lunedì 19 dicembre 2016







MINORANZA PD 


ASSEMBLEA NAZIONALE PD.  SCONTRO GIACHETTI VS SPERANZA  (18 DICEMBRE 2016) - Nell’assemblea nazionale Pd il primo momento di altissima tensione arriva con l’intervento di Roberto Giachetti che ha un unico interlocutore insomma, Robert Speranza, leader della minoranza e candidato alla segreteria. «Noi non cacciamo via nessuno ma io rivendico anche quella politica dove qualcuno ha ancora l'etica di domandarsi se ha ancora senso stare in quella comunità. Mi riferisco a chi va in tv o rilascia interviste e butta fango sulla nostra comunità. Quando sento il mio amico, nuovo Davide, che non crede all'uomo solo al comando - mi riferisco a Roberto Speranza - voglio dire a lui e alla sua ala che il suo problema è di non avere un uomo solo al comando cioè Matteo Renzi». Ma il momento sale di tensione quando l’ex candidato sindaco di Roma si riferisce con queste parole: «Sulla legge elettorale mi sembra di giocare al gioco dell'oca... Roberto Speranza hai la faccia come il c...., avete la faccia come il c… Quando potevamo votare il ritorno al Mattarellum Speranza era capogruppo». 

MINORANZA. Scrive Adria Bartolich in un commento a proposito di Giachetti: "Qui avere torto o ragione conta poco, c'entra invece che in quel partito non c'è più spazio per chi la pensa diversamente." Nel rispetto di un punto di vista diverso credo che chi la pensa diversamente nel Pd fa quello che vuole e spara cavolate contro il leader del momento, invece che produrre una linea e sostituirlo. Speranza è l'esempio perfetto. Fassina e Civati se ne sono andati invece di restare e dare battaglia su una politica alternativa a Renzi, e manco si sono messi insieme. Se questo è "il pensare diversamente", poveri noi. Per non parlare di Bersani.

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Commenti
Cesara Pavone Scusa la domanda, ma com'è che sei così interessato a quanto avviene nel PD? forse mi sbaglio ma non mi sembra che tu, (sempre se non leggo male quanto hai in altre occasioni scritto), che culturalmente non sei ascrivibile all'area delle sinistra, stia manifestando un uguale interesse per i partiti di destra. Beninteso: interesse legittimo eh!
Paolo Bolzani Cara Cesara, forse non mi spiego abbastanza. Sono interessato ai temi della politica. Discuto di politica.
Cesara Pavone Qs è chiaro, la mia era solo una rilevazione "statistica" !
Paolo Bolzani Parlare della "destra" non penso voglia dire essere di "destra".
Cesara Pavone Non ne ho fatto una questione partitica, ho scritto che per come ti leggo io - il giudizio è certamente parziale, ma siamo anche quello che gli altri percepiscono di noi- ti ascriverei "culturalmente" al pensiero che per comodità definiamo di destra; perlomeno di certo non a quello che usiamo definire di sinistra.
Enzo Arcangeli Secondo me (anch'io non so se essere di dx o sin) la alternativa oggi non è più dx\sin (una geometria politica nata nella Rivoluzione Francese, e finita con la compiuta realizzazone dei Welfare State sino agli anni '70), ma aperto\chiuso, globale\"nazionalismo economico" di Stephen Bannon, stratega di Trump.
Cesara Pavone Sì, concordo che le categorie Dx Sn siano da aggiornare, c'è un nuovo proletariato anche tra i laureati, fatto impensabile anche solo 50 anni fa e anche i capitalisti non sono più i padroni delle ferriere di una volta, ora più che i capitalisti c'è il capitale finanziario che si muove ovunque senza o con ormai pochi legami con il territorio.
Paolo Bolzani Cara Cesara, ho smesso di chiedermi se sono di dx o sx. Cerco di ragionare con la mia capacità di vedere le cose, cercando di evitare di preoccuparmi alle "etichette" di collocazione.


