giovedì 25 giugno 2020

L'ALLIEVO
Daniel Zimmerman


Il libro di Zimmermann, scrittore francese con interessi pedagogici anche per la sua esperienza di insegnante di sostegno nelle scuole francesi, getta uno sguardo profondo ed oggettivo sul rapporto tra la scuola e la zona grigia del disagio e del ritardo in un mondo lontano dal nostro, l' ambiente periferico di Parigi, al centro, ancora oggi, dell'attenzione dei mezzi di comunicazione per la violenza e il degrado contro il quale, disperatamente, quei cittadini del mondo si ribellano alle sperequazione di quella società.

L'allievo 
Daniel Zimmermann 
Traduzione di Federica Alba 
Titolo originale: Le Gogol 
© 1998 Le Cherche Midi Éditeur 
© 2006 Meridiano zero
A Claude Pujade-Renaud 
A SCUOLA 
Individuazione 
- Scim-mia! Scim-mia!… 
- Porci, schifosi, rottinculo, razza di coglioni, io vi ammazzo! 
Stretto contro il muro dell'istituto Jules-Ferry, Patrick Leguern affronta la muta dei suoi compagni di scuola. Sudato e ansimante, si difende con le unghie e con i denti, a furia di insulti, sputi e calci. Da lontano, con la valigetta dei test in mano, David Kupfermann assiste alla battuta di caccia. Esita a intervenire, oggi è qui in veste di psicologo scolastico, non di insegnante della classe di recupero del vicino istituto, e per riuscire a individuare il suo futuro alunno in maniera imparziale, la sua neutralità deve essere bendisposta nei confronti di tutta la popolazione infantile della zona. Un fischio lo toglie dall'imbarazzo. Il direttore si affaccia al cancello, i ragazzi si affrettano a entrare nel cortile. 
David li segue. Il direttore gli stringe la mano: 
- Uno dei suoi candidati, Kupfermann. 
Accenna col mento a Patrick Leguern. David annuisce. La sua esperienza di maestro dei disadattati della cosiddetta "classe dei senza cervello" di Savigny-surOrge gli ha insegnato che una manifestazione di esclusione è più attendibile di qualsiasi test: ogni zimbello dei compagni alla fine si rivela un soggetto con ritardo di sviluppo, ritardo classificato come lieve quando l'alunno ripete il primo anno delle elementari per tre volte, o medio quando lo ripete per quattro volte. Patrick è solo alla seconda volta. 
- Ma ha cominciato la scuola a sette anni, - ricorda la sua insegnante, la maestra Gonson, perorando la sua causa. - Alla materna l'hanno tenuto un anno in più. 
- Se è per questo, - interviene la supplente incaricata della sezione della prima riservata agli alunni con difficoltà, la signora Bomy, - il signor Kupfermann dovrebbe prendersi tutta la mia classe. E io non ho mica quindici alunni come lui. Ne ho trentadue, dico trentadue! 
- A te va di lusso, Kupfermann, ammettilo, - commenta Durand, maestro di quinta. - Hai dalla tua il regolamento che limita il numero massimo dei disabili certificati, hai un titolo di insegnante specializzato, uno stipendio migliore di me, che faccio il tuo stesso lavoro con i sedici analfabeti promossi per anzianità che mi ritrovo in classe, e devo anche preparare all'esame finale gli altri trenta, che sono appena un po' meno analfabeti. 
- Allora, Kupfermann, di quanti posti dispone quest'anno? - chiede il direttore. 
- Tre in tutto: due per l'istituto Aristide-Briand e uno solo per voi. 
Stizzito, il direttore fischia la fine della ricreazione. Il gruppo di insegnanti si disperde, i ragazzi si dispongono in fila. David alza le spalle, non è colpa sua se esiste una sola classe di recupero invece delle dodici che sarebbero necessarie a Savigny-sur-Orge, una penuria che confina con l'assurdo. Quando qualcuno dei suoi deficienti, per raggiunti limiti di età, lascia il mondo della scuola per quello della disoccupazione, David è costretto dalla legislazione vigente a organizzare delle prove di ammissione estremamente selettive per i nuovi alunni. Anche escludendo i minori di nove anni e i maggiori di dodici, rifiutando i quozienti intellettivi non compresi tra 50 e 75, cioè i ritardati gravi e quelli che non lo sono abbastanza, eliminando i semplici dislessici, i caratteriali, i non francofoni, i minorati fisici e psichici, e infine le femmine - nel 1966 alle elementari non sono previste classi miste -, c'è ancora l'imbarazzo della scelta. David è del parere che bisognerebbe tirare a sorte i fortunati vincitori, l'ispettore che presiede la commissione medico-pedagogica del distretto scolastico insiste a vagliare test e incartamenti. 
In pratica, non c'è nessuna differenza. 
- Kupfermann, - dice il direttore, - le ho fatto mettere un tavolo e due sedie negli spogliatoi. 
La prossima volta perché non direttamente nei cessi? David tira fuori il materiale per le valutazioni, gli aspiranti alla certificazione di ritardato si susseguono ogni mezz'ora, per tre giorni. Quando tocca a Patrick, il ragazzino arriva con passo incerto e zoppicante e si siede a occhi bassi sull'orlo della sedia, tirando su col naso con discrezione. Le narici di David hanno un fremito, il karate ha sviluppato le sue facoltà olfattive. L'odore di Patrick è rivelatore, puzza di angoscia e desolazione, in più è brutto come la fame, rosso di capelli e dal colorito smorto. Raramente gli è capitato di vedere un ragazzino così antipatico, gli propina il Binet-Simon, un test classico per giudicare il livello verbale. La stima obiettiva dell'intelligenza del soggetto non lascia per niente soddisfatto il maestropsicologo, cinque anni di età mentale moltiplicati per cento e divisi per nove anni di età anagrafica danno un quoziente intellettivo di 55. Soggetto con ritardo di sviluppo medio. Patrick resta in lizza per l'ammissione alla classe di recupero, purtroppo. 
David passa al test delle capacità non verbali. Si tratta di un gioco di pazienza che consiste nel riprodurre delle figure geometriche usando dei cubi, le cui diverse facce colorate si combinano come elementi di un rompicapo. David ne spiega il funzionamento. Patrick mostra di avere capito, tira su col naso rumorosamente, una candela di moccio rientra nella narice, il ragazzino si appropria dei cubi e realizza la figura di prova a tempo di record. David gli presenta la figura seguente, fa scattare il cronometro. Rincuorato, registra la notevole efficienza di Patrick, che riesce a comporre le prime figure complesse, dimostrando un quoziente perfettamente normale. La discordanza tra il ritardo di sviluppo linguistico nel test precedente e le capacità non verbali in quest'ultimo ha appena smascherato il falso ritardato. David gli sorride. 
- Sono contento di te, Patrick, sei stato bravissimo. 
- Allora a me sì che mi prende nella sua classe, signore? 
- Vedremo. 
Non c'è niente di cui essere orgogliosi, brutto muso moccoloso. David lo congeda, lo segue con lo sguardo, sembra che cammini sulle uova o sui carboni ardenti. Lo richiama indietro, che le sue scarpe da ginnastica siano troppo piccole? Patrick tira su col naso, mestamente. 
- È stato il mio papà, signor maestro. 
- Ah sì? 
- Sì, signor maestro, il mio papà era di nuovo sbron-
zo e io avevo ancora freddo ai piedi, e allora mi ha detto che ci pensava lui a scaldarmeli ben bene, e allora mi ha legato con una corda e poi me li ha bruciati con l'accendino, un Flaminaire, e allora la mia mamma è tornata in sé e mi ha curato, signore. 
