venerdì 13 febbraio 2026

QUESTA FACCIA NON MI È NUOVA": ATTACCO ANTIEBRAICO, DALLA MATRICE SOVIETICA A FRANCESCA ALBANESE Toni Baruch



"QUESTA FACCIA NON MI È NUOVA": ATTACCO ANTIEBRAICO, DALLA MATRICE SOVIETICA A FRANCESCA ALBANESE 

Toni Baruch 

@Tonibaruch

La propaganda del KGB ha seminato molte delle “verità” che oggi crediamo originali. Come analizzarle, come respingerle.

La verità non sempre è rivoluzionaria. Sicuramente, oggi, poco di ciò che si considera "rivoluzionario" è anche la verità. Dopo il 7 ottobre un'esplosione di odio antiebraico, antisionista, antisraeliano, antioccidentale ha sommerso le piazze e spazi informativi anche insospettabili. Ciò che era indicibile è diventato moneta corrente. Dodici minuti dopo l'attacco del 7 ottobre, mentre Hamas scannava nelle case, nelle famiglie, stuprava, già echeggiava contro Israele l'accusa di "genocidio". Un piano preparato in anticipo, certo, ma anche un set di accuse, di parole d'ordine, di temi, di distorsioni e inversioni che viene da molto lontano, che conosciamo da tempo, anno dopo anno, passando dalle scuole, dalle università, dai giornali, sono passate nel senso comune e nei giornali che un tempo si chiamavano "borghesi". Come è successo? È stato un processo spontaneo o preparato, inseminato, allevato con abilità, investimenti e pazienza?

È ciò a cui questo articolo, che riprende fonti note e meno note, cerca di rispondere. Perché rispondere all'odio, online o dal vivo, è molto più semplice se capisci da dove viene e quali sono i suoi strumenti. 

Se apriamo X, un giornale, se chiacchieriamo con un collega "impegnato", scopriremo velocemente che - a parte le calunnie usa e getta - molte delle accuse più feroci contro Israele, molta della disumanizzazione che si rivolge agli ebrei e a chiunque sostenga le ragioni di Israele, sono di lungo corso, eternamente mutanti. In parte proprio la loro ripetitività serve a cementare la convinzione feroce dell'odiatore occasionale o professionale. Il sionismo come razzismo, gli ebrei/sionisti che “collaborano” con i nazisti, la lobby che controlla l’America, l’apartheid, il genocidio – non nascono nei campus del 2020. Vengono dal freddo, nascono negli uffici del KGB tra gli anni ’60 e ’80 per reagire a una drammatica sconfitta sul campo.

La conseguenza è paradossale. Chi crede di esprimere idee rivoluzionarie, innovative o “antirazziste”. chi crede di avere scoperto la verità ultima del conflitto dei conflitti grazie all'ultima lettura, o all'ultimo meme. spesso ripete, senza saperlo, uno dei più riusciti e longevi esercizi di disinformazione della storia moderna. Una campagna orchestrata da Mosca per trasformare l’antisemitismo classico in un linguaggio accettabile a sinistra, nel Terzo Mondo e, oggi, in ampi settori dell’islamismo radicale. 

Atto primo: i Protocolli dei Savi di Sion (1903)

Tutto comincia molto lontano dai college alla moda e dalla fan base degli influencer di TikTok. Comincia ormai un secolo abbondante fa con un falso fabbricato dalla polizia zarista (l’Okhrana). Un falso che serve l'interesse imperiale russo del tempo e che avrà notevole fortuna: I Protocolli dei Savi Sion. In questo libretto malamente scopiazzato ma molto acutamente utilizzato e diffuso per inquadrare in modo ostile e complottista qualsiasi ventata di innovazione e scaricare il malcontento sulla minoranza che i russi amano odiare, si descrive un complotto ebraico mondiale per dominare finanza, media e governi. Non basterà a salvare lo Zar, ma la forza della sua "narrazione" sopravviverà senza problemi anche alla scoperta della sua origine totalmente truffaldina. Un po' come le immagini di Pallywood/Gazawood. Nulla finisce mai, anche quando si sa che è truffaldino, se rappresenta qualcosa che il pubblico vuole fortemente immaginare come vero. Nella Germania che sprofonda nella crisi dopo la guerra, i Protocolli sono lì, falsi ma magnetici. I nazisti li usano come bibbia, e come finisce lo sappiamo. 

