lunedì 11 settembre 2017

Nuvole Hermann, Broch. “Gli Incolpevoli.”



Nuvole
Hermann, Broch. “Gli Incolpevoli.”  “Ma non è già forse ogni nuvola una mediatrice fra cielo e terra? Non dissolve la terra e non abbassa il cielo, affinché la sua rotondità si insinui tra le case e tra i muri della piazza, la colpevole rotondità dell’imitazione? Bianchi sono i muri, bianche le nuvole che precedono in corsa la nuvolaglia nera, neri i libri e le parole dei libri, ma rosso e bruciante è lo sguardo che erompe dalla caverna dell’oscurità, risucchiando l’Io, proseguendo a ritroso per la fragorosa porta della morte e poi oltre nel freddo bruciante della tenebra. Le vie rettilinee del parco si intersecano, formano archi su archi, si sviluppano in un osceno gomitolo in cui tutto è uguale, e avvolgendosi mutuamente nel loro groviglio, a vicenda si divorano, a vicenda ripartorendosi in ritmo incessante. Allora non giova nessuna sentinella, non giova a nulla che un libro rosso tenti di rispecchiare quello che arde, perché è annullato il rispecchiamento del grande nel piccolo; è annullato il bello e la bellezza, i cavalli del monumento scalpitano via dalla bellezza della loro rigidità, e volano lontano; i polmoni degli uomini soffocano sotto le volte delle chiese e nessuna immagine può fissare quello che accade, perché ciò che vi è di più segreto erompe ormai, dilagando sulle pubbliche piazze.”



ARCHEOLOGIA DELL'ANIMA
Di Gianfranco Giudice
Archeologia dell'anima
Sono pezzi sparsi
Terra seccata dal sole
Argento degli ulivi
Nelle notti di luna piena
Un gallo che canta lontano
Ossessivamente ogni mattino
Il sorriso di una donna
Che mi regala un bacio
Timidamente rubato
Al tempo mai passato
È la vita che cerca la vita
Tra le pietre di un cimitero
Muti fossili in attesa
Di un brivido fragile di senso.
(Agosto 2017)

Foto di Gianfranco Giudice. Scavi di Sibari
      SPLENDIDA     AUTUNNALE     VALLE INTELVI

domenica 10 settembre 2017


NOBEL COPIA PASCOLI
Seamus Heaney (Premio Nobel per la poesia), nella raccolta "Catena umana", con l'ultima poesia Aibhín (Aibhin sarebbe il nostro Yvonne), produce un rifacimento di L’aquilone di Pascoli:
Air from another life and time and place,
Pale blue heavenly air is supporting
A white wing beating high against the breeze…

Pascoli aveva scritto:
un’aria d’altro luogo e d’altro mese
e d’altra vita: un’aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...”

PETALI  DI ROSA
Petali di rosa rossa 
bagnati dalla pioggia 
 ti dicono quelle parole
di un unico e raro pensiero
che di un sogno racconta
sussurrato  dal cuore.


FICHI D'INDIA
(E. Vittorini, Conversazione in Sicilia, Einaudi, Torino 1957)[...]la selva si apriva, si stringeva, di fichi d'india alti come forche. Erano di pietra celeste, tutti fichi d'india, e quando si incontrava anima viva era un ragazzo che andava o tornava, lungo la linea, per cogliere i frutti coronati di spine che crescevano, corallo, sulla pietra dei fichi d'india. [...]
MAUPASSANT " PROUSTIANO"
“Una pagina proustiana in Maupassant (Mamma Sauvage, da Miss Harriet): «Talvolta, anche il pensiero ritorna verso un angolo di foresta, o un lembo di sponda, o un frutteto in fiore, veduti una sol volta, in una giornata gaia, e rimasti nel nostro cuore come quelle immagini di donna incontrata in strada un mattino di primavera, con un vestito chiaro e trasparente, le quali lasciano nell’animo e nella carne un desiderio insoddisfatto, inobliabile, la sensazione d’una felicità sfiorata col gomito».11
....
11.    Il brano citato è nell’esordio del racconto di Guy de Maupassant, La mère Sauvage, apparso la prima volta sul periodico « Gaulois » il 3 marzo 1884 (con dedica a Georges Pouchet), poi nella raccolta Miss Harriet, pubblicata nel medesimo anno.”


