lunedì 6 marzo 2017




GIORNALISMO
"...Quell’orribile piacere cupo e solitario, gustato senza testimoni..."
Non solo assistiamo a carenze della politica. Possiamo sostenere che il giornalismo sia messo anche peggio? Ogni giorno siamo inondati, in una gara perversa tra giornali e tv, da mistificazioni, notizie date in modo parziale per distorcerne il significato, strumentalizzazioni conseguenti ecc. È pratica diffusa il dossieraggio e la delegittimazione della persona, per portare il lettore a disprezzarla e odiarla.
Ai tempi di Balzac era diverso?. Non sembra proprio.
Estratto da Honoré de Balzac. “Illusioni perdute.” Garzanti.
"...Quell’orribile piacere cupo e solitario, gustato senza testimoni..."
“Assaporò in quella mattinata uno dei piaceri segreti più vivi dei giornalisti, quello di affinare l’epigramma, di arrotare la lama fredda che trova il suo fodero nel cuore della vittima, e di scolpire il manico per i lettori. Il pubblico ammira il lavoro brillante del manico, non vi vede alcuna malizia, ignora che l’acciaio della spiritosaggine, avvelenato dalla vendetta, sguazza nell’amor proprio sapientemente frugato, ferito da mille colpi.
Quell’orribile piacere cupo e solitario, gustato senza testimoni, è come un duello con un assente, ucciso a distanza con la punta della penna, come se il giornalista possedesse il potere fantastico accordato ai desideri di coloro che, nei racconti arabi, possiedono un talismano. L’epigramma è lo spirito dell’odio, dell’odio che è l’erede di tutte le malvagie passioni dell’uomo, così come l’amore polarizza tutte le sue buone qualità. Perciò non c’è uomo che non sia spiritoso quando si vendica, per la ragione che non ve n’è uno al quale l’amore non dia delle gioie.”

domenica 5 marzo 2017



SPAZIO VUOTO
A poco serve esorcizzare "i populismi" se non si ragiona su come riempire lo "spazio vuoto" lasciato libero dalla autodistruzione delle vecchie identità politiche, dalla disgregazione dei partiti, dal degrado del rapporto fiduciario tra società e classe politica. Da questo vuoto politico nascono i leaders più o meno spregiudicati e demagogici. Finchè non si riuscirà a riempirlo, i movimenti populisti non potranno che crescere innalzando ogni volta la bandiera di un popolo inventato, e proponendosi come custodi dei suoi interessi traditi.

sabato 4 marzo 2017




"DISCORSO DEL CAPITALISTA"
Domanda: Perchè parole come "solidarietà", "giustizia", "eguaglianza" tendono ad evaporare, ad assumere la inconsistenza retorica delle buone intenzioni?. Jacques Lacan, nel "discorso del capitalista" ( Il termine compare per la prima volta in una conferenza tenuta da Lacan nel maggio del 1972 a Milano, a cui ho assistito) sostiene la tesi che il fondamento  ideologico e culturale del capitalismo sia nello "slegame", cioè nella proliferazione della frammentazione e della precarietà della condizione esistenziale e sociale. Diversamente da Max Weber - che trova la genesi spirituale del capitalismo nell’ascetismo protestante, nella rinuncia e nel sacrificio di sé - Lacan sottolinea che il capitalista esalta il godimento al posto di ogni forma di legame. Il sacrificio dei primi  capitalisti, del quale parla Weber, è sostituito dall’imperativo del consumismo. Lacan sostiene, cioè, che il capitalismo non è solo potente strumento di trasformazione della società, da feudale a industriale, da contadina a urbana, da nazionale a globale, ma è un fattore determinante di frantumazione delle relazioni affettive e solidali. Anche per questo parole come "solidarietà", "giustizia", "eguaglianza" tendono ad evaporare, ad assumere la inconsistenza retorica delle buone intenzioni. Nelle rapporti  diventa prioritario il tornaconto e le relazioni sociali tendono ad assumere un valore strumentale. I valori prevalenti diventano, da una parte l'utilità e dall'altra l'efficienza, intesa come  rapidità con cui si vuole ottenere il proprio vantaggio. Poichè l’individuo e i suoi desideri sono diventati la misura di tutte le cose e l’agire sociale è sistematicamente ricondotto a motivazioni individualistiche, sono  vissuti come disturbanti i ritardi, le difficoltà e tutto ciò che con la crisi si è inceppato. Da qui anche nasce  l'insoddisfazione diffusa e il conseguente vittimismo rivendicatorio, che diventa fenomeno sempre più prevalente nelle nostre società.

