martedì 15 marzo 2022

L'UOMO ASSURDO Estratto da "Il mito di Sisifo" Albert Camus

 


L'UOMO ASSURDO

Estratto da "Il mito di Sisifo"

Albert Camus 


Recensione

Se non esiste più una scala di valori, se quindi l'uomo non riconosce più le esperienze qualificanti e insostituibili, allora non ci sono più vite uniche. Alla ricerca della qualità succede allora il comando brutale della quantità. La scala di valori ha un senso solo quantitativo che insegue l'aumento massimo delle proprie esperienze. Siamo all'etica dell'uomo assurdo che è un'etica della quantità, come Camus dice ripetutamente ne "Il mito di Sisifo". Parliamo  di un "uomo assurdo" dominato dall'indifferenza e quindi da un profondo cinismo, che diventa eccesso di passione e bulimia quando si tratta di fruire, vivere al massimo. Ogni vita varrebbe allora qualsiasi altra vita.

 Annullare qualsiasi scala di valori vuol dire dedicarsi alla collezione di esperienze fino ad esaurirne il numero per tutta la vita fino alla morte: "[...] battere tutti i records significa, in primo luogo ed unicamente, trovarsi di fronte al mondo il più spesso possibile. Come può avvenire ciò senza contraddizioni e senza giuochi di parole? Da un lato, infatti, l'assurdo insegna che tutte le esperienze sono indifferenti, mentre dall'altro spinge verso la più grande quantità di esse. [...] Sentire la propria vita, la propria rivolta e la propria libertà, il più intensamente possibile, equivale a vivere il più possibile. Dove regna la lucidità, la scala dei valori diventa inutile.[..] (Il mito di Sisifo, pag.58)

L'uomo assurdo

"Se Stavrogin crede, non crede di credere.

Se egli non crede, non crede di non credere".

(I Démoni)

 

"Il mio campo" dice Goethe "è il tempo." Ecco qua, veramente, la parola assurda. Che cos'è, infatti, l'uomo assurdo?

Colui che, senza negarlo, nulla fa per l'eterno. Non che la nostalgia gli sia estranea; ma egli preferisce il proprio coraggio e il proprio ragionamento.

Il primo gli insegna a vivere senza richiami e a contentarsi di ciò che ha; il secondo gli fa conoscere i suoi limiti.

Sicuro della sua libertà a termine, della sua rivolta senza avvenire e della sua coscienza peritura, l'uomo assurdo corre la sua avventura per tutto il tempo della vita. Là è il suo campo, là è l'azione che egli sottrae ad ogni giudizio che non sia il proprio. Una vita superiore non può significare per lui un'altra vita. Sarebbe disonesto. Non parlo qui neppure di quella ridicola eternità che si chiama posterità.

Madame Roland si rimetteva al giudizio di questa; ma la sua imprudenza ha avuto una buona lezione. La posterità cita volentieri le sue parole, ma dimentica di giudicare, poiché madame Roland le è indifferente.

Non può trattarsi di una dissertazione sulla morale. Ho visto persone agire male con molta moralità, e provo ogni giorno che l'onestà non ha bisogno di regole. L'uomo assurdo può ammettere che vi sia soltanto una morale: quella che non si separa da Dio, che si detta. Ma egli vive, per l'appunto, fuori da questo Dio. Per le altre morali (intendo anche l'immoralismo), l'uomo assurdo non vi scorge che giustificazioni, ed egli non ha nulla da giustificare. Parto qui dal principio della sua innocenza.

Questa innocenza è terribile. "Tutto è permesso" esclama Ivan Karamazov.

Questo pure ha sapore di assurdo, ma a patto che non venga inteso nel senso volgare. Non so se è stato notato: non si tratta di un grido di liberazione e di gioia, ma di un amaro accertamento. La certezza di un Dio, che darebbe il proprio senso alla vita, supera di gran lunga in attrattiva il potere impunito di mal fare. La scelta non sarebbe difficile; ma non vi è scelta e comincia allora l'amarezza. L'assurdo non libera: vincola.

E non autorizza ogni atto. Tutto è permesso non significa che nulla sia proibito. L'assurdo restituisce soltanto alle conseguenze di questi fatti la loro equivalenza. Esso non raccomanda il delitto cosa che sarebbe puerile - ma rende al rimorso la sua inutilità.

Parimente, se tutte le esperienze sono indifferenti, quella del dovere è altrettanto legittima che un'altra.

Si può essere virtuosi per capriccio.

Tutte le morali sono fondate sull'idea che un atto abbia conseguenze che lo legittimano o lo cancellano a poco a poco.

Uno spirito, penetrato di assurdo, giudica soltanto che gli effetti devono essere considerati con serenità. Tale spirito è pronto a pagare, e, per dirla in altre parole: se per esso vi possono essere responsabili, non vi sono colpevoli.

Tutt'al piú consentirà ad utilizzare le passate esperienze come fondamento per i suoi atti futuri. Il tempo farà vivere il tempo e la vita servirà alla vita. In questo campo limitato e allo stesso tempo pieno di possibilità, tutto ciò che è nello spirito sembra imprevedibile, all'infuori della sua lucidità.

Quale regola potrebbe, dunque, derivare da quest'ordine irragionevole? La sola verità che possa sembrargli istruttiva non è affatto formale, ma si anima e si svolge nell'interno degli uomini. Non sono, dunque, regole etiche che lo spirito assurdo può cercare al termine del suo ragionamento, ma illustrazioni o il soffio della vita umana. Le poche immagini che verranno, fanno parte di quelle e perseguono il ragionamento assurdo, dandogli il suo vero atteggiamento e il suo calore.

Ho forse bisogno di sviluppare l'idea, per cui un esempio non è necessariamente un esempio da seguire (e lo è ancor meno, se ciò è possibile, nel mondo assurdo) e che quelle illustrazioni non sono, neppure in parte, dei modelli? Oltre al fatto che è necessaria la disposizione, ci si rende ridicoli, salva restando ogni proporzione, ad arguire da Rousseau che si debba camminare a quattro zampe, e da Nietzsche che sia convenevole trattare brutalmente la propria madre. "Bisogna essere assurdi" scrive un autore moderno, "ma non bisogna lasciarsi facilmente ingannare". Gli atteggiamenti di cui tratteremo, non possono assumere tutto il loro senso che in considerazione dei loro contrari.

Un impiegato delle Poste è pari a un conquistatore, qualora l'uno e l'altro abbiano una coscienza comune. Tutte le esperienze sono, a tal riguardo, indifferenti, e ve ne sono certe che servono, altre che nuocciono all'uomo. Lo servono, quando questi è cosciente; altrimenti non ha importanza: le sconfitte di un uomo non determinano un giudizio sulle circostanze, ma su lui stesso.

Scelgo soltanto uomini che mirano esclusivamente ad esaurirsi o dei quali io sono cosciente, in loro vece, che si esauriscono. Niente di piú. Voglio parlare, per il momento, solo di un mondo in cui i pensieri, come le vite, siano privi di avvenire.

Tutto ciò che fa lavorare e agitarsi l'uomo trae partito dalla speranza.

Dunque, il pensiero sterile è il solo che non sia falso. Nel mondo assurdo, il valore di una nozione o di una vita viene misurato in base alla sua infecondità.