giovedì 23 aprile 2026

CAINO E ABELE Estratto da "La Via dei Canti" Bruce Chatwin

 



CAINO E ABELE

Estratto da "La Via dei Canti"

Bruce Chatwin


«Abele, che secondo i Padri della Chiesa prefigurò con la sua morte il martirio di Cristo, era un pastore di pecore. Caino era un agricoltore stanziale. Eppure fu Abele, il nomade irrequieto, il prediletto di Yahweh, un Dio della Via la cui irrequietezza escludeva altri dèi. Tuttavia a Caino, che avrebbe costruito la prima città, fu promesso il predominio su di lui.

In un brano del Midrash a commento della lite si dice che i figli di Adamo ebbero in eredità un’equa spartizione del mondo: Caino la proprietà di tutta la terra, Abele di tutti gli esseri viventi – al che Caino accusò Abele di aver sconfinato.

I nomi dei fratelli sono una coppia di opposti complementari. «Abele» deriva dall’ebraico hebel, cioè «fiato» o «vapore»: ogni cosa animata, che si muova e che sia transeunte, compresa la sua vita. La radice di «Caino» sembra sia il verbo kanah: «acquisire», «ottenere», «possedere», e quindi «governare», «soggiogare». «Caino» significa anche «fabbro ferraio». E poiché in numerose lingue – perfino in cinese – le parole che significano «violenza» e «assoggettamento» sono collegate alla scoperta del metallo, forse è destino di Caino e dei suoi discendenti praticare le nere arti della tecnologia.»

Commento

Viene invertita e resa complicata la narrazione tradizionale:

Nella Bibbia, Yahweh preferisce il sacrificio di Abele (il pastore nomade/irrequieto) a quello di Caino (l'agricoltore sedentario).

Qui viene suggerito che Caino fosse "prediletto da Dio" in quanto dio della "Via" vedendo un Yahweh legato a divinità del deserto e del cammino, mentre l'agricoltura stanziale porterebbe a dèi della fertilità sedentari.

Eppure a Caino viene promesso il predominio ("su di te sarà il suo desiderio, ma tu lo dominerai" – Gen 4:7, rivolto a Caino riguardo al peccato, ma poi esteso alla discendenza).

Caino costruisce la prima città (Enoch, Gen 4:17), fonda la civiltà urbana, mentre Abele rimane nella dimensione mobile, "animata", transeunte.

La parte più provocatoria è quella finale: Caino come fabbro, legato alla scoperta del metallo, e quindi alla violenza, all'assoggettamento, alle "nere arti della tecnologia". L'idea che in molte lingue (incluso il cinese, dove termini per armi o dominio possono avere radici metallurgiche) violenza e metallurgia siano collegate è un'osservazione diffusa in antropologia della tecnica e in certi autori critici della modernità (pensa a riflessioni à la Ellul, o a letture "primitiviste" che vedono nell'agricoltura e nella metallurgia l'inizio della caduta nella dominazione e nella guerra).

Chatwin vede nella storia di Caino e Abele la metafora fondamentale del conflitto tra nomadismo (Abele: libertà, leggerezza, transitorietà) e sedentarietà (Caino: possesso, accumulo, città, progresso tecnico). Per lui, la civiltà nasce dal “fratricidio” del nomade da parte del sedentario, e molti mali moderni (guerre, distruzione ambientale, alienazione) deriverebbero da questa scelta sbagliata di “mettersi a casa”.

Chatwin usa il mito di Caino e Abele proprio per sostenere la sua tesi centrale: l’umanità è per natura nomade, e la sedentarietà (l’agricoltura, la proprietà della terra, la città, la tecnologia) rappresenta una sorta di “caduta” o deviazione tragica.Yahweh come “Dio della Via”: preferisce il sacrificio di Abele (il pastore nomade, irrequieto, “della Via”) rispetto a quello di Caino (l’agricoltore stanziale).