domenica 17 settembre 2017


IL PROBLEMA DEI PROGRESSISTI
    Mentre i liberali di Forza Italia passano sopra a tutto e si accingono a coalizzarsi con i neo-fascisti di Casa Pound, i Fratelli d'Italia, i leghisti impresentabili, come quel cretino sesquipedale del sindaco di Pontida preso per i fondelli ieri da Gramellini sul Corriere, sull'altro fronte si continua a spaccare il capello in quattro: Civati è troppo a sinistra, Bersani è bollito, Renzi è troppo a destra, Pisapia è troppo morbido, Fratoianni è troppo duro, l'ala sinistra dei 5 stelle troppo forcaiola. Il problema dei progressisti in Italia (chiamiamoli così) è che, se anche fossero maggioranza, non se ne accorgerebbero.
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    Franco Castronovo Troppo presi dal loro ombelico.

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    Luca Rossi I progressisti si chiamano PD e puntano seriamente a una maggioranza. Quegli altri sono reperti di un passato autoreferenziale, che chiama sé stesso progressista quando nei fatti è reazionario. Prima ce ne accorgiamo meglio è.
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    Walter Sabbatini Commento di una comicità involontaria strepitosa, Luca Rossi.


    Paolo Bolzani Per guardare al futuro è necessario avere cultura, cosa che mi sembra si sia in parte persa a sinistra, o comunque se ne stia trascurando l'importanza. Vedo che questa sinistra cammina con la testa rivolta all'indietro dimenticando che il passato è passato e il futuro non si costruisce con quello che è stato ma si costruisce con le idee.
    Oggi a sinistra ci troviamo di fronte al massimo dello spezzatino confusionario e parolaio: partitini personalizzati e fra loro litigiosi, movimenti, associazioni, tribù, minoranze che si compongono intorno a battaglie monotematiche.
    Non potrà esserci un futuro della sinistra se non a partire dal riconoscimento della propria inconsistenza e dispersione sia da un punto di vista culturale che organizzativo. La sinistra ha perso la capacita' di contribuire in modo positivo nella ricostruzione delle istituzioni e quindi essere parte vitale del sistema nervoso della società, perchè non ha più la capacità di pensare e progettare un futuro che rappresenti un progresso rispetto alla situazione presente.
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    Oleari Angelo Proprio come è accaduto qui a S.Fermo.

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    Luciano Arnaboldi " dovevano abbandonare ufficialmente il Partito:
    1-per non essere complici della sua inevitabile ulteriore degenerazione
    2- per sottrarre forza morale e materiale ai riformisti
    3- per evitare i "casi di coscienza" di molti compagni rivoluzionari decisi a uscire individualmente dal partito"
    Chi l'ha scritto? Vediamo chi indovina
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    Bruno Perlasca D'Alema? che a me comunque è simpatico...
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    Gianni Piatti Luciano sei tu che devi dirmi che diavolo c'entrano queste parole del 1910 di Mussolini, riportate a freddo, fuori contesto storico, con il post di Bruno attinente alla stretta attualità.
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    Luciano Arnaboldi Curiosità visto che si parla di Mussolini...
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    Gianni Piatti M. del 1910, abissalmente lontano da quello dopo il 1921
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    Luciano Arnaboldi Però come sembra attuale...come dice Bruno Perlasca sembrano dette da D'Alema
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    Luciano Arnaboldi Gianni in realtà il socialismo allora prese due vie: quella internazionalista sovietica,il comunismo è quella nazionalista , il fascismo...Ora che l'internazionalismo coincide col capitale finanziario ci sono i presupposti di una socialismo di tipo nazionale, ora detto sovranista.

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    Gianni Piatti Non mi trascinerai in polemiche ullteriori. Per me parli per slogan confusi, senza un minimo di rigore storico.
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    Gianni Piatti In URSS, con la tirannide di Stalin, si affermò il "socialismo in un paese solo", altro che internazionalismo. Come puoi affermare, d'altra parte, che il fascismo possa essere considerato un regime "socialista" solo perché Mussolini da giovane era stato socialista ( per poi fare una conversione a 180°?) Basta leggere qualche testo di storia economica del fascismo.

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    Luciano Arnaboldi Neghi che ci siano analogie col periodo attuale?