Estratto di: Guido Morselli,  “Diario.” Adelphi.

sabato 9 settembre 2017




L'ARROTINO
(E. Vittorini, Conversazione in Sicilia, Einaudi, Torino 1957
Cap. XXXIII
Tutta la strada era in pieno sole aperta sulla valle, e l’arrotino scintillava da più punti di sé e della sua carriola, nero in faccia ai miei occhi abbagliati dalla luce.
- Arrota, arrota! – egli gridò alle finestre del palazzo. Stridette la sua voce, beccando vetri e sasso; e io notai che era una specie di selvaggio uccello con in testa uno di quei copricapo che si vedono per le campagne in testa agli spauracchi. – Nulla da arrotare? – gridò.
Parve ora rivolgersi a me e io lasciai il paracarro, mi avvicinai alla sua voce attraversando la strada.
- Dico a voi, forestiero, - egli gridò.
Era grande nelle gambe spennacchiate e sembrava in qualche modo appollaiato sul suo cavalletto, mandando la ruota avanti e indietro per prova. – Avete portato niente da arrotare in questo paese? – gridò.
La ruota del viaggio cominciava ormai a muoversi in me, così mi frugai nelle tasche, prima in una poi in un’altra, e mentre andavo a una terza l’uomo continuò: - Non avete da arrotare una spada? Non avete da arrotare un cannone?
Io tirai fuori un temperino, e l’uomo me lo strappò di mano, attaccò furiosamente ad arrotare; e mi guardava, nero in faccia come per fumo.
Gli domandai: - Non avete modo di arrotare, in questo paese?
- Non molto di degno, - l’arrotino rispose. E sempre mi guardava, mentre le sue dita ballavano, con la piccola lama tra esse, nel turbinio della ruota; ed era ridente, era giovane, era un simpatico tipo di magro sotto il vecchio copricapo da spaventapasseri.
- Non molto di degno, - disse. - Non molto che valga la pena. Non molto che faccia piacere.
- Arroterete bene dei coltelli. Arroterete bene delle forbici, - dissi io.
E l’arrotino: - Coltelli? Forbici? Credete che esistano ancora coltelli e forbici a questo mondo? 
E io: - Avevo idea di sì. Non esistono coltelli e forbici in questo paese? 
Scintillavano come bianco di coltelli gli occhi dell’arrotino, guardandomi, e dalla sua bocca spalancata nella faccia nera la voce scaturiva un po’ rauca, d’intonazione beffarda. – Né in questo paese, né in altri, - egli gridò. – Io giro per parecchi paesi, e sono quindici o ventimila le anime per le quali arroto; pure non vedo mai coltelli, mai forbici.
Dissi io: - Ma che vi danno da arrotare se non vedete mai coltelli, mai forbici?
E l’arrotino: - Questo lo domando sempre loro. Che mi date da arrotare? Non mi date una spada? Non mi date un cannone? E li guardo in faccia, negli occhi, vedo che quanto mi danno non può chiamarsi nemmeno chiodo.
Tacque, ora, smettendo anche di guardarmi; e si curvò sulla ruota, accelerò sul pedale, arrotò furiosamente in concentrazione per più di un minuto. Infine disse: - Fa piacere arrotare una vera lama. Voi potete lanciarla ed è dardo, potete impugnarla ed è pugnale. Ah, se tutti avessero sempre una vera lama!
Chiesi io: - Perché? Pensate succederebbe qualcosa?
- Oh, io avrei piacere ad arrotare sempre una vera lama! – l’arrotino rispose. Tornò ad arrotare in furiosa concentrazione per qualche secondo, poi,
rallentando, e sottovoce, soggiunse: - Qualche volta mi sembra basterebbe che tutti avessero denti e unghie da farsi arrotare. Li arroterei loro come denti di vipera, come unghie di leopardo...
Mi guardò e mi strizzò l’occhio, luccicante negli occhi e nero in faccia, e disse: - Ah! Ah!
- Ah! Ah! – dissi io, e strizzai l’occhio a lui.
E lui si chinò al mio orecchio, mi parlò nell’orecchio. E io ascoltai le parole sue al mio orecchio, ridendo, “ah! ah!”, e parlai nell’orecchio a lui, e fummo due che si parlavano all’orecchio, e ridevamo, ci battevamo le mani sulle spalle. 




....IO AMO VIVERE...(PUŠKIN) 
"O no, la vita non mi ha stancato, io amo vivere, io voglio vivere, l’anima non è divenuta per niente fredda dopo la perdita della giovinezza. Ancora sono in serbo dei miei piaceri per la mia curiosità, per i cari sogni dell’immaginazione, per i sentimenti..per tutto.”

Il dipinto è Edward Hopper Morning sun.



