lunedì 29 giugno 2026

UNA DISCUSSIONE SU: L'AMERICA DEVE SCALZARE IL COMUNISMO! HA RAGIONE TRUMP! Di Leonardo Facco

 


UNA DISCUSSIONE SU: L'AMERICA DEVE SCALZARE IL COMUNISMO! HA RAGIONE TRUMP!

Una discussione con mio fratello Roberto

Paolo:

Ti allego un articolo che ho letto

Titolo: L’America deve scalzare il comunismo! Trump ha ragione!

28 Giugno 2026

Autore: Leonardo Facco

Per qualche inutile perbenista, Donald Trump ha probabilmente ecceduto nei toni definendo i comunisti «animali» e indicando nella sinistra radicale la più grave minaccia per gli Stati Uniti dalla loro fondazione. Non per il sottoscritto! 

Scrive il presidente americano:

“Il comunismo è molto facile da vendere. Io sarei il più grande comunista della storia. Offrirei affitti gratis, case gratis, cibo gratis, tutto sarebbe gratis.

Sfortunatamente, dopo due o tre anni, il Paese in cui ciò accade fallirebbe. Succede sempre, e allora la gente comincerà a vivere nella miseria. Non ci sarà cibo, non ci saranno abitazioni, non ci sarà esercito, non ci sarà nulla. Diventeranno terzomondisti sotto ogni aspetto, e tutti soffriranno o moriranno.

Mi dispiace dirlo, ma l’assassinio di coloro che si oppongono a loro è un elemento molto importante della loro ideologia. Sono animali!"

Dietro la sua consueta enfasi retorica si cela un fenomeno reale, misurabile e difficilmente liquidabile come semplice propaganda elettorale: negli Stati Uniti il socialismo gode oggi di una popolarità crescente tra le giovani generazioni e, in alcuni ambienti universitari, perfino il comunismo ha cessato di essere considerato una dottrina moralmente screditata. Il che è aberrante!

I numeri sono eloquenti. Secondo una recente indagine del Cato Institute e di YouGov, il 62% degli americani compresi tra i 18 e i 29 anni dichiara di avere una visione favorevole del socialismo e il 34% esprime un giudizio positivo sul comunismo. Gallup aveva già rilevato negli anni precedenti come circa la metà degli under 30 guardasse con simpatia al socialismo, mentre il favore verso il capitalismo tra i giovani risultava in costante erosione. Questi sono i danni incommensurabili dell’egemonia culturale sinistra, della scuola dell’obbligo e pubblica, del vomitevole giornalismo e del finto “associazionismo volontario” mantenuto coi soldi dei contribuenti

Il comunismo era stato, giustamente, associato nell’immaginario americano ai gulag sovietici, ai campi di rieducazione cinesi, alla miseria cubana, alle carestie maoiste e alle repressioni dell’Europa orientale. Oggi, invece, una parte significativa della Generazione Z sembra percepirlo come una generica promessa di uguaglianza economica, assistenza pubblica universale e redistribuzione del reddito. Che New York abbia un sindaco comunista e islamico fa accapponare la pelle.

Le ragioni di questo mutamento sono molteplici. Da un lato, appare evidente l’influenza esercitata da una parte dell’accademia americana, nella quale approcci neo-marxisti, teorie critiche e interpretazioni sistematicamente ostili al capitalismo hanno conquistato un’influenza culturale considerevole. Dall’altro, c’è la demenza congenita dello statalista, che si lamenta del costo della vita, delle tasse, della regolamentazione, della disoccupazione, del costo degli immobili, dell’inflazione e di tante altre magagne create dallo Stato e poi finisce col chiedere allo Stato (al suo aguzzino) la soluzione ai problemi che lui stesso ha creato.

Molti giovani conoscono Marx, ma ignorano Solženicyn. Possono citare slogan sulla giustizia sociale, ma spesso non hanno mai studiato con attenzione i bilanci umani dei regimi comunisti del Novecento. Le stime più prudenti attribuiscono alle esperienze comuniste oltre cento milioni di morti. Eppure, per una parte delle nuove generazioni americane, il comunismo appare sempre più come un’utopia incompiuta piuttosto che come un sistema storico concretamente sperimentato. Wokeisti che circolano con la maglietta del “Che Guevara”, che gli omosessuali li schifava e li rinchiudeva nei campi di rieducazione!

Ancora Trump:

"In molti casi non sono intelligenti, ma in alcuni casi lo sono. È facile ottenere seguaci perché fanno promesse che sanno di non poter mantenere, e i democratici non si difendono. Stanno permettendo loro di agire a loro piacimento. Temono di perdere le elezioni, temono il conflitto. Non sono abbastanza intelligenti né abbastanza forti per combattere questa piaga.

Se combattessero contro di loro come combattono contro i repubblicani, o contro di me, uscirebbero vittoriosi, ma non hanno il coraggio di farlo. Non si tratta di socialdemocratici, ma di comunisti irriducibili e atei. Questa è la minaccia più grave per il nostro Paese dalla sua esistenza, 250 anni fa."

 Il Tycoon coglie quindi un elemento autentico quando denuncia la crescente normalizzazione di idee che fino a pochi decenni fa sarebbero state considerate incompatibili con la tradizione costituzionale americana. Non sbaglia nel dipingere la sinistra come comunisti. Il Partito Democratico continua a comprendere sensibilità liberali, moderate e socialdemocratiche molto differenti tra loro. Tuttavia, sarebbe altrettanto ingenuo negare che una componente apertamente socialista stia acquisendo crescente visibilità e influenza, soprattutto tra gli elettori più giovani e negli ambienti universitari. Bernie Sander, una parodia dell’ottusità a stelle strisce, ne è la conferma.