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    Gianni Piatti Il metodo storico ci ammonisce di stare molto attenti con le analogie, per non fare con superficialità di ogni erba un fascio.
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    Gianni Piatti Per finire, non confondere "globalizzazione" con "internazionalismo"
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    Luciano Arnaboldi Sottili differenze lessicali...che la sinistra sta ahimè confondendo non io...
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    Gianni Piatti Se snobbiamo la precisione dei termini, a cui tu (gli altri qui non m'interessano, il discorso è tra te e me) sei venuto meno, siamo fottuti. Tu m'insegni che è così anche in medicina.
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    Luciano Arnaboldi Lo conferma la politica terzomondista che è sponsorizzata dal capitale finanziario...non nasconderti dietro le parole
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    Gianni Piatti Parole in libertà, senza specificare con riferimenti precisi. Sono ospite di una bacheca, quindi termino. Se qualcuno legge ha tutti gli elementi per giudicare.
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    Luciano Arnaboldi Aspetto il parere del ns ospite
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    Bruno Perlasca Interessante. Del resto il primo Mussolini era un socialista soreliano di cultura per niente banale. Io le analogie con la situazione attuale le vedo, soprattutto per quanto riguarda, ma ne abbiamo già parlato altre volte, la coincidenza di posizioni, per esempio sull'immigrazione e sulla "via nazionale al socialismo", tra estrema destra e alcuni settori della sinistra radicale.
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    Gianni Piatti Bruno e Luciano, è sempre possibile scovare sottili analogie tra il presente e il passato più o meno remoto. Lavoro frutto di interpretazione, non certo registrazione di una realtà oggettiva. Ma bisogna documentarle con precisi riferimenti, non solo proclamarle. E quando si parla di analogie storiche, deve partire immediatamente il discorso sulle differenze.
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    Bruno Perlasca Vero, però certi ricorsi sono inquietanti. Ci sono figure intellettuali come Fusaro che non si capisce se siano di estrema destra o di estrema sinistra e sull'immigrazione, per fare un esempio, Revelli ed Erspamer, che sono indubbiamente di sinistra, hanno posizioni opposte.
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    Luciano Arnaboldi In Brianza aziende meccaniche assumono migranti con salari ridotti pare: sto con Fusaro
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    Gianni Piatti Signora Grazia Riggi, mi piacerebbe dialogare con lei attraverso argomentazioni, anche nel dissenso più radicale, non con icone che lasciano il tempo che trovano
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    Marialuisa Bibi Ronchi è precisamente grazie a questo "spezzatino in salsa colta" che a Como la nuova giunta interviene togliendo le panchine ai migranti
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    Lilli Movilli purtroppo la regola e' che se non sei convincente tu, il tuo posto lo prendono gli altri.
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    Gianni Piatti Per quanto riguarda Fusaro, onnipresente sui media, ogni epoca ha gli intellettuali che si merità. Per me usurpa il titolo di "filosofo".
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    Bruno Perlasca Però il problema non è il giudizio che si può dare su Fusaro o su chicchessia. Il problema è il marasma teorico in cui viviamo, che dipende secondo me da due fattori su cui non si discute abbastanza. Il primo è la globalizzazione "a trazione finanziaria" che è una relativa novità rispetto alle globalizzazioni passate, penso ai tempi dell'Impero Romano o a quelli di Carlo V o degli imperi coloniali anche più recenti, "a trazione industriale e commerciale". Si inserisce un elemento di impersonalità, di distanza dal contesto umano produttivo, che crea un disagio inedito. Il secondo fattore, secondo me, è la crisi del "modello pedagogico", acuita dal web. Anche questo non è un problema nuovo, in fondo il grande fallimento della cristallizzazione al potere delle avanguardie, in primis il leninismo, ha a che fare con questo. Quando oggi si discute di una Sinistra lontana dal popolo si dovrebbe parlare del fatto che le masse non accettano più il "verbo" imposto dall'alto, da chi crede di avere tutte le giuste le chiavi di interpretazione delle dinamiche storiche, ma cercano di imporre un modello di "autogestione" culturale, contestando l'autorevolezza delle agenzie pedagogiche. Si ripropone anche qui un nodo irrisolto che la cultura del '68 in qualche modo aveva intuito e che, per esempio, nell'estrema Sinistra italiana si rifletteva nelle differenze tra l'approccio autoritario di certi gruppi (Ms, Avanguardia Operaia, Potere Operaio) e quello libertario di altri (Lotta Continua, le frange luxemburghiane dello PSIUP). Naturalmente sono solo suggestioni che butto là e che andrebbero approfondite.
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    Luciano Arnaboldi Ricordi il commento filonazi di un mio ex paziente operaio...?
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    Gianni Piatti Bruno, problemi da far tremare. Io, come al solito tirato in ballo da Luciano a freddo, mentre ero a spasso, ho solo cercato negli ultimi commenti di contestare, a parte i riferimenti storici, questa sua affermazione, non dico falsa, ma buttata là in modo generico:“ la politica terzomondista è sponsorizzata dal capitale finanziario”. Chi attua la politica terzomondista? In che cosa consiste precisamente? Quali sono i suoi strumenti, le sue finalità ? Non è per pedanteria, ma giusto per capire. E lui mi risponde con commenti di qualche suo ex paziente..........
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    Luciano Arnaboldi Ciò bche resta della classe operaia e del ceto medio è profondamente " incazzata" contro questa sinistra PD e le sue riforme ( contro riforme) che hanno colpito la certezza del posto di lavoro,art18 e le prospettive pensionistiche . Risulta ovvio che si identifichino in Salvini che promette il ripristino dei diritti e Delle pensioni. Non mi sorprende che appoggino Casa Pound che cerca di opporsi al degrado Delle periferie dove è stata innestata questa invasione africana di nullafacenti ( ora , ma pronti domani a occupare anche i loro posti di lavoro per metà compenso). La balla che facciano i lavori che gli italiani non vogliono fare l'ho verificata lavorando a Milano dove si utilizzano a piene mani cooperative egiziane, albanesi e Sudamericane con italiani disoccupati nello stesso ruolo...

