giovedì 8 dicembre 2016



ANTI-ESTABLISHMENT.

 Adesso nei commenti post voto (lo stesso dopo quello Usa) va di moda l'anti-establishment degli "ultimi". Si "porta molto" come si diceva un tempo. Ma la moda è passeggera. Poi ci sarà un altro racconto.
Scrive Claudio Negro nel suo blog:" Credo che sarebbe inopportunamente consolatorio raccontarci che si è trattato del voto contro l'establishment espresso da una classe media impoverita e rabbiosa, come afferma l'analisi trendy del voto populista. Intanto occorrerebbe spiegare perché questo ceto medio decide di incazzarsi proprio quando le cose cominciano ad andare meglio: l'occupazione aumenta (non tornerò ad elencare i dati: sono noti), la Cassa Integrazione diminuisce drasticamente, la produzione industriale aumenta, per la prima volta i lavoratori autonomi hanno tutele confrontabili con quelle dei lavoratori dipendenti, diminuisce la pressione fiscale per imprese e famiglie, si allontana lo spettro di fallimenti bancari a catena che comprometterebbero i risparmi anche di chi strilla contro i "salvataggi" delle banche. Peraltro, paradossalmente, aumenta l'indice di fiducia delle famiglie. Quelle stesse che vanno a votare.
E poi: gli incazzati americani hanno votato contro l'establishment e per un candidato che comunque aveva un'apparenza "innovativa", addirittura di rottura. Ma da noi chi è il Trump di questo referendum? Renzi era molto più innovativo dei leader del no, in alcuni casi autentiche cariatidi. Come fa il ceto medio inferocito e affamato di cambiamento a riconoscersi in un'opzione che dice: "non cambiamo niente"? E non sono certamente stati i risibili allarmi alla deriva autoritaria o gli strazianti lamenti per la fine del bicameralismo perfetto a smuovere le coscienze. Del resto chi elevava lamenti più alti era appunto chi nei recenti anni aveva con vigore rivendicato modifiche costituzionali assai simili a quelle bocciate ieri: D'Alema ai tempi della Bicamerale, delegittimata da magistrati che hanno svolto nei suoi confronti ruolo analogo a quello che lui ha avuto contro Renzi; Berlusconi col discorso alla Camera del 1995; la CGIL col documento approvato al Congresso del 2014 (andarsi a rileggere i documenti è sbalorditivo, ma la memoria storica in Italia viene generata e rimodellata ogni giorno dai media e dai social: troppa gente vive in un eterno presente, il cui passato è dimenticato e il cui futuro è sempre una rabbiosa rivendicazione, mai un progetto). Tutti costoro, quando è stato il momento di tradurre in pratica, si son battuti perché nulla cambiasse. Le motivazioni addotte sono palesemente strumentali e implementate da falsi e menzogne; fanno eccezione quelle avanzate da studiosi e teorici rispettabilissimi ma innamorati, come spesso in Italia, del rispetto formale del canone più che dell'efficacia del canone sulla vita reale.
E d'altra parte: ma quanti dei NO popolari sono riconducibili alle pensose riflessioni dei costituzionalisti di cui sopra o all'indignazione per la derubricazione del Senato o alla sollecitudine per le sorti del CNEL? Sappiamo tutti benissimo che la stragrande maggioranza di questi elettori non conoscono assolutamente la Costituzione e non gliene importa niente. Che cosa hanno votato allora, e perché? Hanno votato contro. Ma contro cosa?
Contro il cambiamento! Perchè? Perchè non interessa il cambiamento, che implica progetto e responsabilità. La maggioranza del Paese è affascinata dalla rabbia, dal ribellismo, dalla lamentazione. L'eroe di questi (anche se naturalmente non lo sanno) è Masaniello, o i Lazzari del Cardinal Ruffo che affossarono la Repubblica Rivoluzionaria Partenopea.
E' molto più gratificante potersi affacciare con un potere "altro" al quale si può rivendicare, pretendere, minacciare. E in fondo va bene così: perché mai prendersi la rogna di dovere assumersi responsabilità in prima persona, quando nel gioco tra potere e ribellione si possono aprire cospicui spazi in cui coltivare la clientela? Di fatto, il ribellismo e la clientela sono sempre andati a braccetto. O rivoluzione o niente. Quindi niente! Intanto ci arrangiamo...
Sarà questa tara genetica ad avere impedito al riformismo di avere successo nel Paese?
Il Governo Renzi è stato l'ultimo tentativo (speriamo non "ultimo") a tentare di riformare il Paese. Il Paese gli ha risposto di non volere essere riformato. Legittimo."



Credo che sarebbe inopportunamente consolatorio raccontarci che si è trattato del voto contro l'establishment espresso da una classe media impo
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mercoledì 7 dicembre 2016



ULTIMI GIAPPONESI. 

Siamo un paese pieno di "ultimi giapponesi"; personaggi pubblici,  della politica, dei media, dello spettacolo, (vanno forte i comici) che continuano a combattere battaglie di un mondo che non esiste più. Eccoli ricomparire  con il loro piglio sicuro e un pò supponente, nella vita pubblica,  complice la crisi aperta dalla battaglia referendaria. Gli ultimi giapponesi, poco sanno del mondo cambiato. Sono ancora convinti di essere nel mondo del pennino e dell'inchiostro della zia Rita, del té coi biscottini ammuffiti nella credenza,  da regalare ai nipotini. Il giapponese D'Alema è convinto che le riforme se non le ha fatte lui, non le deve fare nessuno; ed è tornato il suo momento. Per lui il mondo è senza tempo e  le riforme devono ancora essere ben riflettute maturate e ponderate. Hai visto mai che facessimo qualcosa di affrettato.  Ogni giorno un ultimo giapponese, spara il suo colpetto di fucile nella foresta, dà un'oliatina alle armi, si assicura di essere ancora in battaglia. 


