mercoledì 11 ottobre 2017



UMANITÀ FRULLATA  
di Carlo Galli 
http://www.filosofia.it/archivio/index.php?option=com_content&view=article&id=107&Itemid=55
Detriti che viaggiano senza una direzione. E detriti che navigano dentro flussi a loro volta contraddittori. L’umanità “frullata”, priva di confini, costretta ad essere agitata. Oggi, non esiste alcuna cosa che non sia in movimento. Lo stesso Stato è stato travolto. Lo Stato ha avuto da sempre come suo obiettivo quello di fissare gli esseri umani sopra uno spazio. Ed ha sempre fatto ciò attraverso la funzione della cittadinanza. Tutto ciò oggi non funziona più. Oggi nasce una contraddizione clamorosa tra la potenza della mobilità e lo Stato. Stato che pretenderebbe ancora di poter garantire la fissazione, la stabilità. In sostanza: lo Stato moderno fin dai suoi albori ha funzionato trasformando l’umanità in cittadinanza. E trasformando quindi le differenze (con le cattive), cioè neutralizzando i conflitti, come ad esempio quello sorto fra protestanti e cattolici nella Guerra dei Trent’Anni. Il progetto moderno, insomma, era quello di spoliticizzare le differenze. E quello di abbattere le disuguaglianze.
Naturalmente: oggi nulla di tutto questo funziona più. Perché oggi i confini sono diventanti un po’ più che porosi. E la capacità dello Stato di governare il movimento non esiste più. Se il movimento lo si volesse governare davvero, entrerebbero subito in collisione i comportamenti dello Stato con l’idea di umanità. Lo stato dovrebbe assumere, cioè, dei comportamenti disumani. Inoltre, oggi è venuta anche meno la differenza tra “nemico” e “criminale”. Noi oggi facciamo delle guerre senza nemici; sono guerre a briganti e a popolazioni; dietro costoro non c’è uno Stato. Costoro non possono quindi essere dei nemici.
Possiamo dire che, oggi, l’umanità si presenta anche in forme degne di compassione. E tutti noi possiamo reagire a ciò secondo delle strategie che sono post-moderne. L’accoglienza. Ora, il bene più prezioso che la modernità politica ha inventato è la cittadinanza. La Cittadinanza col diritto politico di voto è addirittura l’essenza del “politico” moderno. Le banlieues francesi però hanno detto: questa essenza è inessenziale, noi non ce ne facciamo nulla di questa essenza…
Se è vero che questa è la situazione dell’età globale è anche vero che ci sono varie strategie e varie soluzioni che si tenta di mettere in atto per uscire da queste secche. Il problema posto dall’umanità multiculturale è questo: essa è il prodotto di logiche moderne e di una configurazione post-moderna dell’umanità. Ma oggi, le differenze non vengono eliminate, vengono mescolate. Per cui, il compito che la filosofia politica ha davanti oggi è quello di una duplice decostruzione: 1) occorre decostruire la metafisica occidentale, e 2) occorre decostruire le affermazioni delle varie identità culturali (che vanno viste non più come dei blocchi nei quali ci si deve assolutamente riconoscere).
Decostruire - in ambo i casi che ho detto - vuol dire: individuare dietro il relativismo dei valori un universalismo dei principi. Noi dobbiamo affermare che esiste comunque un principio universale: la persona. Ma non bisogna dire questo in modo cattolico. Il modo cattolico di dire le cose rimane ancora un modo essenzialistico! Non ci siamo, per quanto riguarda la modernità.
L’umanità multiculturale è fatta da persone non definibili come essenze ma piuttosto definibili come relazioni. Ed è fatta da persone che devono essere riconosciute nella loro complessità. Dal punto di vista filosofico: quel che sto affermando in questo momento è quel filone della filosofia che fa capo ad Hegel. E cioè alla lotta per il riconoscimento delle autocoscienze.
Da Hegel in poi, l’Io non è più un essenza ma è un altro. Il principio quindi che è in gioco in questo caso non è l’essenza, ma la lotta. È la contingenza».