LE ONDE DEL MARE
Le onde del mare che si infrangono sulla riva, 
con il loro musicale improvvisato sciabordio, 
sono una carezza leggera tra l'infinito e noi. 
Il sole del mattino che si specchia  nell'acqua,  
mentre il vento frizzante ti accarezza la pelle, 
con il profumo salmastro che ti invade.
La sabbia bagnata che ti stimola il passo,  
mentre la leggerezza ti pervade
con l'armonia dei ricordi di visioni lontane

giovedì 7 settembre 2017


SETTEMBRE
Nel cielo azzurro brilla il tenue sole di settembre, con il suo paziente tepore.
L'erba del prato è tutta un ricamo  di
rosa, violetto e giallo.
È settembre e tutt'intorno
mi circonda una aria dolce di pace.

martedì 5 settembre 2017




AMO IL RITORNO
Amo il ritorno di ogni giorno, 
quando il sole nasce 
spargendo brillanti di rugiada,
sulle tremule foglie.
Rinasce la vita, quale potenza misteriosa,
dall' inarrestabile ed eterno flusso.
Al di là del lungo tempo della nostra breve esistenza.


GUERRA E PACE (Isaiah Berlin)
Riflessioni di Isaiah Berlin su 'Guerra e pace'....per Tolstoy..." What are great men? they are ordinary human beings, who are ignorant and vain enough to accept responsibility for the life of society.."
"Tolstoy's central thesis [....] is that there is a natural law whereby the lives of human beings no less than those of nature are determined; but that men, unable to face this inexorable process, seek to represent it as a succession of free choices, to fix responsibility for what occurs upon persons endowed by them with heroic virtues or heroic vices, and called by them 'great men'. What are great men? they are ordinary human beings, who are ignorant and vain enough to accept responsibility for the life of society, individuals who would rather take the blame for all the cruelties, injustices, disasters justified in their name, than recognize their own insignificance and impotence in the cosmic flow which pursues its course irrespective of their wills and ideals. This is the central point of those passages (in which Tolstoy excelled) in which the actual course of events is described, side by side with the absurd, egocentric explanations which persons blown up with the sense of their own importance necessarily give to them; as well as of the wonderful descriptions of moments of  illumination in which the truth about the human condition dawns upon those who have the humility to recognize their own unimportance and irrelevance." (THE HEDGEHOG AND THE FOX By Isaiah Berlin, pag. 27)

sabato 2 settembre 2017





RISENTIMENTO
Siamo ogni giorno invasi da notizie che, al di là del fatto immediato dovrebbero essere interpretate, inquadrate in una visione che ci permetta di capire cosa sta succedendo. Se non abbiamo gli strumenti culturali per districarci nel caos informativo, non possiamo che sentirci spaesati e confusi. Abbiamo a disposizione un enormità di notizie che producono per paradosso un eccesso di disinformazione.  Ci colpiscono senza tregua, per citarne alcuni, gli eventi della geopolitica , il terrorismo ovunque,  le ossessionanti polemiche su tutto della politica in Italia,  la catastrofe africana, l'immigrazione, le incertezze e contraddizioni della politica europea.
Le nostre scelte in politica spesso non sono altro che reazioni istantanee  all'ultimo evento della giornata. Esse non hanno quindi  spessore e coscienza profonda. Ci sembra che tutto nel mondo sia solo un caos insensato, di fronte al quale ci resta solo una risposta basata su sentimenti di  paura e risentimento, verso tutto e tutti.  Questo perché  nè noi, nè i politici, nè le istituzioni, sembrano avere la capacità di controllare, dominare, governare, lo svolgersi dei fatti. Ma questa carenza della politica che si muove su impulsi sempre mutevoli "alla giornata", senza risolvere i problemi, ha un radice in un vuoto culturale che non può essere facilmente e rapidamente riempito, poiché si sono perse le risorse critiche di ripensamento, di rielaborazione delle proprie categorie, di produzione di pensieri nuovi, di capacità di proporle come base di soluzioni ai problemi complessi della nostra vità come comunità. Non si tratta solo di richiamare il tema della "fine delle ideologie", ma soprattutto di aridità culturale. Perché dietro le ideologie c'erano idee, e da queste dobbiamo ripartire. 

venerdì 1 settembre 2017




I FIGLI DEL '46
Di Franco Cuneo
"I figli del '46 sono nati per decisioni già prese.....i figli del '46, demarcazione tra passato e futuro, allevati nella durezza lieve della ricostruzione, crebbero nell'era del frigorifero, giocarono nei cortili e conobbero le prime ore di abbandono dei genitori operai. I figli del 46 andarono nelle stesse scuole dei padri, gli stessi banchi di legno inciso con i nomi dell'anno prima, le stesse stufe rosse, i figli del '46 conobbero l'amore nel gioco dei cortili.... poi venne il liceo...  poi furono sposi con  testimoni e  pranzo, i figli del '46 raccolsero l'eredità dei padri, e le aziende crebbero, distorcendo le necessità in consumi, i figli del '46 crebbero la politica con gli affari, abbatterono il socialismo per la vacuità di pensiero ma costruirono il 68 ribelle....la ruota gira ed ora tocca ai figli del 46 andare...."