Paolo Sinigaglia Ma quale battaglia, piantiamola. Quando sei in direzione e 90 persone urlano a 10 persone non puoi fare nessuna battaglia.
Paola Rossi Infatti... numeri mastodontici per una direzione!! Al massimo 15 persone, come propone Fabrizio Barca!
Paolo Bolzani Se le 10 avessero una proposta organica potrebbero esprimersi e cercare consenso. Non vedo chi impedisce i 10 di parlare. Temo siano uniti solo sullo sparare sul pianista. Non se ne vanno perché farebbero altri 10 partitini. ..vedi Fassina e Civati. Fanno quello che vogliono e poi dicono "aiuto la deriva autoritaria"?.
Severina Alberti Paolo Sinigaglia Io vorrei pensarla come Speranza, ma cosa pensa Speranza? Sai che non l'ho ancora capito?
Paolo Bolzani Io l'ho capito. No a Renzi e a tutto ciò che propone. Come fece quando Renzi proponeva il Mattarellum.

Paola Rossi Paolo... sono d' accordo con te al 100%!!
Severina Alberti ...la minoranza era contro il Mattarellum due anni fa. Renzi aveva suggerito il Mattarellum come soluzione immediata appena arrivato in segreteria. Oltre ai 5s che si rifiutarono (perché prevedeva coalizioni) la minoranza chiese il proporzionale puro. Ora, momento in cui "sembra" che molte forze politiche vogliano il proporzionale puro (orrore secondo me ma mi taccio) la minoranza vuole il Mattarellum. Ergo la storia è sempre la stessa: contraddiciamo sempre ciò che decide la maggioranza in modo da creare dissenso e da non decidere nulla sulla legge elettorale, in quanto voteremo contro qualsiasi maggioranza...
Paolo Bolzani approvato e sottoscritto.

Paola Rossi Ho l'impressione, anzi la certezza ahimè, che, in Italia vi sia un partito trasversale che dice NO ad oltranza e a prescindere, senza essere propositivo, oltretutto!! E, francamente, non se ne può più, ma più!!!!! Perché non di va da nessuna parte e ci si impantana sempre di più in un immobilismo cadaverico!
Paolo Bolzani Riproduco un commento di Marco Parini che condivido sul tema minoranza Pd
..." Cambiare i deputati nelle commissioni mi pare doveroso nel momento in cui questi remano contro una linea presa tanto in direzione partito quanto nel relativo gruppo parlamentare.
O vogliamo far passare la regola che un paio di deputati di minoranza, seduti nei posti giusti, possono far deragliare la linea di un partito intero assunta a maggioranza? Cosa resterebbe, a quel punto, di democratico nel PD?
Dopo di che non ce lo vedo Craxi che dà della faccia da c. a Martelli ma non ce lo vedo neanche Martelli a cambiare idea peggio di una banderuola sul merito delle proposte politiche del PSI solo per dare contro a Craxi, o a rilasciare anta interviste e interventi per spiegare che Craxi è un dittatore, antidemocratico, incapace, senza visione politica, bamboccio che dovrebbe ringraziare gli anziani, usurpatore, confuso e tutte le belle cose che Renzi e gli esponenti della maggioranza di partito hanno dovuto subire dalla minoranza PD con una pazienza che, oggi come oggi, non si troverebbe in nessun altro partito"
Piero Carnini Ho votato NO al referendum... Ho un'opinione anche sulla legge elettorale... Sono per una legge elettorale che sia utile dai municipi fino al Parlamento... Se uno non supera il 50% si va al ballottaggio fra i primi due... Si concede la possibilità al secondo turno di votare eventualmente per il meno peggio... e si evita quello che il Mattarellum ha causato..Alleanze di comodo ie successiva nascita di partitini....
Loris Jep Costa Allora mettiamo proprio ci sia questo spazio. Mettiamolo in chiaro: un partito può dire Si e No al contempo. Sè questa è logica...

mercoledì 14 dicembre 2016


ARROGANZA
Insomma, a leggere tutti i commenti, prevale la diagnosi che, a determinare la sconfitta del Sì nel Referendum per la riforma costituzionale, sarebbe stata l'arroganza di Renzi. Bene. Come a determinare la sconfitta di Berlusconi fossero state le "olgettine". 