GLI DEI RENDONO PAZZI....

Riflettendo sulla sconfitta del SÌ nel referendum, mi sono convinto che Renzi abbia sbagliato a intestardirsi con la Riforma dopo aver rotto il patto del Nazareno. Avrebbe dovuto fermarsi. Senza allargamento di consensi si perde. Mi viene in mente lo splendido film "Il corridoio della paura". “Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere”. Con questo aforisma di Euripide il regista chiude il film. Forse, è proprio questo avviso che racchiude il significato di una vicenda che sembra essere improntata al "pensare contro se stessi” (Cioran), che diventa alienazione, perdita totale. Scriveva Nietzsche: “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, mostro a sua volta. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te”.

martedì 6 dicembre 2016




DEFORESTAZIONE ADDIO?

RICORDI. Deforestazione addio?. Quando negli anni ottanta ero spesso negli Usa e lavoravo in un ufficio a Morristown (New Jersey) vivevo in una casa con un prato al limite di un bosco. Al mattino in fondo al prato vedevo stupendi cervi che mangiavano non so quali bacche dai fitti cespugli. Per me gli Stati Uniti erano il sogno delle grandi foreste, mentre da noi pensavo all'orrenda cementificazione di "Le mani sulla città " e alla deforestazione selvaggia. Immaginavo il deserto prossimo venturo. Già allora pensavo che il nostro futuro sarebbe stato  in grande pericolo: le piogge acide e il rischio nucleare, la crescita demografica, la fine del petrolio, e ovviamente la deforestazione. Ma è successo questo? Non in Italia. Leggendo i dati dell’ultimo annuario dell’agricoltura italiana (2014) del Crea siamo passati da 4 milioni di ettari, negli anni Trenta agli 11 milioni di adesso (allora la legna in gran parte serviva per le stufe, il gas in Italia ha raggiunto una buona parte della popolazione a metà degli anni Settanta). Solo 1.700 ha/anno sono dovuti a imboschimento a opera dell’uomo, il resto è il risultato dell’espansione naturale del bosco. Ora, qualcuno ne parla? Mi sembra nessuno. La natura  che finalmente riprende il suo territorio, il ritorno dei lupi, che un tempo pensavamo fossero quasi scomparsi:  negli anni Settanta se ne contavano solo 100, ora abbiamo superato il migliaio. Per non parlare dei cinghiali che in alcune regioni stanno diventando un problema. Ma è tutto positivo?  Nelle zone interne il bosco si allarga, e in alcuni tratti diventa impenetrabile. Abbandonato a sè stesso il suolo si riempie di rami che si seccano ed è più facile che si sviluppi un incendio. Inoltre ne facciamo poco uso sia come biomasse a fini energetici sia come legname per mobili e cucine: produciamo ottime cucine e arredi ma il legno non è a chilometro zero, per la maggior parte arriva da Francia, Slovenia, Austria, Croazia e Svizzera.








