Mentre i liberali di Forza Italia passano sopra a tutto e si accingono a coalizzarsi con i neo-fascisti di Casa Pound, i Fratelli d'Italia, i leghisti impresentabili, come quel cretino sesquipedale del sindaco di Pontida preso per i fondelli ieri da Gramellini sul Corriere, sull'altro fronte si continua a spaccare il capello in quattro: Civati è troppo a sinistra, Bersani è bollito, Renzi è troppo a destra, Pisapia è troppo morbido, Fratoianni è troppo duro, l'ala sinistra dei 5 stelle troppo forcaiola. Il problema dei progressisti in Italia (chiamiamoli così) è che, se anche fossero maggioranza, non se ne accorgerebbero.
Mia mamma diceva, quando il chiasso vociante era al massimo in casa: "ma basta insoma" in dialetto mantovano.
domenica 17 settembre 2017
venerdì 15 settembre 2017
DI SERA A SETTEMBRE
Di Valentina Versi
Di sera a settembre
Il caldo dell' agosto
tiranno e spavaldo
Ti lascia sola
Si sbianca la pelle che hai curato per il tuo amato
Imperfezioni dei desideri
prendono a sciamare
E ritornano nella compostezza
del quotidiano
Chiudi gli occhi e sogni
L' albero del veliero fin qui sconosciuto
Trascina verso l' alto le tue vele
Si impettisce il sogno verso il mare dell' amore
Niente remi
Solo vento
Ti trascina al largo
giovedì 14 settembre 2017
DISCRIMINARE A VOLTE....
Di Gianfranco Giudice
Discussione col metodo del dialogo socratico in una quinta sul tema del razzismo. Uno studente ad un certo punto mi chiede: “Discriminare a volte non può essere giusto?”. Io: “E quando mai? Discriminare di per sé è sbagliato!”. Al che il ragazzo mi propone due paradossi:”Esistono i terrapiattisti in qualche parte degli Stati Uniti, sostengono che la terra è piatta, non li discriminerebbe se dovesse assumerli per spiegare scienze a scuola? Oppure uno che crede nelle teorie razziste non sarebbe da discriminare?” Come al solito i paradossi spingendo all'estremo le situazioni, servono per capire bene le cose. A parte che simili personaggi starebbero bene in manicomio, nessuna discriminazione nei loro confronti per una assunzione a scuola, spiego allo studente, ma licenziamento immediato di costoro se non rispettano nelle lezioni i programmi ministeriali previsti pur liberamente interpretati e i valori costituzionali a cui si ispira l’insegnamento, tenendosi per sé le loro assurde convinzioni. Insomma, a proposito di discriminazione, discriminante è il comportamento e la libertà di insegnamento non è arbitrio senza limite alcuno.
PENELOPE
Di Valentina Versi
Mi sento come Penelope
Che ogni giorno tesse
Sempre la stessa tela
Mi passi gomitoli di filo colorato
Io annodo e vi leggo la tua vita
Poi di notte sciolgo ogni nodo
Disfo pazientemente la tela
Cantando sottovoce
Ti vedo nella tela che sparisce
Il filo si consuma
Persisto
E riprendo ogni giorno nuovo
La trama.
TI VEDO
Di Valentina Versi
Ti vedo nei ritagli di luce
quelli di una lampada vecchia
ho gli occhi bagnati
e leggo le tue memorie
il tuo narrare muto
stasera
poi vengo da te
mi cerco un posto qualsiasi
nella tua casa
non c'è posto per me in quei ricordi
io sono come l'acqua sotto il bicchiere
solo una macchia
quell'acqua caduta come scarto
mentre sorseggiavi il piacere
ti alzi stanco e con il passo incerto
cammini per casa
poi torni
a sorseggiare il rimasto
in quel bicchiere
la macchia è la mia gelosia
un panno
ripulisci
sparisco
martedì 12 settembre 2017
(Un sogno di mezza estate).