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    Enrico Ottavo Forse è per questo che non sono maggioranza

venerdì 15 settembre 2017


DI SERA A SETTEMBRE
Di Valentina Versi

Di sera a settembre
Il caldo dell' agosto
tiranno e spavaldo
Ti lascia sola
Si sbianca la pelle che hai curato per il tuo amato
Imperfezioni dei desideri
prendono a sciamare
E ritornano nella compostezza
del quotidiano
Chiudi gli occhi e sogni
L' albero del veliero fin qui sconosciuto
Trascina verso l' alto le tue vele
Si impettisce il sogno verso il mare dell' amore
Niente remi
Solo vento
Ti trascina al largo

giovedì 14 settembre 2017



DISCRIMINARE A VOLTE....

Di Gianfranco Giudice
Discussione col metodo del dialogo socratico in una quinta  sul tema del razzismo. Uno studente ad un certo punto mi chiede: “Discriminare a volte non può essere giusto?”. Io: “E quando mai? Discriminare di per sé è sbagliato!”. Al che il ragazzo mi propone due paradossi:”Esistono i terrapiattisti in qualche parte degli Stati Uniti, sostengono che la terra è piatta, non li discriminerebbe se dovesse assumerli per spiegare scienze a scuola? Oppure uno che crede nelle teorie razziste non sarebbe da discriminare?” Come al solito i paradossi spingendo all'estremo le situazioni, servono per capire bene le cose. A parte che simili personaggi starebbero bene in manicomio, nessuna discriminazione nei loro confronti per una assunzione a scuola, spiego allo studente, ma licenziamento immediato di costoro se non rispettano nelle lezioni i programmi ministeriali previsti pur liberamente interpretati e i valori costituzionali a cui si ispira l’insegnamento, tenendosi per sé le loro assurde convinzioni. Insomma, a proposito di discriminazione, discriminante è il comportamento e la libertà di insegnamento non è arbitrio senza limite alcuno.

PENELOPE
Di Valentina  Versi
Mi sento come Penelope 
Che ogni giorno tesse 
Sempre la stessa tela
Mi passi gomitoli di filo colorato
Io annodo e vi leggo la tua vita
Poi di notte sciolgo ogni nodo
Disfo pazientemente la tela
Cantando sottovoce
Ti vedo nella tela che sparisce
Il filo si consuma
Persisto
E riprendo ogni giorno nuovo
La trama.



