giovedì 17 novembre 2022

DUE VERITÀ Estratto da "Zibaldone di pensieri" Giacomo Leopardi



 DUE VERITÀ

Estratto da "Zibaldone di pensieri" Giacomo Leopardi

<<Due verità che gli uomini generalmente non crederanno mai: l’una di non saper nulla, l’altra di non esser nulla. Aggiungi la terza, che ha molta dipendenza dalla seconda: di non aver nulla a sperare dopo la morte>>, ha scritto  Leopardi nel suo Zibaldone di pensieri. Avendo l’uomo  <<la tendenza all’infinito>>, <<la vita umana non fu mai più felice che quando fu stimato poter essere bella e dolce anche la morte, né mai gli uomini vissero più volentieri che quando furono apparecchiati e desiderosi di morire per la patria e per la gloria>>.

Quando il sommo bene era morire gloriosamente, gli uomini non temevano, anzi affrontavano i pericoli e godevano sopra ogni cosa.

<<Gli antichi vivendo non temevano il morire, e i moderni non vivendo, lo temono>>, scrive Leopardi. L’amore della gloria, che bolliva negli antichi, <<li facea sempre mirare alla posterità ed all’eternità, e cercare in ogni loro opera la perpetuità, e proccurar sempre l’immortalità loro e delle opere loro>>. Carattere delle antiche opere era <<la durevolezza e la solidità>>, delle moderne <<la caducità e brevità>>