venerdì 3 marzo 2017




LIBERTÀ E DESIDERI
Domanda: Può esserci libertà senza capacità di attribuire significati alle cose?. Ci sentiamo dire ogni giorno che gli individui devono autodeterminarsi e realizzare i propri desideri. Ma cosa sono oggi i desideri in un mondo dove gli esseri umani tendono ad essere semplici scambiatori di informazione, e come tali sono indotti a pensare che sia possibile tutto e il contrario di tutto. In questo mondo i soggetti sociali vengono risucchiati in un unico processo dove l'accumulo di informazioni sono strumento principale nella ricerca individualistica del piacere nell’immediato, senza però che questo riesca a compensare un pensiero permanente di mancanza di senso. Per questo la soddisfazione dei bisogni, indotti da tale processo, porta a un continuo impegno a inventare "il nuovo", di ogni tipo, basta che riesca a muovere la soggettività e a far sentire il singolo libero e capace di provare sensazioni. Allora si cerca di accumulare esperienze, una dietro l'altra, senza fermarsi a pensare, per paura di dover riconoscere che il "pieno" cercato è solo una finzione. Questo perchè non può esserci libertà senza capacità di attribuire significati alle cose, interpretando la realtà e lavorando per renderla socialmente vivibile. (P.B.) 
 






SAGGEZZA
 "[...] credevano fermamente che la scienza, la saggezza e l'istinto di autoconservazione alla fine avrebbero costretto l'uomo ad unirsi in una società concorde e razionale, e perciò, nel frattempo, allo scopo di accelerare la cosa, i «saggi» si sforzavano di sterminare al più presto tutti i «non saggi» e coloro che non comprendevano la loro idea, affinché essi non fossero di impedimento al suo trionfo.[...]" Dostoevskij, Fëdor. “Il sogno di un uomo ridicolo.”

giovedì 2 marzo 2017



DEMOCRAZIA DELLA SORVEGLIANZA
Una democrazia in cui il ceto politico è costantemente sottoposto alla sorveglianza da parte dei cittadini e della stampa, in teoria dovrebbe portare i governanti ad essere responsabili dinanzi agli elettori, ma la sua esasperazione rischia di condurre alla inefficienza e alla paralisi, anche perchè i media e i movimenti che cavalcano l'onda populista, producono soprattutto cinismo e diffidenza. I media per vendere copie e spazi pubblicitari, e i populisti per guadagnare voti , non solo amplificano episodi insignificanti, dichiarazioni pubbliche di scarsa rilevanza, pettegolezzi, o pure invenzioni, ma consolidano anche la cultura dell'avversione nei confronti della politica e dei politici. Allora ne risulta la crescita del desiderio di soluzioni palingenetiche utili per vincere le campagne elettorali ma che sono solo l'anticamera della disillusione e del risentimento, minacce vere della democrazia.
"DIVISIVO"
Non sopporto "divisivo" usato per argomentare contro le idee altrui. Le posizioni prese sono sempre "divisive" se c'è chi la pensa diversamente. Ed è un bene che si possano esprimere e sostenere. Spesso chi usa il termine contro l'altro è solo intollerante. 
Sarebbero argomenti "divisivi", nel dibattito politico italiano, la messa in discussione degli equilibri di una società burocratica e catastale, sclerotizzata, paralizzata, nella quale i politici vivacchiano, dandosi addosso l'uno all'altro, rinviando ogni soluzione di ogni problema?




mercoledì 1 marzo 2017


RILEGGERE ORWELL

Giovanni Bernardini

ORWELL
Chi ha letto il capolavoro di Orwell “1984” di certo lo ricorda. Nel paese in cui si svolge la vicenda esistevano i "due minuti dell'odio". Tutti i giorni in tutti i luoghi di lavoro la gente si radunava in una grande sala ed assisteva ad un filmato dedicato al grande nemico del popolo: Goldstein (val la pena di ricordare che il vero nome di Trotzkij era Bronstein...).