- Fammi un po' vedere. 
Patrick si siede per terra, toglie le scarpe da ginnastica, zaffata tremenda, tira via anche i calzini: ha i piedi fasciati di garza fino alle caviglie. Il fetore è insopportabile. David accende una sigaretta, impietosito, Patrick può rimettersi le scarpe. Chiasso della ricreazione pomeridiana, David apre la porta e la finestra per cambiare l'aria. Patrick tira su col naso, piagnucolando, sa farsi appena il nodo, non il fiocco. Ora David si vergogna della sua aggressività iniziale verso il piccolo martire, si inginocchia davanti a lui e gli allaccia le stringhe delle scarpe. Escono insieme nel cortile. David si dirige verso il gruppo degli insegnanti. Patrick zoppica ondeggiando accanto a lui. 
- Fila a giocare da un'altra parte, - gli ordina la Gonson, la sua insegnante. 
Lui si allontana a testa bassa, tirando su col naso, avvilito. La Gonson sonda le possibilità di successo del suo campione. David elude la domanda, gli restano ancora due ragazzi da esaminare. Inoltre, perché la commissione medico-pedagogica possa pronunciarsi con cognizione di causa, i dossier personali di tutti i candidati dovranno essere integrati da una visita medica e da una indagine sociale. La Gonson lancia a David un'occhiata eloquente, le sembra che grazie a quel mostro di suo padre, Patrick Leguern dovrebbe essere il primo a essere scelto. La Bomy, supplente della sezione della prima per gli alunni con difficoltà, protesta, Patrick non ha certo l'esclusiva dei maltrattamenti, per quanto ne sa lei, e inoltre solo tra i suoi alunni potrebbe citarne parecchi che si attaccano anche loro alla bottiglia quando i genitori si ubriacano. La Gonson non lo nega, è solo che, a forza di essere preso di mira da tutta la scuola, Patrick si è messo a malmenare quelli più piccoli di lui, è una spiegazione e non certo una scusante, ma dato che delle punizioni lui se ne frega altamente, l'unico modo che lei sia riuscita a trovare per stemperarne la violenza è stato di prospettargli la classe del signor Kupfermann. Troppo facile, la Bomy stringe le labbra, sarà anche una semplice supplente da quattro anni, ma non è certo con le promesse sconsiderate che doma l'indisciplina dei suoi casi sociali, lei. 
Urla e schiamazzi, un capannello di ragazzini eccitati, al centro Patrick che rotola sull'asfalto avvinghiato a un suo consimile, energici colpi di fischietto, il sorvegliante di turno separa i due combattenti afferrandoli ognuno per un orecchio, fine della ricreazione. David prende da parte il direttore, non si dovrebbero informare i Servizi sociali delle sevizie subite da Patrick Leguern? Il direttore tira un pedagogico sospiro: 
- Se ha due minuti, passi nel mio ufficio al momento dell'uscita. 
David sbriga gli ultimi aspiranti al titolo di ritardato, ripone il materiale per i test e si presenta alla convocazione del direttore. Quest'ultimo lo conduce alla finestra, indicandogli i genitori che aspettano davanti alla scuola. Indovinello, quale di quelle persone è la madre di Patrick? L'occhio dell'insegnante di sostegno è infallibile, in un attimo individua una donna dal fisico sgraziato, età indefinibile, capelli di stoppa, occhiali, giacca da uomo chiusa con una spilla da balia, sottana troppo lunga, calze smagliate, scarpe da ginnastica. Il suo sguardo è rivolto verso il cancello della scuola, ansioso. Gli alunni cominciano a uscire e si disperdono per la strada, a un tratto mamma Leguern allarga le braccia e sorride al suo angelo, le manca un canino superiore, il figlio si precipita verso la madre, si abbracciano forte senza dire una parola. Commovente. 
- Ora capisce perché, nonostante tutto, è preferibile lasciare il bambino alla famiglia, piuttosto che affidarlo ai Servizi sociali, cosa che d'altronde il padre minaccia spesso di fare, stando alla signora Gonson, - chiosa il direttore, sebbene il commento sia ormai superfluo. 
Madre e figlio si allontanano mano nella mano, anche lei cammina ondeggiando come una papera, probabilmente per empatia con il figlio. David, che non manca di fantasia e passa il suo tempo libero a scrivere romanzi che non trovano editore, in un attimo improvvisa un intreccio populista dalla trama abusata: un amore filiale che diventa incestuoso, la morbosa profezia di una veggente di periferia, un padre che vuole eludere il destino e lega e brucia i piedi del figlio non potendo trafiggerli, la decisione giudiziaria che mette fine all'autorità paterna o, più semplicemente, affido ai Servizi sociali, che equivale ad abbandonare il bambino sulla rupe ove si aggirano le bestie feroci. La tragedia greca è sbarcata nei quartieri sottoproletari di Savigny-sur-Orge, 'Edipo' significa letteralmente 'piedi gonfi'. Gli alunni dell'istituto Jules-Ferry non sono altrettanto colti. Perseguitano la coppia madre-figlio imitandone l'andatura zoppicante, e gridando: 
- Scim-mia! Scim-mia!… 
- Be-fa-na! Be-fa-na!…
Selezione 
Alla sua missione di psicologo occasionale, David aggiunge quella di segretario permanente della commissione medico-pedagogica del distretto scolastico. Robecque, l'ispettore che la presiede, è molto preoccupato che i dossier relativi alla prova di ammissione alla classe di recupero siano esaurienti e presentati in bella forma, in modo che le riunioni della commissione possano essere estremamente concise. In assenza di un medico e di un'assistente scolastica - a Savigny-surOrge manco a sognarseli -, il presidente stringe la mano al segretario, verifica che i dossier contengano i quattro fascicoli regolamentari, ratifica le proposte di David e scappa a un'altra riunione: 
- Mi mandi il verbale da firmare e congratulazioni, Kupfermann, il suo lavoro è sempre impeccabile. 
Gratis et amore dei, nello studio-soggiorno del suo alloggio interno all'istituto Aristide-Briand, David lancia una cupa occhiata ai fascicoli sui quali ha scritto a mano "Dati psicologici": cinquantotto in tutto quest'anno, un record. Comincia dal mucchio della scuola Jules-Ferry. La prima cernita è facile, basta eliminare dalla partita, secondo il regolamento, i quozienti intellettivi non compresi fra 50 e 75. Arrivato a quello disarmonico di Patrick Leguern, David ha un attimo di esitazione, si riprende, non può farci niente, questo marmocchio ha solo qualche difficoltà di apprendimento. Andiamo, niente sensi di colpa, le regole sono regole, il finto ritardato va eliminato. Restano sedici dossier da completare, praticamente una classe intera, per un solo posto. Chi bisognerà privilegiare, il più giovane, il più mingherlino, il più maltrattato? Se si trattasse del più brutto, di sicuro Patrick sbaraglierebbe tutti i concorrenti. David scrolla la testa, scontento di essersi di nuovo colto in flagrante delitto di razzismo estetico. 
- A tavola, - annuncia Antoinette. 
È una psicologa, diplomata e in cerca di occupazione. Non attribuisce alcuna importanza al quoziente di intelligenza, uno strumento di selezione soggettivo e arbitrario quanto gli altri, molto comodo in verità per alleggerire la coscienza di un maestro di sostegno ipersensibile e responsabile di tutti i rifiuti del sistema educativo. Lei non è di grande aiuto, David cambia discorso. Dopo aver cenato e messo a letto i bambini, che non hanno certo bisogno di test, nella prima infanzia i rampolli degli insegnanti sono per forza dei piccoli geni, il maestro torna nello studio-soggiorno. 