TI VEDO
Di Valentina Versi
Ti vedo nei ritagli di luce
quelli di una lampada vecchia
ho gli occhi bagnati
e leggo le tue memorie
il tuo narrare muto
stasera
poi vengo da te
mi cerco un posto qualsiasi
nella tua casa
non c'è posto per me in quei ricordi
io sono come l'acqua sotto il bicchiere
solo una macchia
quell'acqua caduta come scarto
mentre sorseggiavi il piacere
ti alzi stanco e con il passo incerto
cammini per casa
poi torni
a sorseggiare il rimasto
in quel bicchiere
la macchia è la mia gelosia
un panno
ripulisci
sparisco

martedì 12 settembre 2017




BASTA UNA FOTO
(Un sogno di mezza estate).
LUI: Basta una foto perché mi tornino alla mente i momenti legati a quella immagine, tanti discorsi fatti, gli sguardi, i desideri, le emozioni rivissute decine di volte ma soltanto nella mia testa. Basta una foto per sentire il desiderio di dimenticare, per voler cancellare tutti quei momenti bellissimi e rifiutare il loro ricordo definitivamente nella mia  testa…Chiudendo gli occhi non vedo più quella foto, per sentirmi vivo.
LEI: sei come la conca del mare che contiene l' acqua delle onde.
LUI: È stata la fine di un rapporto. Cosa era successo un bel mattino? Un giorno lei si è svegliò e capì dal respiro che anche lui era sveglio, che non la stava toccando e che anche lei non voleva farlo. Lei aveva  imparato  che le sue carezze,  di donna e amante, erano sempre domande di tenerezza,  avide di sensualità.  Lei rimase lí sdraiata ad augurarsi che lui non ci fosse più, a schiacciarla col peso della sua intera presenza fisica, Era distesa lí nuda, a non far altro che desiderare di essere altrove.
LEI: E le onde si muovono..  cambiano luogo e forma...Scrivi pure i tuoi ricordi... io li ho tutti succhiati e trasformati ... tu non hai mai lasciato una donna...
LUI: Mai lasciato...Ci sono tutte. E quando sento svanire qualche storia la riscrivo per riviverla. E scopro che è lì che mi aspettava...viva, vitale, carica di emozioni.Come questa rapporto con te. Ci sarà sempre. Anche quando non ci scriveremo.
LEI: La parte più bella, più sensuale, più affascinante di te è la ' femminilità' interiore,tua, che metti addosso a ogni figura che incontri...per questo, secondo me, quando ti lasciano non ti senti svuotato...I tuoi rapporti con il mondo femminile mi affascina.
LUI: Spiegati meglio. Vorrei capire meglio questo tuo pensiero...Grande intuizione.  Ho vissuto dentro ogni donna che mi ha interessato. Un fatto mentale di condivisione della loro anima. Al di là di quello che loro sentivano. Parlo di "anima" come concetto più ricco di ciò che di più complessamente siamo nella nostra unicità.
LEI: Mi piaci perché sei sincero e pure bugiardo, perché sei costante ma un po' selvatico, perché sei sentimentale e anche razionale, mi piaci perché ti ho incontrato, mi piaci perché il nostro è un rapporto indefinibile. Mi piaci perché mi hai aperto le porte della tua anima senza reticenze... Ci siamo fidati l' uno dell' altra come se preesistesse  un patto segreto. 
LUI: Tu mi piaci per la tua capacità di scavare e condividere con me senza remore e ritegno. Tu mi piaci perché assorbi ogni mio percorso tortuoso in tutti i lati della mia contorta anima. Mi piaci perché ti fai penetrare fino al tuo profondo anfratto.
LUI: Spiegami quando mi dici:"la ' femminilità' interiore, tua, che metti addosso a ogni figura che incontri."
LEI: Hai vissuto intensamente la parte più maschile del tuo essere. Ti vedo determinato,lavoratore, decisivo, volitivo,a volte duro e intransigente. Poi capisco che nell' intimo cerchi la parte 'femminile' di te. La cerchi nel corpo delle donne che si prestano al gioco dell' amore.  La cerchi nei sensi e ti senti appagato...ma dura poco la soddisfazione trovata...ogni donna ti dona una nota diversa... mai tutta la musica...ti piace ma ti rende irrequieto... come se a ogni incontro appagante seguisse una fine ( ho trovato questa sensazione in molte tue narrazioni)...
Se dovessi pensare a un quadro, reale o dipinto, ti metterei in un grande teatro con tante figure femminili che danzano e tu le vorresti tutte possedere, non fisicamente... per tuffarti e immergerti in ognuna di loro..
come se il tuo essere uomo dipendesse solo dall'essere tutte quelle donne...C' è una femminilità che si realizza in ogni rapporto... Mi sarebbe piaciuto conoscerti tanto tempo fa.
LEI: Gli uomini sono apparentemente tutti uguali, ma pochi prestano a una donna la propria anima.
LEI: perché  non ti ha più voluto? secondo te...Insomma ho l' impressione che tu le donne le crei... perché le hai dentro
LUI: Non ho capito, perché volle finire il nostro rapporto. Non mi ha mai spiegato. Ne desidero che lo spieghi. Non abbiamo mai litigato in modo serio. È avvenuto come ho raccontato
Lei: A me è successo anche con persone...incontrate di nuovo... le ho viste sbiadite e senza emozioni...' morte come in una fotografia... Devi remare  ancora molto prima di arrivare in porto...il faro brilla, ma il mare inganna l' occhio con le sue leghe...Sembra sempre di essere vicini, ma ... sto con te sulla barca... raccontami le tue avventure se vuoi... non parlarmi solo di donne... mi piace questo gioco di isolarci sulla barca nel buio della notte...
LUI: Non solo di donne...
LEI: Posso scriverti una cosa? Voglio venire a fare l' amore con te
e non potrebbe importarmi di meno
se su un letto da regina
sul sedile di una macchina
sui sassi di una scogliera
sul fondo di una barca
o solo sulla pelle...
tutto ciò che voglio davvero
è svegliarmi senza sapere dove cominci tu e dove finisco io...
Mi è piaciuto pensarti così
LUI: Anch'io ti penso così