La visione di questo filmato eccitava la folla che iniziava ad urlare contro il mostro. “A morte, a morte!” urlavano tutti in preda ad un violento, incontenibile odio.
Beh... sembra che i nostri media vogliano anche loro propinarci i quotidiani “due minuti dell'odio”. Tutti i giorni i TG dedicano al presidente Trump due, tre minuti in cui questo viene accusato delle più incredibili nefandezze. E mentre l'annunciatore elenca queste nefandezze sullo schermo appaiono immagini di manifestazioni contro il nemico del popolo: gente urlante, fantocci bruciati. 
Orwell docet.
Nel romanzo di Orwell i dissidenti o presunti tali venivano “vaporizzati”. Scomparivano da un giorno all'altro e da quel preciso momento cessavano di esistere. Non erano scomparsi, non erano MAI ESISTITI. Il solo parlarne era un crimine contro il partito, il popolo lavoratore, la pace, il bene, il progresso.
I media stanno facendo qualcosa di simile con i terroristi: li “vaporizzano”. Qualcuno spara sulla folla, sgozza un passante, lancia un'auto a tutta velocità su gente inerme? I solerti giornalisti ci dicono subito che NON si è trattato di un atto terroristico, dopo di che “vaporizzano” tutto. Non si parla più di ciò che è successo. Non ci viene detto chi è stato a sparare, lanciare l'auto sulla folla, accoltellare. Non si sa come si chiama, cosa dice, quale è la sua fede. IL terrorismo islamico NON esiste, quindi noi non ne parliamo, lo “vaporizziamo”, questa la consegna. E chi parla di terrorismo islamico è un razzista xenofobo, un mostro che alimenta “irrazionali paure”, un nemico della pace e del dialogo. 
Di nuovo, Orwell docet.

martedì 28 febbraio 2017






DISPREZZO
Ogni giorno il dibattito politico è "ricco"  di manifestazioni del disprezzo reciproco, come modo per affermare la propria diversità e superiorità. Manca sempre più il desiderio di argomentare per convincere. Meglio l'offesa, la battuta maligna, la manovretta per squalificare l'altro. E bisogna farlo ogni giorno con parole diverse, perchè "la notizia" non dura più di un giorno. Così, invece di dedicare tempo alla riflessione, alla elaborazione, si pensa a cosa dire il giorno dopo per ottenere il titolo di testa sui giornali, in Tv, e a diventare "virale" (odio questa parola, e il suo uso giornaliero) su Internet. Letture notturne...Scrive Leopardi: " ...Non rispettando gli altri, non si può essere rispettato"... “in Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuole conversare, è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi. Sono incalcolabili i danni che nascono ai costumi da questo abito di cinismo, benché per verità il più conveniente a uno spirito al tutto disingannato e intimamente e praticamente filosofo, e da tutte le sovraespresse condizioni e maniere del nostro modo di trattarci scambievolmente. Non rispettando gli altri, non si può essere rispettato.” Giacomo Leopardi. “Discorso Sopra Lo Stato Degli Italiani.”



PERSONAGGI LETTERARI
Ho una passione per i personaggi, letterari ma non immaginari, che tra le pagine di un libro hanno preso vita e ci hanno reso parte del loro destino nel tempo della lettura ed ogni volta che li ricordiamo.
Scrive W. Somerset Maugham in proposito “I personaggi letterari sono strane creature. Si affacciano, ti entrano nella mente. Crescono. Assumono talune, opportune, caratteristiche. Vivono in un certo ambiente. Di tanto in tanto ti accade di pensare a loro. A volte diventano un’ossessione, sicché non riesci a pensare ad altro. Allora li racconti, e per te cessano di esistere. È buffo che un essere il quale ha occupato un posto nei tuoi pensieri, spesso solo nello sfondo, ma non di rado proprio nel bel mezzo; e allora, magari, ha vissuto con te per mesi ogni ora del giorno, e anche nei tuoi sogni, ti svanisca dalla coscienza al punto che nemmeno ricordi come si chiamava, e che faccia aveva. Capita perfino che ti scordi che sia mai esistito. Ma a volte le cose vanno diversamente. Un personaggio che credevi di aver liquidato, un personaggio di cui ti eri curato non più di tanto, non si dilegua nell’oblio. Ti accade di ripensarci. Spesso è una cosa molto irritante. Ne hai fatto quel che volevi, non ti serve più. Perché insiste a importi la sua presenza? È un intruso, non ce lo vuoi alla tua festa. Mangia il cibo, beve il vino preparato per altri. Non hai posto per lui. Devi occuparti di gente che per te conta molto di più. Ma lui se ne infischia. Incurante del decoroso sepolcro che gli hai allestito, continua caparbiamente a vivere, e anzi ? sotto sotto attivissimo; e un giorno, con tua sorpresa, scopri che si ? spinto fin nella prima linea dei tuoi pensieri; e non c?? che fare, devi dargli retta.”
W. Somerset Maugham. “Acque morte.” Adelphi,