Dopo la fine della guerra, la stagione dell'odio antisemita così antiquato e grossolano sembra finita per sempre. Invece i Protocolli sono ancora lì, con tutta la loro carica distruttiva. Sono i russi, che li hanno inventati, a saperlo meglio di ogni altro, e a resuscitarli in edizione sovietica, per affrontare gli ebrei ora riuniti in Stato. Uno stato che li ha appena umiliati in Medio Oriente.

Yuri Andropov, capo del KGB dal 1967, intuisce il potenziale: basta sostituire “ebrei” con “sionisti” e il gioco è fatto.

Atto secondo: la Zionologia (*) sovietica

Dopo l’umiliante disfatta araba nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, l’URSS si sente sfuggire di mano il Medio Oriente e capisce che Israele non può essere sconfitto solo militarmente: deve essere distrutto anche sul piano narrativo e morale. Una specialità russo-sovietica, che il KGB ha già utilizzato con profitto in Europa, per isolare e sconfiggere i propri avversari politici occidentali e quello che rimane della resistenza culturale della Chiesa Cattolica. Sulla scuola del "framing " staliniano, che ha inventato eroi inesistenti e infamato e distrutto personalità "difficili" nasce così la Zionologia, una “scienza” pseudo-accademica creata ad hoc, insegnata nelle università sovietiche, finanziata dal Partito e dal KGB, e diffusa attraverso libri, riviste, conferenze e pamphlet tradotti in decine di lingue. Il framing, la nazificazione, adesso tocca al nemico sionista.

L'antisemitismo diventa antisionismo con Yuri Andropov, capo del KGB dal 1967

Paradossalmente, è una "disciplina che riprende tutta l'iconografia e l'immaginario del classico antisemitismo europeo, da ultimo fascista e nazista. Ma la character assassination poggia su pregiudizi di lungo corso. Come per i "protocolli" non importa che sia falso. Importa che aiuti a odiare chi vuoi già odiare. Il successo sarà, ancora una volta, devastante.

Figure chiave:

Yuri Ivanov, autore di Beware! Zionism! (1969), il testo fondante che vende centinaia di migliaia di copie e definisce il sionismo come “ideologia razzista della borghesia ebraica alleata con l’imperialismo americano e il fascismo”.

Vladimir Begun, i cui scritti mescolano antisionismo e antisemitismo puro (tanto che alcuni funzionari sovietici lo accusarono di riecheggiare Hitler, solo con “sionisti” al posto di “ebrei”).

Yevgeny Yevseyev, che descrive il sionismo come “moderna forma di fascismo” e attribuisce a Israele “genocidio, razzismo, perfidia, aggressione e annessione” – tutti attributi “che rimandano direttamente ai giorni di Hitler”.

Temi ricorrenti

I temi ricorrenti sono esattamente quelli che ritroveremo decenni dopo nei tweet e nei discorsi contemporanei: calunnie volgari come la presunta collaborazione sionista-nazista durante la Shoah (i leader sionisti avrebbero “provocato” o “sfruttato” lo sterminio per ottenere uno Stato); la Shoah esagerata o strumentalizzata per ricattare il mondo; il controllo ebraico/sionista di banche, media e governi occidentali; Israele come Stato razzista e colonialista, peggiore dell’apartheid sudafricano; e soprattutto l’accusa di genocidio contro i palestinesi. 

Sì, già negli anni ’70 i pamphlet sovietici (il più noyo sarà Zionists Count on Terror del 1984) usano la parola “genocidio” centinaia di volte, descrivendo Israele come impegnato in un “genocidio israeliano” o “genocidio sionista” ai danni dei palestinesi, con metodi “nazisti”. È l’origine diretta del tropo “genocidio a Gaza” che oggi riempie i social. Dall'invenzione della calunnia di genocidio, la popolazione palestinese è cresciuta di 5 volte. Ma il buonsenso, e non è più il caso di ripeterlo, non serve a disinnescare l'odio, meno che mai quello antiebraico.

Atto terzo: Operation SIG e la testimonianza di Pacepa

Il vero motore operativo è il KGB. L’operazione prende il nome di SIG (Sionistskiye Gosudarstva, “Governi sionisti”) e viene lanciata sotto la direzione di Yuri Andropov.