LUI: Basta una foto perché mi tornino alla mente i momenti legati a quella immagine, tanti discorsi fatti, gli sguardi, i desideri, le emozioni rivissute decine di volte ma soltanto nella mia testa. Basta una foto per sentire il desiderio di dimenticare, per voler cancellare tutti quei momenti bellissimi e rifiutare il loro ricordo definitivamente nella mia testa…Chiudendo gli occhi non vedo più quella foto, per sentirmi vivo.
LEI: sei come la conca del mare che contiene l' acqua delle onde.
LUI: È stata la fine di un rapporto. Cosa era successo un bel mattino? Un giorno lei si è svegliò e capì dal respiro che anche lui era sveglio, che non la stava toccando e che anche lei non voleva farlo. Lei aveva imparato che le sue carezze, di donna e amante, erano sempre domande di tenerezza, avide di sensualità. Lei rimase lí sdraiata ad augurarsi che lui non ci fosse più, a schiacciarla col peso della sua intera presenza fisica, Era distesa lí nuda, a non far altro che desiderare di essere altrove.
LEI: E le onde si muovono.. cambiano luogo e forma...Scrivi pure i tuoi ricordi... io li ho tutti succhiati e trasformati ... tu non hai mai lasciato una donna...
LUI: Mai lasciato...Ci sono tutte. E quando sento svanire qualche storia la riscrivo per riviverla. E scopro che è lì che mi aspettava...viva, vitale, carica di emozioni.Come questa rapporto con te. Ci sarà sempre. Anche quando non ci scriveremo.
LEI: La parte più bella, più sensuale, più affascinante di te è la ' femminilità' interiore,tua, che metti addosso a ogni figura che incontri...per questo, secondo me, quando ti lasciano non ti senti svuotato...I tuoi rapporti con il mondo femminile mi affascina.
LUI: Spiegati meglio. Vorrei capire meglio questo tuo pensiero...Grande intuizione. Ho vissuto dentro ogni donna che mi ha interessato. Un fatto mentale di condivisione della loro anima. Al di là di quello che loro sentivano. Parlo di "anima" come concetto più ricco di ciò che di più complessamente siamo nella nostra unicità.
LEI: Mi piaci perché sei sincero e pure bugiardo, perché sei costante ma un po' selvatico, perché sei sentimentale e anche razionale, mi piaci perché ti ho incontrato, mi piaci perché il nostro è un rapporto indefinibile. Mi piaci perché mi hai aperto le porte della tua anima senza reticenze... Ci siamo fidati l' uno dell' altra come se preesistesse un patto segreto.
LUI: Tu mi piaci per la tua capacità di scavare e condividere con me senza remore e ritegno. Tu mi piaci perché assorbi ogni mio percorso tortuoso in tutti i lati della mia contorta anima. Mi piaci perché ti fai penetrare fino al tuo profondo anfratto.
LUI: Spiegami quando mi dici:"la ' femminilità' interiore, tua, che metti addosso a ogni figura che incontri."
LEI: Hai vissuto intensamente la parte più maschile del tuo essere. Ti vedo determinato,lavoratore, decisivo, volitivo,a volte duro e intransigente. Poi capisco che nell' intimo cerchi la parte 'femminile' di te. La cerchi nel corpo delle donne che si prestano al gioco dell' amore. La cerchi nei sensi e ti senti appagato...ma dura poco la soddisfazione trovata...ogni donna ti dona una nota diversa... mai tutta la musica...ti piace ma ti rende irrequieto... come se a ogni incontro appagante seguisse una fine ( ho trovato questa sensazione in molte tue narrazioni)...
Se dovessi pensare a un quadro, reale o dipinto, ti metterei in un grande teatro con tante figure femminili che danzano e tu le vorresti tutte possedere, non fisicamente... per tuffarti e immergerti in ognuna di loro..
come se il tuo essere uomo dipendesse solo dall'essere tutte quelle donne...C' è una femminilità che si realizza in ogni rapporto... Mi sarebbe piaciuto conoscerti tanto tempo fa.
