lunedì 28 agosto 2017





QUELLI CHE CHIEDONO AI MUSULMANI 
Paolo Bolzani
Quelli che chiedono ai musulmani di dissociarsi dai terroristi. La dissociazione solo a parole non serve a niente. Mi aspetto che la comunità musulmana isoli ed espella i violenti, i predicatori che indottrinano i jiadisti. Non vedo niente di questo.

Commenti
Adria Bartolich Anch'io, me lo aspetto anche per i mafiosi
Paolo Bolzani Se non ci fosse "ma anche noi abbiamo colpe", che gusto ci sarebbe.
Paola Sartorelli Io scriverei invece di colpe responsabilità. Senza accettare la propria responsabilità personale per ciò che accade non si arriva a cambiare nulla...




Severina Alberti Devo avere capito male... da che cosa dovrebbero dissociarsi ? e chi?
Non dovremmo farlo noi non musulmani?
O non possiamo?
No non possiamo perché noi siamo razzisti mafiosi ecc ecc... nascondiamoci nei nostri peccati e lasciamoci ammazzare da chi nel peccato non ci crede nemneno
Paolo Bolzani Anche quelli che quando si parla di stragi dei terroristi, devono dire che.. anche la mafia....

Fabio Noto La dissociazione appartenne ad alcuni brigatisti che presero le distanze dal loro 'gruppo'. Possiamo chiederla ad affiliati all'Isis, non certo genericamente ai musulmani. Essendo però gli affiliati all'Isis per lo più mercenari... basterebbe offrir loro di più. Se le offerte fossero alla luce del sole... di quante frasi fatte ci pentiremmo!
Bolzani Fabio è quello che ho detto sarcasticamente. Chiedere la dissociazione non ha senso..
Adria Bartolich Il tema in questo caso non sono tanto i terroristi quanto la base etico /religiosa e sociale che rende i musulmani pericolosi in quanto tali. Se questa è l'idea di base ( non tutti i comunisti sono terroristi ma tutti i terroristi sono comunisti, non tutti i musulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono musulmani) cioè qualcosa che rende intrinsecamente pericolosa l' identità di interi gruppi sociali , politici o religiosi, il paragone con la mafia c'entra eccome ...oh yeah, non tutti i meridionali sono mafiosi ma i mafiosi sono tutti meridionali. (....poi vengono chiamate così anche quella cinese o russa ma e' un uso improprio del nome...) dicevo se questa è la partenza, la dissociazione e' quanto mai necessaria perché rischia di criminalizzare un miliardo e mezzo di persone. E non c'è nulla come il pregiudizio che faciliti il lavoro dei terroristi....
Paolo Bolzani Adria, continuo a pensare che siciliani/mafia e i comunisti/terroristi non c'entrano niente con ciò di cui stiamo parlando. E la preoccupazione di "non criminalizzare" tutti i credenti ci crea difficolta nel vedere la complessità del fenomeno. Il terrorismo è dentro l'islam ma non è l'islam. Di Islam ce ne sono tanti. Quando parliamo di terrorismo islamico o islamista parliamo di quei militanti che agiscono come musulmani irreprensibili, preoccupati unicamente dei loro doveri nei confronti di Allah e della Comunità dei Credenti (Umma) e tutte le loro azioni, ivi comprese quelle più barbare ai nostri occhi, risultano in conformità con la legge musulmana (Sharia). In base alla loro credenza religiosa le loro azioni possono essere qualificate come lodevoli o obbligatorie. L'Islam fondamentalista (salafismo prima di tutto) che è la culla del terrorismo, non è fenomeno così minoritario. È in grande espansione soprattutto fra i giovani di seconda generazione in Europa. Quindi il bacino dove il terrorista nuota è ampio ed è espressione di una ideologia religiosa che ha obiettivi aggressivi di conquista. E la demografia nel lungo periodo è a loro favore. Il problema allora non è semplicemente poliziesco/militare, ma politico. Sradicare coloro che hanno fatto la scelta violenta dalla comunità musulmana non è chiedendo parole di dissociazione, ma azioni. Ci sono domande a cui è difficile rispondere con 'la comunità islamica non c'entra" quando certi imam usano le moschee per indottrinare e reclutare jiadisti.
Adria Bartolich Sempre per tornare a noi i mafiosi si battezzano, vanno in chiesa e alle processioni, si chiamano con nomi tipo Mammasantissima, hanno cappelle private nei loro covi, fanno patti nel nome di Dio e molte volte sono stati protetti da preti nei loro periodi di latitanza. Eppure mai nessuno si è' sognato di dire che il cattolicesimo porta alla mafia o che tutti i cattolici sono mafiosi, questo nonostante l'omertà che in certe zone li ha ha contraddistinti. Perché sarebbe stata una vera cretinata.sappiamo bene che la mafia crea un clima intimidatorio ( credo anche la presenza di membri dello stato islamico nelle comunità, o no?) e soprattutto perché sappiamo che la mafia e' un fenomeno sociale, non religioso, così come lo è il terrorismo islamico. E il fatto che usino simboli religiosi deriva dal fatto che provengono da una società dove i membri sono "anche " islamici e servono a creare consenso, come per la mafia le processioni. Siamo parte di voi , siamo brave persone. Questo è' un meccanismo centrale nelle comunità discriminate, tant'è che il primo a creare ufficialmente la distanza tra chiesa Cattolica e mafia e' Woitila, papà POLACCO che prende le distanze nettamente dai mafiosi col discorso di Agrigento, e lo fa 1) perché coraggioso e papà con le cosiddette 2) perché estraneo alla comunità. Nell'islam ci sono distinzioni forti, citi i salafiti che sono sunniti, tra i paesi sunniti c'è l'Arabia Saudita, da sempre alleata con gli USA ma sul piano della gestione interna un paese chiusissimo e il Marocco , paese laico e la Giordania la cui regina gira capo scoperto.Vedo che giustamente distingui Islam fondamentalista e non. Continuiamo a farlo! La lettura alla Fallaci dell'Islam, romanzata, non corrisponde alla realtà e fa un regalo enorme ai fondamentali e terroristi . E spostiamo l'attenzione dalla lettura religiosa a quella sociale del fenomeno , che contempla anche , ma non solo, un conflitto generazionale molto forte.