UN BACIO

Di Gianfranco Giudice
Foto. Mark Khaisman. Un bacio
Trent’ anni, cosa sono trent’anni? Sono tre decenni, oppure sei lustri e tante altre combinazioni numeriche possibili. Un tempo trent’anni anni di lavoro erano quasi sufficienti per andare in pensione. Se consideriamo la vita media di un uomo oggi nella parte ricca del mondo, trent’anni sono oltre un terzo di essa. Ma potrebbe essere anche oltre la metà, se si è più sfortunati e si vive altrove. Oppure tutto quel tempo può essere una vita intera, se pensiamo alle scelte, le opportunità e le possibilità che ogni esistenza porta e consuma con sé nei suoi anni migliori. Trent’anni anni sono un tempo che separa due epoche della storia, come due vite.
In una calda giornata di agosto lui e lei si erano rivisti, per qualche ora da soli, esattamente dopo trent’anni anni lungo i quali si erano qualche volta sentiti per telefono, o scritti qualche brevissimo saluto e visti un paio di volte, ma mai da soli. Lui sapeva che questa volta l’avrebbe trovata, così aveva percorso una lunghissima  strada per rivederla. Lei si era fatta trovare e lo aveva chiamato.
Esistono amori che iniziano e finiscono. Amori che non iniziano e dunque non possono neppure finire. Esistono però anche amori che iniziano, prendono corpo con prepotenza, quella irripetibile  dei vent’anni, iniziano a volare che ti sembra di possedere l’universo in due… e poi, come di schianto, improvvisamente finisce tutto, come accade con un fuoco che arde  se lo chiudi sotto una campana di vetro. Perché tutto deve semplicemente finire, non esistendo altre possibilità, a causa di quello che chiamiamo per metterci a posto l’anima fato o destino. Un amore così quando capita dura una vita intera,  perché è una possibilità mai realizzata, ideale che non si è fatto mai reale e per questo può vivere in eterno, tornando a splendere ogni volta che un raggio di luce lo  illumina e lo scalda.
Quel tardo pomeriggio di agosto nella  città vecchia il sole è oramai al tramonto, in anticipo essendo al Sud. La luce illumina il Duomo, i palazzi storici piuttosto malandati lungo il corso principale che conduce salendo sulla piazza, dove sorge un antico convento oggi sede di un palazzo pubblico insieme al teatro cittadino e ad un’ antica Accademia. Nella grande piazza al centro c’è la grande statua di un filosofo, personaggio insigne dello splendore culturale passato della città. Proprio sotto lo sguardo inquieto e pensoso del pensatore, seduto su un grosso scanno che regge un volume con la mano appoggiata sulla gamba, dopo trent’anni anni lui e lei si rivedono.

