lunedì 7 agosto 2017


PASSO DOPO PASSO 
“Pas a pas
Nulle part
Nul seul
Ne sait comment
Petits pas
Nulle part
Obstinément

Passo dopo passo
In nessun luogo
Non uno
Che sappia come
Piccoli passi
In nessun luogo
Ostinatamente”
Samuel Beckett
[In occasione dell’ottantesimo compleanno di Marcuse, Samuel Beckett pubblicò sulla rivista «Akzente», 3, giugno 1978, un breve componimento in francese in suo onore. Alla pubblicazione seguì un breve scambio epistolare.]
estratto da Herbert Marcuse “Teoria critica del desiderio. Scritti e interventi di Herbert Marcuse, IV.”


PENSARE IL POSSIBILE? 
Possiamo considerare archiviato l’insegnamento di Herbert Marcuse come sforzo del pensiero rivolto verso il futuro? Non è che questo avviene anche perché la pratica della filosofia come esercizio di elaborazione del domani ci sono diventate totalmente estranee?.  Mi chiedo allora se abbia ancora un significato in un'epoca come quella attuale, che non riesce più ad immaginare il futuro, reclamare, come faceva Marcuse, un principio di possibilità che apra al cambiamento incrinando il dominio del principio di realtà comunemente riconosciuto. 
Allora rileggendo “Teoria critica del desiderio. Scritti e interventi di Herbert Marcuse, IV.”  penso che abbia molto senso il riflettere su passaggi come questo:"una società che possa dirsi, in verità, qualitativamente differente, poiché l’intero modo di vivere, l’intero sistema dei valori, le aspirazioni e i bisogni degli uomini saranno differenti. Anche su questi nodi vorrei tornare, almeno brevemente, martedì. Qui, contro una simile diffamazione delle possibilità storiche, spacciate per utopistiche, voglio aggiungere solo questo: per ciò che riguarda la natura umana, certo vi sono ampi livelli e dimensioni di essa che sono immutabili, quelli cioè nei quali l’essere umano è e rimarrà un animale. Al di là della dimensione animale e degli istinti animali, la natura umana può mutare non solo superficialmente, ma nella sua stessa essenza. Possiamo e dobbiamo mettere in discussione la diffamazione di questa concezione come utopistica - possiamo accettare il termine utopistico solo se pensiamo che le società costituite siano in se stesse eterne; solo se facciamo di condizioni politiche e sociali condizioni metafisiche immutabili; solo se dimentichiamo che la storia nelle condizioni date è fatta da esseri umani, e che ciò che si definisce natura umana è molto spesso solo quell’essere umano che la società costituita ci ha fatto diventare - certo non la natura immutabile degli esseri umani.” (Cit.pag.160)

venerdì 4 agosto 2017



IVAN
I tormenti di  Ivan(Fratelli Karamazov) lacerato dai suoi dubbi e dalle sue angosce, sono gli stessi  nella nostra epoca. Essi nascono dalla frattura, che si è creata tra l’uomo e la realtà. Infatti  l’essere umano, mentre si arrovella fra il volersi sostituire all’assoluto, diventando uomo-Dio (Kirillov 'I Demoni':“Se non c’è Dio, allora io sono Dio”e il negarsi nell’abisso del nulla, sente aumentare la paura dovuta a una realtà che viene vista come incomprensibile e comunque  lontana dalle capacità di coglierne il senso.

sabato 8 luglio 2017


Dostoevskij di Stefan Zweig
Per Dostoevskij la vita è bellezza, ma solo nella sofferenza trova un senso (Stefan Zweig "Dostoevskij",  pagg. 118, euro 14,50 Castelvecchi). Zweig coglie l'essenza tragica, la vicinanza con l'abisso, la dimestichezza con i demoni, l'esperienza di Dio come tormento, il male e la perdizione come occasione di salvezza e redenzione, l'oscillazione tra generosità e dissolutezza, la centralità assoluta dell'anima. Kirillov, Satov, Raskol'nikov, Karamazov: i suoi personaggi, per Zweig, vivono nell'agitazione, intorno all'anima si forma il loro corpo, le passioni plasmano le loro figure.

mercoledì 5 luglio 2017



RIPARTIRE DAL LAVORO



La sinistra si presenta con la parola d'ordine (cosi' si diceva una volta):"Ripartire dal lavoro". Lavoro vuol dire produrre...difendiamo il lavoro... ma per fare cosa? una volta era il mito del progresso...adesso cosa... contro la "flessibilita" ..va bene ma le aziende chiudono... La globalizzazione ha risolto il problema del controllo del lavoro, grazie allo spostamento  fuori dai paesi ricchi della produzione, per i costi più bassi...ma poiché si produce in abbondanza, il limite e' il consumo...Per alimentare il consumo si favorisce una cultura del desiderio, dei bisogni infiniti ...per soddisfarli si favorisce il debito privato e pubblico....è il massimo della libertà individuale che si autoalimenta ... Ma poi ci si sveglia e si scopre che non ci sono soldi da spendere...bisogna pagare più tasse per non aumentare il debito pubblico...e le banche non ti fanno più il mutuo per la casa e non prestano più alle imprese..e i negozi sono pieni di merce...bisogna ripartire dal lavoro?...certo! Ma che vuol dire?. Slogan e poche idee. 

martedì 4 luglio 2017





ORME 


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Commenti
Clara Fiocchi C'è un gigante?

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Piero Carnini Le Orme: "Uno sguardo verso il cielo"!  Alternavo l'ascolto delle loro canzoni deliziose a quelle degli Inti Illimani... Propongo degli Inti: "El pueblo unido jamas sera vencido" 

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22 h
Nicoletta Giammanco Tornano i dinosauri

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Paolo Bolzani Può darsi con il caldo che aumenta e le tempeste tipo tropici che ci sono state qui...

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22 h
Loredana Canderle Benvengano questi dinosauri!

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2
19 h
Piero Carnini Con affetto. I dinosauri piacciono molto ai bambini... 😄 I miei nipotini li amano!🍀🌈

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17 h
Loredana Canderle Anche i miei!

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17 h
Piero Carnini I triceratopi hanno le scaglie dure... Sono scomparsi tanti millenni fa...Ma in tutte le case ne è rimasto qualcuno...😄

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17 h
Loredana Canderle Dappertutto se ne trova qualcuno e le scaglie diventano sempre più dure

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17 h
Nicoletta Giammanco La mia era un'allusione abbastanza scoperta

sabato 1 luglio 2017



PARADOSSO LIBERALE
A proposito di Charlie. In un mondo che vuole l'espansione infinita dei diritti, lo Stato, con una sentenza, riduce drasticamente la libertà in nome di un parametro impossibile da accertare. Così il costituzionalismo liberale, invece che difendere la libertà e la dignità dei cittadini dall’arbitrio dello Stato, paradossalmente nega sé stesso nel momento in cui stabilisce quale vita sarebbe degna di essere vissuta in nome di criteri astratti. Mi chiedo allora se la pressante richiesta allo Stato democratico-sociale,  di rispondere ad ogni bisogno (e desiderio) della società, non stia diventando il progressivo svuotamento della dignità umana, dell’uguaglianza, della libertà, e in questo caso specifico, della stessa giustizia.