lunedì 27 febbraio 2017




SCHIZZO
Amo i racconti di Robert Walser: originali, brevi, e fulminanti. Un esempio? Ecco il racconto "Schizzo" "Arrivò come da nebulose lontananze. Già questo giocava a suo favore. Aveva un aspetto come nessun altro ha. Lei pensò: «Ha l’aspetto di uno su cui ancora incombono pericoli». Era povero, indossava vestiti laceri, ma si comportava con fierezza. Il suo contegno esprimeva grande calma e grande letizia interiore. Lei pensò: «Che gusto meraviglioso debbono avere i suoi baci». Inoltre dava l’impressione di un uomo che non poteva non aver già suscitato molto favore e destato già molto interesse, e che ovunque avesse provocato entrambe le reazioni, fosse poi andato avanti per la propria strada, senza gettare un solo fuggevole sguardo da una parte o dall’altra.
Lei pensò: «C’è qualcosa di ardimentoso e magnanimo in lui. Chissà se lo amerò. In ogni caso è degno d’essere amato».
“Costui inoltre pareva ben sapere, e d’altro canto non sapere affatto, quanto fosse attraente. Vi era nel suo comportamento un che di smarrito, un che di ambiguo. Lei si diceva: «Questo giovane sa di sicuro essere discreto. Immagino sia dolce confidare in lui. Ancor più dolce e bello dev’essere buttargli le braccia al collo e stringerlo a sé». Nonostante la sicurezza e la fermezza con cui sapeva presentarsi, recava su di sé l’ombra di un essere reietto e indifeso. Lei pensò: «Ha bisogno di protezione. Come sarei felice di poterlo proteggere». Era giovane e tuttavia, a quanto sembrava, già provato: era di ferro, l’immagine stessa dell’irremovibilità e della pertinacia, e tuttavia aveva l’aspetto di chi desideri una profusione di tenerezze e intimità.
Allora lei gli sfiorò il braccio, come per caso e inconsapevolmente. Arrossì e pensò: «Si accorge di quel che voglio». Anche lui arrossì. Allora lei pensò: «Che uomo straordinario! Mi tiene in considerazione. È un cavaliere». Da quel momento in poi, agli occhi di lei il contegno di lui fu sempre più bello; e sempre più forza, fierezza e delicatezza emanavano dall’intero suo essere. Lei pensò: «Io amo. È vero, non mi è lecito amare, perché sono sposata. Ma io amo». Glielo fece capire con gli occhi e lui ebbe sufficiente attenzione, gentilezza e intelligenza per capire ciò che lei intendeva, sentiva e desiderava. E a questo punto cominciò il romanzo. Se, anziché un autore, io fossi un’autrice, muovendo di qui scriverei difilato due volumi.”
Robert Walser. “Storie che danno da pensare (Piccola biblioteca Adelphi)