La seconda pila di fascicoli custodisce i dati scolastici forniti dagli insegnanti. A proposito, qual è precisamente il giudizio della Gonson sull'andamento scolastico di Patrick? Pessimo in tutto, tranne che in assiduità. Allora non è mai malato oppure quel sadico del padre lo spedisce a scuola anche quando trema di febbre? La conclusione pedagogica della Gonson è sottolineata: "L'apprendimento della lettura è inimmaginabile in una classe normale di trentatré alunni e si ritiene necessario indirizzare il ragazzo verso una classe speciale di recupero". 
Per pura curiosità, David legge anche i dati sociali, i cui primi elementi vengono forniti dalla direzione scolastica. Figlio unico, nato nel 1957, padre stuccatore, madre operaia tessile addetta all'incannatoio, si tratta di lavori qualificati, c'è qualcosa che non quadra, David avrebbe scommesso che, alle spalle di colui che i compagni chiamano "la scimmia", ci fosse un bel numero di fratelli e sorelle, e genitori senza arte né parte, che tiravano a campare grazie ai sussidi assistenziali. 
Il quarto fascicolo, che dovrebbe contenere i dati sanitari, è vuoto, a David non resta che archiviare il dossier. L'indomani, dopo la scuola, si reca alla sede dei Servizi sociali municipali che si occupa dell'immenso distretto di Savigny-sur-Orge. 
- Posso approfittare nuovamente del suo aiuto, signorina? 
- Con piacere, signor Kupfermann. Allora, di quali casi pietosi vuole che le parli, quest'anno? 
L'espressione della signorina Rey si fa golosa, nonostante l'età ha ancora un certo fascino e una memoria da elefante. David la vezzeggia con galanteria, sia per rimpolpare i suoi dossier, sia per dare un tocco di umanità a una litania che si ripete sempre uguale: promiscuità, alcolismo, coppie alla deriva o che si picchiano, madri abbandonate o nubili, miseria economica o povertà culturale. 
- La ringrazio, signorina. Abbiamo finito con la Jules-Ferry e possiamo passare alla Briand… Ah, no, dimenticavo, alla Ferry c'è ancora un ultimo ragazzino problematico. 
Riguardo ai problemi della famiglia Leguern, la Rey ammette, una volta tanto, la sua relativa ignoranza. I genitori lavorano entrambi, abitano da poco nelle case popolari di boulevard Aristide-Briand, pagano regolarmente l'affitto, diversamente da certa gente che deve già molti mesi di arretrati. Oltre a questo, nessuna lamentela o segnalazione che potrebbe far scattare un'inchiesta, solamente delle dicerie. Per moralismo professionale David smette di prendere appunti. Pare che il padre beva e che la madre gli tenga compagnia; pare che da sbronzi si azzuffino come carrettieri, riconciliandosi solo per maltrattare il ragazzino. Anche la madre? David è stupito, evoca il commovente incontro a cui ha assistito all'uscita della scuola Jules-Ferry, esterna la sua indignazione davanti allo spettacolo dei due poveri disgraziati perseguitati dalla crudeltà infantile in mezzo all'indifferenza, per non dire complicità, degli adulti. David è eloquente, alla Rey brillano gli occhi. Il maestro si schiarisce la gola, c'è una cosa che lo incuriosisce, difficile da formulare chiaramente… Insomma, Patrick non ha fratelli né sorelle, quindi ci si potrebbe domandare se della gente così rozza sia in grado di padroneggiare… sì, insomma, una qualsiasi forma di contraccezione… Sul collo della Rey compaiono delle chiazze rosse, il suo tono di voce è esageratamente distaccato: 
- No, capita anche alla signora Leguern di restare incinta. 
- E…? 
- Niente! Con un decesso dietro l'altro di nati prematuri nella stessa famiglia, di sicuro c'è di mezzo la sifilide ereditaria. 
David non aggiunge altro, apre il primo dossier dell'istituto Aristide-Briand, si torna ai ritardati congruenti. Con la Rey il momento magico è spezzato, ci vediamo l'anno prossimo, grazie ancora. David risale sulla sua due cavalli, parte, prima traversa a destra, prima a sinistra, percorre il labirinto geometrico dei lotti di case a schiera e si ferma davanti allo studio del dottor Allouch. Il medico dei poveri del quartiere svolge il suo ruolo con giovialità. Rubicondo, espone dettagliate cartelle cliniche a base di denutrizione, carenza di igiene, rachitismo, foruncolosi, infezioni primarie, enuresi, asma, problemi digestivi ed eczema: il fattore psicosomatico è evidente. Questo per quanto riguarda i pargoletti. Gli antecedenti familiari sono altrettanto variegati: padri con polmoni cavernosi, stomaci perforati, fegati ipertrofici. Madri focalizzate sui loro organi, come si usa dire: vaginiti, fibromi, salpingiti. Il sollievo procurato dall'asportazione totale è di breve durata, fino alla comparsa di crisi depressive o psicotiche. 
- In quel caso almeno non possono più procreare ed è meglio per tutti. Anche se, al limite, la cosa rischierebbe di lasciarla disoccupato, - sorride il pietoso dottore. 
- Per contenere le nascite dei piccoli deficienti conterei piuttosto sulla sifilide ereditaria, - ribatte David, che ci tiene a dimostrare altrettanto senso dell'umorismo. 
Il dottor Allouch ne dubita, grazie alle medicine odierne si assiste a un netto regresso delle malattie veneree. Per fortuna non è il caso dei Leguern! Di umore allegro, David snocciola le insinuazioni della signorina Rey. Il dottor Allouch scoppia a ridere, la Rey è tanto cara, ma le sue credenze popolari sono ormai datate, come lei stessa, del resto. Tuttavia il medico le riconosce, a parziale discolpa, che all'epoca preistorica dei suoi studi si ignorava la possibile incompatibilità del fattore Rh dei genitori. David è sicuro di averne sentito parlare al liceo, sono ormai dodici anni, non era portato per le scienze, non se lo ricorda più tanto bene. Allouch prende un tono dottorale, è semplicissimo, il signor Leguern è Rh positivo e sua moglie Rh negativo. Per il primo figlio non c'è problema, ma la gestazione del giovane Patrick, positivo come il padre, ha provocato nella madre la produzione di anticorpi che impediscono la sopravvivenza del feto nelle gravidanze successive. Il dottor Allouch fa una pausa, cambia espressione, certo, attualmente è possibile praticare delle exsanguinotrasfusioni sui neonati, in realtà senza garanzie, e in ogni caso la signora Leguem dovrebbe partorire in una clinica moderna e non certo a casa sua. Il dottor Allouch s'incupisce ancora. E soprattutto, mormora, lui stesso dovrebbe prendersi la responsabilità di fornire altre vittime innocenti a genitori alcolizzati e dalla condotta imprevedibile. 
- La chiamano spesso a constatare danni corporali, dottore? - chiede David, accorgendosi troppo tardi che il tono scherzoso della domanda è ormai fuori luogo. 