LEI: Gli uomini sono apparentemente tutti uguali, ma pochi prestano a una donna la propria anima.
LEI: perché non ti ha più voluto? secondo te...Insomma ho l' impressione che tu le donne le crei... perché le hai dentro
LUI: Non ho capito, perché volle finire il nostro rapporto. Non mi ha mai spiegato. Ne desidero che lo spieghi. Non abbiamo mai litigato in modo serio. È avvenuto come ho raccontato
Lei: A me è successo anche con persone...incontrate di nuovo... le ho viste sbiadite e senza emozioni...' morte come in una fotografia... Devi remare ancora molto prima di arrivare in porto...il faro brilla, ma il mare inganna l' occhio con le sue leghe...Sembra sempre di essere vicini, ma ... sto con te sulla barca... raccontami le tue avventure se vuoi... non parlarmi solo di donne... mi piace questo gioco di isolarci sulla barca nel buio della notte...
LUI: Non solo di donne...
LEI: Posso scriverti una cosa? Voglio venire a fare l' amore con te
e non potrebbe importarmi di meno
se su un letto da regina
sul sedile di una macchina
sui sassi di una scogliera
sul fondo di una barca
o solo sulla pelle...
tutto ciò che voglio davvero
è svegliarmi senza sapere dove cominci tu e dove finisco io...
Mi è piaciuto pensarti così
LUI: Anch'io ti penso così
LUI: Basta una foto perché mi tornino alla mente i momenti legati a quella immagine, tanti discorsi fatti, gli sguardi, i desideri, le emozioni rivissute decine di volte ma soltanto nella mia testa. Basta una foto per sentire il desiderio di dimenticare, per voler cancellare tutti quei momenti bellissimi e rifiutare il loro ricordo definitivamente nella mia testa…Chiudendo gli occhi non vedo più quella foto, per sentirmi vivo.
LEI: sei come la conca del mare che contiene l' acqua delle onde.
LUI: È stata la fine di un rapporto. Cosa era successo un bel mattino? Un giorno lei si è svegliò e capì dal respiro che anche lui era sveglio, che non la stava toccando e che anche lei non voleva farlo. Lei aveva imparato che le sue carezze, di donna e amante, erano sempre domande di tenerezza, avide di sensualità. Lei rimase lí sdraiata ad augurarsi che lui non ci fosse più, a schiacciarla col peso della sua intera presenza fisica, Era distesa lí nuda, a non far altro che desiderare di essere altrove.
LEI: E le onde si muovono.. cambiano luogo e forma...Scrivi pure i tuoi ricordi... io li ho tutti succhiati e trasformati ... tu non hai mai lasciato una donna...
LUI: Mai lasciato...Ci sono tutte. E quando sento svanire qualche storia la riscrivo per riviverla. E scopro che è lì che mi aspettava...viva, vitale, carica di emozioni.Come questa rapporto con te. Ci sarà sempre. Anche quando non ci scriveremo.
LEI: La parte più bella, più sensuale, più affascinante di te è la ' femminilità' interiore,tua, che metti addosso a ogni figura che incontri...per questo, secondo me, quando ti lasciano non ti senti svuotato...I tuoi rapporti con il mondo femminile mi affascina.
LUI: Spiegati meglio. Vorrei capire meglio questo tuo pensiero...Grande intuizione. Ho vissuto dentro ogni donna che mi ha interessato. Un fatto mentale di condivisione della loro anima. Al di là di quello che loro sentivano. Parlo di "anima" come concetto più ricco di ciò che di più complessamente siamo nella nostra unicità.
LEI: Mi piaci perché sei sincero e pure bugiardo, perché sei costante ma un po' selvatico, perché sei sentimentale e anche razionale, mi piaci perché ti ho incontrato, mi piaci perché il nostro è un rapporto indefinibile. Mi piaci perché mi hai aperto le porte della tua anima senza reticenze... Ci siamo fidati l' uno dell' altra come se preesistesse un patto segreto.