 REFERENDUM COSTITUZIONALE: VINCE IL NO

FACEBOOK: DISCUSSIONE N.1
Paolo Bolzani
AVANTI TUTTA...con la testa girata all'indietro.Grande partecipazione per dire no a un cambiamento che tutte le forze politiche e gli intellettuali hanno stravolto nel significato. Qui la maggioranza ha seguito le classi dirigenti e gli intellettuali e i media tutti schierati per mummificare il nostro paese. Tutti avanti verso il passato. Adesso parte il solito cinema....Unica mia speranza che non ci sia lo streaming Bersani/Di Maio.
Gianni Di Bolina Corrias
Secondo me è sbagliato quanto dici ...il paese, col NO non solo si è rivoltato contro chi lo voleva schiavo di una oligarchia intenazionale ma che è disposto anche a combattere per questa libertà... il resto è fuffa...
Michele Volpe
Rassegnati.......ci sarà !!!
Paolo Bolzani
 Mah!. Alla menata dei poteri forti non ci credo. Al voto che grida libertà libertà neanche. Credo invece alla voglia di dire no a tutto e al fatto che noi italiani siamo a parole per il cambiamento e nei fatti no. Comunque.
Ann Hilary Gashler
Ci sara D'Alema...
Achille Ballerini
Hai ragione Paolo, tradotto papale papale...italiani popolo di pecoroni !!!
Franco Cuneo
Non siamo pecoroni, ma davanti a politici truffaldini siamo creduloni.
Andrea Taiana
Ma certo che ha ragione Paolo Bolzani, qui l'unico che ha vinto è ancora il Berlusca che si frega le mani, immemore di avere promosso lui stesso la revisione costituzionale con il patto del nazareno ma che per puro tatticismo ha preferito orientare  verso il NO il "popolo della libertà". è veramente curioso questo rifarsi alla libertà da tutte le parti: dalla sinistra alternativa e dalla destra coatta... mah retorica retorica retorica ... gli schiavi che si rivoltano, Spartacus contro JPMorgan, forse ad alcuni manca un po' il senso del ridicolo
Adriano Giudici
Scelta tattica, quella di Berlusconi. Il no avrebbe comunque prevalso, ma così si trova dalla parte di vincitori: diversamente solo rappresentati dal trogloditismo nazionale. Ma anche Renzi non ha perso: da solo ha il 40% dei voti, mentre gi altri sono divisi. Non tutti i mali eccetera
Sara Bolzani
Però ci scopriamo popolo di costituzionalisti. Al grido di "abbiamo la costituzione più bella del mondo" gli italiani rivelano di aver letto la propria costituzione e pure quella di tutti gli altri stati del mondo. O forse si scopre solo che Celentano e Claudia Mori hanno fatto più danni del previsto.
Adria Bartolich
Cioè solo quelli che hanno votato si guardano al futuro? Un po' supponenti no?
Paolo Bolzani
Cara Adria, intepreto molti voti come volontà di "abbattere il cinghialone" come si diceva allora. Non tutto il voto del no... non il tuo.
Adria Bartolich
niente abbattimento del cinghialone, avviso ai naviganti : state andando contro il muro. Ma se i naviganti sono ciechi...
Paolo Bolzani
Vai a dirlo a Salvini, Grillo, Brunetta, Travaglio etc.
Lucia Tajana
 !!!!
Adria Bartolich
Guarda, Paolo Bolzani,  che non funziona così, cioè che io ( popolo italiano devo votare di tutto e accettare tutto perchè altrimenti Salvini, Travaglio,Grillo , Brunetta chissà cosa faranno. La gente non ragiona più così, non siamo alle vecchie appartenenze. Governi bene ti voto, governi male non ti voto.
Paolo Bolzani
Oppure voto contro il governo, comunque. Magari fosse come dici tu. Ma non credo proprio. La protesta per la protesta, per la protesta.
Paolo Bolzani
Se Craxi non avesse perso penso saremmo un paese migliore. Lo stesso penso adesso. Non per la bontà della riforma ma per l'arresto di un processo che con le sue contraddizioni era, per me, positivo.
Adria Bartolich
lo penso anch'io, ma anche lui (Renzi) non ha sentito per tempo le voci che gli dicevano "datti una calmata" e soprattutto "dalla ai tuoi!!"
Paolo Bolzani
Renzi è il principale responsabile del suo fallimento. Quando ha abbandonato il Nazareno doveva sapere che senza alleanze non poteva vincere. Ma il voto va anche letto per il segno di opposizione a Renzi, per quello che questo ha fatto in discontinuità rispetto alla politica della "buona" tradizione nostrana. Il nuovo non era tutto buono, ma adesso vedremo cosa ci daranno i voti di Grlllo, Salvini, Brunetta, D'Alema, Bersani e compagnia cantando.
Giuseppe Lunghi
C'è sempre qualcuno in Italia che va in soccorso del vincitore...
Ernesto Cacace
mi intrometto. A prescindere dalle qualità (poche) e difetti (tanti) di Renzi, quel che è venuto fuori dal referendum è che il 60% degli italiani non vuole cambiare la statu quo. Tutti ci lamentiamo dell'arretratezza del Paese, ma poi, quando ci sono proposte nuove, vengono respinte, a prescindere dal contenuto. La battaglia, per evitare di entrare nel contenuto e quindi confrontarsi con le proprie contraddizioni, è svivolata sul pro o contro Renzi. Ciò anche per colpa sua, che ha voluto personalizzare il quesito sul rinnovamento. La riforma allora era ottima e gli italiani non l'hanno capita? Niente affatto, la riforma era lacunosa e difettosa, ma quei limiti baroccamente venivano arzigogolati per giustificare il NO. Si coglievano i difetti ingigantendoli e si sottacevano le qualità. Ci si "dimenticava" che essa era un segnale di rinnovamento, un tentativo di fare quelle riforme che i paesi più avanzati avevano già da tempo fatto. E ci sarebbe moltissimo da dire sulle conseguenze di questo scellerato rifiuto. Ma mi ha fatto specie, ieri sera in TV, osservare le facce dei vari politici, divisibili in 3 categorie: 1) gli sconfitti, i sostenitori del SI che dignitosamente e senza cercare scuse accettavano il risultato senza se e senza ma; tra questi il discorso di Renzi, da vero statista, se pur colpevole. 2) i giovani antagonisti, tra cui Salvini, Di Maio, Battista che inneggiavano alle nuove elezioni urgenti, come unica soluzione del pasticciaccio in cui ci troviamo. 3) i vecchi sostenitori del NO, tra cui spiccavano Berlusconi, Meloni (vecchia perché sempre alla ricerca di una collocazione se pur senza speranza alcuna di poter contare), Dalema , Fassina (sempre più astratto e vago; afferma che in 3 mesi al massimo, si può fare la legge elettorale e la riforma della Costituzione, sic!). Bene queste cariatidi della politica sorridevano per la caduta di Renzi e non si rendevano conto dei problemi enormi che si troveranno ad affrontare e del rischio, per loro, di passare dal primo al terzo posto dei partiti.