Il dottor Allouch resta impassibile, nelle famiglie ad alto rischio di maltrattamenti regna la legge del silenzio. I bambini nascondono i segni delle percosse inferteton la cinghia o l'attizzatoio, d'altra parte raramente vengono picchiati sul viso e in caso di fratture tutti giurano che il piccolo turbolento è caduto mentre giocava. I Leguern non fanno eccezione, il padre è una bestia, la madre non è tanto meglio, le dicerie della gente li accusano di malmenare il figlio e non c'è fumo senza arrosto. Soprattutto se si usa un accendino a gas… la carne sfrigola, immagini della guerra d'Algeria, cadaveri rattrappiti dal napalm, urla dei torturati con le scariche elettriche, David sente un tic all'angolo dell'occhio, a mezza voce riporta le confidenze ottenute per caso da Patrick. Il dottor Allouch non si meraviglia più di niente, comunque avvertirà il tribunale dei minori, visto che nessuno si decide a farlo. David gli obietta il parere del direttore della Jules-Ferry e la scena toccante di amore materno di cui è stato personalmente testimone all'uscita della scuola. Il dottor Allouch allarga le braccia: 
- La soluzione ideale non esiste, così si aspetta sempre che avvenga l'irreparabile prima di intervenire… Prenderà il giovane Leguern nella sua classe? 
David non lo sa, prima di tutto è l'ispettore che decide, e poi c'è tutta una fila di bambini sofferenti che fanno a spintoni per ottenere l'unico posto riservato alla Jules-Ferry, non si potrebbe passare ai dossier dei pazienti più gravi, se il dottore è d'accordo? 
La cosa richiede molte ore ripartite nella settimana, al bisogno il dottor Allouch consulta i colleghi per telefono. Alla sera di sabato David è soddisfatto, i fascicoli con i dati sanitari sono stati abbondantemente farciti. Il dottor Allouch richiude il cassetto inferiore del suo archivio metallico, ha pensato molto a Patrick Leguern in questi giorni e se può esprimere un'opinione… non è certo un pedagogo, ma gli sembra che il marmocchio starebbe bene nella classe di recupero, almeno durante il giorno sarebbe al sicuro. David si defila senza rispondere - la sua classe non è un luogo di custodia per ritardati abusivi, per giunta raccomandati -, prende congedo e se ne va. Nella due cavalli accende una sigaretta, osserva per un momento il suo accendino, un Flaminaire, stessa marca di quello del vecchio Leguern. Lo schiaffa in mezzo al disordine del vano portaoggetti, gira la chiave di accensione e parte. Prima traversa a sinistra, prima a destra, ne ha piene le tasche del caso Leguern, gli altri sedici ragazzini dell'istituto Jules-Ferry non sono meno disgraziati, solo che hanno il pudore di non andare in giro a esibire le loro zampe bruciacchiate sotto al naso della gente e non c'è incompatibilità tra i fattori Rh dei loro genitori. Ma poi che significa, Rh? 
Il labirinto delle case a schiera è deserto, David abbassa il finestrino e getta via la cicca, in fondo gli dispiace che la spiegazione della signorina Rey a proposito della sterilità acquisita della Leguern non sia giusta, una bella sifilide ereditaria avrebbe calzato a pennello in un suo futuro romanzo, certo più di un qualche ipotetico Edipo del cavolo. In letteratura David preferisce il naturalismo alla psicanalisi e Zola a Freud. 
Parcheggia la due cavalli nel cortile dell'istituto Aristide-Briand, sale nel suo appartamento, i bambini sono a letto, Antoinette indossa un abitino sexy. David la bacia adeguatamente ma si scusa, c'è una cosa che lo assilla, l'origine di una parola, è questione di un secondo. Antoinette è indulgente, ah, questi scrittori. La donna lo precede in camera da letto, David va nello studio-soggiorno, cerca nell'enciclopedia alla lettera R, si mette a ridere, Rh sta per 'Rhesus', che non è il nome dello scopritore del fenomeno, ma la razza di macachi usati per i primi esperimenti, il cui sangue fu iniettato nell'orecchio di un coniglio. Antoinette è innamorata, David si dà da fare, attento però a tenere gli occhi spalancati, perché quando li chiude vede una scimmia con la faccia di Patrick e le orecchie da coniglio, che tira su col naso e si trascina zoppicando. 
"Comprate L'Humanité-Dimanche." 
A parte le riunioni della sezione di partito, vendere i giornali democratici alla domenica è la corvée militante che preferisce. I simpatizzanti che serve a domicilio sono rimasti a letto fino a tardi, pranzeranno con calma, hanno tempo per chiacchierare. Gli argomenti sono sempre gli stessi, lavoro, famiglia, politica. L'unico problema per David è rifiutare il caffè senza offendere nessuno, grazie, è già al sesto, no, nemmeno un bicchierino di rum o un goccio di vino bianco. Alla lunga, indurlo in tentazione è diventato un gioco, tanto per verificare se la sua sobrietà rimane intatta e può continuare a essere annoverata tra le molte qualità del campione locale di karate, già responsabile del servizio d'ordine del partito al tempo dell'OAS e tuttora durante le campagne elettorali, oltre che stimato insegnante elementare votato ai poveri tonti o ai balenghi completi. 
A queste virtù cavalleresche, David aggiungerebbe volentieri quella, ancora più nobile, di grande scrittore del popolo e per il popolo, ma ancora ce ne vuole, i suoi vari manoscritti continuano a essere rifiutati da tutti gli editori di Francia. Così, in attesa della consacrazione che Antoinette e un paio di amici gli predicono da qui alla fine del millennio, ricompensa il proprio altruismo approfittandone per cogliere sul campo la materia prima per continuare la sua opera. Impressioni, situazioni, scenari, personaggi, tutto fa brodo, ci rifletterà poi con calma. Allora, se è tutto… Dà il resto al cliente, che ignora di essere preda di un vampiro letterario. David si sistema la tracolla della borsa con i giornali, all'inizio del giro fatica a portare tutto quel peso di verità, arrivederci a domenica prossima. 
- Su, David, coraggio! 
- Ciao, David, in bocca al lupo! 
- David, sai quella volta alla Coppa di Francia, che ti hanno squalificato perché hai beccato il tipo sul muso, cazzo, lo stronzo di arbitro ti ha proprio fregato, quel venduto! 
Nel cortile delle case popolari di boulevard AristideBriand, con aria modesta, David stringe energicamente le mani dei suoi ammiratori. Oggi i suoi vecchi alunni non si distinguono dal resto dei giovani atteggiati da rockettari, capelli lunghi, jeans e giubbotto borchiato. E dire che non molto tempo fa tutti lo chiamavano "signor maestro" e temevano la sua severità quando li sorvegliava durante la ricreazione o in mensa. Adesso, con l'appiccicosa confidenza dei tifosi, gli mettono le mani addosso al limite del palpeggiamento. In quanto alle ragazze, lo lusingano con sorrisi e risatine, sicure del proprio fascino, anche se lui finge di non sbirciare le loro cosce messe in mostra da minigonne inguinali. Purtroppo la popolarità di David non influisce sulle vendite, la sua merce non interessa a nessuno e per dignità lui non osa imporla. Non importa, un giorno la maggior parte di questi neoproletari voterà comunista. Ragionevolmente ottimista sul futuro della classe operaia, si dirige verso la scala A. 
- Signor Kupfermann, signor maestro! 
Si volta. Patrick gli corre incontro brandendo un biglietto da cinquanta franchi, la sua mamma vuole tutti i giornali, L'Humanité, Pif le chien e anche gli altri, e anche per le prossime domeniche. Il suo sorriso è osceno. A David viene voglia di picchiarlo. 
- Tuo padre è d'accordo? 
- Non c'è, è in trasferta. 
