mercoledì 27 maggio 2026

Odifreddi, Israele e il fascino delle scorciatoie ideologiche Nathan Greppi



Odifreddi, Israele e il fascino delle scorciatoie ideologiche

 Nathan Greppi 

Il caso Odifreddi mostra quanto il dibattito pubblico italiano sia diventato indulgente verso derive radicali, letture antioccidentali e ambiguità sull’antisemitismo. Non solo provocazioni isolate, ma il sintomo di una sinistra sempre più disposta a confondere critica politica e pregiudizio.

Uno dei maggiori problemi dell’informazione in Italia, è che troppo spesso il pubblico ha un debole per i tuttologi: storici medievalisti come Alessandro Barbero che parlano del referendum sulla giustizia, fisici come Carlo Rovelli che trattano le guerre a Gaza e in Ucraina, senza contare gli innumerevoli attori, registi e cantanti che prendono posizione su argomenti politici di cui sanno poco o niente.

Questa tendenza era già evidente nell’ottobre 2013, quando il matematico Piergiorgio Odifreddi creò un certo scandalo per aver prestato il fianco al negazionismo della Shoah.

Nel suo blog Il non-senso della vita 3.0, all’epoca presente sul sito de La Repubblica, Odifreddi scrisse: “Non entro nello specifico delle camere a gas perché di esse so appunto soltanto ciò che mi è stato fornito dal ‘ministero della propaganda’ alleato nel dopoguerra, e non avendo mai fatto ricerche, e non essendo uno storico, non posso fare altro che ‘uniformarmi’ all’opinione comune; ma almeno sono cosciente del fatto che di opinione si tratti, e che le cose possano stare molto diversamente da come mi è stato insegnato”.

Prima ancora, già nel 2007 il matematico aveva definito Israele uno “Stato fascista” (quando il Primo Ministro era un centrista come Ehud Olmert). E nel 2009, scrisse una lettera al Comitato del Premio Peano, conferitogli nel 2002 per la divulgazione scientifica, chiedendo che il suo nome venisse rimosso dall’albo dopo che era stato assegnato anche al matematico Giorgio Israel, “colpevole” di essere sionista.

Nel corso degli anni, Odifreddi ha preso anche altre posizioni deplorevoli. Nell’ottobre 2025, ospite del programma “L’aria che tira” su La7, ha definito il 7 ottobre “giornata della resistenza palestinese”.

Nel 2024, ha tenuto una lezione su quelle che lui ha definito “le radici nazifasciste d’Israele”, in cui ha affermato che “gli ebrei che negli anni ‘70 scappavano in massa dall’Unione Sovietica sceglievano Israele come meta. Perché? Perché dopo essere stati sotto una dittatura comunista, la salvezza era per loro il suo opposto: il fascismo”. Come se l’opposto del comunismo non fosse la democrazia.

Le controversie legate al matematico non riguardano solo Israele. Nel settembre 2025, ospite alla Festa del Fatto Quotidiano a Roma, ha minimizzato la minaccia russa nei confronti dell’Europa: “Dire che dobbiamo armarci per paura di Putin fa ridere”.

Nel marzo dello stesso anno, Odifreddi è stato ospite di un incontro presso il Cinema Teatro Esperia di Bastia Umbra (in provincia di Perugia). In quell’occasione, come riportato sul sito umbro “Terrenostre”, ha sostenuto che una delle principali cause dell’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina era l’espansione della NATO.

Tutto ciò ignorando che gli Stati dell’Europa orientale che hanno scelto di aderirvi, come la Polonia o i paesi baltici, lo hanno fatto per difendersi dalla Russia, che nella loro storia ha sempre rappresentato una minaccia. Così come il fatto che la percentuale di PIL russo destinata alle spese militari è tra le più alte al mondo.

Inoltre, è ironico che colui che appiccica l’etichetta di “fascisti” a Israele e agli Stati Uniti non risulta abbia speso neanche una parola sulle atrocità commesse dall’esercito russo in Ucraina, come i massacri di Bucha o i rapimenti di massa di bambini ucraini.

Più di recente, ospite a “L’aria che tira” il matematico ha detto che Taiwan non ha diritto di esistere come Stato indipendente in quanto “fascista”, arrivando a paragonarla alla Repubblica di Salò: “Erano i fascisti, praticamente sono scappati dopo una guerra civile e hanno fatto un’enclave per resistere. E continuano a essere lì da ottant’anni. È veramente una situazione anacronistica, non ha nessun senso”, ha detto.

Ha anche aggiunto: “Certo a noi serve perché ormai è diventato un hub tecnologico soprattutto per le questioni informatiche, no? Però questo non è un motivo per permettergli di esistere”. Ignorando che, anche con il Kuomintang, Taiwan è diventata una democrazia dove si tengono libere elezioni, al contrario della Cina comunista.

Rileggere le parole di Odifreddi fa capire quanto è profondo l’imbarbarimento che ha colpito la cultura e la politica italiana in anni recenti. Parole che un tempo avrebbero fatto gridare allo scandalo oggi suscitano al massimo un’alzata di spalle.

Lo dimostra il fatto che un suo sodale, lo storico Angelo D’Orsi (entrambi erano candidati alle elezioni europee del 2024 con la lista Pace Terrà Dignità fondata da Michele Santoro), nel dicembre 2024 ha pubblicato sui social una lettera aperta indirizzata a Liliana Segre e Edith Bruck. Oltre ad accusare le due superstiti della Shoah di negare il “genocidio” a Gaza, D’Orsi è arrivato a dire loro che la Shoah è stata un “tentato genocidio”.

Se si aggiungono i crescenti episodi di antisemitismo legati all’estrema sinistra dopo il 7 ottobre, si capisce quanto dopo il 7 ottobre la sinistra italiana si sia “odifreddizzata”. Ed è un fenomeno che dovrebbe destare non poche preoccupazioni.