Paolo Bolzani L'ideologia totalizzante dell'Islam genera "anche" il terrorismo islamista, quella cristiana non genera la mafia. Per questo rispondo con quanto citato da Toni Capuozzo:"l’ha detto in queste ore un predicatore siriano, ostile sia ad Assad che al califfo, Muhammad Al Yacoubi. “Quel che è successo a Barcellona dimostra che noi musulmani non abbiamo fatto abbastanza per contrastare l’ideologia estremista nelle nostre comunità….è frustrante per me quando qualche musulmano dice che questo non ha nulla a che vedere con l’islam. No, ce l’ha. L’Isis è nato in mezzo a noi, è un nostro problema e dobbiamo affrontarlo”......qualche musulmano dice che questo non ha nulla a che vedere con l’islam. No, ce l’ha....

Adria Bartolich Come fai a dirlo? Vai a spanne , esattamente come quando si attribuisce alla religione il fatto che "è in mezzo a noi" . O vale per tutti o per nessuno. Io credo che entrambi non siano fenomeni religiosi ma sociali.
Paolo Bolzani Adria: Non lo dico io. Lo dice un Imam siriano Muhammad Al Yacoubi citato da Toni Capuozzo. Rispettiamo il punto di vista di chi vive "dentro" quel mondo.
Adria Bartolich Appunto, se io dico a che le donne certe volte sono cretine non è come se lo dice un talebano. Se un siciliano dice ai siciliani la mafia e' roba nostra , nasce dentro la cultura meridionale e dobbiamo isolarla non è lo stesso che se io vado in Sicilia a dire siete tutti mafiosi perché siete dei terroni. Giusto per fare capire il senso delle cose . E questo è il livello del dibattito attuale sull 'Islam, per di più non al bar ma pubblico è trasformato in articoli intellettuali sui giornali
Paolo Bolzani Mi arrendo Adria e mi ritiro con i miei commenti "da bar", visto che il mio argomentare non può essere "trasformato in argomenti intellettuali sui giornali". Senza tirare in ballo mafia meridionali etc. rispetto il tuo punto di vista dissentendo: dire "terrorismo islamista" non vuol dire sostenere che "tutti i musulmani sono terroristi". Ho cercato con i miei argomenti di presentare il mio punto di vista diverso dal tuo senza, spero, considerare il tuo meno legittimo.
Severina Alberti Paragonare la mafia al terrorismo islamico nelle sue dinamiche vuol dire non riconoscere lo spirito che favorisce i due fenomeni che hanno una matrice diversa nell' essenza... la mafia è un' organizzazione criminale chiusa...non è strumentalizzata dal

Paola Sartorelli Secondo me la mafia ha alla base una ideologia: ti aiuto e ti difendo,  è l'ideologia che si rivolge a chi disperato non sa più a che santo votarsi. Io ci vedo molte similitudini, certo non sono la stessa cosa ma il concetto di "onore" che sta (o stava?) alla base è molto simile. L'Isis vuole (perdonate le parole naif) punire i cattivi che hanno fatto del male con la stessa moneta moneta usata da loro... bombe su persone innocenti, stragi nei villaggi etc. E cerca di fermare con ogni mezzo chi si oppone alla loro idea di "stato perfetto" da contrapporre allo stato imperfetto ed ingiusto che vedono...
Severina Alberti I criminologi si stanno rivoltando nella tomba
Paola Sartorelli Io sono una persona semplice... e lascio che si rivoltino... auspico soluzioni che partano dal presupposto di comprendere profondamente per poi agire di conseguenza, invece di teorizzare ed agire senza cercare di comprendere cosa c'è alla base del.livore di un fascia di popolazione... insomma non come la medicina che ti cura il malessere con una pastiglia ma va a vedere perchè il malessere è arrivato e cerca di curare ciò che lo ha causato...


Severina Alberti Fare un parallelo mafia-terrorismo non mi sembra adeguato.
La mafia è un' organizzazione criminale che non ha basi etiche o religiose...il terrorismo si...
La base del terrorismo è un' ideologia o la religione...e ne è intrinsecamente connessa.
I meridionali non sono una religione, sono gli abitanti del sud Italia e non hanno un' unica ideologia politica e nemmeno un' unica religione.
La sostanza del terrorismo islamico ha la stessa matrice ideologico religiosa dell' Islam, anche se gli islamici sicuramente non sono tutti terroristi...