In assenza del marito, la madre cerca di comprare politicamente al figlio un posto nella classe di recupero, David è diviso tra pietà e repulsione. Per difendersi da se stesso esagera fino al ridicolo, La Marseillaise de l'Essanne, più il settimanale teorico del partito, France-Nouvelle, figurarsi che gliene può fregare a loro, e tanto per alleggerire la borsa, Etudes soviétiques e Les Cahiers du Communisme che si porta dietro da più di un mese. Patrick se ne va carico e soddisfatto. 
David cerca di cancellarlo dalla mente, senza riuscirci del tutto. Il preside della scuola Aristide-Briand bussa alla porta della sua classe, l'ispettore lo vuole al telefono. Robecque è oberato di lavoro, gli esami di ammissione alle medie, l'organizzazione dei diplomi, insomma non ha nemmeno un minuto per la riunione della commissione medico-pedagogica che d'altronde, come sanno entrambi, è puramente formale. Ragion per cui David dovrà procedere al meglio come sempre e mandargli il verbale da firmare. La voce di Robecque è allusiva, David merita la promozione, alla prossima ispezione non darà più che un'occhiata per controllare la regolarità dei dossier. 
Alla sera David si reca alla riunione della sezione di partito intitolata a Marcel Cachin, oggi è il turno di Antoinette di badare ai bambini. Ha già preso una decisione riguardo ai due posti riservati alla sua scuola, una scelta indiscutibile, due pluriripetenti del primo anno che trascorrono la ricreazione appoggiati al muro, isolati, terrorizzati dai giochi da cui sono esclusi. Per la Jules-Ferry nessun caso, tra i sedici possibili, si distingue in modo particolare e tirare a sorte gli sembra davvero la soluzione più onesta. Parcheggia la due cavalli in avenue des Fauvettes, bussa alla porta di un garage. 
- Entra, David, sei il primo. Mettiti comodo e siedi pure per terra. 
Marc lo accoglie con una battuta, Jeanne con due baci sulle guance. David è contento quando la sezione si riunisce a casa loro. Nel giardino del suocero di Marc hanno costruito un garage abusivo, ampliato da una camera con cucina. A loro basta, non hanno debiti e non vogliono figli, si dedicano solo a loro stessi. David invidia la loro tranquilla felicità, eppure anche lui e Antoinette potrebbero essere una coppia altrettanto serena, se la mania di scrivere e di pubblicare non lo rodesse sempre più, man mano che passano gli anni. Il monolocale è presto affollato. Marthe, la decana dei compagni, saluta tutti con voce tremula. Prende posto sul letto, tiene le mani incrociate sulle ginocchia e gli occhi chiusi, la testa che traballa. Con l'arrivo di Paul Schleger la sezione è al completo. Paul è un amico d'infanzia di David, dopo il corso integrativo a Sarcelles sono entrati insieme all'istituto magistrale, in seguito Paul è diventato professore di Matematica, il che non gli impedisce di avere dei gusti letterari ben precisi, e loda senza riserve i manoscritti di David. 
Alle riunioni si chiacchiera a ruota libera, l'ordine del giorno non viene mai rispettato, dal momento che tutti sono d'accordo con la linea del partito, non c'è alcun bisogno di discuterne. L'assemblea degli amici si conclude con la gestione degli impegni pratici: manifesti, volantinaggio, giornali. Henri, il tesoriere, incassa i soldi delle vendite de L'Humanité-Dimanche, reclama silenzio, la Rivoluzione è vicina, David ha aumentato la diffusione dei giornali. Il valoroso militante riceve i complimenti, gli chiedono quante probabilità ci sono di trasformare i nuovi lettori in futuri iscritti. Imbarazzato, David minimizza il suo successo, si tratta della signora Leguern. I compagni si accigliano, un acquisto del genere è meglio perderlo che trovarlo, quella specie di spaventapasseri, beona, perdigiorno, madre snaturata, sarebbe una propaganda controproducente. La vecchia Marthe smette di dondolare la testa, apre gli occhi e sentenzia con voce ferma: 
- Marie Leguern va compatita. È suo marito che andrebbe messo in galera. 
Marthe è la depositaria della tradizione orale di Savigny-sur-Orge, tutti i presenti si mettono comodi per ascoltare il racconto dell'anziana. Marie Leguern non ha sempre avuto questo aspetto. Non che da ragazza fosse più bella, ma almeno era linda e accurata, il suo degrado è il risultato di un grande amore infelice. La vecchia Marthe sorride a Marc e Jeanne, in effetti è colpa loro, anche se non ne hanno mai saputo niente fino a questo momento. Per capire tutta la storia bisogna risalire a quindici anni prima. All'inizio degli anni Cinquanta, tra le bande di giovani, la più temuta era quella di Philippe. Quando Marc, per i begli occhi di Jeanne, sfidò il capobanda e gliele suonò di santa ragione, senza saperlo divenne l'idolo di tutte le ragazze dei dintorni. Un fuoco di paglia, tranne che per Marie. Contro ogni logica si mise a fare castelli in aria: Marc l'amava in segreto, per dichiararsi aspettava di trovarsi un lavoro, al ritorno dal servizio militare l'avrebbe sposata. 
- La incontrai sulla diga del fiume la sera delle vostre nozze. Piangeva, parlava di togliersi la vita. A modo suo ha mantenuto la parola. 
I compagni ascoltano attentamente, Marc e Jeanne si tengono per mano, David rimpiange di non poter registrare le parole dell'anziana. Dalla disperazione Marie si lasciò completamente andare, frequentava i bar, beveva per dimenticare, conciata come la befana, indifferente agli uomini che le mettevano le mani addosso. Una sera da Chez Bardy, Leguern il Guercio la vinse ai dadi, dopo una partita a 421. Gli serviva una donna, nessuna ne voleva sapere, Marie era pronta a tutto, se la sposò, due testimoni al municipio, un salto in chiesa e subito dopo partì militare. Marie era incinta e grazie al piccolo Patrick cominciò a rimontare la china, ma Leguern tornò dall'Algeria, ancora più scontroso, violento, ubriacone e possessivo di prima, si mise a picchiare il bambino, giurando che mai e poi mai ci sarebbe stato un altro pisciasotto. La voce di Marthe è quasi un sussurro: 
- Da allora, tutti i figli di Marie muoiono nella culla. 
Dicono che sia il padre ad avvelenarli. 
David è sorpreso, al diavolo la sifilide ereditaria o l'incompatibilità del fattore Rh, la verità è quella che inventa la gente, trasfigurando il quotidiano in leggenda. Così Leguern non è Laio, padre di Edipo, ma il re dei Titani che assassina i suoi figli, e dato che Patrick è figlio di Kronos ed è sfuggito al massacro degli innocenti, un giorno diverrà Zeus. 
Al fine di contribuire all'educazione del diobambino, David manomise i diciassette dossier dell'istituto Jules-Ferry. Invertì i risultati dei test, i ritardati autentici recuperarono un quoziente intellettivo normale e Patrick risultò un minorato sotto ogni aspetto. L'ispettore ratificò lo scrutinio di David. Alla riapertura della scuola nel 1966, Patrick entrò nella classe di recupero.
La pedagogia d'attesa 
- Leguern, sospeso! 
