domenica 6 novembre 2022

LA BATTAGLIA DI ZAPPOLINO

 



LA BATTAGLIA DI ZAPPOLINO
@lastoriaeleidee
Zappolino un piccolo borgo sulle colline fra Modena e Bologna, noto più per le trattorie tipiche dei dintorni che per uno degli scontri militari più sanguinosi del medioevo che si svolse in quei luoghi 700 anni fa: la battaglia di Zappolino 15 novembre 1325.

Iniziamo dal contesto storico.
Estinta la casata degli Hohenstaufen, morto di malaria durante la sua sfortunata calata in Italia Enrico VII di Lussemburgo, cantato dal Dante, il Sacro Romano Impero non appare più una minaccia per il Papato e i suoi alleati italiani.
La maggioranza dei principi tedeschi ha eletto nel 1314 come Re dei Romani, il titolo che consente poi di essere incoronato come Imperatore, Ludovico di Wittelsbach, duca dell'Alta Baviera. Ma il suo rivale, il cugino Federico il Bello d'Asburgo, ne contesta l'elezione.
Il Papa Giovanni XXII, che risiede ad Avignone sotto la protezione del re di Francia Filippo V, non si schiera a favore di nessuno dei due nobili tedeschi, preferendo ovviamente una vacanza di potere nell'Impero.
Alle proteste di Ludovico lo punisce anzi con l'Interdetto.
La nuova contesa fra l'Imperatore in nuce ed il Papato riaccende tutti i contrasti religiosi e politici che covano da anni.
Ludovico si circonda di pensatori innovativi come Marsilio da Padova, uno dei primi ideologi dello Stato, e di teologi come Guglielmo di Ockam.
Si riapre lo scontro fra i francescani "spirituali", di cui il più noto è Ubertino da Casale, propugnatori della povertà assoluta della Chiesa e la gerarchia ecclesiastica, vicenda ben descritta ne "Il Nome della Rosa" di Umberto Eco ambientato in quegli anni.
Ma soprattutto si riapre lo scontro fra le due fazioni che dominano la vita politica dei comuni dell'Italia centrale e settentrionale: i guelfi, sostenitori del Papa, ed i ghibellini, invece di parte imperiale.

 Bologna è una città dominata dalla fazione guelfa, Modena è di parte ghibellina.
Da anni il comune Bologna sta espandendo il suo dominio verso ovest, occupando territori e castelli. La tensione esplode, si preparano gli eserciti. L'esercito del comune di Modena è forte di 5000 fanti e di 2800 cavalieri, molti di origine germanica ed esperti d'armi.
Alla loro testa c'è Rinaldo dei Bonacolsi, detto Passerino per la sua statura, signore di Mantova e vicario imperiale di Modena, oltre che capitano..Assieme a lui c'è Azzone Visconti, signore di Piacenza e figlio di Galeazzo signore di Milano.
Ha ai suoi ordini cavalieri di prim'ordine già comandati in vittoriose battaglie contro i fiorentini guelfi in Toscana accanto al Duca di Lucca Castruccio Castracani. Altri contingenti di cavalieri sono agli ordini di Muzzarello da Cuzzano, signore dell'omonimo castello (ancora oggi esistente), e del rinnegato bolognese di parte ghibellina Gangalando Bertucci, che si era stabilito nel borgo di Guiglia, sulle alture fra Vignola e Modena. A completare lo schieramento ghibellino modenese Rinaldo II d'Este, marchese di Ferrara, che, non essendo stato riconosciuto vicario della città dal Papa (Ferrara faceva parte dello Stato della Chiesa), aveva cacciato il vescovo e per questo era stato scomunicato. L'esercito bolognese era invece di ben 30.000 fanti, ma perlopiù di origine "popolare", cioè cittadini che in tempo di pace svolgevano le loro attività, e di 2500 cavalieri. Alla loro testa Malatestino Novello Malatesta, figlio di Ferrantino capitano della lega guelfa.
Gli altri capitani erano Fulcieri da Calboli, guelfo forlivese già podestà di Firenze, la cui famiglia aveva possedimenti a Predappio e Rocca San Casciano, e Albertino Boschetti, capitano dei fuoriusciti guelfi di Modena e figlio del castellano di Savignano sul Panaro.
Quando gli armati modenesi giungono nella zona, l'esercito bolognese è in parte occupato ad assediare la rocca di Monteveglio, in parte sparso nei castelli della zona e si deve riunire in fretta e furia per stabilirsi sul pendio che porta alla rocca di Zappolino. Azzone Visconti lancia i suoi all'attacco frontale dello schieramento bolognese che resiste bene all'urto con la sua cavalleria, ma poco dopo la sua fanteria è attaccata su un fianco dai cavalieri di Gangalando e Muzzarello: è la rotta disordinata. Tutti fuggono, si calpestano, cercano rifugio nei castelli bolognesi vicini, ma la maggior parte corre a più non posso verso la città con dietro i cavalieri modenesi: saranno 2000 morti compreso Albertino Boschetti, mentre il Malatesta viene preso prigioniero. I modenesi si fermano davanti all'attuale Porta San Felice di Bologna, dopo aver danneggiato la maggior parte dei castelli al loro passaggio, compresa la chiusa del fiume Reno. Fanno per giorni feste e palii fuori le mura, deridendo gli sconfitti, poi tornano a Modena. Per gesto estremo di derisione rubano il secchio da un pozzo, ancora esistente ma interrato, fuori porta San Felice (attuale via Saffi). È la famosa "Secchia Rapita" narrata nel poema tragicomico di Tassoni, che ancora oggi è esposta nella Torre della Ghirlandina di Modena.
Solo un anno dopo verrà siglata una pace e i castelli conquistati dai ghibellini modenesi saranno "riscattati" tramite una cospicua somma entrata nelle tasche di Passerino Bonacolsi. Gli oltre 2000 morti non servirono praticamente a niente se non a farlo ricco.