mercoledì 9 novembre 2016


PERSONALIZZAZIONE, LEADERISMO, SENTIMENTO IDENTITARIO.(1)

Con queste elezioni americane che vedono il trionfo di Trump, ancora una volta ci accorgiamo che non è sufficiente  esorcizzare la personalzzazione, il leadersimo,  in nome di purtroppo superati convincimenti. Dobbiamo rassegnarci a considerare finita la stagione inaugurata a Cluny, nell’undicesimo secolo, di fondazione della politica moderna: impersonale e capace di perpetuarsi nel tempo grazie all’autorità dell'azione politica, esercitata collegialmente. ("La Ditta" direbbe Bersani). Oggi serve gridare che il "re è nudo", nel senso di dichiarare caduta la corazza statale e che ci troviamo in una sorta di nemesi storica della politica "assoluta", a causa di una  regressione  al principio primordiale del carisma individuale. Occorre anche che ammettiamo che non c'è nessuna possibilità di un ritorno a una politica dove  la condivisione di  valori  sia l'orientamento delle scelte. Questo quando vorremmo che custodi di questi "valori" fossero ancora quei  corpi intermedi della democrazia che erano i partiti, e i sindacati. Oggi che andiamo alla deriva – senza più partiti e sindacati – facciamo fatica a riproporre un passato prossimo definitivamente andato. Non riusciamo a cogliere la direzione – ben evidente - del mutamento. Il primo passo per capire sarebbe fare uno sforzo per sgombrare il campo dai tabù culturali che impediscono di guardare in faccia e fare i conti con la drastica riduzione ad personam di gran parte dell’universo politico. Questo dovrebbe servire  per una ripartenza cui mancano ancora le coordinate. Che vanno trovate. Dovremmo renderci conto che, dopotutto, grandi leader e piccoli boss basano la loro attrattiva sul convincere che loro hanno una vera attenzione alle richieste individuali, puntando a convincere sulla base dell'idea che sia il capo il portatore delle soluzioni. È questa "attenzione" percepita dall'elettorato che guida il gioco nel voto populistico, diventando sentimento identitario, un richiamo capace di innestare e sedimentare un rapporto anche di tipo autoritario col leader. Al tempo stessa questo "sentimento identitario" diventa capace durare in quanto come fattore, anche, valoriale. La sinistra, con questo tipo di leadership, continua a trovarsi a disagio, culturale e ideale. Forse questo contribuisce a farci capire perchè può solo perdere.