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DISCUSSIONE N.2
Gianfranco Giudice
0 VIRGOLA. Ho votato no e ho polemizzato con i talebani del no. Faccio parte della sinistra sprezzantemente definita da taluni dello 0 virgola; dunque ininfluente per l'esito referendario. Chi invece fa parte della sinistra del 40%, si interroghi seriamente sul significato politico della musata presa il 4 dicembre. In politica la regola prima è costruire consenso attorno alle proprie proposte. Comandare e dirigere politicamente, sono cose assai diverse.
Luigi Frangi
Caro Gianfranco ieri hai letto correttamente i dati della maggior affluenza , a differenza di me. E' certificato : questa politica io non la capisco più, sono ufficialmente un uomo del secolo scorso.
Paolo Bolzani
Sono d'accordo, Gianfranco. Il tema politico non è se la proposta fosse o meno buona, ma che non si può andare da solo contro tutti poichè non si sono costruite alleanze. Ma anche vorrei dire che abbiamo avuto una grande partecipazione per dire no a un cambiamento che tutte le forze politiche e gli intellettuali e i media hanno stravolto, secondo me, nel significato. Qui la maggioranza ha seguito le classi dirigenti e gli intellettuali e i media imbalsamatori del nostro paese.
Gianfranco Giudice
 Paolo direi che tanti pezzi di classe dirigente, interessi economici nazionali e internazionali e di intellettuali, si siano schierati per il sì... la maggioranza del popolo invece era altrove, chi guida un paese e il primo partito, deve sentire e capire gli umori profondi del proprio popolo.
Gianfranco Giudice
Paolo direi che tanti pezzi di classe dirigente, interessi economici nazionali e internazionali e di intellettuali, si siano schierati per il sì... la maggioranza del popolo invece era altrove, chi guida un paese e il primo partito, deve sentire e capire gli umori profondi del proprio popolo.
Paolo Bolzani
Ho detto che il voto popolare ha seguito forze politiche, intellettuali e media. Gli imbalsamatori del nostro paese, incapaci di qualsiasi scelta di cambiamento.
Paolo Bolzani
Io ero con Craxi quando ha subito lo stesso trattamento. Poi ci siamo beccati Berlusconi. Adesso Grillo?
Gianfranco Giudice
Ecco, Craxi fu sconfitto, ripercorriamo la stessa strada?
Paolo Bolzani
Io penso che stiamo lavorando per Grillo e Salvini.
Gianfranco Giudice
A partire da Renzi, con questo referendum.
Paolo Bolzani
Hai ragione. Ha sbagliato. Mollato il Nazareno con elezione Mattarella doveva stoppare la riforma. Ha capito, spero, e se ne è andato. Ora ci meritiamo Di Maio.
Gianfranco Giudice
 Speriamo di no.
Alessandra Pusterla
Io ho sostenuto Renzi perché ha voluto immaginare un cambiamento in una società che è rimasta congelata per almeno 30 anni.... dico 30 anni facendo finta di governare pensando agli Italiani. Abituati ad essere presi in giro e a pensare solo agli acquisti di grido e alle Olgettine non sempre si è lucidi per comprendere che governare vuol dire stare sul pezzo e prendere delle decisioni riguardo ai rapporti internazionali e a soddisfare al meglio le esigenze interne. Questo credo abbia fatto Renzi in questi 3 anni. Non mi sono mai vergognata di essere rappresentata e la strada che si stava percorrendo, piena di insidie della casta burocratica di questo paese, offriva delle speranze. Buon futuro a tutti!
Elisa Zoppei
Condivido nettamente e penso che questo risultato peggiorera le cose che invece potevano essere migliorate...
Gianfranco Giudice
Care Alessandra ed Elisa, l'errore madornale, la follia è stata quella di sfidare un paese intero, senza avere il necessario consenso; in politica questo è mortale. Nessuno obbligava Renzi ad imporre la sua riforma, a dispetto dei santi, come si suol  dire...eppoi stiamo tranquilli, pensate seriamente che il destino del paese dipenda da una riforma costituzionale? La vita materiale delle persone dipende dalla composizione del Senato? Suvvia! Buona giornata :-)
Alessandra Pusterla
Vedremo

venerdì 2 dicembre 2016






ADELINA

"......Poi, un giorno, Adelina spinse lo sguardo sur un vaghìssimo viso di giovanetto, e un altro scontrò, lungo e appassionato sguardo. Voi dite, amanti, qual rivoltura, qual bollimento di sangue ella dovette sentire! Ebbene! ciò che per tutte sarebbe stato il lietìssimo fiore del giardino più lieto, per lei fu erba di cimitero.Sgomentata del suo sgomento, senza un'amica alla quale narrar tutto il suo cuore, ella ricorse al confessionale; e ne tornò, riandando che gli occhi èrano la prima porta al peccato, che con la chiave di quella, oh se ne aprìvan ben altre! che l'Avversario tendeva infiniti calappi, e che, ad ogni costo, non avèasi a cèdere. Imaginate! si osò consigliarle perfino, digiuno e sinistre pozioni.
Così, la fanciulla, sensibilìssima fin dalla cuna e or doppiamente al progredire di una di quelle infermità di languore, sottili, lente, instancàbili, i germi di cui sarèbbersi in pace dimenticati di aprirsi, e sottosopra fra scrùpoli tormentosi e una passione devastatrice; in mezzo a vampe di fuoco e a zaffate di gelo, sfiniva, diventava un filo di refe, traspariva come ambra.
E giunse alfine quel dì, in cui non potè più levarsi. O voi, lasciate di attènderla, gentili vestine pendenti in un canto della cameretta di lei, e tu pel primo, scialletto rosso, uso a seguire sì amorosamente le sue virginee forme. Pòvero canarino, chi ti offrirà mai il pignòlo? Vasetti di fiori, v'inaffierà chi? le làgrime di una madre, forse? Due giorni ancora, e la vostra graziosa padrona si torcerà in delirio sul suo lettuccio, un crepitìo di fiamma dannata all'orecchio, serrando convulsamente nelle mani aggrinzite una croce e nella mente esaltata un amante; ancora una notte! e voi la vedrete supina, immota, pàllida e fredda come l'alba nascente.O giovinette, peccate!."
Carlo Dossi. "Gocce d'inchostro"

giovedì 1 dicembre 2016



VOGLIO VIVERE OLTRE LA METÀ

Alexsandr Puskin 
Elegia
La spenta gioia dei folli anni
Mi è greve, come una confusa ebbrezza.
Ma, come il vino, la tristezza dei giorni passati
Nella mia anima, quanto è più vecchia, tanto è più forte.
Malinconico è il mio cammino. Mi promette fatica e dolore
Il mare agitato del futuro.