Dalla grande piazza inizia su un lato il parco della Villa comunale, così fu naturale per entrambi dopo essersi incontrati iniziare a passeggiare verso i viali, sfiorandosi appena con le mani. Lei cerca di evitare il contatto, lui dopo avere fatto qualche passo non riuscendo più a trattenersi le appoggia delicatamente una mano sul collo, sfiorandole e poi accarezzandole con garbo i capelli. La donna sentendo questi movimenti leggeri che la sfiorano più che toccare non si ritrae. Camminano lungo i viali nel parco senza parlare, quasi ipnotizzati dal miracolo di questo incontro che è come fosse uscito dall’archeologia delle loro anime. Incrociano altre persone che passeggiano, ma è come se fossero completamente soli nell’ombra sotto le piante. Arrivano ad un punto panoramico, una terrazza rivolta su una parte della città vecchia oltre il fiume. Lui si ferma e guarda indicando un antico palazzo un tempo sede del carcere e del tribunale, oggi ospita una Galleria Nazionale. Il palazzo cinquecentesco era di una delle famiglie più potenti del luogo e si trova su uno dei sette colli su cui sorge la città vecchia,  fu acquistato dal Fisco Regio divenendo sede palazzo di giustizia. Sotto la volta d’ingresso si può ammirare ancora un enorme stemma dell’antico  Regno che dominava queste terre. Da ragazzino lui ci andava spesso a passeggiare girandogli attorno, così ogni volta che rivede il palazzo ergersi imponente col suo colore salmone, non può non fermarsi per osservarlo e ammirarlo con la mente invasa da tanti ricordi. Guardare orizzonti, panorami e prospettive è da sempre la sua passione, non potrebbe vivere senza. Così come se gli capita di trovarsi insieme a un’altra persona non riesce a fare a meno di spiegare in modo didascalico quel che vede e  gli interessa particolarmente. Mentre l’uomo sta parlando, la donna con quel sorriso stupendo che tanti anni prima gli fece perdere la testa, guardandolo gli dice: ”Mi ricordo che facevi così anche una volta, dovevi sempre spiegare tutto!”. Lui la guarda tra divertito e compiaciuto rispondendole quasi serio: ”Sarà la deformazione professionale dell’insegnante…”, poi accorgendosi che quella spiegazione non risulta troppo convincente aggiunge: ”Però in effetti allora non insegnavo …evidentemente è una mia caratteristica”.  Lei ascolta questo tentativo di autogiustificazione e sempre ridendo gli risponde: ”Sì, ecco, sarà così!”. Anche lui si mette a ridere di fronte a questa simpatica confessione, vorrebbe darle un bacio e anche lei sente che vorrebbe dargli un bacio proprio in quel momento, perché darsi un bacio è sempre questione di un momento, di un attimo da cogliere al volo prima che se ne vada per sempre. Si sfiorano solo le labbra  per non rompere un equilibrio sottile, resistente per quanto precario, che lui e lei sapevano di dovere mantenere incontrandosi  dopo così tanti anni. Che poi il bacio non se lo siano dati ma lo abbiano solo sfiorato, perché non potevano darselo, non conta molto. Ci sono baci non dati ma solo immaginati che sono intensi come cento e mille baci dati e ricevuti. Così come certi intrecci di mani o di pelle che sfiora la pelle, valgono come avere fatto l’amore.