Severina Alberti P.s. le mafie, tutte, hanno come scopo il potere in sé e per sé...che sia con il furto o l' omicidio ha solo come obiettivo l' accentramento nelle proprie mani di un potere prevalentemente economico, attraverso strategie criminose appunto...
Il terrorista islamico agisce non in funzione del male come le mafie, ma in funzione di un ' bene' che è il paradiso...l' uomo sulla terra non conta niente...la distanza fra l' uomo e dio è incolmabile...
Bruno Perlasca Posso dire che questo dibattito tra Paolo e Adria (tanto per spezzare una lancia per i social, quando sono usati bene) è molto più interessante, profondo e costruttivo delle decine di dibattiti insulsi che si vedono in televisione, dove la contrapposizione su questi temi tra il fronte Slavini-Feltri-Sallusti e il fronte opposto è spesso francamente penoso?

Anna Maria Mattei Concordo con il Signor Perlasca e ritengo le considerazioni di Severina sempre molto costruttive
Grazie!
Bruno Perlasca Nel merito, anche se tendenzialmente starei più dalla parte di Adria, non sono insensibile agli argomenti di Paolo. Anch'io ho l'impressione che, più che dissociarsi, i musulmani nemici e vittime del terrorismo dovrebbero promuovere iniziative "politico-religiose" in tutto il mondo. Purtroppo credo che uno dei problemi sia che l'Islam soffre del paradosso di essere spesso considerato tendenzialmente "teocratico" (su questo gli studiosi sono divisi), ma di non avere una autorità religiosa unificante che esprima un magistero indiscutibile (o quasi) come il Papa.

Paolo Bolzani Bruno, le iniziative dovrebbero essere delle singole comunità locali ad espellere i predicatori della violenza. Non viene fatto. Questa è la dissociazione politivo/culturale/ religiosa che servirebbe.
Bruno Perlasca Sono d'accordo e trovo strano che non lo facciano, visto che sono essi stessi vittime del terrorismo in misura anche maggiore di noi europei. O forse un po' lo fanno e noi non ne abbiamo notizia?
Paolo Bolzani Bruno, a Barcellona non l'hanno fatto anche se penso che "tutti sapessero" ciò che faceva.
Severina Alberti Si, ma il tema qui non è la correttezza e la gradevolezza del linguaggio, mi pare. Parlare chiaro spesso comporta un costo, anche quello di essere poco graditi come lo sono spesso​ alcuni giornalisti o politici... a volte li si contrasta solo perché di parte avversa anche quando hanno pienamente ragione.Nessuno dei tre citati da Perlasca mi piace, ma la verità sta in quello che uno dice, non nella sua 'faccia'....in questo momento serve comprensione non schermaglie fra di noi.
La religione islamica cmq non è una religione... ma la negazione della religione medesima. Se la filosofia di base della vita è la misconocenza della vita stessa come bene, è una religione di morte... funziona come il cancro ...sta lì silente e scoppia quando meno te lo aspetti.
Gli studiosi Delle religioni che vengono tirati in ballo spesso su molti media, non c' entrano nulla con l' humus culturale religioso che si infiltra in ogni comportamento quotidiano. Il rispetto dell' uomo non esiste, né dei credenti né dei non credenti.
Bruno Perlasca Non vorrei ripetere considerazioni fatte in altri dibattiti, ma questa tesi di un Islam intrinsecamente e "ontologicamente" violento non mi convince. Sul fatto che non sia una religione poi ci sarebbe molto da obbiettare, mi sembra una provocazione un po' ardita...In realtà le tre religioni monoteistiche abramitiche, dal punto di vista dei fondamenti filosofici, sono "empatiche". Il problema è che i testi sacri sono narrazioni interpretabili in modi infiniti...
Severina Alberti La religione è pre-filosofica e non sta scritta nei testi. Anche l' animismo è una religione e viene scritta solo con riti miti... essa non è in contrasto con altre religioni, viene solo superata dal monoteismo.
L' islamica 'difetta' di un dio...non lo può conoscere, non lo può raggiungere se non dopo la morte... è schiava di un senza volto e senza umanità.
Ma non mi dilungo a parlarne più di tanto, finirei per annoiare. La cosa che mi pare abbia colpito anche lei è che non hanno un ' capo' ...non possono averlo infatti... nessuno può sostituire il profeta ...nessuno può ' parlare e interagire' con dio.
Severina Alberti P.s. di fatto è un modo di vivere senza assumere alcuna responsabilità...






Paolo Bolzani Così Franco, invece di argomentare su cosa sarebbe meglio fare dovremmo armarci e partire?. Tacete e sparate? Bene non farò "il leone da tastiera" e tacerò. Spero che tu ricordi quante volte hai scritto su fb su questo argomento, su cosa sarebbe opportuno o meno su questo argomento...vuoi copia e incolla? Armiamoci e partite?
......
12 gennaio 2015
Franco Cazzaniga in un post scriveva: Né Abu Mazen né Netanyahu possono essere considerati terroristi. Il terrorismo è tutt’altra cosa. Ma, per tornare al tema principale, fino a quando non accetteremo l’idea di essere in guerra non potremo affrontare il terrorismo fondamentalista in modo efficace. Purtroppo, però, la guerra impone azioni ce misure che in tempo di pace non sono legittime. Una di queste è l’internamento amministrativo dei sospetti terroristi, sospendendo le garanzie costituzionali nei confronti di chi fiancheggia o solo simpatizza con il terrorismo. È una scelta pesante, ma possiamo ammettere di nuovo fra di noi, per esempio, chi è andato in Siria a combattere o solo ad aiutare l’Isis? E si badi che non sto parlando di misure giudiziarie, ma di misure politico-amministrative. Che dovrebbero essere prese da strutture specializzate.