Ma io non voglio morire, amici ;
Voglio vivere, per pensare e soffrire;
Lo so che ci saranno dei piaceri
Frammezzo alle tristezze, gli affanni e i turbamenti:
Talora mi inebrierò di nuovo di armonia,
Verserò lacrime sulle mie fantasie,
E forse sul mio triste tramonto
Brillerà l'amore con un sorriso d'addio




IL POLIZIOTTO SOGGHIGNÒ

“Mi avevano detto che Paradise Palms era un bel posticino, ma quando lo vidi capii che in realtà superava ogni aspettativa.
La città era costruita attorno alla baia semicircolare, con estensioni di sabbia dorata, palme e oceano. Le case avevano i tetti rossi e i muri bianchi. Aiuole decoravano i marciapiedi. Alberi, fiori e piante tropicali crescevano per le strade. Pareva un sogno in technicolor. Dopo aver guardato i fiori, fermai l'attenzione sulle donne. Passavano, a 
bordo di grosse macchine di lusso, a piedi e anche in bicicletta. Parevano uscite da uno spettacolo di Broadway. I miei occhi non avevano mai visto tanta bellezza da anni. Ero in vacanza. Quattro mesi ai tavoli da gioco di New York erano stati un affare serio. Avevo promesso a me stesso che, non appena fossi riuscito a mettere da parte un gruzzolo di venti bigliettoni, mi sarei preso una vacanza. Arrivato a quindici, avevo quasi deciso di arrendermi, ma poi mi ero accanito, nonostante le borse sotto gli occhi, un paio di ferite di rivoltella e un sacco di guai. Non si vincono venti bigliettoni senza farsi dei nemici. La faccenda era diventata tanto pericolosa da costringermi a circolare in una macchina blindata. In casa avevo messo dei giornali sul pavimento intorno al letto perché nessuno potesse avvicinarsi senza svegliarmi. Andavo in giro portandomi la pistola persino in bagno. “Avevo il mio gruzzolo e mi ero fatto una reputazione. Si diceva che fossi il tiratore più svelto del paese, e forse era vero, ma nessuno sapeva che mi allenavo due ore al giorno, con pioggia o sole. Avevo ucciso, ma non si era trattato di omicidio. Avevo sempre fatto in modo che fossero gli altri a tirar fuori la rivoltella per primi. Che ci fossero testimoni per provarlo.
Avevo imparato a sparare prima che avessero il tempo di premere il grilletto. Mi ci era voluto molto per imparare, ma ce l'avevo fatta. E questo mi aveva fruttato lauti guadagni. Inoltre, non ero mai stato arrestato. Avevo messo insieme un bel gruzzolo, avevo comprato una Buick ed ero pronto a godermi una vacanza a Paradise Palms. Stavo ancora guardando le ragazze, quando si avvicinò un poliziotto.
— Non potete fermarvi qui, signore — fece. Immaginate: un poliziotto che mi chiamava "signore"!
— Sono appena arrivato — risposi, mettendo in moto. — Accidenti, che posticino coi fiocchi!
Il poliziotto sogghignò.
— Proprio così. Sono rimasto senza fiato anch'io, la prima volta che l'ho visto.
Gli chiesi dov'era il Palm Beach Hotel.
— Vi piacerà — rispose. — Ci si mangia bene, anche.”
James Hadley Chase. “Capolavori Gialli Mondadori N 0244 Bara Per Due.” 



I SONNAMBULI DELLA ÉLITE AMERICANA.

 David Goldman su Asia News scriveva prima del risultato elettorale:" Contrariamente al senso comune, il mondo dovrebbe sperare per l'elezione di Donald Trump Martedì prossimo. la politica americana è diventata una palude fetida, in cui l'ideologia e l'influenza-spaccio  servono congiuntamente per isolare i suoi leader dal mondo reale. Non è semplicemente che i leader americani sono fuori dal mondo, ma che sono in contatto continuo con un costrutto fittizio del mondo che esclude la possibilità di correzione di rotta della politica.
L'élite politica americana sono sonnambuli, nel modo in cui lo storico Christopher Clark ha descritto i leader europei nell'agosto 1914, alla vigilia della prima guerra mondiale. Cinque anni e 500.000 cadaveri dopo la disastrosa "primavera araba" e il colpo di stato libica del 2011, l'elite americana ancora non capisce caos che oggi in Medio Oriente è a carico di ingerenza americana. Il presidente Obama, il segretario di Stato Clinton, e il mainstream McCain del Partito Repubblicano con passione credevano che il mondo arabo si era liberata del suo passato tirannica ed era in rotta verso la democrazia. Distruggendo le vecchie dittature, gli Stati Uniti semplicemente aperto il campo alla guerra etnica e settaria. La Siria è in guerra civile, l'Iraq è vicino ad esso, e anche la Turchia è a rischio."