Ion Mihai Pacepa, il più alto funzionario dei servizi segreti del blocco sovietico mai defezionato (capo dell’intelligence rumena fino al 1978), ha raccontato nei dettagli che Andropov gli disse testualmente: 

«Dobbiamo instillare un odio di tipo nazista per gli ebrei in tutto il mondo islamico e trasformare quest’arma emotiva in un bagno di sangue terroristico contro Israele e il suo principale sostenitore, gli Stati Uniti».

Cosa fa il KGB:

Forgia documenti e biografie per trasformare Yasser Arafat (nato al Cairo) in un “palestinese di Gerusalemme” e impone lui come leader della PLO.

Riscrive programmi e statuti dell’OLP per allinearli alla narrazione sovietica.

Traduce e diffonde migliaia di copie dei Protocolli dei Savi di Sion e del Mein Kampf in arabo.

Addestra e finanzia gruppi terroristici.

Spinge con successo la risoluzione ONU 3379 del 1975 («Il sionismo è una forma di razzismo e discriminazione razziale»).

Entro il 1978 sono già stati inviati circa 4.000 agenti di influenza nel mondo islamico con il preciso compito di seminare questi tropi. È in questa fase che i temi della Zionologia – genocidio, apartheid, razzismo nazista applicato ai sionisti, lobby occulta – vengono esportati e “arabizzati”, preparando il terreno per la narrazione che ancora oggi domina tweet, piazze e rapporti internazionali.

Atto quarto: L’arabizzazione attraverso l’OLP – il ritorno dell’indicibile

Con l’OLP il KGB compie il passo decisivo: arabizza e palestinianizza il conflitto, trasformando il rifiuto arabo di un microstato ebraico e una guerra di Stati arabi e Israele in una “lotta di liberazione nazionale” di un popolo oppresso. Oppresso dagli odiati ebrei. Questo rende i temi antisemiti classici nuovamente accettabili in Occidente.

Vecchi temi, nuove definizioni: un capolavoro del KGB

L'OLP nasce nel 1964, il suo statuto viene interamente redatto a Mosca e Arafat (reclutato e addestrato dai sovietici) viene imposto come leader nel 1969.³ Il KGB ha inventato l'eroe rivoluzionario arabo, compreso di fantasiosa genealogia, che si riallaccia (e questo per l'antisemitismo arabo è importante al Gran Muftì Al-Husseini). Ora può trasformare un conflitto regionale in un marchio globale di “resistenza”, all'attacco dell'Occidente e del suo alleato ebraico, che viene caricato di tutte le simbologie demoniache il cui successo è stato più volte provato.

L’effetto è potente: dopo il 1967 la causa “palestinese” diventa il nuovo vessillo. In Europa e nel mondo progressista, criticare Israele diventa moda e solidarietà anti-imperialista. Ancora meglio se la solidarietà anti-imperialista consente di gridare di nuovo, senza alcuna vergogna il proprio odio mai represso, per quegli ebrei che ora, sull'esempio sovietico, sono stati ribattezzati "sionisti". 

È così che l’indicibile torna dicibile. Temi che la Zionologia aveva ripreso direttamente dall’antologia antisemita nazista e dai Protocolli (gli ebrei come razzisti suprematisti, complottisti mondiali, sfruttatori della propria vittima) vengono riabilitati, se non glorificati.

Esempi dalla stampa comunista italiana: l’Unità, organo ufficiale del PCI, allinea subito la sua linea a quella sovietica, definendo il sionismo una forma di razzismo e Israele uno “strumento dell’imperialismo americano”. Durante la guerra in Libano del 1982 pubblica appelli contro l’“invasione” israeliana e sostiene la risoluzione ONU 3379, quella voluta dall’alleanza sovietico-terzomondista, che equipara il sionismo al razzismo. Il manifesto, più radicale e nato proprio nel 1969, venerava l’OLP e Arafat come simbolo rivoluzionario, pubblicando narrazioni di oppressione coloniale che rendevano accettabili vecchi stereotipi antisemiti filtrati attraverso il linguaggio “antisionista”.⁴

Il culmine simbolico è lo slogan “Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”. In Occidente viene presentato come appello alla giustizia; nei canali arabi e militanti indica semplicemente la fine dello Stato ebraico e lo sterminio fisico degli ebrei, o almeno la loro espulsione/sottomissione. Mentre si grida al genocidio palestinese inventato a Mosca, il programma di una nuova Shoah torna a essere un tema sottinteso in Europa e apertamente evocato tra "resistenti" arabi.