LUI: Tu mi piaci per la tua capacità di scavare e condividere con me senza remore e ritegno. Tu mi piaci perché assorbi ogni mio percorso tortuoso in tutti i lati della mia contorta anima. Mi piaci perché ti fai penetrare fino al tuo profondo anfratto.
LUI: Spiegami quando mi dici:"la ' femminilità' interiore, tua, che metti addosso a ogni figura che incontri."
LEI: Hai vissuto intensamente la parte più maschile del tuo essere. Ti vedo determinato,lavoratore, decisivo, volitivo,a volte duro e intransigente. Poi capisco che nell' intimo cerchi la parte 'femminile' di te. La cerchi nel corpo delle donne che si prestano al gioco dell' amore. La cerchi nei sensi e ti senti appagato...ma dura poco la soddisfazione trovata...ogni donna ti dona una nota diversa... mai tutta la musica...ti piace ma ti rende irrequieto... come se a ogni incontro appagante seguisse una fine ( ho trovato questa sensazione in molte tue narrazioni)...
Se dovessi pensare a un quadro, reale o dipinto, ti metterei in un grande teatro con tante figure femminili che danzano e tu le vorresti tutte possedere, non fisicamente... per tuffarti e immergerti in ognuna di loro..
come se il tuo essere uomo dipendesse solo dall'essere tutte quelle donne...C' è una femminilità che si realizza in ogni rapporto... Mi sarebbe piaciuto conoscerti tanto tempo fa.
LEI: Gli uomini sono apparentemente tutti uguali, ma pochi prestano a una donna la propria anima.
LEI: perché non ti ha più voluto? secondo te...Insomma ho l' impressione che tu le donne le crei... perché le hai dentro
LUI: Non ho capito, perché volle finire il nostro rapporto. Non mi ha mai spiegato. Ne desidero che lo spieghi. Non abbiamo mai litigato in modo serio. È avvenuto come ho raccontato
Lei: A me è successo anche con persone...incontrate di nuovo... le ho viste sbiadite e senza emozioni...' morte come in una fotografia... Devi remare ancora molto prima di arrivare in porto...il faro brilla, ma il mare inganna l' occhio con le sue leghe...Sembra sempre di essere vicini, ma ... sto con te sulla barca... raccontami le tue avventure se vuoi... non parlarmi solo di donne... mi piace questo gioco di isolarci sulla barca nel buio della notte...
LUI: Non solo di donne...
LEI: Posso scriverti una cosa? Voglio venire a fare l' amore con te
e non potrebbe importarmi di meno
se su un letto da regina
sul sedile di una macchina
sui sassi di una scogliera
sul fondo di una barca
o solo sulla pelle...
tutto ciò che voglio davvero
è svegliarmi senza sapere dove cominci tu e dove finisco io...
Mi è piaciuto pensarti così
LUI: Anch'io ti penso così
UN BACIO
Di Gianfranco Giudice
Foto. Mark Khaisman. Un bacio
Trent’ anni, cosa sono trent’anni? Sono tre decenni, oppure sei lustri e tante altre combinazioni numeriche possibili. Un tempo trent’anni anni di lavoro erano quasi sufficienti per andare in pensione. Se consideriamo la vita media di un uomo oggi nella parte ricca del mondo, trent’anni sono oltre un terzo di essa. Ma potrebbe essere anche oltre la metà, se si è più sfortunati e si vive altrove. Oppure tutto quel tempo può essere una vita intera, se pensiamo alle scelte, le opportunità e le possibilità che ogni esistenza porta e consuma con sé nei suoi anni migliori. Trent’anni anni sono un tempo che separa due epoche della storia, come due vite.