martedì 22 novembre 2016


IMPOSSIBILE AMARE
...impossibile amare proprio quelli che ti stanno vicino....
(Fëdor Michajlovic Dostoevskij, I fratelli Karamàzov, Garzanti)
"Devo farti una confessione", esordì Ivan, "non ho mai potuto capire come si possa amare il prossimo. Secondo me, è impossibile amare proprio quelli che ti stanno vicino, mentre si potrebbe amare chi ci sta lontano. Una volta ho letto da qualche parte la storia di "Giovanni il misericordioso", un santo: un viandante affamato e infreddolito andò da lui e gli chiese di riscaldarlo e quello lo fece coricare nel letto insieme a lui, lo abbracciò e prese a soffiargli nella bocca, putrida e puzzolente a causa di una terribile malattia. Io sono convinto che egli lo facesse per una lacerazione piena di falsità, per il dovere di amare che gli era stato imposto, per una penitenza che si era inflitto. Perché si possa amare una persona, è necessario che essa si celi alla vista, perché non appena essa mostrerà il suo viso, l'amore verrà meno"."Più di una volta, lo starec Zosima ha parlato di questo", osservò Alëša; "ha anche detto che spesso il viso di un uomo, per chi è inesperto in amore, diventa un ostacolo per l'amore. Tuttavia, c'è anche molto amore nell'umanità, amore quasi comparabile a quello di Cristo, questo l'ho visto io stesso, Ivan...
"Be', io non ne so niente di questo per ora e non posso capire, e, come me, una moltitudine innumerevole di uomini. La questione è se questo è dovuto alle cattive qualità degli uomini o se tale è la loro natura. Secondo me, l'amore di Cristo per gli uomini è una specie di miracolo impossibile sulla terra. Vero è che egli era Dio. Ma noi non siamo dèi. Supponiamo, per esempio, che io soffra profondamente: un'altra persona non potrà mai sapere fino a che punto io soffra, perché lui è un'altra persona e non è me, e, soprattutto, è raro che un uomo sia disposto a riconoscere in un altro un uomo che soffre (come se si trattasse di un'onorificenza). Perché non è disposto a farlo, tu che ne pensi? Perché, ad esempio, ho un cattivo odore, perché ho una faccia stupida, o perché una volta gli ho pestato un piede. E poi c'è sofferenza e sofferenza: una sofferenza degradante, umiliante come la fame, per esempio, il mio benefattore me la può ancora concedere, forse, ma quando la sofferenza è a uno stadio superiore, quando, per esempio, si soffre per un'idea, quella non me la accetterà, perché, diciamo, dandomi un'occhiata, ha visto che non ho affatto la faccia che, secondo la sua immaginazione, dovrebbe avere una persona che soffre per un'idea. E quindi egli mi priva immediatamente dei suoi favori, e non si può dire che lo faccia per cattiveria. I mendicanti, soprattutto quelli nobili, non dovrebbero mai mostrarsi, ma dovrebbero chiedere l'elemosina rimanendo nascosti dietro i giornali. Si può amare il prossimo in astratto, a volte anche da lontano, ma da vicino è quasi sempre impossibile. Se tutto fosse come a teatro, nei balletti, dove, quando appaiono mendicanti, essi indossano stracci di seta e pizzi lacerati e chiedono l'elemosina danzando leggiadramente, be', in tal caso, li si potrebbe ancora ammirare. Ammirare, ma non amare."


lunedì 21 novembre 2016




POST-VERITÀ

Non sopporto questa mania "post-moderna" di inventare parole per mascherare un significato. Menzogna è una menzogna, è una menzogna, è una menzogna e ancora una menzogna. Ma che cavolo è la post-verità?.

domenica 20 novembre 2016



DALLA PARTE GIUSTA

Noi abbiamo sempre più informazioni, per capire sempre meno la realtà che ci circonda. Noi capiamo poco e quindi ci fa comodo dar ragione a chi rappresenta “la nostra parte”, sia esso il politico o chi si autoproclama "esperto" (il più dannoso) di turno. In genere ci fidiamo del politico che già abbiamo deciso di votare o dell'esperto che conferma le nostre idee, mentre pensiamo che dicano solo menzogne ( che adesso va di moda chiamare "post-verità")il politico o l'esperto che abbiamo sempre avversato. Siamo riluttanti a cambiare idea su questioni rilevanti, o giudizio su fatti che ci disturbano. Ci poniamo poche domande, e a quelle che ci poniamo diamo quasi sempre le stesse rassicuranti risposte.
Siamo ferreamente convinti di essere dalla "parte giusta" in quanto biologicamente nelle condizioni di ragionare con la "nostra testa". Anche se questo vuol dire che ci limitiamo a considerare le nostre opinioni “giuste”, a priori, solo perchè, fermamente, sono le nostre, nascondendo a noi stessi quanto siano frutto di arbitrariarietà, casualità, e scarsa dimostrabilità. Siamo ad esse legati tanto fermamente da difenderle come verità assolute disprezzando coloro che hanno opinioni differenti.
Da qui, io credo, possiamo capire quale siano le difficoltà di un approccio razionale applicato ai temi della politica e dell’analisi sociale.
Allora forse, in tempi di grandi incertezze e di grandi cambiamenti, per cercare di calmare o quantomeno ingannare l’ansia della vita, l’emotività diventa un valore strategico delle narrazioni. E compaiono e vincono i personaggi tipo Trump.


IL FATTO NON È PIÙ NULLA

"...il fatto non è più nulla in sé e per sé, è tutto nell'idea che gli altri se ne fanno....." così scrive Balzac in "Le illusioni perdute"...
"“In Francia, dunque, tanto la legge politica quanto quella morale, la collettività e i singoli, hanno smentito gli inizi con la conclusione, le opinioni con la condotta, o la condotta con le opinioni. Non c'è stata logica né nel governo né negli individui. Così voi non avete più morale. Attualmente, da voi, il successo è la ragione suprema di tutte le azioni, quali che siano. Perciò il fatto non è più nulla in sé e per sé, è tutto nell'idea che gli altri se ne fanno. Di qui, giovanotto, una seconda norma: abbiate un bell'aspetto! Nascondete il lato negativo della vostra vita, e presentate quello più brillante. La discrezione, che è la divisa degli ambiziosi, è anche quella del nostro Ordine: fatene la vostra divisa. I grandi commettono press'a poco tante vigliaccherie quante ne commettono i miserabili, ma le commettono nell'ombra ed esibiscono solo le loro virtù: perciò restano grandi. I piccoli invece professano le loro virtù nell'ombra ed espongono le miserie alla piena luce del giorno: perciò sono disprezzati. Voi avete nascosto le vostre grandezze e avete lasciato che si vedessero le vostre piaghe."

sabato 19 novembre 2016

Labbra contro labbra Vladimir Nabokov


...Scrivere per lui significava una lotta impari ..