Atto quinto: la fecondazione sovietica della propaganda islamica e islamista

Il KGB non crea l’antisemitismo arabo-musulmano ma lo esalta e lo rende politico. Le radici sono quelle coraniche e quelle ereditate dal Mufti di Gerusalemme, alleato di Hitler e primo nazificatore del nazionalismo arabo. Il KGB feconda questo promettente substrato culturale di odio religioso e razziale con strumenti moderni e parole d'ordine che risuonano anche nelle capitali "nemiche", corrodendole. Il risultato è una sintesi tossica: antisemitismo tradizionale + Protocolli + inversione dell’Olocausto.

Esempio lampante: la Carta di Hamas del 1988 cita esplicitamente i Protocolli e riprende tutti i temi zionologici frutto del lavoro "accademico" moscovita (sionisti che controllano media e finanza, sionismo come razzismo peggiore del nazismo, legittimità della “resistenza armata”).⁵ I Fratelli Musulmani, flessibili e a loro modo modernizzanti, vengono potenziati da questa narrazione ibrida, che si diffonde tramite Arafat, il regime Iran post-1979 (con il suo “Asse della Resistenza”), la competizione col wahabismo arabo, gli interessi politici e petroliferi di un Occidente, dove il terrorismo arabo trova orecchie attente. In seguito arriveranno anche Hezbollah, il Qatar, Al Jazeera. La sceneggiatura è una, gli impresari mutevoli, talvolta in accordo, talvolta in conflitto. 

Figure che continuano questo ibrido: il copione si replica all'infinito, con successo. In Italia il testimone passa dal vecchio PCI al "nuovo" PD, ai nuovi esponenti della sinistra radicale e a partiti come M5S, Alleanza Verdi Sinistra che mantengono contatti con attivisti legati a Hamas (come Mohammed Hannoun) e spingono mozioni che riecheggiano la narrazione di “genocidio”, “apartheid” e “resistenza legittima” cara a Hamas e all’Iran. Ma il campo del silenzio assenso o della castronata intermittente è in realtà molto più ampio e abbraccia esponenti "moderati" che riciclano armamentario sovietico e islamista con naturalezza sorprendente. A livello internazionale, le figure che si associano senza vergogna a iniziative di Hamas e ripropongono temi dell’armamentario zionologico antisemita, non si contano. Sessant'anni dopo la sua elaborazione, la zionologia arabo moscovita marcia senza contrasto verso il cuore delle istituzioni.⁶

Eco contemporanea sui social: esempi recenti

Questi tropi artificiali e tossici sono oggi del tutto accettati. Non sono confinati al passato o all’ONU: circolano per esempio quotidianamente sulla stampa classica e ovviamente su X (ex Twitter), spesso in italiano, mescolando minimizzazione del 7 ottobre, accuse di “genocidio”, “lobby ebraica/sionista” e inversione (Israele = nazismo). Ecco alcuni esempi recenti (febbraio 2026 e dintorni), da account noti e meno noti:

1 - Zionologia del complotto

Eco zionologica: minimizza accuse estreme contro Albanese, ribalta su “sionismo odia la verità” (tropo sovietico di complotto sionista contro la narrazione “vera”).*

2 - Zionologia del male assoluto 

Eco: personificazione del “sionismo” come male assoluto, classico della propaganda sovietica.*

3 - Zionologia del controllo

Eco: accusa di “pulizia etnica” e controllo (“come ordinato dai sionisti”), riecheggia i temi di lobby/complotto.*

4 - Zionologia del genocidio 

Eco: inversione – sionismo come genocida etnico/religioso, parallelo alla Zionologia sovietica.

5 - Zionologia dell'influenza occulta e cospirativa 

Eco: tocca temi di influenza occulta (Epstein/Israele), che si collegano a tropi cospirativi sovietici aggiornati.

