venerdì 2 novembre 2018


ANIMA 
di Gianfranco Giudice
Si discuteva qualche giorno fa in una mia classe, partendo dal concetto di materialismo, del significato dell'anima; considera-to che dal punto di vista scientifico e materialistico non esiste alcuna anima immateriale, non se ne trova alcuna traccia in un libro sulla fisiologia e la biologia del corpo umano, tuttavia alla parola "anima" non sappiamo rinunciare e non solo nella poesia o nella letteratura, ma per esempio se dico ad una persona che ha un'anima buona o sensibile. Dunque un qualche senso lo deve continuare ad avere quel termine antico. Le parole sapienziali di Eraclito duemilacinquecento anni fa possono aiutarci a trovarlo ancora oggi, soprattutto perché in quel tempo remoto nessuno sapeva nulla di separazione e dualismo tra anima e corpo, immateriale e materiale, spirito e materia e via dicendo. Tra l'altro il termine latino "animus" al maschile è la mente, l'anima immateriale, ma anche il carattere che già è più implicato con la materia; al femminile il latino "anima" invece è il respiro, il soffio vitale, dunque è realtà materiale  Pertanto la vecchia anima può conservare un senso anche per noi materialisti. Ascoltiamo Eraclito: 

«Per quanto tu cammini, ed anche percorrendo ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell’anima: tanto profonda è la sua vera essenza».

«Propria dell’anima è una natura che accresce se stessa».

«Come il ragno stando al centro della tela non appena una mosca ne rompa un qualche filo se ne accorge e svelto vi accorre come se sentisse male per la rottura del filo, così l’anima dell’uomo, quando una parte del corpo è ferita, rapida vi si reca come se non sopportasse la lesione del corpo a cui è congiunta stabilmente e secondo un determinato rapporto ».

«Occhi e orecchi son per gli uomini cattivi testimoni, se hanno anime da barbari».
                                     (Frammenti  45, 115, 67a, 107)