“Le sue inclinazioni erano rigorosamente liriche, le descrizioni della natura e delle emozioni gli venivano con sorprendente facilità, ma gli erano invece molto ostici i dettagli quotidiani come, per esempio, aprire o chiudere le porte o scambiare strette di mano se in una stanza c'erano numerosi personaggi e una o due persone dovevano salutarne molte altre. Inoltre Il'ja Borisovic lottava costantemente con i pronomi, come nel caso di «lei», che aveva un modo dispettoso di riferirsi, nella medesima frase, non solo alla protagonista ma anche a sua madre e a sua sorella, cosicché per evitare di ripetere un nome proprio si trovava costretto a scrivere «quella signora» o «la sua interlocutrice» benché di colloqui non ci fosse nemmeno l'ombra.
Scrivere per lui significava una lotta impari contro oggetti indispensabili; i beni di lusso sembravano molto più docili, ma di quando in quando perfino loro si ribellavano, si inceppavano, ostacolavano la libertà di movimento – e ora che aveva laboriosamente messo fine al trambusto del guardaroba ed era in procinto di donare al suo protagonista un elegante bastone, Il'ja Borisovic si dilettava con innocente candore del luccichio del massiccio pomello, senza prevedere, ahimè!, quali pretese avrebbe avanzato quell'articolo di valore, con quanta molesta insistenza avrebbe chiesto di essere menzionato quando Dolinin si fosse risolto a portare in braccio Irina attraverso un ruscello primaverile, avvertendo sotto le sue mani le curve sinuose di quel giovane, agile corpo.”
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“Già quando il protagonista, Dolinin, triste e stanco del mondo, udiva gli squilli di tromba di una nuova vita e (dopo quella sosta quasi fatale al guardaroba) scortava la sua giovane compagna fuori, nella notte di aprile, il romanzo aveva trovato il suo titolo: Labbra contro labbra. Dolinin fece traslocare Irina nel suo appartamento, ma non era ancora successo nulla in senso amatorio, perché lui desiderava che lei venisse nel suo letto spontaneamente, esclamando:
«Prendimi, prendi la mia purezza, prendi il mio tormento. La tua solitudine è la mia solitudine, e, per breve o lungo che sia il tuo amore, sono pronta a tutto perché intorno a noi la primavera ci chiama all'umanità e al bene, perché il cielo e il firmamento irradiano bellezza divina, e perché ti amo».
«Un brano forte» osservò Eufratskij. «Firmamento» presumo «è un gioco su terra firma, vero? Molto forte».”

'Labbra contro labbra' racconto tratto daVladimir Nabokov, “Una bellezza russa e altri racconti.” Adelphi.

martedì 15 novembre 2016




VOTO USA. RISPOSTA DELLE MASSE AL TRADIMENTO DELLE ÉLITES?. 

Capire Trump. Ortega Y Gasset scrive in un libro del 1920 che l'emergere delle masse ha creato una minaccia della democrazia minando gli ideali di virtù civile che hanno caratterizzato le vecchie classi dirigenti. Ma alla fine del XX secolo, secondo Lasch, non sono tanto le masse quanto le élites di tipo professionale e manageriale che costituiscono la maggiore minaccia per la democrazia ("La rivolta delle élite e il tradimento della democrazia" Christopher Lasch, 1995). Le nuove "élites cognitive", formate da professionisti come avvocati, accademici, giornalisti, analisti di sistemi, broker, banchieri, ecc, maneggiano le informazioni e manipolano le parole e numeri della nostra vita. Vivono in un mondo astratto in cui le informazioni e le competenze sono le materie prime più preziose. Poiché il mercato di questi beni è internazionale, la classe privilegiata è più connessa con il sistema globale che con le comunità regionali, nazionali o locali. Lasch scrive. "In effetti, essi hanno rimosso se stessi dalla vita comune." E le masse rispondono con un rifiuto.

VOTO USA. USO DEI CLICHÉ PER NON CAPIRE NIENTE

Bisognerebbe smetterla di ripetere il messaggio retorico della demonizzazione del voto populista. Dovremmo capire che non servono a niente le imprecazioni e l'uso di cliché quali:"populismo", "razzismo", "islamofobia", etc. La maggior parte dei politici, degli editorialisti e degli intellettuali di sinistra brilla per la mancanza di una minima immaginazione, nella denuncia, pretendendo di svelare ‘il vero volto del populismo' lasciando intendere che esso sarebbe ‘fascista’ e ‘razzista’. Siamo ai pietosi riflessi condizionati ideologici. Per non parlare della denuncia della ‘deriva a destra’ di volta in volta, dell'ltalia, dell'Europa, ora degli Usa. Ma a che serve tutto questo argomentare?. A non capire niente.

mercoledì 9 novembre 2016


PERSONALIZZAZIONE, LEADERISMO, SENTIMENTO IDENTITARIO.(1)

Con queste elezioni americane che vedono il trionfo di Trump, ancora una volta ci accorgiamo che non è sufficiente  esorcizzare la personalzzazione, il leadersimo,  in nome di purtroppo superati convincimenti. Dobbiamo rassegnarci a considerare finita la stagione inaugurata a Cluny, nell’undicesimo secolo, di fondazione della politica moderna: impersonale e capace di perpetuarsi nel tempo grazie all’autorità dell'azione politica, esercitata collegialmente. ("La Ditta" direbbe Bersani). Oggi serve gridare che il "re è nudo", nel senso di dichiarare caduta la corazza statale e che ci troviamo in una sorta di nemesi storica della politica "assoluta", a causa di una  regressione  al principio primordiale del carisma individuale. Occorre anche che ammettiamo che non c'è nessuna possibilità di un ritorno a una politica dove  la condivisione di  valori  sia l'orientamento delle scelte. Questo quando vorremmo che custodi di questi "valori" fossero ancora quei  corpi intermedi della democrazia che erano i partiti, e i sindacati. Oggi che andiamo alla deriva – senza più partiti e sindacati – facciamo fatica a riproporre un passato prossimo definitivamente andato. Non riusciamo a cogliere la direzione – ben evidente - del mutamento. Il primo passo per capire sarebbe fare uno sforzo per sgombrare il campo dai tabù culturali che impediscono di guardare in faccia e fare i conti con la drastica riduzione ad personam di gran parte dell’universo politico. Questo dovrebbe servire  per una ripartenza cui mancano ancora le coordinate. Che vanno trovate. Dovremmo renderci conto che, dopotutto, grandi leader e piccoli boss basano la loro attrattiva sul convincere che loro hanno una vera attenzione alle richieste individuali, puntando a convincere sulla base dell'idea che sia il capo il portatore delle soluzioni. È questa "attenzione" percepita dall'elettorato che guida il gioco nel voto populistico, diventando sentimento identitario, un richiamo capace di innestare e sedimentare un rapporto anche di tipo autoritario col leader. Al tempo stessa questo "sentimento identitario" diventa capace durare in quanto come fattore, anche, valoriale. La sinistra, con questo tipo di leadership, continua a trovarsi a disagio, culturale e ideale. Forse questo contribuisce a farci capire perchè può solo perdere. 