Severina Alberti Perché dovrebbero andarci Franco? Credi ancora nei combattimenti senza nessun interesse? proprio tu? che hai sempre esaltato l' interesse e il tornaconto, nel rispetto della leggi naturalmente, ora cadi qui ... Invogliando al combattimento per una ideale liberazione? degli altri?

Franco Cazzaniga Severina, dove cavolo hai preso l'idea balzana che io abbia mai esaltato l'interesse e il tornaconto?
E, comunque, qui combatto l'ipocrisia di chi fa sempre gli esami agli altri, e mai a se stesso: invece di incitare gli altri a parole, che diano il buon esempio. 
Severina Alberti Tu invece non esamini gli altri? a me sembra che tu lo faccia molto e bene.
Guarda che dare dell' ipocrita vuol dire conoscere profondamente le persone ... oppure avere pregiudizi.
Questo è un pensiero mio, gli altri qui dentro non c'è entrano...
Vedrò di seguire il tuo consiglio ... seguilo anche tu... sai che ti stimo


sabato 26 agosto 2017





La jungla delle anime scure...ormai è su Roma...
Sessant’anni or sono, nel giugno del 1957, uscivano per l’editore Garzanti Le ceneri di Gramsci, considerato il più importante volume di versi di Pier Paolo Pasolini. 
Consiste in undici poemetti: L'Appennino, Il canto popolare, Picasso, Comizio, L'umile Itailia, Quadri friulani, Le ceneri di Gramsci, Recit, Il pianto della scavatrice, Una polemica in versi, La terra di lavoro. 

 Estratto dalla poesia "Umile Italia" in "Le ceneri di Gramsci"
.....
La jungla delle anime scure
come la pelle e gli occhi, che
la moderna vita nutre a dure
necessità e bassezze, ormai è
su Roma, la stringe in impure
confusioni, in ciechi smarrimenti
di stile, come una piena sale
oltre i rotti argini: impotente
la Roma del potere ne sente,
ancora plebe, l'ansia nazionale.
 ......
Cosi' Pasolini nelle note alla fine del volume: "Gramsci e' sepolto in una piccola tomba del Cimitero degli Inglesi, tra Porta San Paolo e Testaccio, non lontano dalla tomba di Shelley. Sul cippo si leggono solo le parole: 'Cinera Gramsci', con le date"


FATE SCORTA DI LUCE
Fate scorta di luce
Finché dura l'estate
Catturate i colori
Dei prati, dei boschi, del mare.
Abbracciate la luce
Stringendola al petto
Porgetele un bacio e un altro ancora
Assorbite il calore
Per la scorta del tempo
Dell'ombra e del freddo
Del gelo
E della candida neve.


venerdì 11 agosto 2017




POLITICA INDUSTRIALE: AGIRE SUL CAPITALE UMANO

La politica industriale, che non voglia dire solo politica per l’industria ma misure di intervento che rendano piu' agevole l'azione delle imprese, e inoltre creino un ammodernamento delle infrastrutture del nostro paese, e' una necessita' sempre piu' pressante, se si vogliano creare le condizioni per la crescita economica e la generazione di posti di lavoro. Questo significa, per la politica, ritornare a riconoscere alla manifattura un ruolo propulsivo fondamentale per il sistema economico nella sua globalita', con ricadute sugli altri settori. Parliamo quindi di azioni su infrastrutture e capitale umano, in funzione della crescita del settore industriale che ha perso  il 15% di capacita' produttiva rispetto al livello pre crisi.  Parlare di politica industriale vuol dire quindi agire sulle esternalita', cioe' non solo sui servizi direttamente connessi con la organizzazione tecnica ed economica dei processi industriali, ma anche su quelli del  welfare -  a cominciare da scuola, formazione e sanità - in quanto fattori che portano alla crescita della produttività di sistema e di quella dello stesso settore industriale. Scuola e formazione sono essenziali non solo per migliorare le condizioni di  vita dei cittadini ma anche per aumentare la competitività agendo sul fattore determinante in una economia avanzata: il capitale umano

giovedì 10 agosto 2017



POLITICA ED ECONOMIA 
Parliamo del rapporto fra politica ed economia. È convinzione diffusa che si debba tornare a una politica forte per dare delle regole al mercato, per ristabilire la democrazia minacciata dal potere delle multinazionali e delle Banche. Ma la domanda da porsi e' se politica e democrazia siano davvero il contrario dell'economia che agisce in autonomia e se la politica sia davvero capace di riportarla sotto controllo "democratico". Questa idea nasce da un assunto che si dimostra ogni giorno profondamente sbagliato. Si assume cioe' che la politica sia esterna o al di sopra della sfera economica, mentre  e' vero il contrario, e cioe' che essa si muove completamente all'interno di questa. E non per cattiva politica, ma per motivi strutturali: per essere esterna all'economia ed agire, la politica avrebbe bisogno, di strumenti autonomi di azione. Gli interventi della politica richiedono finanza, cioe' economia. Deve sempre servirsi del denaro, ed ogni decisione che prende dev'essere "finanziata". ll potere della politica funziona solo quando puo' prelevare denaro da processi di valorizzazione che si realizzano nel mercato, quando questi processi cominciano a rallentare, l'economia riduce l'azione della politica.  Diventa quindi sempre piu' evidente che la politica si trova in un rapporto di dipendenza diretto con l'economia. Ed e' che sta avvenendo da tempo: l'economia e' fuori dalla portata della politica, e non puo' che subirla. La politica da tempo non puo' che girare a vuoto e degenerare, nella ripetizione di parole vuote, di governi, di destra o di sinistra, che non possono che gestire, ormai in tutti i paesi occidentali,  una urgenza continua.
E' come se avessimo perso di vista il compito primario della Politica, come azione che crea le condizioni perche' ci sia il ritorno alla crescita del reddito per migliorare le condizioni di vita e rimpolpare le casse dello stato affinche' fornisca welfare efficiente . Allora vediamo  che quando la Politica ha come preoccupazione principale quella di mettere regole al mercato, mentre essa si trova impotente, senza idee nel creare le condizioni affinche' la societa', non lo Stato, generi sviluppo, allora ci si trova a far fronte a una crisi che si autoalimenta. Ci si trova anche ad affrontare minacce sempre piu' pericolose alla democrazia che non vengono principalmente e solo dallo strapotere delle multinazionali, dalle banche e dalle infiltrazioni criminali - senza volerle sottovalutare - ma molto di piu', credo, dalla poverta' e dalla disperazione, che portano a percorsi tragici che abbiamo conosciuto in altri tempi. Non si puo' gridare solo ai populismi e alle "derive" antidemocratiche, se poi riusciamo a fare molto poco per contrastarle nei fatti.