giovedì 23 febbraio 2017



TRUMP-MUNCHAUSEN

Chissà perchè ho avuto una irrefrenabile voglia di riprendere in mano quel libro. 
"...Perché le mie storie sono assolutamente-indiscutibilmente-inequivocabilmen­te “vere”. Capisci? Sono vere, autentiche...."
"Mi capita molto spesso di recarmi a cena da amici oppure di essere invitato - ma che dico “invitato”! “supplicato di intervenire” è l’espres­sione che dovrei usare - a serate conviviali con vecchi generali, ambasciatori in pensio­ne, nobili in vena di un pizzico di mondanità.
Ecco, in queste occasioni, dopo aver banchettato allegramente e riso a crepapelle della stupidità degli assenti, tutti pretendono che li faccia divertire con il racconto delle mie avventure. E perché? Perché le mie storie sono assolutamente-indiscutibilmente-inequivocabilmen­te “vere”. Capisci? Sono vere, autentiche.
Anzi! Per pudore, per non accrescere oltre misura la stima della quale già son circonda­to… mi sento moralmente in obbligo di sminu­ire le imprese che mi hanno visto - costantemente - protagonista.
Ah, ma protagonista non per volontà mia! Per carità del cielo! Mio malgrado, sappilo.
Recentemente un amico, uno scrittore di fama internazionale, mi ha chiesto di affidare alla sua penna le mie memorie.
Io mi sono schermito, ho rifiutato cento volte, e poi cento ancora, finché quell’indivi­duo senza scrupoli mi ha minacciato: o gli avrei dettato personalmente le mie avventure o      le avrebbe strappate di bocca alla combriccola che assiduamente mi aveva come ospite d’onore."
Eric Rudolph Raspe “Le avventure del Barone di Munchausen.” 



SOCIALISTI
«Chi vi ha detto che non sono socialista anch'io?»
«Come ogni persona di cuore, sì; e appunto di ciò si tratta: di dire al popolo fino a qual segno è giusto e santo parlargli dei suoi diritti, ma quanto è necessario e doveroso rammentargli anche i suoi doveri.»
(dal romanzo di Federico De Roberto "L'imperio"

martedì 21 febbraio 2017



INTELLETTUALI.

 E adesso gli intellettuali, professori, comici e cantanti ci verranno a raccontare che siamo all'alba di un nuovo giorno. Sentiremo cantare Bandiera Rossa e Bella ciao. Le magnifiche sorti e progressive sono alla portata di mano. Tutti disuniti contro l'uomo solo al comando. Ma non dimentichiamo che "Siamo quel che siamo!" 
Alberto Arbasino " La vita bassa" 
“… Dopo decenni e generazioni di ‘ricercatori’ e ‘anticipazioni’ e acribie di ruoli e concorsi e scatti e carriere e ‘lectiones’ magari anche ‘magistrales’ ai fini di riesumare negli archivi – tutt’al più – ordinarie miserie peraltro risapute e compatite in qualunque ginnasio-liceo italiano durante e dopo la guerra. Soprattutto a causa dell’ininterrotta produzione ‘cartacea’ degli intellettuali ‘scribacchini’, durante il passaggio "in un sol giorno" e "come un sol uomo" dalla stampa & propaganda ‘fascistoide’ alla temibile egemonia togliattiana.
Altro che conformisti "fuori dal coro" in atteggiamento "contro" perennemente sfottente: i Montanelli, Malaparte, Longanesi, Ansaldo, Prezzolini, Missiroli, di successo in successo benpensante e cheap… Piuttosto, nelle fasce subalterne, per comprare scarpe e cibo ai piccini, quanti innumerevoli meschini affamati e affannati si mostravano capaci di servigi e faccende di low profile sotto qualunque gerarca presente o prossimo dei regimi successivi. E nelle famose egemonie culturali, anche senza frugare nei ‘faldoni’, correntemente si potrebbe constatare che "intellettuale" diventa sinonimo di travet mezzamanica e leccapiedi, per ottenere piccoli poteri più o meno piccoli-borghesi”.