In una calda giornata di agosto lui e lei si erano rivisti, per qualche ora da soli, esattamente dopo trent’anni anni lungo i quali si erano qualche volta sentiti per telefono, o scritti qualche brevissimo saluto e visti un paio di volte, ma mai da soli. Lui sapeva che questa volta l’avrebbe trovata, così aveva percorso una lunghissima strada per rivederla. Lei si era fatta trovare e lo aveva chiamato.
Esistono amori che iniziano e finiscono. Amori che non iniziano e dunque non possono neppure finire. Esistono però anche amori che iniziano, prendono corpo con prepotenza, quella irripetibile dei vent’anni, iniziano a volare che ti sembra di possedere l’universo in due… e poi, come di schianto, improvvisamente finisce tutto, come accade con un fuoco che arde se lo chiudi sotto una campana di vetro. Perché tutto deve semplicemente finire, non esistendo altre possibilità, a causa di quello che chiamiamo per metterci a posto l’anima fato o destino. Un amore così quando capita dura una vita intera, perché è una possibilità mai realizzata, ideale che non si è fatto mai reale e per questo può vivere in eterno, tornando a splendere ogni volta che un raggio di luce lo illumina e lo scalda.
Quel tardo pomeriggio di agosto nella città vecchia il sole è oramai al tramonto, in anticipo essendo al Sud. La luce illumina il Duomo, i palazzi storici piuttosto malandati lungo il corso principale che conduce salendo sulla piazza, dove sorge un antico convento oggi sede di un palazzo pubblico insieme al teatro cittadino e ad un’ antica Accademia. Nella grande piazza al centro c’è la grande statua di un filosofo, personaggio insigne dello splendore culturale passato della città. Proprio sotto lo sguardo inquieto e pensoso del pensatore, seduto su un grosso scanno che regge un volume con la mano appoggiata sulla gamba, dopo trent’anni anni lui e lei si rivedono.
Dalla grande piazza inizia su un lato il parco della Villa comunale, così fu naturale per entrambi dopo essersi incontrati iniziare a passeggiare verso i viali, sfiorandosi appena con le mani. Lei cerca di evitare il contatto, lui dopo avere fatto qualche passo non riuscendo più a trattenersi le appoggia delicatamente una mano sul collo, sfiorandole e poi accarezzandole con garbo i capelli. La donna sentendo questi movimenti leggeri che la sfiorano più che toccare non si ritrae. Camminano lungo i viali nel parco senza parlare, quasi ipnotizzati dal miracolo di questo incontro che è come fosse uscito dall’archeologia delle loro anime. Incrociano altre persone che passeggiano, ma è come se fossero completamente soli nell’ombra sotto le piante. Arrivano ad un punto panoramico, una terrazza rivolta su una parte della città vecchia oltre il fiume. Lui si ferma e guarda indicando un antico palazzo un tempo sede del carcere e del tribunale, oggi ospita una Galleria Nazionale. Il palazzo cinquecentesco era di una delle famiglie più potenti del luogo e si trova su uno dei sette colli su cui sorge la città vecchia, fu acquistato dal Fisco Regio divenendo sede palazzo di giustizia. Sotto la volta d’ingresso si può ammirare ancora un enorme stemma dell’antico Regno che dominava queste terre. Da ragazzino lui ci andava spesso a passeggiare girandogli attorno, così ogni volta che rivede il palazzo ergersi imponente col suo colore salmone, non può non fermarsi per osservarlo e ammirarlo con la mente invasa da tanti ricordi. Guardare orizzonti, panorami e prospettive è da sempre la sua passione, non potrebbe vivere senza. Così come se gli capita di trovarsi insieme a un’altra persona non riesce a fare a meno di spiegare in modo didascalico quel che vede e gli interessa particolarmente. Mentre l’uomo sta parlando, la donna con quel sorriso stupendo che tanti anni prima gli fece perdere la testa, guardandolo gli dice: ”Mi ricordo che facevi così anche una volta, dovevi sempre spiegare tutto!”