Le scimmiette trattengono il respiro, si mette male, il maestro è appena ricorso in un colpo solo alle tre peggiori sanzioni mai applicate nella classe: chiamare un alunno per cognome, vietargli ogni attività scolastica e impedirgli di masturbarsi. Tuttavia il signor Kupfermann non fa lo stronzo su quest'ultimo punto, fa finta di non vedere i grattamenti compulsivi dei più piccoli attraverso il grembiule, tollera anche i toccamenti più elaborati degli intermedi quando si concedono una palpatina discreta dalla tasca, autorizza perfino i più grandi a ritornare al gabinetto cinque minuti dopo la fine della ricreazione, uno alla volta, naturalmente. Perché, come dice il maestro: "Presto avrete l'età per frequentare le ragazze. In attesa di incontrare quella che amerete e che vi amerà, ognuno per conto suo". 
- Leguern, metti via le tue cose e fila dietro la cattedra. Tutte le tue carabattole, ho detto! Che avete da ridere, voialtri? Rimettetevi al lavoro. 
Deliziate dalla raffinata battuta del maestro, le scimmiette si chinano nuovamente sulle schede personali di aritmetica. David passeggia di banco in banco, ora prevenendo un errore, ora fermandosi per una breve spiegazione individuale. Passando, esamina l'andamento dei progressi di Patrick, sempre bloccato alla sottrazione con il riporto e siamo già a metà giugno, il minimo miglioramento è illusorio, conosce a memoria la pagina dei risultati alla fine del libro, per queste cose ha una buona memoria fotografica. In quanto a risolvere i problemi, inutile parlarne fintanto che non imparerà a leggere. La cosa curiosa è che non se la cava tanto male a risolvere invece dei problemi di vita pratica e, giocando al mercatino, ha imparato presto a dare il resto. 
- Signor maestro, Leguern piange. 
- Non è vero, non piango! La mia mamma dice che i veri uomini non piangono. 
- Oh, la sua mammina! 
- Perché, tu saresti un uomo? 
- Un uovo, piuttosto! 
- Un uovo come te me lo sbatto a colazione. 
- Povero scemo, non sei capace… 
- Prova un po' a ripetere che sono scemo, razza di coglione! 
- Signor maestro, Remi Hess mi dice le parolacce. 
- Signor maestro, Antoine Savoye mi ha sputato addosso. 
- Signor maestro, Patrice Ville mi ha dato un cazzotto in mezzo alla schiena. 
- Silenzio! Tutti a braccia conserte. 
Stavolta David ha alzato la voce per bloccare sul nascere l'epidemia di violenza. Le scimmiette sono dei purosangue imprevedibili, basta un niente e perdono la testa, si contagiano di eccitazione, scalciano o si impennano e si imbizzarriscono. Sgridarli è solo un rimedio provvisorio, continuano a mordere il freno e restano incapaci della minima attenzione per il resto della giornata. La cosa migliore allora è lasciarli a briglia sciolta, David batte le mani, allegro, basta con l'aritmetica per oggi, giochiamo a "Comandante". Anche Patrick, la punizione è sospesa. Pronti? Il Comandante dice: in piedi, seduti, in piedi, sdraiati a pancia in giù, a pancia in su, i colleghi protesteranno di nuovo per il baccano proveniente dalla classe dei senza cervello, in piedi, seduti, il Comandante dice di stare calmi, braccia in avanti, fronte sul banco, il Comandante dice di chiudere gli occhi, di pensare a una passeggiata nel bosco, niente di niente, la tensione generale non si abbassa minimamente. Le mani si agitano, le teste si voltano, le schiene sussultano, i piedi dondolano in tutte le direzioni. David non sa se uscire per la ricreazione o portarli direttamente a ginnastica, merda, ha bisogno di riprendere fiato anche lui. 
In cortile prende una sigaretta, si palpa le tasche, ha di nuovo perso l'accendino, fa rompere i ranghi vicino ai gabinetti. Il branco selvaggio nitrisce, sbuffa, galoppa, cambia direzione, torna a fondersi in una mischia la cui logica gli sfugge. Per le baruffe come per i giochi di squadra la classe di recupero è molto unita, una banda a parte. Su richiesta di David, i sorveglianti evitano di intervenire nei rituali delle scimmie, a meno che queste non vogliano attaccar briga con una classe normale, di preferenza una prima. Sigaretta ancora spenta in bocca, David si avvia verso il gruppo degli insegnanti, ma viene intercettato da Michel: 
- Vuoi accendere? 
- Grazie. 
- Come va il tuo Leguern? 
- Stazionario o in assoluto peggioramento, dipende da quanto sono ottimista in quel momento. 
- Tu sai come la penso: secondo me soltanto un lavoro di équipe, un approccio medico-socio-psicopedagogico può ambire a qualche risultato positivo con un ritardato psicotico del genere, e poi bisognerebbe anche portare avanti contemporaneamente un'azione educativa rivolta alla famiglia. 
E intanto che si fa, in attesa di questa agognata équipe? Comincia a rompergli il cazzo questo Michel, con i suoi consigli oziosi. Per anni si sono sfiorati in una indifferenza cortese, buongiorno-buonasera, scambiandosi di tanto in tanto qualche notizia sulle rispettive famiglie, Michel è il genero postumo di Nénesse Gautier, che fu deportato con il padre di David, ma a differenza di quest'ultimo non fece più ritorno dal campo di sterminio. È buffo, un bel giorno la gente si sveglia e comincia a darsi da fare, così dopo aver conosciuto il suo quarto d'ora di gloria a Savigny-sur-Orge quando dirigeva l'asilo comunale, Michel si era fatto inghiottire dal Partito socialista e dalla pedagogia più tradizionale, oppresso, assente, vecchio prima del tempo. E a un tratto eccolo che si sveglia, grinta da leone, si appiccica a David come un cerotto, gli fa continuamente domande sull'infanzia disadattata, scartabella libri sull'argomento, chiede e ottiene per l'inizio dell'anno scolastico uno stage di specializzazione in riabilitazione psicopedagogica e adesso blatera a vanvera, neanche fosse già il supereroe della rieducazione individuale. 
- E per il tuo Leguern hai mai pensato di utilizzare il metodo globale all'interno di un rapporto personalizzato? 
Da un anno a questa parte David le ha provate tutte per insegnargli a leggere, al suo Leguern. Il metodo naturale e l'artificiale, il sintetico, il misto, la didattica fono-mimica e quella gestuale, tutto, meno i calci in culo, e solamente perché non servono a niente. A proposito, Michel appoggia una mano sulla spalla del collega, lascia volentieri a David l'onere di spiegare di nuovo al preside Ikni che è inutile strapazzare i soggetti in stato di fragilità psicologica, Leguern, ad esempio. David si volta. Circondato da un nugolo di ragazzini festanti, il preside si affretta verso di lui tirando Patrick per i capelli. Giunto di fronte a David, Ikni libera il colpevole tutto chiazzato di sudore e di terra, si pulisce le dita con il fazzoletto e inizia le sue rimostranze. Dal resoconto emerge che Leguern, alunno di Kupfermann, ha nuovamente dato sfogo alla sua pazzia, o per meglio dire alla sua ferocia sanguinaria, su un bambino innocente, un soldino di cacio; lo ha azzannato con le sue fauci e per fargli mollare la presa il preside in persona ha dovuto torcergli il naso. Tanto va la gatta al lardo e quando la goccia fa traboccare il vaso, insomma, si sono capiti. Dunque, o Kupfermann adotta finalmente delle misure adeguate per mettere la museruola alla sua belva inferocita o il preside dovrà sollecitare dall'ispettore Robecque un'espulsione, non temporanea stavolta, ma definitiva. Qui siamo a scuola e non nella giungla, nemmeno il manicomio è fatto per i cani! 