6 - Zionologia dell'opposizione ebraismo/sionismo

Eco: separa “sionismo” da ebraismo per delegittimare, tema ricorrente nella propaganda anti-israeliana post-sovietica.*

Questi tweet mostrano come i vecchi temi (lobby, genocidio, sionismo = razzismo/nazismo) siano vivi e ibridati con il linguaggio attuale, spesso senza consapevolezza della loro origine KGB.

Nel presente: Francesca Albanese e la matrice zionologica vivente

L’eredità è più viva che mai. In Italia, Francesca Albanese, Special Rapporteur ONU per i Territori palestinesi occupati dal 2022, incarna questa continuità in forma istituzionale.

Confronti diretti con la matrice:

Lobby ebraica che controlla l’America: Albanese ha parlato di America «soggiogata dalla lobby ebraica» e di lobby israeliana «dentro le vene» della BBC.⁷

Matrice: Ivanov e Begun descrivevano i sionisti come forza occulta che domina governi e media.

Israele come nuovo nazismo: Ha paragonato Israele al “Terzo Reich”, Gaza a “il più grande campo di concentramento” e aziende israeliane a IG Farben e alla produttrice Zyklon B.⁸

Matrice: Inversione tipica della Zionologia – sionisti e nazisti come ideologie gemelle.

Contestualizzazione del 7 ottobre: Ha minimizzato gli attacchi come “reazione” e partecipato a eventi legati a Hamas.⁹

Matrice: La Zionologia giustificava il terrorismo come “lotta di liberazione”.

Queste posizioni circolano all'ONU (dove nessuna carica istituzionale si è preoccupata di smentire e richiamare all'ordine la "indipendente" relatrice), circolano in università, media e social, dove “apartheid”, “genocidio” e “dal fiume al mare” sono diventati senso comune in certi ambienti.

"Questa faccia non mi è nuova"

Riconoscere questa catena – dai Protocolli, alla Zionologia, all’arabizzazione dell'antisemitismo più classico attraverso l'OLP, fino alla fecondazione islamista e alle dichiarazioni odierne – non impedisce sicuramente di criticare le politiche israeliane (sperabilmente a ragion veduta). Ma significa smettere finalmente di scambiare per verità rivoluzionaria ciò che è il più longevo prodotto di disinformazione della storia contemporanea.

Molte “idiozie” che sembrano fresche e originali sono state progettate a Mosca per delegittimare Israele e l’Occidente. Il "genocidio" dura e scassa da cinquant'anni. Non avete inventato nulla. Come diceva il grande Totò "questa faccia non mi è nuova"

Note

¹ Yuri Ivanov, *Beware! Zionism!*, 1969; Tabarovsky, Tablet Magazine.

² Ion Mihai Pacepa, *Disinformation*.

³ Pacepa; Mitrokhin Archive; HonestReporting.

⁴ Analisi su *l’Unità* e *il manifesto* in Morashà (2021) e studi su antisemitismo/antisionismo nella sinistra italiana (Terracina, 2021); copertura della guerra in Libano 1982 e risoluzione 3379.

⁵ Carta di Hamas 1988, art. 32; ADL e Wilson Center.

⁶ Inchieste Il Tempo (2025) su contatti tra sinistra italiana e figure legate a Hamas.

⁷⁻⁹ Rapporti UN Watch (2024-2026) e HonestReporting su dichiarazioni di Albanese.

(*)La parola "Zionologia" deriva dal termine russo "Zionologiya" (Зионология), coniato nell'Unione Sovietica durante la Guerra Fredda come parte di una campagna propagandistica anti-sionista. Si trattava di una pseudo-disciplina accademica, promossa dal Partito Comunista sovietico a partire dalla fine degli anni '60, finalizzata a studiare e denigrare il sionismo, spesso mescolando temi antisemiti tradizionali russi con elementi ripresi dalla propaganda nazista e dai "Protocolli dei Savi di Sion".  Il termine apparve formalmente in pubblicazioni come il libro "Attenzione! Sionismo" di Yuri Ivanov nel 1969, dove il sionismo veniva definito come una forma di "chauvinismo militante, razzismo e anti-comunismo".8b1c3e In italiano, "Zionologia" è la traslitterazione usata per riferirsi a questa "disciplina", spesso in contesti storici o critici sull'antisemitismo sovietico.