SALVIAMOLI IN CASA NOSTRA
Salviamoli in casa nostra per "purgare" le nostre colpe.
Estratto da Pascal Bruckner il singhiozzo dell'uomo bianco: "Che cosa ci rimane, a noi figli e nipoti dei barbari che hanno depredato terra e mare? Fare sempre e dappertutto il nostro atto di contrizione. “Ciascuno di noi è colpevole davanti a tutti, per tutto e dappertutto, e io più degli altri” (Dostoevskij), tale è la nostra più intima convinzione. Il sangue versato ricade su di noi e nulla, ci sembra, può riscattare l’infamia commessa, nessun compenso ristabilire l’equilibrio rotto dall’offesa coloniale. Tutti i nostri titoli di gloria, secoli di sforzi, di calcoli, di perfezionamenti, di imprese, di eroismo, che avevano fatto regnare una certa forma di saggezza umana, sono stati spazzati via, ridotti a zero: sapere che questa fioritura artistica o tecnica era legata a una egual dose d’ignominia, ci ha scoraggiati dall’accettarla o dal riprenderla. Così la svalutazione del messaggio europeo è diventata un codice comune a tutta l’intellighenzia di sinistra dopo la guerra, proprio come l’odio del borghese è stato in Europa, dopo il 1917, un autentico passaporto intellettuale, quando nessun articolo poteva giustificarsi senza un’invocazione rituale al proletariato messianico e un ostentato disgusto per i possidenti. L’indipendenza delle antiche colonie ci lascia tuttavia una possibilità di riscatto: impegnarci a fianco dei popoli in lotta, aiutare sempre e dappertutto il sud a distruggere il vitello d’oro occidentale.
Così la nascita del Terzo mondo come forza politica ha generato una nuova categoria: il militantismo espiatorio. In che modo l’odio di sé sia divenuto il dogma centrale della nostra cultura, è un enigma di cui la storia d’Europa è feconda. E’ strano infatti che nel secolo dell’ateismo militante, pensatori agnostici che hanno aguzzato il loro ingegno nella lotta contro le chiese e le loro dottrine ci abbiano riconciliati d’altra parte con la nozione che è alla base stessa del cristianesimo: il peccato originale. Mentre nei costumi e nel pensiero si verificava un formidabile rivolgimento dei valori – il rifiuto delle immagini di autorità, lo smantellamento degli idoli e dei tabù – , la morte di Dio e del Padre si univa – Sartre ne è l’esempio magistrale – a un rafforzamento della cattiva coscienza, come se una società che aveva eliminato perfino l’idea del peccato preparasse la via regia al senso di una colpevolezza generale. Il quale costituisce il prezzo da pagare per appartenere all’Europa vittoriosa, che per un momento ha trionfato sul resto del mondo. Perché la politica moderna ha cessato senza dubbio d’ispirarsi al cristianesimo, ma le sue passioni sono quelle del cristianesimo. Viviamo in un universo politico impregnato di religiosità, ebbro di martirologia, affascinato dalla sofferenza, e i discorsi più laici sono, quasi sempre, soltanto la ripresa o il balbettamento in tono minore delle omelie ecclesiali. Che una tale brama di “dolorismo”, che un tal gusto per la figura dell’oppresso in genere possano coesistere con un anticlericalismo ancora virulento non è, quindi, che un paradosso secondario

                                                                     ***
Il terzomondismo accredita una visione manichea, la quale vorrebbe che il peccato degli uni testimoniasse indefinitamente a favore della grazia e della virtù degli altri. La povertà spirituale di certi movimenti di liberazione, gli slogan più sommari dei loro capi sono quindi gonfiati a dismisura come altrettante parole del Vangelo, mentre il rigore intellettuale, la logica, l’educazione, monopolio dei paesi ricchi, sono respinti come diabolici stratagemmi dell’imperialismo. Le più insignificanti insurrezioni, le più trascurabili rivolte contadine, hanno diritto a una risonanza enorme, sproporzionata in rapporto alla loro importanza reale; si santifica l’ignoranza, il settarismo dei capibanda tropicali, si glorifica la marcia degli splendidi asiatici chiamati a distruggere la civiltà europea, insomma le più grandi follie sono portate alle stelle da alcuni spiriti eletti, ben felici di sottomettersi a un’autorità primitiva, di prosternarsi “davanti allo splendore d’una sana barbarie. Secondo questo principio, tutto ciò che innalza, loda, celebra l’occidente è sospettato delle peggiori infamie; in compenso, la modestia, l’umiltà, il gusto dell’autodistruzione, ciò che può spingere gli europei a eclissarsi, a rientrare nei ranghi, è onorato, salutato come altamente progressista. La regola aurea di questo masochismo è semplice: ciò che viene da noi è cattivo, ciò che viene da altri è perfetto. Insomma, si concede sistematicamente un premio di eccellenza agli ex colonizzati. Ama i tuoi nemici: mai la nostra epoca miscredente, negli anni Settanta, ha seguito così fedelmente la parola del Cristo."