lunedì 20 febbraio 2017



VIOLENZA SENILE

No, no, non è Bersani e neanche D'Alema, contro Renzi. “L'età avanzata aveva indebolito la sonorità della sua voce, ma aveva conferito, in compenso, al suo linguaggio, un tempo così misurato, una vera e propria intemperanza. Forse bisognava cercarne la causa in ambizioni che sentiva di non aver più tanto tempo per realizzare, e che tanto più lo riempivano di veemenza e di foga; forse nel fatto che, messo in disparte da una vita politica in cui ardeva dalla voglia di rientrare, credeva con l'ingenuità del desiderio, di poter fare collocare in pensione, con le sue critiche sanguinose dirette contro di loro, coloro che si vantava di poter sostituire. Così è facile vedere certi uomini politici assicurare che il governo di cui non fanno parte non durerà più di tre giorni. Sarebbe, d'altronde, esagerato credere che il signor di Norpois avesse perduto completamente le tradizioni del linguaggio diplomatico. Non appena sorgevano «questioni importanti», tornava ad essere, lo vedremo fra poco, l'uomo che avevamo conosciuto; ma per il resto del tempo, si sfogava sull'uno e sull'altro con la violenza senile di certi ottuagenari che li butta addosso a delle donne cui non possono più recar gran danno.”
Marcel Proust. “Albertine scomparsa.”



RISPETTO
Un richiamo di cui c'è grande bisogno. Vale per tutti. Scrive Leopardi: " ...Non rispettando gli altri, non si può essere rispettato"... “in Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuole conversare, è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi. Sono incalcolabili i danni che nascono ai costumi da questo abito di cinismo, benché per verità il più conveniente a uno spirito al tutto disingannato e intimamente e praticamente filosofo, e da tutte le sovraespresse condizioni e maniere del nostro modo di trattarci scambievolmente. Non rispettando gli altri, non si può essere rispettato.”
Giacomo Leopardi. “Discorso Sopra Lo Stato Degli Italiani.”

domenica 19 febbraio 2017



SOLITUDINE (Tolstoj)

La solitudine è tanto utile all'uomo che vive in società, quanto la società all'uomo che non vive in essa. Separa l'uomo dalla società, fallo entrare in se stesso, e non appena si tolgono alla sua ragione le lenti che gli mostrano ogni cosa rovesciata, non appena si schiarisce il suo sguardo sulle cose, gli sarà persino incomprensibile come prima non vedesse tutto questo.”
 Lev Tolstoj “I DIARI.” 

sabato 18 febbraio 2017




POLITICA DELLA PAURA. 
Propongo di seguito una riflessione come risultato della lettura di Carlo Levi, "Paura della Libertà". Sono molte le ragioni che creano paura e che influenzano le scelte di orientamento politico nelle nostre società. Sono soprattuto le questioni come la distribuzione del reddito, l'insicurezza di fronte alle immigrazioni, i salari, la difficoltà di trovare lavoro, il lavoro precario, il terrorismo, impatti sociali legati alla globalizzazione e finanziarizzazione dell'economia. Tutto ciò rende i sistemi democratici più fragili e vulnerabili e facile preda alla predicazione che esalta le paure. Questo ci porta a una ragionare, oggi come allora, su come la paura sia parte della storia italiana del Novecento, se si pensa al fascismo. Come scriveva Carlo Levi nel 1944, su «La Nazione del Popolo», il giornale del Cln da lui fondato e codiretto dopo la liberazione di Firenze,che la paura spiegava la dedizione di tanti schiavi a Mussolini, una «mediocrità divinizzata, necessaria per riempire il vuoto dell’animo, e calmarne l’inquietudine con un senso di riposante certezza»[C. Levi, Paura della libertà, in «La Nazione del Popolo», I, 2 novembre 1944, 58 ora in C. Levi, Il dovere dei tempi, a cura di L. Montevecchi, Donzelli, Roma, 2004, p.75]. Levi denunciava il fatto che la paura faceva sentire «il peso della libertà», agitando lo stato di emergenza dell’Italia, della necessità di salvare il Paese dalla miseria e da ogni problema. Levi in questi scritti, metteva in evidenza il riemergere dei custodi fedeli dei vecchi riti della politica, mai sconfitti. Nei suoi articoli troviamo l'uso del termine religioso “casta” per evidenziare come l'azione delle classi dirigenti sia fattore di resistenza cronica al cambiamento. È sorprendente scoprire che già nel 1944 il passato stava divorando ogni occasione di progresso democratico. Quel racconto dei sentimenti contrastanti di speranza/delusione di fronte all'incertezza fra passato e futuro dell’Italia alla fine della seconda guerra mondiale dovrebbe essere oggetto di una lettura oggi, per capire come l’Italia repubblicana sia strutturalmente legata a un passato che rischia sempre di condannarci per l'eternità.
......
I contadini lucani dipinti da Carlo Levi negli anni '30, durante il suo confino politico in Basilicata


