza verifiche o contestualizzazioni, riprodurrebbero proprio questa struttura narrativa.


Il punto non è negare la sofferenza reale prodotta dalla guerra. Il punto è osservare la forma simbolica che assume il discorso pubblico quando la tragedia viene interpretata attraverso categorie demonizzanti.


In questa prospettiva Israele non appare semplicemente come uno Stato coinvolto in un conflitto. Appare come il male morale assoluto.


Ed è qui che l’analisi di Howland si allarga fino a toccare la crisi più generale della cultura occidentale. Per una parte significativa del dibattito contemporaneo Israele rappresenta infatti qualcosa di più di un paese. Rappresenta un modello di civiltà.


Uno Stato nazionale occidentale, tecnologicamente avanzato, militarmente forte, convinto della propria identità storica e culturale. In un clima culturale nel quale la sovranità nazionale, l’uso della forza e l’orgoglio identitario sono guardati con crescente sospetto, Israele diventa inevitabilmente il bersaglio simbolico perfetto.


Criticare Israele significa allora, spesso implicitamente, criticare ciò che Israele rappresenta: la continuità della civiltà occidentale.


Questo spiega anche la convergenza tra mondi ideologici apparentemente lontanissimi. Attivismo progressista laico e cattolico, movimenti radicali di sinistra e di destra uniti nell’odio ossessivo nei confronti d’Israele.


Genealogie politiche e culturali diversissime che si incontrano in un’unica grammatica politica.


Il risultato è un discorso pubblico nel quale il conflitto israelo-palestinese tende sempre più a diventare il luogo simbolico in cui si proiettano le tensioni morali dell’Occidente contemporaneo.


Non è più soltanto una guerra regionale. È il teatro di una battaglia simbolica molto più ampia.


Israele diventa il bersaglio su cui si concentrano diverse tradizioni ideologiche: l’eredità dell’antisemitismo europeo, il terzomondismo pauperista, la narrativa anticoloniale, la critica radicale all’Occidente e perfino l’antica centralità religiosa della Terra Santa.


Nessun’altro paese al mondo si trova esposto a una simile sovrapposizione di significati.


Ecco perché il dibattito su Israele appare spesso così sproporzionato, emotivo e polarizzato rispetto ad altri conflitti internazionali. Non si discute soltanto di una guerra.


In questo senso l’intuizione di Howland coglie un punto reale. L’ossessione antisraeliana è diventata una pratica culturale, quasi una liturgia morale attraverso cui una parte dell’Occidente mette in scena il disagio con la propria storia.


Ma dentro questa stratificazione di narrazioni riemerge qualcosa di più antico e facilmente riconoscibile. Quando lo Stato ebraico viene trasformato nel male assoluto e giudicato con criteri che non si applicano a nessun altro paese, quando il confine della critica deborda a piene mani nella demonizzazione assoluta, quando l’antisemitismo riemerge senza complessi nel dibattito pubblico, nelle strade, sui giornali e nelle tv e nella cloaca dei social il tanfo diviene insopportabile.

Dopo lo “scandalo” della Shoah l’antisemitismo raramente ha avuto il coraggio di presentarsi con il suo nome: più spesso si è adattato a linguaggi politici più subdoli e presentabili.

Oggi quel linguaggio e quell’ossessione odiatrice hanno trovato un comodo e rispettabile rifugio nel cosiddetto antisionismo. 


Ecco il testo integrale in italiano del saggio di Jacob Howland, come tradotto e pubblicato da Giulio Meotti su Il Foglio (28 luglio 2025, inserto “Un Foglio Internazionale”) con il titolo “L’antisemitismo è di tendenza”.

La versione qui riportata corrisponde fedelmente a quella diffusa pubblicamente (ripresa integralmente anche su Informazione Corretta e altre fonti archivistiche). Per completezza, aggiungo i link diretti:

Versione italiana completa: https://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=99681

Originale inglese su Tablet Magazine (1° luglio 2025, libero): https://www.tabletmag.com/sections/news/articles/antizionism-became-western-rite

L’antisemitismo è di tendenza

Commento di Jacob Howland su Tablet tradotto da Giulio Meotti (Il Foglio, 28 luglio 2025)