- Leguern! - sbotta David esasperato, strillando co-
me un karateka fuori dai gangheri. - Va' a lavarti. Poi faremo i conti! 
Sorpreso lui stesso dal silenzio di tomba che ha appena instaurato nel cortile, David abbassa il volume della voce per assicurare al preside che infliggerà alla scimmia mordace una punizione esemplare. Sì, ma quale? Impossibile condannare un analfabeta ai compiti scritti. Privarlo della ricreazione lo innervosirebbe ancora di più. Trattenerlo oltre l'orario scolastico renderebbe gelosi i suoi compagni, per loro restare soli con il maestro equivale a una ricompensa. Scrivere al padre o convocarlo a scuola sarebbe un colpo basso, tanto varrebbe somministrargli lui stesso un fracco di legnate e la cosa gli ripugna. Per quanto la mano gli pruda spesso, specialmente nelle vicinanze di Patrick, David riesce sempre a dominarsi, soprattutto per non somigliare a quei colleghi per i quali certi alunni capiscono solo le botte, e guarda caso applicano le maniere forti quasi esclusivamente ai figli di immigrati e di operai. 
Come ultima spiaggia resta sempre il ricatto affettivo, del tipo io ti volevo bene, è finita tra noi, o ancora più perverso, se continui ad addolorare il tuo caro maestro, ti rimando alla Jules-Ferry. Una minaccia da maneggiare con cautela, gli effetti sono devastanti sul ragazzino, che resta affranto per molti giorni. Per reazione allora David si sente colpevole a sua volta, per essere ricorso a questa misura, per avere truccato il dossier del ritardato disarmonico, per aver ceduto al torvo fascino di un bel caso sociale e delle interpretazioni multiple che può suscitare, per avere creduto all'onnipotenza della pedagogia e a quella della letteratura - d'altra parte, dopo il centesimo rifiuto da diversi editori, David ha smesso di scrivere romanzi. Scrolla la testa, scontento di se stesso, gli costa ammetterlo, ma non prova che antipatia, per non dire repulsione, nei confronti di questo ragazzino, un'eccezione tra i suoi alunni. Gli altri quattordici gli interessano per ragioni diverse, a volte lo irritano, a volte lo divertono, ma nel complesso vuole bene a tutti. Entra nei corridoi dove si trovano i lavandini. Patrick ha aperto un rubinetto, non si è lavato, resta a guardare l'acqua che scorre, al rumore dei passi di David si irrigidisce, trasuda angoscia di nuovo. Almeno comunica attraverso gli odori, David adesso è in grado di decifrare in lui a occhi chiusi la paura o la fiducia, lo sconforto o il benessere. 
- Ti avevo detto di lavarti. 
- Sì, signor maestro, mi lavo. 
- Sciacquati anche il viso. 
- Così, signor maestro? 
- Vedi di non inzupparti i vestiti. Hai un fazzoletto per asciugarti? 
- La mamma è in ritardo con lo stiro, signor maestro. 
- Sali in classe e prendi un asciugamano pulito dal ripiano basso dell'armadio. Poi aspettami lì. Posso fidarmi? 
- Sì, signor maestro. 
Fuori, un lungo fischio annuncia la fine della ricreazione. David si precipita nel cortile. Tutti gli alunni sono fermi immobili, anche i suoi. Secondo fischio, i ragazzi raggiungono l'area riservata a ogni classe. Le scimmiette si dispongono in fila, prendono le distanze, incrociano le braccia, impeccabili. David reprime un sorriso, dovrebbe urlare più spesso come a karate, in mancanza dell'urlo 'che uccide', quello che fa rigare dritto. In classe Patrick si è messo in tenuta sportiva, si aspetta un'approvazione, David non se lo fila in modo particolare quando fa l'ossequioso. Comunque è l'unico a possedere una tuta, uguale a quella del maestro, l'abbigliamento dei compagni è molto eterogeneo, e ce n'è voluto parecchio di fiato per ottenerlo dai genitori. 
- Torniamo giù, in silenzio! Attraversiamo il cortile, senza fare rumore per non disturbare le altre classi. Nel campo sportivo non dovete infastidire nessuno, d'accordo? 
Sussurrano in coro la promessa di fare i bravi. Scimmiette giudiziose della classe di recupero, la tempesta di prima della ricreazione si è allontanata, bel tempo stabile durante il riscaldamento, che David prende a prestito dalle arti marziali, è molto gratificante per dei diversamente abili. Dimostrano enorme buona volontà durante i giochi senza palla, per far piacere al maestro, a loro non interessano affatto, per loro esiste solo il calcio, finalmente, sono al settimo cielo. David ha formato due squadre di sette giocatori, con ruoli fissi, di forza pari. A turno un alunno fa l'arbitro e in quel caso viene sostituito da Patrick, dato che… be', dato che lui è il più giovane. Riesce sempre bene, nelle diverse posizioni che occupa. Fin dall'inizio ha mostrato voglia di collaborare, nel corso dell'anno è diventato abile e preciso, non c'è dubbio che si è conformato alle direttive ministeriali, secondo cui la pedagogia dell'attesa nell'insegnamento specializzato deve "mirare allo sviluppo del coordinamento del corpo e dell'abilità gestuale, condizione e punto di sostegno dell'apprendimento intellettivo". Allora, dato che sul piano psicomotorio non ha problemi, perché quel moccioso testa di cazzo non è maturo per la lettura? Oggi è in posizione di centravanti, riceve la palla, la controlla, dribbla, tira in porta. David applaude sportivamente. 
- Ha visto che campione, signor maestro? 
Viva la modestia, Patrick è raggiante e un po' meno brutto. Il resto del pomeriggio è dedicato a rimettere in ordine la classe e a stilare il bilancio della giornata. Le scimmiette sistemano le carte, danno da mangiare ai pesci, innaffiano le piante, archiviano le schede, lavano i vasi e i pennelli, spolverano gli scaffali, spazzano, passano la cera sui tavoli. Le bidelle della scuola coprono di elogi il signor Kupfermann, il paladino delle creature innocenti, i maestri e gli alunni cosiddetti normali dovrebbero prenderli a esempio. 
Riunione del Collettivo degli scolari, tutti seduti in cerchio, vengono nominati il presidente della seduta e i due consiglieri. David ha il ruolo di segretario, come sempre. Uno alla volta i ragazzi devono fare il punto sul lavoro della giornata, situare i propri risultati in rapporto agli obiettivi della settimana, se è il caso tornare sui piccoli incidenti tecnici o sulle infrazioni alle regole della classe. La critica è più facile dell'autocritica, le quattordici scimmiette condannano all'unanimità la vigliaccata di Patrick commessa durante la ricreazione, passi spintonare i più piccoli tanto per scherzare un po', ma addirittura sbranarsene uno, ecco un'infamia che rischia di offuscare la reputazione dell'intera classe. Patrick china la testa sotto il peso dell'obbrobrio. Dall'alto dei suoi quindici anni, Alain Coulon, presidente della seduta, certo di tradurre il consenso che si manifesta su questo punto, propone la messa in quarantena della scimmia emarginata dal gruppo, fino alle vacanze estive. Applausi. Prima del voto David chiede la parola, che gli viene accordata, e fa notare, mentre un angioletto con il sesso in erezione attraversa l'assemblea, che: primo, oggi Patrick è già stato sospeso. Secondo, il preside ha trascinato l'imputato per i capelli, ed è una cosa che fa un male cane. Approvazione generale. Terzo, in più ha subito una bella cazziata in pubblico. Commenti divertiti delle scimmiette: quando il maestro è andato in bestia, anche il gran capo Ikni non ha più fiatato. Quarto e ultimo, poco fa Patrick ha segnato un gol superbo. Il giudizio del Collettivo si capovolge, è vero, si è già fatto perdonare. Alain consulta i suoi consiglieri, dopotutto una nota di biasimo sembra una punizione sufficiente, chi è a favore? Approvato all'unanimità, Patrick ha alzato la mano anche lui, tutto contento. "Arrivederci signor maestro. A domani signor maestro." All'uscita della scuola la classe delle scimmiette si disperde. Patrick si accoda ai ragazzini delle case popolari Aristide-Briand, insieme si divertono a sbattersi addosso le cartelle. All'inizio dell'anno, temendo che i vecchi compagni della Jules-Ferry continuassero a perseguitarlo, David aveva moltiplicato le ronde in macchina. Inutile, gli aguzzini sapevano bene che adesso il loro zimbello apparteneva alla banda di Kupfermann e non avevano nessuna voglia di mettersi contro il campione del mondo di karate. 