Non hanno mai parlato di ricordi, non lo hanno fatto mai neppure nelle pochissime occasioni in cui si sono parlati negli oltre trent’anni trascorsi. Guardandosi e sfiorandosi hanno insieme assistito al miracolo di ciò che essendo non può non essere, come un enigma del tempo che non passa e non può passare,  perché fu amore vero sfiorato, assaporato e mai vissuto, camminando si dicono tutto questo. Prima di salutarsi per rivedersi chissà quando, magari mai più considerati i ritmi degli incontri e l’età oramai raggiunta…decidono di bere un aperitivo seduti al caffè più bello della città, aperto all’inizio dell’800 sulla piazza del palazzo arcivescovile. Più che parlare, passano quel poco tempo che rimane loro da trascorre assieme guardandosi  e sorridendosi, per potere poi custodire gelosamente ciascuno l’immagine dell’altro dentro di sé. Fecero alcune ipotesi assurde su come la loro vita sarebbe stata se le cose fossero andate diversamente da come sono effettivamente andate. Oppure su come sarebbero oggi se fossero diverse da come sono. Ogni storia ha la sua necessità, data dal fatto che le cose sono quel che sono e non ha senso chiedersi come sarebbero se fossero andate diversamente da come sono andate. Il problema è che l’uomo non è solo ragione, è anche sentimento, immaginazione e libertà, quantomeno illusione di averla, per questo alla fine ha sempre senso farsi qualunque domanda . Ad un certo punto mentre sono seduti al tavolino, l’uno di fronte all’altro, lei gli dice: ”Tu sei sempre molto razionale…”. Quelle parole si riferiscono  al fatto che lui vorrebbe un bacio, solo un bacio,  per questo ha voluto incontrarla. Lei invece non vuole che quel bacio ci sia, pur desiderandolo, per non toccare ciò che sta ben rimosso e sepolto in profondità da tantissimo tempo. Un bacio vero riaprirebbe ferite profonde, a lungo sanguinanti prima di cicatrizzarsi. Lui lo sa bene, ma nonostante questo vorrebbe baciarla ed essere baciato lo stesso, perché come le dice ad un certo punto, l’amore vero è anche sofferenza. Lui in effetti è molto razionale, ma in fondo cos’è la ragione, se non la pellicola superficiale e provvisoria sopra un mare di irrazionalità? E’ una pellicola importante, perché senza di essa non potremmo vivere. Questa pellicola tuttavia va continuamente nutrita, altrimenti si secca e inaridisce diventando inutile per la stessa sopravvivenza a cui è utile. La ragione va alimentata con la corrente calda della vita che non conosce ragione alcuna. Questa è la dialettica eterna del vivere. Si è fatto tardi, lui e lei si alzano dal tavolino del caffè, si salutano abbracciandosi e sfiorandosi appena le labbra, prima che ognuno si allontani per la propria strada.

Tremendamente razionale com’è, prima di rivedersi lui aveva inviato a lei questi versi, una preparazione per il loro incontro:

Tanto tempo è passato
Regalami un bacio
Oggi che siamo vecchi
Davanti al tramonto
Rosso di questa sera
Così che io possa sempre
Per sempre tenerti con me
E mai più niente impedirà
Che un cuore accarezzi
L’altra metà di un cuore.

lunedì 11 settembre 2017


MA SE DELLA BELLEZZA
di Fabio Noto
Ma se della bellezza tu farai
luogo sicuro d'incanto e luci
e dal suo lento sfiorir tra l'ore
ai sensi tuoi riparo cercherai
altro non potrai che di gesso
o marmo od alabastro lisci
farne simileterna figura.
Suderà la fronte e il petto
per alleviar inutile fatica
ed agli déi sempiterni donar
salino aroma del tuo sangue.

IL VERDE RICCIO
Al  bordo della strada,
che percorro ogni giorno,
il castagno austero si erge
verso l'azzurro del cielo,
che sbuca tra le nubi.
Foglie tremolanti
si cullano nel 
vento,
mentre il verde guscio,
ancora geloso,
custodisce il suo tesoro.
Il riccio si gode ancora
la carezza tiepida
del raggio di sole,
gestante paziente
della schiusa saporosa.

  
PIOVE
Arrivato settembre e, opperbacco, piove. Emergenza!.
Disastri. Vittime. Colpa degli altri. Intanto "polemiche" e "procura apre un fascicolo"...Tg, giornali e talk show, sono impegnati a tempo pieno. Il "fare" non pervenuto. Perché vorrebbe dire pensare e realizzare con tempo e fatica e perseveranza....Tutte cose che chiacchiere e politica non contemplano. Sembra invece che il sindaco dovrebbe, ad ogni temporale ( non uragano) far evacuare la città. Ah l'invenzione giornalistica della bomba d'acqua, quanto mi piace!. Queste cose succedono. Rispetto per le vittime. Il tema é anche e soprattutto il dissesto territoriale, ad esempio,  che costruisce a ridosso di fiumi , torrenti e canali, dopo che sono stati costretti e sotterrati. Livorno ora, ma Genova è  stato lo stesso. Su questo in attesa della "prossima bomba d'acqua " non si fa niente. Questa forse è anche responsabilità dei Sindaci, oltre della miriade di enti territoriali, e delle ingarbugliate norme burocratiche. Mettere mano a tutto questo?. Illusione. Meglio dire " piove, governo ladro!"