UN ALTRO GIORNO STA PASSANDO
Un altro giorno sta passando,
di quest'estate ormai finita,
mentre sono solo con i pensieri,
pieni  di ricordi e di illusioni.

Cammino nei prati
portato via dal vento
con la voglia di respirare forte,
per riscattarmi dal torpore.

Il mio corpo dal sole accarezzato,
accoglie avido la luce,
per sentire le voci dei passati giochi,
mentre ride intorno la campagna.

Guardo ancora l' orizzonte
dove  la vita senza sosta scorre,
sento il ritorno della forza,
con la speranza del domani.

mercoledì 30 agosto 2017



LA SCOMODITA'
La riflessione circa l'importanza di difendere l'indipendenza delle proprie idee, mi fa recuperare un vecchio libro (1976): "La premura di cedere la propria indipendenza, di rinunciare all’evidenza dei propri sensi per poter avere la soddisfazione, tranquillizzante nonostante la deformazione della realtà, di sentirsi in armonia con il gruppo, questa è la sostanza che alimenta demagoghi e dittatori." (La Realtà della Realtà, Paul Watzlawick)


LAVORO E OPPRESSIONE SOCIALE (Simone Weil) 
"Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utile, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne, in breve un posto. Gli stessi imprenditori hanno perso quella credenza ingenua in un progresso economico illimitato che faceva loro supporre di avere una missione [...]"
"L'esperienza mostra che i nostri antenati si sono ingannati credendo nella diffusione dei lumi, poiché non si può divulgare fra le masse che una miserabile caricatura della cultura scientifica moderna, caricatura che, lungi dal formarne la capacità di giudizio, le abitua alla credulità."

"In effetti Marx ha ben mostrato che la ragione vera dello sfruttamento dei lavoratori non consiste nel desiderio di godere e di consumare che i capitalisti avrebbero, bensì nella necessità d'ingrandire l'impresa il più rapidamente possibile per renderla più potente delle imprese concorrenti. Ora non è solamente l'impresa, ma ogni specie di collettività lavoratrice, qualunque essa sia, ad aver bisogno di restringere al massimo i consumi dei propri membri per dedicare più tempo possibile a forgiarsi armi contro le collettività rivali; cosicché fin quando ci sarà, sulla superficie terrestre, una lotta per il potere, e fin quando il fattore decisivo della vittoria sarà la produzione industriale, gli operai saranno sfruttati."
Simone Weil. "RIFLESSIONI SULLE CAUSE DELLA LIBERTÀ E DELL'OPPRESSIONE SOCIALE". 
 http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/weil/riflessioni.pdf



RICORDI. SCOPRIRE KARL MARX A VENT'ANNI 
A Raniero Panzieri, a cinquant'anni dalla scomparsa, Cesare Pianciola dedica un breve libro: “Il marxismo militante di Raniero Panzieri” (Centro di Documentazione di Pistoia, 88 pp., 10 euro). Avevo vent'anni nei primi anni Sessanta, frequentavo l'Universita' a Bologna,la riscoperta di Marx,  la classe operaia, la Fiat, l'operaio massa, le idee della “nuova sinistra” italiana prima del ’68. In cantina dentro qualche scatolone ci deve essere qualche copia ingiallita del giornalino universitario dove scrivevamo di tutto questo.... nostalgie...Per uno studente di Economia la  critica dell’economia politica di Marx appariva come non un’ ‘economia’ nel senso di Smith e Ricardo, ma una ‘scienza filosofica’ nel senso di Ficthe e di Hegel, che forniva strumenti di analisi "scientifica" della  societa' capitalistica nel suo insieme,  con i suoi vari aspetti religioso, politico, sociologico, culturale, eccetera, organicamente interconnessi. Marx del Capitale, visto non  come “contributo” di sinistra all’economia politica come critica complessiva della società capitalistica (di cui l’economia politica era la nuova religione globale di legittimazione). La critica dell’economia politica esplorata come teoria generale della società, e non semplicemente come "economia", perche' pone al centro la connessione organica tra il piano filosofico della teoria dell’alienazione ed il piano economico della teoria del valore.