lunedì 7 novembre 2016



SIMONE WEIL: L'ATTENZIONE

La "dottrina " dell'attenzione di Simone Weil e' meglio espressa nella seguente citazione dai Quaderni " I valori autentici e puri di vero, di bello e di bene nell’attività di un essere umano si producono con un solo e unico atto, una certa applicazione all’oggetto della pienezza dell’attenzione. [Quaderni, IV trad. di G. Gaeta, Adelphi, Milano, 1993]. Un solo e medesimo atto produce qualcosa di vero, di bello e di buono, sta cioè a fondamento della conoscenza, dell’estetica e dell’etica, ed è l’esercizio dell’attenzione; perché essa è la sola facoltà di cogliere il reale, oltre il quale non c’è assolutamente niente da conoscere, contemplare o soccorrere.  Di che mai ci parlerà uno scrittore incapace di andare oltre se stesso e cogliere la realtà,  “a comprendere totalmente che le cose e le persone esistono” (lettera a j. Bousquet)

martedì 25 ottobre 2016

NOI: CHE VIVIAMO DI NOIA ED INDIFFERENZA...

Vargas Llosa si chiede: “Quanti tra coloro che godono del privilegio di vivere in società aperte, protette da uno stato di diritto, rischierebbero la vita per difendere questo tipo di società?”. Rispondendo così: “Pochissimi, per la semplice ragione che la società democratica e liberale, pur avendo favorito i livelli di vita più alti della storia e ridotto maggiormente la violenza sociale, lo sfruttamento e la discriminazione, invece di risvegliare adesioni entusiastiche, di solito provoca in chi ne beneficia noia e indifferenza, se non un’ostilità sistematica”.

mercoledì 5 ottobre 2016






DEMOCRAZIA=OLIGARCHIA? 

Un tentativo di riflessione. Scalfari su Repubblica, Domenica scorsa, ha commentato il dibattito televisivo sul referendum costituzionale andato in onda su La 7 venerdì sera, a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky. Quello che scrive Scalfari è un po’ sorprendente perché è stato spesso molto critico nei confronti di Renzi, ed è invece, come dice lui stesso, amico di Zagrebelsky. Scalfari spiega che «il primo errore riguarda proprio la contrapposizione tra oligarchia e democrazia: l’oligarchia è la sola forma di democrazia, altre non ce ne sono salvo la cosiddetta democrazia diretta, quella che si esprime attraverso il referendum. Pessimo sistema è la democrazia diretta». Scalfari suggerisce che Zagrebelsky, che «detesta l’oligarchia», forse «non sa bene che cosa significa e come si è manifestata nel passato prossimo e anche in quello remoto». L’oligarchia è sempre stata in realtà la forma di governo in Italia, quella praticata dalla Democrazia Cristiana e dallo stesso Partito Comunista: l’oligarchia è quindi auspicabile, perché è, in sostanza, la stessa cosa della democrazia, dice Scalfari. Molti commenti hanno sottolineato che Scalfari avrebbe sbagliato confondendo due concetti in realtà diversi e contrapposti. Molti commentatori si sono lanciati in giudizi piuttosto netti sullo stato di senescenza di Scalfari. Eppure, anche non mi è simpatico Scalfari, in questo caso il problema è di chi poco conosce le teorie sviluppate nel passato da eminenti studiosi di scienza poltica, perchè altrimenti si sarebbe accorto che Scalfari non ha detto nulla di nuovo. A me è sembrato, cioè che il riferimento scalfariano sia semplicemente alla teoria delle élites di studiosi come Mosca, Pareto, Weber e Michels. Mosca, come Scalfari, sosteneva che l'unica democrazia possibile è comunque un'oligarchia. Possiamo non essere d'accordo, ma non parliamo di effetti di senescenza. L'argomento era di critica a uno Zagrebelsky che insisteva nel considerare l'oligarchia come degenerazione della democrazia rappresentativa, quando, per la teoria dell'élites, la democrazia è necessariamente un'oligarchia in quanto una classe (la politica) ben separata dal popolo fa di tutto per autoperpetuarsi. Che questo sia un bene o un male è da valutare in relazione ai risultati, non tanto contrapponendo utopie di "democrazia diretta" alla Grillo maniera. Ora il punto che Scalfari non ha affrontato è che non serve molto demonizzare l'oligarchia se non si ha una soluzione ai vizi della reale e ovunque diffusa democrazia "oligarchica". E neanche serve molto dire che Scalfari è "andato" per l'età avanzata. Allora potrebbe essere utile capire il pessimismo della teoria elitista, nata peraltro come critica durissima sia del marxismo e che del liberalismo. Questi autori non hanno teorizzato di togliere il potere al popolo per darlo alle élites, bensì hanno affermato che -empiricamente- il potere le élite finiscono per averlo sempre.