. Lui la guarda tra divertito e compiaciuto rispondendole quasi serio: ”Sarà la deformazione professionale dell’insegnante…”, poi accorgendosi che quella spiegazione non risulta troppo convincente aggiunge: ”Però in effetti allora non insegnavo …evidentemente è una mia caratteristica”. Lei ascolta questo tentativo di autogiustificazione e sempre ridendo gli risponde: ”Sì, ecco, sarà così!”. Anche lui si mette a ridere di fronte a questa simpatica confessione, vorrebbe darle un bacio e anche lei sente che vorrebbe dargli un bacio proprio in quel momento, perché darsi un bacio è sempre questione di un momento, di un attimo da cogliere al volo prima che se ne vada per sempre. Si sfiorano solo le labbra per non rompere un equilibrio sottile, resistente per quanto precario, che lui e lei sapevano di dovere mantenere incontrandosi dopo così tanti anni. Che poi il bacio non se lo siano dati ma lo abbiano solo sfiorato, perché non potevano darselo, non conta molto. Ci sono baci non dati ma solo immaginati che sono intensi come cento e mille baci dati e ricevuti. Così come certi intrecci di mani o di pelle che sfiora la pelle, valgono come avere fatto l’amore.
Non hanno mai parlato di ricordi, non lo hanno fatto mai neppure nelle pochissime occasioni in cui si sono parlati negli oltre trent’anni trascorsi. Guardandosi e sfiorandosi hanno insieme assistito al miracolo di ciò che essendo non può non essere, come un enigma del tempo che non passa e non può passare, perché fu amore vero sfiorato, assaporato e mai vissuto, camminando si dicono tutto questo. Prima di salutarsi per rivedersi chissà quando, magari mai più considerati i ritmi degli incontri e l’età oramai raggiunta…decidono di bere un aperitivo seduti al caffè più bello della città, aperto all’inizio dell’800 sulla piazza del palazzo arcivescovile. Più che parlare, passano quel poco tempo che rimane loro da trascorre assieme guardandosi e sorridendosi, per potere poi custodire gelosamente ciascuno l’immagine dell’altro dentro di sé. Fecero alcune ipotesi assurde su come la loro vita sarebbe stata se le cose fossero andate diversamente da come sono effettivamente andate. Oppure su come sarebbero oggi se fossero diverse da come sono. Ogni storia ha la sua necessità, data dal fatto che le cose sono quel che sono e non ha senso chiedersi come sarebbero se fossero andate diversamente da come sono andate. Il problema è che l’uomo non è solo ragione, è anche sentimento, immaginazione e libertà, quantomeno illusione di averla, per questo alla fine ha sempre senso farsi qualunque domanda . Ad un certo punto mentre sono seduti al tavolino, l’uno di fronte all’altro, lei gli dice: ”Tu sei sempre molto razionale…”. Quelle parole si riferiscono al fatto che lui vorrebbe un bacio, solo un bacio, per questo ha voluto incontrarla. Lei invece non vuole che quel bacio ci sia, pur desiderandolo, per non toccare ciò che sta ben rimosso e sepolto in profondità da tantissimo tempo. Un bacio vero riaprirebbe ferite profonde, a lungo sanguinanti prima di cicatrizzarsi. Lui lo sa bene, ma nonostante questo vorrebbe baciarla ed essere baciato lo stesso, perché come le dice ad un certo punto, l’amore vero è anche sofferenza. Lui in effetti è molto razionale, ma in fondo cos’è la ragione, se non la pellicola superficiale e provvisoria sopra un mare di irrazionalità? E’ una pellicola importante, perché senza di essa non potremmo vivere. Questa pellicola tuttavia va continuamente nutrita, altrimenti si secca e inaridisce diventando inutile per la stessa sopravvivenza a cui è utile. La ragione va alimentata con la corrente calda della vita che non conosce ragione alcuna. Questa è la dialettica eterna del vivere. Si è fatto tardi, lui e lei si alzano dal tavolino del caffè, si salutano abbracciandosi e sfiorandosi appena le labbra, prima che ognuno si allontani per la propria strada.