IL CONDOMINIO...PD
Bisogna rileggere IL CONDOMINIO di J.G. Ballard per capire il Pd. Uguale uguale. Nel grattacielo del Pd i protagonisti non si rendano conto, (o non vogliono rendersi conto?), di quanto sta accadendo, di quello in cui si stanno trasformando? Ciò che è fuori dal grattacielo viene avvertito come strano, diverso, sbagliato; è quando sono fuori dal grattacielo che i suoi abitatori si sentono estranei a ciò che li circonda. E per reazione, si chiudono, si isolano sempre più, fanno muro contro chiunque potrebbe intromettersi ed interrompere il loro nuovo gioco. Per molto tempo ancora i condomini si laveranno, sbarberanno o truccheranno, vestiranno come si conviene e usciranno per andare a lavoro. Ma là, in ufficio, a scuola, in studio, saranno come in trance , in attesa di tornare alla vera vita: al grattacielo.
E più il grattacielo va in tilt, si gretola, si crepa, mal funziona, più va alla malora, più i suoi abitatori, desiderandolo, perdono le proprie inibizioni, si liberano di schemi ed infrastrutture mentali e regrediscono.


UOMINI E GIRASOLI
Di Chiara Boriosi
Molti anni fa, in una mattina di luglio calda come un ferro a vapore - ché ogni estate è così, anche se poi ce ne dimentichiamo - nell'ufficio in cui lavoravo allora si presentò il fioraio con un grande mazzo di girasoli da consegnare proprio a me.
Poiché non mi aspettavo nulla del genere, naturalmente fui molto sorpresa, non solo per i fiori ma perché la busta che li accompagnava conteneva solo il testo di una canzone di Jovanotti e nulla più.
Non una firma, un nome, un indizio, una traccia biologica da consegnare ai Ris, nulla.
Solo le parole di "Bella", con una frase sottolineata: "Chiara come un abc, come un lunedì di vacanza dopo un anno di lavoro".
E non fate subito gli snob, ora, ostentando disgusto e supremazia intellettuale, che tanto lo so benissimo che a nessuno di voi ha mai scritto Leopardi o Emily Dickinson per manifestarvi la propria ammirazione, eh.
Comunque, la curiosità mi prese, ma più che altro lo stupore. Perché in quel periodo non avevo nessuna storia in corso, se si esclude una sorta di schermaglia a distanza con un giornalista che avevo soprannominato l'uzbeko, perché aveva la sorprendente capacità di mangiarsi metà delle parole che pronunciava, riuscendo ad esprimersi in una lingua misteriosa che rendeva del tutto incomprensibile il fatto che costui, di professione, facesse il telecronista.
Nel dubbio, gli scrissi un messaggio per chiedergli se per puro caso fosse stato lui  a mandarmi quei fiori, ma la sua risposta "nn mnd frrrr ana dnnna", chiara ed incisiva come nel suo stile, mi convinse a toglierlo dalla lista dei sospettati. Uno che scrive con un codice criptato da un frullatore, al massimo può fare il referente del cartello di Medellin, ma certo non invia fiori, anche perché rischierebbe di farsi fraintendere e di farti recapitare un meraviglioso Minipimer tre velocità che, infatti, fa frrrrrrr.
Ma anni di appassionata dipendenza dalle serie investigative mi vennero subito in soccorso, suggerendomi la brillante idea di telefonare al fioraio e raccogliere qualche indizio che mi aiutasse nella mia indagine.
Mi rispose la titolare, una signora che doveva aver fatto giusto in tempo a formarsi nel Kgb prima che lo sciogliessero per metterlo direttamente al governo della Russia.
La spia che non mi amava fu infatti irremovibile e nel suo bel fiorentino asciutto mi disse: "Oh nina, 'un tu lo sai che il fioraio gli è come il confessore, e 'un te lo posso dire chi gli ha ordinato i fiori, ma poi che ti importa di sapello. 'I mi'marito e 'un m'ha mai regalato neanche un fiorellino di campo, ma ringrazia Iddio che tu c'hai chi ti manda dei fiori che paian alberi".
E con questo prezioso consiglio riagganciò, lasciandomi esattamente al punto di partenza.
Con in più una certa inquietudine, perché l'idea che qualcuno mi osservasse nell'ombra senza palesarsi, tanto tranquilla, ad essere sincera, non mi lasciava.
Dopo un paio di settimane, mi telefonò un ex politico locale, persona che conoscevo da anni e che peraltro in quel periodo aveva intrapreso una delle sue innumerevoli relazioni con una signora che era anche mia amica e che aveva preso l'abitudine di scrivermi email traboccanti gioia per il fatto di aver finalmente incontrato l'uomo della sua vita.
Nel corso della telefonata, meramente lavorativa, di punto in bianco mi sentii chiedere: "Ti è successo nulla di strano negli ultimi tempi?" e mi venne da pensare che il caldo avesse appena mietuto i suoi neuroni, ma questo insisteva e continuava a chiedermi se mi fosse accaduto qualcosa che non mi aspettavo.
Fu un attimo, e compresi. I fiori. Me li aveva mandati lui, insieme a quel "Bella" che era veramente una sfacciata dichiarazione. Raramente mi sono arrabbiata tanto nella vita, raramente ho trattato così male qualcuno come feci con lui quel giorno. E non solo per la sua stupida e certo non richiesta messinscena, ma perché continuava ad illudere quella ingenua della mia amica mentre era il solito cercafemmine di sempre.
Dopo essermi sfogata bene ed aver percorso avanti e indietro tutto il mio personale vocabolario degli epiteti, decisi di non dire nulla alla mia amica, perché non avevo cuore di guastare la sua gioia e soprattutto perché non me la sentivo di arrogarmi il diritto di entrare così pesantemente nella sua vita che, alla fine, era cosa che apparteneva solo a lei.
All'inizio dell'autunno, quando scese il buio ad accorciare le giornate e i pomeriggi si fecero più lunghi e noiosi, il galletto si fece beccare dalla fidanzata insieme ad un'altra, e il grande amore finì, come quei girasoli che erano stati profetici nella loro breve stagione prima di piegarsi al freddo di un nuovo lungo inverno.