«“E’ ufficiale: l’odio per gli ebrei è di tendenza tra i millennial e la generazione Z più anziana” scrive Jacob Howland sul Tablet americano. “Il 28 giugno, i cori del rapper Bobby Vylan, ‘Morte, morte all’Idf’, sono stati trasmessi dalla Bbc e ripresi con entusiasmo da decine di migliaia di persone tra i 200 mila spettatori presenti al Glastonbury Festival, molti dei quali sventolavano bandiere palestinesi. ‘Diamine sì, dal fiume al mare’, ha intonato Vylan, dal nome azzeccato, ‘la Palestina deve essere, sarà, inshallah, sarà libera!’. L’esibizione di Vylan è stata il coronamento della vittoria di Zohran Mamdani alle primarie democratiche del 24 giugno per la carica di sindaco di New York, la città con la più grande popolazione ebraica (1,3 milioni) al di fuori di Tel Aviv. Mamdani, che sostiene il movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni, ha espresso il suo ‘amore’ per i finanziatori di Hamas condannati e ha difeso gli appelli a ‘globalizzare l’Intifada’, ha ottenuto il 52 per cento dei voti degli under 45 alle primarie. Molti dei fan di Vylan e la base di Mamdani, composta da elettori giovani, bianchi, laureati e benestanti, concorderebbero senza dubbio sul fatto che ‘esiste una sola soluzione: l’Intifada, la rivoluzione!’.

Ma quale problema intende risolvere questa Intifada globalizzata? Evidentemente, non si tratta solo di Israele, ma anche dell’occidente, i cui valori fondamentali e i cui successi sono incarnati dallo stato ebraico. La ‘soluzione’, quindi, non è semplicemente quella di ripulire la terra dagli ebrei ‘dal fiume al mare’, ma anche di sradicare la civiltà occidentale. L’odio aperto verso gli ebrei dilaga in periodi di instabilità sociale e licenza, quando la decenza e il decoro che li proteggono dalle aggressioni dei loro concittadini vengono sospesi. L’affermazione che gli ebrei uccidessero bambini cristiani per usarne il sangue nella preparazione della matzah di Pesach ha offerto una scusa per torturare e assassinare intere comunità dal XII secolo fino almeno al 1946, quando 42 ebrei furono massacrati a Kielce, in Polonia. Oggi, la ‘calunnia del sangue’ torna in una nuova forma: l’accusa che Israele stia prendendo di mira gli abitanti di Gaza, in particolare i bambini, per genocidio. Propagata da persone che interiormente disprezzano gli insegnamenti morali e spirituali del cristianesimo, inclusi antisemiti di estrema destra, questa maligna falsità ha alimentato una diffusa indignazione e sdegno in occidente. Alcuni hanno preso in mano la situazione, prendendo di mira gli ebrei ovunque si trovino. Celebrando il sangue versato e i corpi straziati degli ebrei, la variegata assemblea di antisemiti ha sostituito il vincolo con Dio con un moderno culto pagano.

Gli eventi recenti mostrano un andamento crescente di accuse e attacchi. Il 20 maggio, il sottosegretario generale per gli Affari umanitari delle Nazioni Unite ha lanciato un avvertimento urgente durante un’intervista alla Bbc: ‘Ci sono 14 mila bambini [a Gaza] che moriranno nelle prossime 48 ore se non riusciremo a raggiungerli’ con aiuti umanitari. Sebbene questa assurda affermazione sia stata rapidamente smentita, è diventata immediatamente virale ed è stata diffusa in lungo e in largo dai media mainstream negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia. Personaggi di alto profilo, come la giornalista Katie Couric, che ha 1,6 milioni di follower su X, l’hanno ripubblicata. Il giorno dopo, una coppia che lavorava all’ambasciata israeliana, Yaron Lischinsky, 30 anni, e Sarah Milgrim, 26 anni, sono stati uccisi fuori dal Capital Jewish Museum di Washington, D.C., da un uomo che ha dichiarato alla polizia: ‘L’ho fatto per la Palestina. L’ho fatto per Gaza’. Pochi giorni dopo, il 1° giugno, un egiziano al grido di ‘Sono assassini! Quanti bambini avete ucciso!’ ha attaccato i manifestanti a Boulder, in Colorado, che chiedevano il rilascio degli ostaggi israeliani. L’uomo ha ferito 15 persone, tra cui un sopravvissuto all’Olocausto. Una delle vittime, l’82enne Karen Diamond, è morta per le ferite riportate.