RICORDI: FALSI RICORDI? 
Ma quanto falsifichiamo i nostri ricordi?. Ci spiega James McCaugh, professore all'UC Irvine’s Center for the Neurobiology of Learning: "Tutta la memoria è colorata con pezzi di esperienze di vita. Quando le persone ricordano, "stanno ricostruendo," ha detto. "Non significa che è totalmente falsa. Vuol dire che stanno raccontando una storia su se stessi e stanno integrando le cose che realmente si ricordano in dettaglio, con le cose che sono generalmente vere"

"All memory, as McGaugh (James McCaugh, professor at UC Irvine’s Center for the Neurobiology of Learning) explained, is colored with bits of life experiences. When people recall, “they are reconstructing,” he said. “It doesn't mean it’s totally false. It means that they’re telling a story about themselves and they’re integrating things they really do remember in detail, with things that are generally true.”


When people with Highly Superior Autobiographical Memory—those who can remember what they ate for breakfast on a specific day 10 years ago—are tested for accuracy, researchers find what goes into false memories.
THEATLANTIC.COM

venerdì 17 febbraio 2017


EROS
G. VERGA "EROS" Ed. Treves, 1884 : "Egli era ritto, immobile, serio — troppo serio per gli abiti che indossava — e avea tuttora un leggiero strato di polvere sui capelli e sul viso; dovea essere giovane, [p. 7]invecchiato anzi tempo, pallido, biondo, elegante, alquanto calvo.
— Dovete parlarmi? domandò la marchesa dopo un breve silenzio.
— Sì.
— Sedete adunque.

Egli volse un’occhiata sulle seggiole ed il canapè, ingombri di vesti e di arnesi muliebri, e rispose secco secco: — Grazie.
— Vi chiedo scusa per la mia cameriera: disse la moglie arrossendo impercettibilmente.
Alberti inchinò appena il capo.
— Scusatemi piuttosto la mia visita importuna. Mi premeva di parlarvi... stasera.
Cecilia gli lanciò uno sguardo rapido e penetrante, e domandò:
— Avete perduto?
— Non ho giocato.
— Vi battete...?
— Sì.
Ella impallidì.
— Tranquillizzatevi, soggiunse il marchese. Non mi batto col conte Armandi.
Ella si rizzò a sedere sul letto, rossa in viso, coi capelli sciolti, e il corsetto discinto: — Perchè mi dite cotesto, signore?
— Perchè il mio amico Armandi è spadaccino famoso, e avreste potuto essere inquieta per me.
La donna rimase a fissarlo con istraordinaria fermezza.
— Perchè vi battete? [p. 8]
Il marito sorrise — sorriso grottesco su quel viso impassibile — e rispose tranquillamente:
— Per voi.
La marchesa si passò il fazzoletto sulle labbra.
— Galli aveva lo scilinguagnolo un po’ sciolto e pretendeva avervi vista alla Scala, in dominò, nel palco del mio amico Armandi.
— Eravate a cena?
— Sì.
— Ah, vi battete per un cattivo scherzo da dessert! — diss’ella sorridendo amaramente.
Il marchese la guardò fiso. Poscia coll’aria più indifferente del mondo, prese un dominò ch’era sulla seggiola più vicina, lo buttò sul canapè, e sedette di faccia a lei. — Perdonatemi, soggiunse; non potevo lasciar calunniare mia moglie.
Ella s’inchinò, troppo profondamente ed ironicamente forse, e perciò tutto il sangue le corse al viso:
— Tutti sanno che Galli è geloso di voi perchè gli avete rubato l’Adalgisa!
— Lo sapete anche voi? rispose il marchese accavallando l’una gamba sull’altra.
— Scusatemi, debolezze di donne! diss’ella un po’ pallida, e cercando di sorridere.
— E di uomini, se volete; aggiunse il marito con galanteria.
Ci fu un istante di silenzio: ella giocherellava collo sparato del suo corsetto; egli dondolava la gamba posta a cavalcioni: evitavano di guardarsi."