La sfida per i sostenitori della società aperta, liberal-libertaria, e dell’economia di mercato consiste tanto nello stigmatizzare questa feccia insolente, non nel cercare di comprenderla. La battaglia culturale passa dall forza di “ripetere la verità ogni volta che costoro professano menzogne”. Per troppo tempo il mercato è stato difeso soltanto come meccanismo efficiente di produzione della ricchezza, dimenticando che esso rappresenta anche uno straordinario strumento di emancipazione individuale, di mobilità sociale, di valori e di pluralismo umano.

La vera risposta alla nefasta dominazione socialista, perchè tale è, deve passare soprattutto da una battaglia culturale senza confini, intransigente (come sta facendo Javier Milei in Argentina, unitamente ad un gruppo straordinario di giovani intellettuali). Moderati, centristi, quaquaraquà libertarati sono solo degli alleati del nemico! Urge un confronto aperto capace di ricordare che il capitalismo ha sottratto miliardi di persone alla povertà, mentre il comunismo, ogni volta che è stato applicato (in qualsiasi volgare forma, dal 1917 in poi), ha prodotto scarsità, repressione politica, fame, morte e dipendenza generalizzata dallo Stato.

Se una nuova seduzione rossa attraversa l’America, la sfida decisiva sarà quella di riscoprire e spiegare nuovamente le ragioni morali ed etiche, oltre che economiche, della libertà.

Roberto

Trump parla sempre alla platea degli elettori dell’Iowa, non proprio una élite ma nemmeno non aventi diritto al voto. 

Leonardo Facco scrive come, a grandi linee, conosciamo.

Molte cose dette dall’uno o dall’altro sono grossolane. 

Il comunismo è termine generico. 

C’è quello sovietico in cui credo si possa includere molto di quello europeo, c’è quello terzomondista infiltrato soprattutto negli Stati Uniti, c’è quello cinese tuttora regime di Stato. 

Anche questa è una distinzione grossolana ma sufficiente a dire che certe affermazioni possono valere per l’uno non per l’altro tipo di comunismo.

Ma sono contento che finalmente si possa essere lecitamente anticomunisti, senza essere obbligati ad essere solo antifascisti. 

Paolo

Hai ragione: "comunismo" è un contenitore ampio e usarlo in modo indifferenziato rischia di essere grossolano. 

Possiamo, come dici tu, distinguere almeno:

Modello sovietico/classico (URSS, Europa orientale, in parte Cuba): centralizzazione totale dell’economia, partito unico, repressione sistematica, fallimento economico strutturale. Qui le critiche di Trump sul collasso ("niente cibo, niente case, niente esercito") calzano benissimo storicamente.

Varianti terzomondiste e "occidentali" (influenzate dal gramsciismo, dalla teoria critica, dal maoismo culturale): più infiltrazione nei campus, nei media, nel linguaggio ("giustizia sociale", identità come lotta di classe aggiornata). Meno gulag immediati, più egemonia culturale e pressione attraverso istituzioni (università, corporation woke, burocrazia). È questa la versione che preoccupa di più negli USA oggi.

Modello cinese: ibrido autoritario capitalista di Stato + controllo totalitario del Partito. Ha prodotto crescita impressionante (grazie al mercato) ma mantiene repressione, sorveglianza e nazionalismo. Non è "comunismo puro" ma neanche una liberal-democrazia.

Queste distinzioni contano. Il comunismo storico ha un bilancio tragico ovunque sia stato applicato in forma rigida (carestie, purghe, totalitarismo). Le versioni "light" o culturali rischiano più di erodere istituzioni liberali, crescita e coesione sociale attraverso debito pubblico, regolamentazione eccessiva e polarizzazione identitaria.

Sul punto finale: sì, è un sollievo che l’anticomunismo sia tornato discutibile pubblicamente senza essere automaticamente etichettato come "fascismo" o "estrema destra". Per decenni, soprattutto in Europa (e in Italia in particolare), il discorso dominante ha trattato il fascismo/nazismo come il male assoluto unico, mentre i crimini del comunismo venivano relativizzati ("errori", "contesto storico", "ideali nobili traditi").

I 100 milioni di morti (stima Black Book) non sono un dettaglio. Equiparare o minimizzare è stato un errore intellettuale grave. Oggi, con la Cina assertiva, il revival di simpatie tra i giovani occidentali e i fallimenti evidenti di certi esperimenti "socialisti democratici" in città americane, si può finalmente avere un dibattito più onesto. Non significa ignorare i rischi autoritari di destra, ma riconoscere che il Novecento ha mostrato pericoli da entrambe le parti estreme.

Trump esagera per mobilitare, Facco scrive da intellettuale militante di destra. Entrambi però indicano un problema reale: una parte della sinistra occidentale ha perso anticorpi contro idee che, nella pratica, hanno storicamente prodotto scarsità, dipendenza dallo Stato e repressione della dissidenza (anche se oggi più soft: cancel culture, controllo del discorso).

La sfida vera resta quella di sempre: difendere liberalismo classico + economia di mercato con argomenti forti — empirici, morali ed economici — senza cadere nello stesso dogmatismo. Libertà individuale, rule of law, proprietà privata e concorrenza hanno un track record nettamente superiore. Il resto è spesso romanticismo o calcolo politico.