LEONARDO SCIASCIA E IL CRETINO DI SINISTRA
Leonardo Sciascia
Estratto da Leonardo Sciascia "Nero su Nero" 1969-1979
"Un’idea morta produce più fanatismo di un’idea viva; anzi soltanto quella morta ne produce. Poiché gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte. E sono tanti, e talmente brulicano sulle cose morte, da dare a volte l’impressione della vita."
"Intorno al 1963 si è verificato in Italia un evento insospettabile e forse ancora, se non da pochi, sospettato. Nasceva e cominciava ad ascendere il cretino di sinistra: ma mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare. Si credeva che i cretini nascessero soltanto a destra, e perciò l’evento non ha trovato registrazione. Tra non molto, forse, saremo costretti a celebrare l’Epifania."
Commento
Il passo proviene da Nero su nero (1979), il “diario in pubblico” in cui Leonardo Sciascia raccoglie annotazioni scritte tra il 1969 e il 1979.
Il testo descrive un meccanismo, non solo un’epoca. Sciascia non stava facendo propaganda di parte: stava applicando lo stesso scetticismo con cui guardava mafia, Chiesa, magistratura e potere. Il cretino intelligente — e la sua variante di sinistra — è per lui un prodotto della “cretinizzazione” italiana degli anni Settanta: la stupidità che ha imparato a parlarsi addosso.
Le due parti stanno insieme per un motivo preciso.
La prima è una massima sul fanatismo: un’idea viva si muove, si corregge, accetta il dubbio. Un’idea morta è già dogma. Gli stupidi, come i corvi, si posano solo su ciò che non si muove più; e sono così tanti che a volte danno l’impressione che quella carcassa ideologica sia ancora viva. Sciascia applica questo schema a ogni ideologia irrigidita, ma lo scrive in un’Italia in cui il marxismo, il cattocomunismo e certe forme di progressismo stavano diventando proprio questo: un linguaggio rituale più che un pensiero.
La seconda nota fissa una data convenzionale, il 1963, e registra la nascita di una figura nuova: il cretino di sinistra. Non il cretino rozzo e visibile (quello, si pensava, nasceva solo a destra), ma quello mimetizzato. Parla in modo “intelligente”, “problematico”, “capillare”. Usa il gergo, la complessità, il tono da iniziato. La stupidità non si presenta più nuda: si veste di cultura. Per questo l’evento “non ha trovato registrazione”: si credeva che a sinistra i cretini non potessero esistere. Sciascia, che si considerava uomo di sinistra, dice il contrario.
Il bersaglio non è “la sinistra” in blocco. È il passaggio dal pensiero critico al fideismo politico: Marx, Lenin o Stalin trattati come verità rivelata; la doppia morale per cui la stessa azione è giusta se la fa un uomo di sinistra e riprovevole se la fa uno di destra; il conformismo che si nasconde dietro la complicazione del discorso. In un’intervista dello stesso 1979 Sciascia lo precisò: sono “credenti di tipo cattolico trasferiti nella sinistra”, gente per cui esiste solo l’aldiquà ma lo tratta come un aldilà.
La battuta sull’Epifania è ironica e amara: presto, dice, quella figura non sarà più nascosta. Andrà celebrata in piena luce.
Il concetto del "cretino intelligente" (sviluppato in particolare nei suoi scritti giornalistici e saggistici degli anni Settanta, come in alcuni passaggi di Nero su nero) descrive una figura modernissima:L'uso del gergo: L'individuo che non possiede una reale profondità di pensiero, ma domina perfettamente il linguaggio specialistico, burocratico o "di tendenza".Il conformismo di fazione: La variante "di sinistra" a cui Sciascia faceva riferimento critico era quella parte di intellettualità o classe politica che si arroccava dietro dogmi ideologici e frasi fatte, perdendo il contatto con la complessità della realtà.La cretinizzazione: Un processo in cui la stupidità non è assenza di nozioni, ma l'incapacità di pensare in modo critico e autonomo, sostituita da un continuo "parlarsi addosso" all'interno di cerchie autoreferenziali.