mercoledì 9 agosto 2017


14 - LA CORBA (da Carlo Dossi "Goccie d'inchiostro")
"...que' ricchi aggrondati che non san dove comprare un'oncia di cuore contento ..."
 "Ed era cosa ben semplice! Figùrati che, svoltando in un vicoluccio, avevo dato in una vecchia, immòbile, piccina sotto una soma di corbe. Una di esse le era caduta e la pòvera donna o non poteva chinarsi per la rigida età o non osava col càrico già squilibrato delle altre. Intanto, un birbone, seduto su lo scalino di una portella, ghignava e pipava.

Quello che feci, l'avresti anche tu.

Ripeto, la cosa era semplicìssima. Eppure, seguitando il cammino, mi tremolava nel segreto del cuore un gusto che mai. La meraviglia della vecchietta nel trovar gentile un signore, i suòi ringraziamenti commossi mi circolàvan col sangue. Affè! che non mi si vada dunque a promèttere premi in un altro mondo. Non usciamo da questo. Ogni òpera buona frutta al beneficato e al benefattore. Per mè non avèo più nulla a pretèndere, anzi — siamo sinceri — dovevo.

Ma, insieme, ricordavo con compassione que' ricchi aggrondati che non san dove comprare un'oncia di cuore contento, mi chiedevo stupìto come mai, lo stesso egoismo, non li tirasse a fare del bene.

E ci ha tante corbe a levar su ancora da terra!

lunedì 7 agosto 2017






DE NITTIS: LE DUE FACCE DI LONDRA 

"De Nittis dipinse la Londra del potere economico, politico e culturale: la Bank of England, Westminster, la National Gallery, che acquisivano sempre più valore proprio per l’importanza della capitale inglese nel mondo economico e commerciale. Salvo soffermarsi  anche sulla convivenza di due facce della città, come nell’olio dedicato alla National Gallery, con una mendicante e i suoi bambini che cammina tra la folla elegante e benestante, e i sandwich-man che vanno su e giù per la strada con i loro cartelli."
http://www.retididedalus.it/Archivi/2013/novembre/PRIMO_PIANO/4_berta.htm

Giuseppe De Nittis,
La National Gallery e la chiesa di Saint Martin a Londra, 1877
Olio su tela, cm. 71x105,5
Petit Palais, Musée des Beaux- Arts de la Ville de Paris



UN PIÙ SPLENDENTE, UN PIÙ AZZURRO CIELO
"Un più splendente, un più azzurro cielo, da un pezzo non allegrava la montagna. L'aria, lavata dalla pioggia, imbalsamata dalle fragranti esalazioni dell'ùmida terra, lùcida come il raso, disegnava nettamente ogni profilo di monte, ogni contorno frastagliato di bosco, ravvivava tutti i colori e saliva per le nari come la bisbigliante spuma dello Champagne. Tuffati in questo bagno di puro àere, con una brezzolina fresca fresca che sfiorava i capelli ed allargava i polmoni, dissolvèvasi la stanchezza e ci si trovava tanto flessìbili e leggieri che, piuttosto di camminare, parèa di volare. Snebbiàvasi la fantasìa; nette, spiccate, schieràvansi in capo le idèe, il benèssere, la gioja si diffondèvano per tutta la persona; in una parola; a larghi càlici si beveva la vita... Oh! come sembrava mai buona!"
Carlo Dossi "GOCCIE D'INCHIOSTRO".





SIGNORE DELLA CATASTROFE IMMOBILE. 
Goethe nella campagna romana di Johann Heinrich Tischbein
"Goethe è il Signore delle rovine. Se guardiamo di nuovo il quadro da questo punto di vista, ci si avvede che le rovine non hanno storia; sono sempre state rovine, ruderi, luoghi dell’uccisione e della consumazione. Ma che cosa sono quelle rovine? Sono semplicemente dei monumenti morti, o meglio progettati dentro i laboratori della morte, o dei fantasmi inefficaci, e che tuttavia portano seco un dolore disseccato, una angoscia senza aggressività? Sono resti di un mondo distrutto, o sono piuttosto l’avanguardia frammentata della distruzione? Forse, più del quadro goethiano, sono, quelli, simboli, segnacoli, bandiere; o, più acremente, indizi profetici? Giacché, ora lo rammentiamo, siamo a Francoforte, e Francoforte si gloria di questo Goethe apparentemente ufficiale, in realtà Signore della catastrofe immobile.”  Giorgio, Manganelli. “L'isola pianeta (Piccola biblioteca Adelphi) (Italian Edition).” Adelphi.