Tremendamente razionale com’è, prima di rivedersi lui aveva inviato a lei questi versi, una preparazione per il loro incontro:
Tanto tempo è passato
Regalami un bacio
Oggi che siamo vecchi
Davanti al tramonto
Rosso di questa sera
Così che io possa sempre
Per sempre tenerti con me
E mai più niente impedirà
Che un cuore accarezzi
L’altra metà di un cuore.
lunedì 11 settembre 2017
MA SE DELLA BELLEZZA
di Fabio Noto
Ma se della bellezza tu farai
luogo sicuro d'incanto e luci
e dal suo lento sfiorir tra l'ore
ai sensi tuoi riparo cercherai
altro non potrai che di gesso
o marmo od alabastro lisci
farne simileterna figura.
Suderà la fronte e il petto
per alleviar inutile fatica
ed agli déi sempiterni donar
salino aroma del tuo sangue.
IL VERDE RICCIO
Al bordo della strada,
che percorro ogni giorno,
il castagno austero si erge
verso l'azzurro del cielo,
che sbuca tra le nubi.
Foglie tremolanti
si cullano nel vento,
mentre il verde guscio,
ancora geloso,
custodisce il suo tesoro.
Il riccio si gode ancora
la carezza tiepida
del raggio di sole,
gestante paziente
della schiusa saporosa.
PIOVE.
Arrivato settembre e, opperbacco, piove. Emergenza!.
Disastri. Vittime. Colpa degli altri. Intanto "polemiche" e "procura apre un fascicolo"...Tg, giornali e talk show, sono impegnati a tempo pieno. Il "fare" non pervenuto. Perché vorrebbe dire pensare e realizzare con tempo e fatica e perseveranza....Tutte cose che chiacchiere e politica non contemplano. Sembra invece che il sindaco dovrebbe, ad ogni temporale ( non uragano) far evacuare la città. Ah l'invenzione giornalistica della bomba d'acqua, quanto mi piace!. Queste cose succedono. Rispetto per le vittime. Il tema é anche e soprattutto il dissesto territoriale, ad esempio, che costruisce a ridosso di fiumi , torrenti e canali, dopo che sono stati costretti e sotterrati. Livorno ora, ma Genova è stato lo stesso. Su questo in attesa della "prossima bomba d'acqua " non si fa niente. Questa forse è anche responsabilità dei Sindaci, oltre della miriade di enti territoriali, e delle ingarbugliate norme burocratiche. Mettere mano a tutto questo?. Illusione. Meglio dire " piove, governo ladro!"
Arrivato settembre e, opperbacco, piove. Emergenza!.
Disastri. Vittime. Colpa degli altri. Intanto "polemiche" e "procura apre un fascicolo"...Tg, giornali e talk show, sono impegnati a tempo pieno. Il "fare" non pervenuto. Perché vorrebbe dire pensare e realizzare con tempo e fatica e perseveranza....Tutte cose che chiacchiere e politica non contemplano. Sembra invece che il sindaco dovrebbe, ad ogni temporale ( non uragano) far evacuare la città. Ah l'invenzione giornalistica della bomba d'acqua, quanto mi piace!. Queste cose succedono. Rispetto per le vittime. Il tema é anche e soprattutto il dissesto territoriale, ad esempio, che costruisce a ridosso di fiumi , torrenti e canali, dopo che sono stati costretti e sotterrati. Livorno ora, ma Genova è stato lo stesso. Su questo in attesa della "prossima bomba d'acqua " non si fa niente. Questa forse è anche responsabilità dei Sindaci, oltre della miriade di enti territoriali, e delle ingarbugliate norme burocratiche. Mettere mano a tutto questo?. Illusione. Meglio dire " piove, governo ladro!"
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