L'AMORE CHE NON HA BISOGNO DI PAROLE
Estratto da "Amore e Dovere"
Lev Nikolayevich Tolstoj
Questa pagina breve di "Amore e dovere" (un’opera giovanile, ancora un po’ acerba ma già potentissima) anticipa già il grande Tolstoj di Anna Karenina e Guerra e pace: quello che diffida delle grandi dichiarazioni e crede invece nei piccoli gesti rivelatori, nelle abitudini, nei sacrifici non detti.
La citazione
“Così, secondo voi, una donna saprà se è amata, quando non glielo si dirà?", domandò Macha.
"Questo io non so: ogni uomo ha il suo modo di parlare. Ma ci sono degli affetti i quali non hanno bisogno di parole per essere compresi. Quando leggo dei romanzi, cerco sempre di imaginare l'aspetto imbarazzato del luogotenente Crelski o d'Alfredo, quando essi dicono: «Eleonora, io t'amo!» e pensano che subito debba venirne qualcosa di straordinario, mentre non accade nulla affatto, nè in lei, nè in lui: il volto, lo sguardo, tutto rimane tale quale era.”
Lev Nikolayevich Tolstoj “Amore e dovere.”
Commento
Tolstoj, come sempre, va dritto al cuore della questione senza retorica. Macha pone la domanda universale: come faccio a sapere che mi ami se non me lo dici? E la risposta è tipicamente tolstojana: non tutte le emozioni hanno bisogno del teatro delle parole. Anzi, spesso le parole più esplicite («Eleonora, io t’amo!») suonano artificiose proprio perché pretendono di produrre un effetto drammatico che la vita vera quasi mai concede.
Ciò che conta, secondo lui, è l’affetto che si rivela nel silenzio, nello sguardo, nel comportamento quotidiano, nell’imbarazzo stesso di chi vorrebbe dire tutto e invece resta goffo. È un’idea profondamente anti-romantica nel senso hollywoodiano del termine, ma profondamente romantica in senso reale: l’amore autentico è spesso goffo, impacciato, poco cinematografico. Non cambia improvvisamente i volti, non fa tremare la terra. Si riconosce piuttosto in una costanza silenziosa, in un’attenzione che non ha bisogno di essere annunciata.