LA VERITÀ NEGLI SGUARDI



LA VERITÀ NEGLI SGUARDI

[...] La lingua puo' nascondere la verita' gli occhi mai [...]
Scrive Bulgakov: "Quante volte ve l'ho detto: il vostro errore fondamentale sta nel sottovalutare l'importanza degli occhi umani. Capite, la lingua può nascondere la verità, ma gli occhi mai! Vi rivolgono una domanda inaspettata, voi, senza battere ciglio, in un secondo, vi padroneggiate e sapete che cosa bisogna dire per nascondere la verità, e lo dite nel modo piú convincente, non un muscolo del vostro volto si muove, ma, ahimè, la verità smossa dalla domanda balza per un istante dal fondo dell'anima negli occhi, e tutto è finito! Essa è stata notata, e voi ci siete cascati!"  (Bulgakov Il Maestro e Margherita). 

martedì 13 dicembre 2016



AZZARDO COSTITUZIONALE

DISCUSSIONE SU FACEBOOK
Gianfranco Giudice
Una analisi puntuale, lucida e precisa, oltre il politicismo ed oltre tutte le propagande post referendum, dopo quelle prereferendum.

Tutti gli editoriali e commenti delle grandi firme del Corriere della Sera online
CORRIERE.IT|DI ALDO SCHIAVONE
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Scrive Aldo Schiavone
Quella frattura sociale dietro la vittoria del No
Credo che la migliore spiegazione del voto al referendum — e la più tempestiva — si trovi negli ultimi dati appena diffusi dall’Istat. Un italiano su quattro sfiora la soglia della povertà, e la proporzione nel Mezzogiorno si avvicina al 50%, mentre cresce ancora il livello della diseguaglianza, indicato dalla concentrazione della ricchezza: la fotografia impietosa di un’Italia disequilibrata e ferma — l’accidentato retroterra in cui si colloca l’esito del referendum. In completa coincidenza con queste cifre, il risultato della consultazione mostra un Paese lacerato almeno lungo due versanti: e non si tratta di lesioni politiche. Queste sarebbero il meno: un referendum divide, si sa; e se no, cos’altro? Le fratture appaiono invece di altra natura, e assai più pericolose. Sono rotture sociali che spezzano in profondità, dividono mondi che si stanno reciprocamente perdendo.
La geografia (e la storia), innanzitutto. Per una Milano dove il Sì ha vinto (sia pure di misura), c’è la valanga dei No del Mezzogiorno: oltre il 70% in Sicilia, in Sardegna; quasi il 70 in Campania, il 67 in Puglia, in Calabria; oltre il 65 in Basilicata. E poi, l’età. Per un elettorato di adulti sopra i cinquantacinque anni che hanno scelto in prevalenza il Sì, c’è stata una maggioranza schiacciante di giovani al di sotto dei trentacinque che hanno votato in massa No (più di quattro su cinque: un dato impressionante, ben sottolineato da Renato Benedetto sul Corriere). Questa non è politica — o meglio: è politica scarnificata e ridotta all’osso, puro riflesso delle condizioni esistenziali; e temo che la Costituzione, purtroppo, c’entri poco: è il segno di una società che sta disintegrando i suoi legami, nazionali e generazionali, e si spacca secondo il destino sociale dei luoghi e delle classi di età: da un lato donne e uomini maturi o addirittura anziani, abitanti del centro Nord, dove sono riusciti a coltivare ancora speranze, prospettive, lavoro, e vivono in un contesto sociale che nell’insieme tiene; dall’altra tutto il resto, e soprattutto giovani e Sud, che si sentono del tutto abbandonati. Con il suo No, questa parte del Paese ha detto chiaro che non ce la fa, e che non vede luce, oltre il buio del presente.
Fra i grandi Paesi dell’Occidente, l’Italia è quello che sta scontando in modo più duro e severo gli effetti della globalizzazione. Non è solo la fatica nel riassorbire la crisi del 2008. C’è qualcosa di più strutturale che incide, e che viene da molto lontano: la recessione degli ultimi anni l’ha finora nascosto nella sua ombra. Ma adesso che quest’ultima si è quasi completamente dissolta (almeno oltre i nostri confini), ecco che affiora in tutta evidenza. Ed è la difficoltà di reggere il passo imposto all’economia globale dalle trasformazioni post-industriali, senza lasciare sole e indietro intere regioni e intere generazioni. E’ la fragilità di un sistema produttivo che non integra dentro di sé abbastanza tecnologia da riqualificare e proteggere in modo diffuso il lavoro presente sul mercato. E’ l’inadempienza di uno Stato che per decenni ha fatto a pezzi la propria scuola e la propria università, e non sa da tempo cosa significhi investire davvero in formazione e ricerca.
L’errore di Renzi — un errore micidiale, per uno come lui, che ha la politica nel sangue — è stato di non rendersi conto davvero della situazione del Paese, e di volere però, nello stesso tempo, proporsi agli italiani con un profilo alto, di chi non si accontenta di galleggiare, ma vuole guidare e risolvere. Fra le sue dichiarazioni e le asprezze della vita quotidiana di milioni e milioni di cittadini — la maggioranza degli italiani — si è aperto così uno scarto, una dismisura che ora il Presidente dimissionario sembra interpretare come «odio», ma che è solo delusione, unita al fastidio per l’ostentazione di un ottimismo della volontà che è diventato improponibile e stucchevole, se confrontato con i conti della realtà. Se Renzi vorrà ripartire, è dallo stato del Paese e dalle sue dolorose verità che dovrà farlo."

