LA SINISTRA NON ESISTE PIÙ
P.B
La sinistra classica (quella novecentesca, basata sulla lotta di classe, sull’egualitarismo economico, sul ruolo centrale della classe operaia e sulla critica al capitale) è sostanzialmente morta in Occidente dagli anni ’90 in poi. La globalizzazione, il crollo dell’URSS, il trionfo del neoliberismo e la terziarizzazione dell’economia l’hanno dissolta. I partiti socialisti e comunisti europei che rimanevano si sono trasformati o sono diventati irrilevanti.
Al suo posto è emersa una coalizione eterogenea che tiene insieme elementi molto diversi:
1. Residui ideologici marxisti (soprattutto culturali: Gramsci, Francoforte, postmodernismo) che hanno spostato il conflitto dalla fabbrica all’identità, al linguaggio, al genere, alla razza. In questo quadro si inserisce anche il populismo alla Giuseppe Conte: il M5S, nato come movimento trasversale anti-sistema, è stato riconvertito in un populismo di sinistra che usa il linguaggio anti-élite e “popolare” per dare una patina “dal basso” alla stessa ideologia culturale marxista aggiornata. Non attacca più il capitale in quanto tale, ma le élite “sbagliate” (quelle non allineate), mentre difende uno statalismo assistenzialista e una narrazione vittimista.
2. Politica identitaria (LGBTQ+, femminismo intersezionale, antirazzismo woke).
3. Immigrazionismo come valore morale assoluto (spesso in conflitto con gli interessi delle classi popolari autoctone).
4. Ambientalismo catastrofista (la “spazzatura green”: transizione energetica ideologica, demonizzazione degli idrocarburi, net zero a tutti i costi, anche quando danneggia i poveri). Il populismo grillino-conteiano ha abbracciato in pieno il Green Deal europeo, il Superbonus come modello di spesa pubblica “ecologica” e le politiche di decarbonizzazione forzata, spesso senza misurarne l’impatto su bollette, industria e posti di lavoro.
5. Cancel culture e controllo del discorso pubblico come strumento di potere.
Questa non è più una “sinistra” nel senso storico del termine, ma una subcultura progressista post-moderna centrata sul rovesciamento dei valori tradizionali (famiglia, nazione, merito, biologia, confine tra realtà e finzione) e sulla sacralizzazione di nuovi oppressi/oppressori. È più culturale e morale che economica. Molti dei suoi sostenitori oggi sono borghesi istruiti, élite accademiche, burocrazie statali, big tech e finanza “woke” — non certo il proletariato.
Cosa è successo davvero
La sinistra ha vinto culturalmente negli anni ’60-’70 (rivoluzione sessuale, diritti civili, diritti gay) e ha perso economicamente.
Invece di ammettere che il marxismo economico era fallito, ha spostato tutto sul terreno della cultura e dell’identità. Da “cambiare il sistema economico” a “cambiare l’uomo, il linguaggio e la storia”.
Risultato: una alleanza spesso incoerente (es. islamisti e attivisti LGBTQ+ che marciano insieme finché non si scontrano; ecologisti radicali contro operai che vogliono lavoro nelle miniere o nelle centrali).
Ha creato un nuovo moralismo autoritario: chi dissente non è solo politicamente sbagliato, ma moralmente malvagio.
Questo spiega perché oggi molta gente di estrazione operaia o piccolo-borghese (ex elettorato di sinistra) si è spostata a destra o verso populismi: si sente tradita su immigrazione, sicurezza, costi energetici, meritocrazia e senso comune.
Detto questo, non è che tutto ciò che viene da questa “roba strana” sia automaticamente falso o inutile. I diritti civili, l’attenzione all’ambiente (non l’ideologia), la lotta a discriminazioni reali hanno portato progressi. Il problema è quando diventa ideologia totalizzante, quando sostituisce la realtà con narrazioni, quando punisce il dissenso e quando ignora trade-off economici e umani.
La politica occidentale si è polarizzata proprio su questo: da una parte un progressismo sempre più astratto e moralista, dall’altra reazioni (a volte rozze) che cercano di difendere realtà biologiche, nazionali, meritocratiche e pragmatiche.
La vecchia sinistra è morta. Quello che resta è un ibrido mutante che si autodefinisce ancora “sinistra” per eredità storica, ma funziona più come una nuova religione secolare. E come tutte le religioni in fase espansiva, è intollerante verso gli eretici.