La calunnia del sangue esprime brutti sentimenti di invidia e odio sepolti nei recessi più profondi della psiche. Come può un popolo destinato allo sterminio fin dai tempi di Mosè camminare ancora sulla terra? Il Libro dell’Esodo risponde che il popolo d’Israele è favorito dalla potenza divina di un Dio amorevole. Nella sua lettera ai Romani, anche Paolo afferma l’amore di Dio per gli ebrei. Gli odiatori degli ebrei, tuttavia, invertono questo rapporto, paragonando gli ebrei a insetti succhiasangue o vampiri: parassiti subumani e inumani, così lontani dal favore divino da essere completamente demoniaci. Inoltre, la calunnia del sangue perverte una pratica religiosa fondamentale dell’ebraismo e del cristianesimo che commemora il sostentamento amorevole di Dio. La matzah di Pesach ricorda il ‘pane d’afflizione’ che era il pasto frettoloso degli schiavi israeliti in fuga, il pane azzimo che Dio ordinò loro di preparare nella loro fuga verso la libertà. E' ciò che Gesù teneva in mano durante il seder di Pesach che era l’Ultima Cena, dando così vita al rituale che lega i cristiani tra loro e con un Dio che salva e redime.

Celebrando il sangue versato e i corpi straziati degli ebrei, la variegata assemblea di antisemiti ha sostituito il vincolo di Dio con un moderno culto pagano. Il capro espiatorio degli ebrei in occidente è parte integrante di una cultura ri-imbarbarita, che approva la violenza politica. Un recente sondaggio della Rutgers University ha rilevato che il 55 per cento di tutti coloro che si autodefiniscono ‘liberali’ crede che uccidere sia un mezzo giustificabile per perseguire i propri obiettivi politici – e gli conferisce un significato teologico. Se la morte di George Floyd e la successiva canonizzazione come martire laico hanno giustificato le rivolte urbane durante le quali duemila agenti di polizia sono rimasti feriti, migliaia di aziende e proprietà sono state saccheggiate e vandalizzate e 17 persone sono state uccise, la santificazione dell’omicidio a sangue freddo è seguita a breve. Dopo che Luigi Mangione ha ucciso a colpi d’arma da fuoco l’amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson nel 2024, sono apparse immagini di Mangione con un’aureola, in un mantello verde con un cuore sacro rosso, sotto il titolo ‘San Luigi, Patrono dell’accesso all’assistenza sanitaria per tutti’.

Questi sviluppi sottolineano la convergenza globale di movimenti politici e religiosi militanti. Gli islamisti hanno imparato a parlare il linguaggio degli attivisti per la giustizia sociale, mentre i radicali di estrema sinistra hanno imparato a inquadrare la lotta ideologica come una guerra santa. La vita umana ha poco valore per entrambi. Il passaggio dall’autoimmolazione per la Palestina ai cosiddetti attentati auto-martirio è una o due brevi tappe su un treno che ha lasciato da tempo la stazione della politica pacifica. L’obiettivo finale di coloro che hanno sposato islamismo e marxismo, come ha ammesso il Columbia University Apartheid Divest (un gruppo di oltre cento organizzazioni anti-israeliane), è ‘lo sradicamento totale della civiltà occidentale’. Ciò significherebbe un mondo senza libertà politica ed economica, libertà di parola e di opinione, pari diritti per donne e minoranze, progresso tecnologico, filosofia, scienza, arte, letteratura, musica e le benedizioni delle tradizioni ebraica e cristiana.

L’odio per Israele e gli ebrei è in fondo un disprezzo nichilista per la vita libera e prospera che l’occidente ha assicurato a miliardi di persone. Israele incarna non solo i frutti abbondanti della civiltà occidentale, ma anche le condizioni per la loro esistenza: confini solidi, orgoglio nazionale e libero mercato; solidi legami sociali e un vigoroso obiettivo comune. Queste condizioni sono molto diffamate (in particolare nel caso dello stato ebraico) perché ostacolano qualsiasi tipo di globalizzazione politica o religiosa, che si tratti di socialismo, islamismo o di un governo tecnocratico d’élite. Sebbene non ci sia modo di cambiare idea agli antisemiti più accaniti, gli occidentali che sottopongono Israele e il suo popolo a critiche feroci perché inclini a sostenere una o più di queste cause farebbero bene a riflettere su questo insegnamento biblico: ‘Ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; e tu sceglierai la vita, perché tu viva, tu e la tua discendenza’ (Deuteronomio 30:19)».

Questo è il testo completo come apparso nella traduzione italiana autorizzata. Se vuoi il confronto frase per frase con l’originale inglese, una versione annotata, o un approfondimento su passaggi specifici (la calunnia del sangue, il parallelo con il culto pagano, il sondaggio Rutgers, ecc.), fammi sapere! Posso anche aiutarti a scaricare o archiviare il PDF del Foglio di quel giorno se disponibile pubblicamente.