Commenti
Paolo Bolzani Ok ok...analisi condivisibile...ma il no alla riforma costituzionale cosa c'entra?. Allora bisognerebbe rivolgere l'attenzione ANCHE a scelte di voto che rispecchiano soprattutto le appartenenze di partito, con poche deviazioni. Il voto è stato una scelta fedele di appartenenza a partiti che hanno più che altro agitato temi di protesta facili dati i disagi di cui sopra.
Gianfranco Giudice Avendo Renzi fatto del referendum un voto pro o contro di lui, c'entra eccome! Io ho votato no guardando la riforma, e non contro Renzi... io e qualche altro... mi chiedo col passare dei giorni, sempre più, perché Renzi ha fatto questo azzardo? Sperava in una bassa affluenza al voto e così vincere? Azzardo puro.
Gianfranco Giudice ...del resto avendo imposto una riforma costituzionale a maggioranza, cosa legittima ma inopportuna, sarebbe stato difficile che il referendum, chiesto inusualmente dal governo stesso, non si trasformasse i un voto sul governo stesso. Insomma follia pura, io penso che Renzi può diventare finalmente un leader, se impara dagli errori madornali fatti.
Paolo Bolzani Sono d'accordo con te Gianfranco....era per dire che l analisi sul " disagio" come " causa univoca" del no referendario non dice quello che dici tu.
Paolo Bolzani Sull'errore tragico di Renzi sono molto molto d'accordo. Anche da dire che un accordo con Berlusconi forse avrebbe salvato le cause del Sì. L'appartenenza funziona ancora.
Gianfranco Giudice Paolo in politica si assommano sempre tanti fattori, che poi diventano cause e concause...
Gianfranco Giudice Paolo è necessario che nel PD smettano di ragionare con la pancia e i risentimenti e inizino ad usare la testa, a partire dalla analisi della sconfitta.
Paolo Bolzani Purtroppo non vedo queste analisi. ..ma solo risentimenti.
Gianfranco Giudice ...e questo è un disastro, però Renzi essendo ancora il leader di quel partito, può... può rilanciare una strategia, facendo tesoro degli errori fatti.