PASSO DOPO PASSO 
“Pas a pas
Nulle part
Nul seul
Ne sait comment
Petits pas
Nulle part
Obstinément

Passo dopo passo
In nessun luogo
Non uno
Che sappia come
Piccoli passi
In nessun luogo
Ostinatamente”
Samuel Beckett
[In occasione dell’ottantesimo compleanno di Marcuse, Samuel Beckett pubblicò sulla rivista «Akzente», 3, giugno 1978, un breve componimento in francese in suo onore. Alla pubblicazione seguì un breve scambio epistolare.]
estratto da Herbert Marcuse “Teoria critica del desiderio. Scritti e interventi di Herbert Marcuse, IV.”


PENSARE IL POSSIBILE? 
Possiamo considerare archiviato l’insegnamento di Herbert Marcuse come sforzo del pensiero rivolto verso il futuro? Non è che questo avviene anche perché la pratica della filosofia come esercizio di elaborazione del domani ci sono diventate totalmente estranee?.  Mi chiedo allora se abbia ancora un significato in un'epoca come quella attuale, che non riesce più ad immaginare il futuro, reclamare, come faceva Marcuse, un principio di possibilità che apra al cambiamento incrinando il dominio del principio di realtà comunemente riconosciuto. 
Allora rileggendo “Teoria critica del desiderio. Scritti e interventi di Herbert Marcuse, IV.”  penso che abbia molto senso il riflettere su passaggi come questo:"una società che possa dirsi, in verità, qualitativamente differente, poiché l’intero modo di vivere, l’intero sistema dei valori, le aspirazioni e i bisogni degli uomini saranno differenti. Anche su questi nodi vorrei tornare, almeno brevemente, martedì. Qui, contro una simile diffamazione delle possibilità storiche, spacciate per utopistiche, voglio aggiungere solo questo: per ciò che riguarda la natura umana, certo vi sono ampi livelli e dimensioni di essa che sono immutabili, quelli cioè nei quali l’essere umano è e rimarrà un animale. Al di là della dimensione animale e degli istinti animali, la natura umana può mutare non solo superficialmente, ma nella sua stessa essenza. Possiamo e dobbiamo mettere in discussione la diffamazione di questa concezione come utopistica - possiamo accettare il termine utopistico solo se pensiamo che le società costituite siano in se stesse eterne; solo se facciamo di condizioni politiche e sociali condizioni metafisiche immutabili; solo se dimentichiamo che la storia nelle condizioni date è fatta da esseri umani, e che ciò che si definisce natura umana è molto spesso solo quell’essere umano che la società costituita ci ha fatto diventare - certo non la natura immutabile degli esseri umani.” (Cit.pag.160)

venerdì 4 agosto 2017



IVAN
I tormenti di  Ivan(Fratelli Karamazov) lacerato dai suoi dubbi e dalle sue angosce, sono gli stessi  nella nostra epoca. Essi nascono dalla frattura, che si è creata tra l’uomo e la realtà. Infatti  l’essere umano, mentre si arrovella fra il volersi sostituire all’assoluto, diventando uomo-Dio (Kirillov 'I Demoni':“Se non c’è Dio, allora io sono Dio”e il negarsi nell’abisso del nulla, sente aumentare la paura dovuta a una realtà che viene vista come incomprensibile e comunque  lontana dalle capacità di coglierne il senso.

sabato 8 luglio 2017


Dostoevskij di Stefan Zweig
Per Dostoevskij la vita è bellezza, ma solo nella sofferenza trova un senso (Stefan Zweig "Dostoevskij",  pagg. 118, euro 14,50 Castelvecchi). Zweig coglie l'essenza tragica, la vicinanza con l'abisso, la dimestichezza con i demoni, l'esperienza di Dio come tormento, il male e la perdizione come occasione di salvezza e redenzione, l'oscillazione tra generosità e dissolutezza, la centralità assoluta dell'anima. Kirillov, Satov, Raskol'nikov, Karamazov: i suoi personaggi, per Zweig, vivono nell'agitazione, intorno all'anima si forma il loro corpo, le passioni plasmano le loro figure.

mercoledì 5 luglio 2017



RIPARTIRE DAL LAVORO



La sinistra si presenta con la parola d'ordine (cosi' si diceva una volta):"Ripartire dal lavoro". Lavoro vuol dire produrre...difendiamo il lavoro... ma per fare cosa? una volta era il mito del progresso...adesso cosa... contro la "flessibilita" ..va bene ma le aziende chiudono... La globalizzazione ha risolto il problema del controllo del lavoro, grazie allo spostamento  fuori dai paesi ricchi della produzione, per i costi più bassi...ma poiché si produce in abbondanza, il limite e' il consumo...Per alimentare il consumo si favorisce una cultura del desiderio, dei bisogni infiniti ...per soddisfarli si favorisce il debito privato e pubblico....è il massimo della libertà individuale che si autoalimenta ... Ma poi ci si sveglia e si scopre che non ci sono soldi da spendere...bisogna pagare più tasse per non aumentare il debito pubblico...e le banche non ti fanno più il mutuo per la casa e non prestano più alle imprese..e i negozi sono pieni di merce...bisogna ripartire dal lavoro?...certo! Ma che vuol dire?. Slogan e poche idee.