lunedì 12 dicembre 2016



CONDOMINIO

Ci ricorda qualcosa? "...Il ritorno della luce aveva svelato un mucchio di relazioni illecite,..." ...."Al buio era scoppiato un gran numero di assurdi e spiacevoli litigi, fra quelli che volevano scendere ai loro appartamenti ai piani più bassi e gli inquilini dei piani alti che insistevano per scappare di sopra, verso le più fresche altitudini dell'edificio. Durante il guasto due dei venti ascensori erano stati messi fuori uso. L'aria condizionata si era spenta e una donna, rimasta chiusa in un ascensore fra il decimo e l'undicesimo piano, aveva avuto una crisi isterica, forse per essere stata vittima di molestie sessuali. Il ritorno della luce aveva svelato un mucchio di relazioni illecite, fiorite col favore della totale oscurità come una specie di pianta carnivora." J.G. Ballard Il condominio.

sabato 10 dicembre 2016




...VAGARE ANCORA OGGI...

"E quell’uomo separatosi dalla maggioranza, per quanto si sforzasse di spiegare che se fossimo avanzati in una direzione sbagliata senza mutarla, di certo non ci saremmo avvicinati alla meta e ci saremmo bensì allontanati da essa, e che quella meta non l’avremmo raggiunta, del pari, nemmeno se ci fossimo slanciati a cercare per ogni dove, e che l’unico modo per raggiungere la meta era di individuare in base al sole o in base alle stelle quale direzione avrebbe potuto condurci alla nostra meta, e una volta scelta tale direzione, avviarci per essa, ma che per far ciò bisognava prima di tutto fermarsi, e fermarsi non semplicemente per starcene fermi, ma per trovare la giusta via e poi percorrerla con costanza, e che per fare l’una e l’altra cosa bisognava innanzitutto fermarsi e capire quale fosse stato l’errore: per quanto egli ripetesse tutto ciò, non lo ascoltarono.
E i viandanti d’un partito proseguirono nella direzione in cui si stava andando prima, mentre quelli dell’altro partito cominciarono a correre per ogni dove, ma nè gli uni nè gli altri non soltanto non si avvicinarono alla meta, ma non riuscirono nemmeno a trarsi fuori dagli sterpi e dai rovi, e là continuano tutti a vagare ancor oggi.”
Lev Nikolàevič Tolstòj,"Sulla pazzia. Crisi del mondo moderno". Terza parabola.



IL PERDENTE RADICALE

....Quanto piú il negativo scompare dalla realtà, tanto piú irritante diventa il negativo residuale, proprio perché diminuisce.....Scrive Hans Magnus Enzensberger:"“Ma forse chi vuole capire il perdente radicale dovrebbe approfondire un poco la questione. Il progresso non ha eliminato la precarietà della condizione umana, ma l’ha profondamente modificata. Negli ultimi duecento anni le società piú evolute si sono conquistate nuovi diritti, nuove aspettative, nuove esigenze, spazzando via l’idea di un destino ineluttabile; hanno posto all’ordine del giorno concetti quali la dignità e i diritti dell’uomo; hanno democratizzato la lotta per il riconoscimento e suscitato attese di uguaglianza che non si possono soddisfare; e al contempo hanno fatto sí che ogni giorno per ventiquattro ore la disuguaglianza venga dimostrata su tutti i canali televisivi a tutti gli abitanti del pianeta. Ragione per cui la delusione umana è aumentata con ogni progresso. «Là dove i progressi civili sono effettivamente vincenti ed eliminano effettivamente i mali, raramente suscitano entusiasmo», nota il filosofo [Odo Marquard, Philosophie des Stattdessen, Reclam, Stuttgart 2001, p. 37.] «Diventano, piuttosto, ovvi, e l’attenzione allora si concentra sui mali che restano. Vige insomma la legge della crescente incidenza del rimanente. Quanto piú il negativo scompare dalla realtà, tanto piú irritante diventa il negativo residuale, proprio perché diminuisce».
Hans Magnud Enzensberger,“Il perdente radicale” Giulio Einaudi Editore.


A POCO VENTO COSÌ CADI?

Lamenta Dante nel canto XII del Purgatorio (94-96)
"A questo invito vegnon molto radi:  
o gente umana, per volar sù nata,  
perché a poco vento così cadi?"
Poche anime raccolgono questo invito: o uomini, nati per volare in alto, perché cadete in basso per qualunque alito di vento?

venerdì 9 dicembre 2016




UN FUTURO DELLA SINISTRA?

 Non potrà esserci un futuro della sinistra  se non a partire dal riconoscimento della propria inconsistenza e dispersione sia da un punto di vista culturale che organizzativo. La sinistra ha perso la capacita' di contribuire in modo positivo nella ricostruzione delle  istituzioni e quindi essere parte vitale del sistema nervoso della società, perchè non ha più la capacità di  pensare e progettare un futuro che rappresenti un progresso rispetto alla situazione presente.



AVERE SEMPRE RAGIONE

Schopenhauer ("L'arte di ottenere ragione" Adelphi) sostiene che la dialettica, data la naturale cattiveria umana, altro non e' che l'indispensabile strumento per affrontare le discussioni con successo, per potere così soddisfare la naturale prepotenza umana, che si manifesta come volontà di ottenere ragione indipendentemente dal fatto di averla. Da qui, per Schopenauer, la dialectica eristica, ossia una tecnica dell'argomentazione finalizzata al solo e unico scopo di ottenere la vittoria nel contendere,  senza badare alla verità. Come sappiamo, negli stessi anni Hegel sosteneva una idea di dialettica diametralmente opposta. E cioe' come sviluppo dello spirito che, attraverso  le mille vie del reale, si eleva fino all'Assoluto. Certo non possiamo discuterne qui, ma mi sono sempre chiesto senza darmi una risposta, come hanno potuto Schopenhauer e Hegel - che, tra l'altro, muovevano entrambi dallo stesso pensatore, cioè da Kant - arrivare a dialettiche tanto differenti. Ma ancora piu' interessante, dato il dominio hegeliano sul pensiero in occidente,  sarebbe recuperare le buone ragioni di Schopenhauer su questo argomento. 

giovedì 8 dicembre 2016




SCONFITTA

..si consolava della nostra sconfitta col ricordo delle precedenti vittorie.... “Per tutta Mosca correvano le parole del principe Dolgorukov: «Tanto va la gatta al lardo...» il quale si consolava della nostra sconfitta col ricordo delle precedenti vittorie, e si ripetevano le parole di Rastopèin, secondo le quali i soldati francesi si devono eccitare alle battaglie con frasi altisonanti, con i tedeschi si deve ragionare a fil di logica, persuadendoli che è più pericoloso scappare che non andare avanti; ma che i soldati russi si devono soltanto trattenere e pregare: calma, più calma! Da tutte le parti si udivano sempre nuovi racconti su singoli esempi di coraggio dimostrati ad Austerlitz dai nostri ufficiali e dai nostri soldati. Chi aveva salvato una bandiera, chi aveva ucciso cinque francesi, chi aveva caricato da solo cinque cannoni. Si parlava anche di Berg (e chi non lo conosceva?), il quale, ferito alla mano destra, aveva impugnato la sciabola nella sinistra e aveva continuato ad avanzare. Di Bolkonskij non si diceva nulla: solo i suoi più intimi conoscenti rimpiangevano che fosse morto così immaturamente, lasciando la moglie incinta e quel vecchio originale di suo padre.”
Lev Nikolaevic Tolstoj. “Guerra e Pace.”