David guarda i suoi alunni svoltare all'angolo tra rue Joyeuse e boulevard Aristide-Briand. La Leguern non aspetta più il figlio all'uscita e David non riesce più a incontrarla, di sicuro perché, dopo aver accettato qualche piccolo regalo, ha finito per rifiutare con fermezza l'accendino Flaminaire di cui lei voleva fargli omaggio, quando è troppo è troppo. I genitori di ragazzini disadattati portano spesso regali agli insegnanti, non per corromperli e nemmeno per ringraziarli, ma per affermare con un atto simbolico la dignità di chi preferisce pagare per non dovere niente a nessuno. David rimpiange di non avere capito in tempo le intenzioni della Leguern; risultato, lei si è offesa, alle sue richieste di colloquio settimanale fa dire a Patrick di no, la sua mamma non ha tempo, è troppo stanca, è da Pasqua che sta male, si tratta della pancia, forse sarà operata, come al solito. Nemmeno il padre si fa mai vedere, torna tardi o è in trasferta. La cosa importante è che non tortura più il figlio, in ogni caso non se ne vede traccia, David se ne assicura durante l'ispezione di pulizia del sabato, in mutande. 
- Perfetto, perfetto, siete dei veri sportivi! Rivestitevi. Ricordate che non basta cambiarsi la biancheria una volta alla settimana. Io ad esempio, dopo l'allenamento mattutino e una bella doccia… - In ricreazione ti spacco il muso! 
- Che succede, Coulon? 
- Signor maestro, Leguern mi ha graffiato! Guardi, mi ha lasciato il segno delle unghie sul culo. 
- Basta, smettetela tutti e due! Finite di rivestirvi. 
Il resto della mattinata viene utilizzato per mettere a punto i testi liberi e ricopiarli con il pennino e l'inchiostro violetto, che si legge meglio della penna a sfera. I fogli si possono anche illustrare, conservare in un raccoglitore, mostrare ai genitori o spedire per posta agli amici. Durante la settimana le scimmiette ne producono in abbondanza, David fa da scrivano a chi non possiede una tecnica di scrittura sufficiente per rendere conto di fatti o di emozioni complesse, e a chi non sa scrivere affatto. 
Il testo che Patrick gli detta è breve ma idilliaco. Papà e mamma vanno con lui al mercato e gli comprano delle buonissime cose da mangiare, tutti insieme lavano la macchina, raccolgono i fiorellini nel bosco di Sénart, guardano la televisione seduti uno accanto all'altro, un'altra domenica è passata. Niente urla, niente sbornie né violenza, una coppia unita, un bambino coccolato, non occorre essere uno psicanalista per capire che questa non è una cronaca ma una favola, non potendo vivere in una famiglia normale, se la inventa. Povero bambino, ce la mette tutta per ricopiare il suo piccolo capolavoro secondo il modello redatto dal maestro, ma più che scrivere le parole, disegna una serie di lettere che per lui non hanno alcun significato. Ehi, piano, non tutti insieme, ognuno avrà la sua parte di ritocchi sintattici e correzioni ortografiche. David si siede alla cattedra, posta allo stesso livello dei banchi, mentre gli alunni si spintonano l'un l'altro per ficcargli sotto il naso i loro fogli, ne prende uno a caso e lo controlla attentamente. Un urlo di dolore, un grido di orrore: 
- Oddio, guardate Alain! …È stato Leguern, signor maestro, è colpa di Leguern! 
Alain ha una penna piantata nella guancia. 
- Tutti seduti, braccia conserte! Berger, va' a chiamare il preside, no, oggi è al corso di aggiornamento, va' a chiamare il signor Guérin, digli che è urgente ma non raccontare davanti alla classe cosa è successo. Hai capito? Corri. 
Affascinate, le scimmiette non fiatano nemmeno. Senza piangere, con l'aria stupefatta, Alain tasta delicatamente il manico del pennino, ha la fronte bagnata di sudore, del sangue un po' macchiato di violetto gli sgocciola dalla guancia e dalla bocca. David sente lo stomaco che gli si ribalta, è diviso tra lo spavento e la rabbia contro quel piccolo stronzo schifoso figlio di puttana di Leguern. Pensiamo alle cose più urgenti, estrarre la penna dalla carne, nuovo ululato di Alain, applicare un asciugamano sulla ferita, un altro davanti alla bocca. Arriva Michel, capisce subito la situazione, si porta via le scimmiette nella sua classe. David ordina loro di parlare solo di un banale incidente durante i lavori manuali, annuiscono, la legge del silenzio, la conoscono bene. 
Per fortuna David ha con sé le chiavi della macchina, si precipita dal dottor Allouch, sperando che non sia già uscito per le visite domiciliari. Alain è veramente stoico, però gorgoglia, è costretto a sputare e gli asciugamani sono già zuppi, David inchioda davanti all'ambulatorio, Alain si scusa, ha smerdato la macchina del maestro, David lo rassicura, non fa niente. Anestesia locale, quattro punti di sutura sulla guancia, due punti dalla parte interna, iniezione antitetanica, il giovanotto si è comportato da uomo, che tomi fra una settimana, ah, è una prodezza di Patrick Leguern, il dottor Allouch non vuole essere pagato. I genitori di Alain la prendono con filosofia, al diavolo le denunce, se non c'è niente da sborsare è inutile riempirsi di scartoffie, il loro figliolo ne vedrà ancora delle belle quando andrà soldato. 
David torna a scuola. Si riprende gli alunni affidati a Michel. Il futuro insegnante di sostegno è d'accordo, è meglio che il preside non sappia dell'accaduto, in nome della solidarietà scimmiesca l'incidente è chiuso, segreto assoluto. Tornando all'ovile David continua a rimuginare, adesso che dire, che fare? Patrick, proprio lui, ha fatto un bel disegno, un regalo per il maestro, glielo offre. David diventa livido, indica il banco di Alain, ancora sporco di sangue. 
- Ma ti rendi conto di quello che hai fatto? 
- Ha visto che non sono un vigliacco, signore? Stavolta ho fatto il culo al più grande della classe. 
Impossibile evitarlo, un ceffone in pieno viso, un altro, con tutte e due le mani, raffiche secche, la faccia da schiaffi sballotta a destra e a sinistra, David perde completamente il controllo, prova un piacere ambiguo, a un tratto molto preciso. Sorprendendosi in piena erezione, il virtuoso pedagogo abbassa le mani. Prova disgusto di se stesso, si vergogna profondamente davanti agli sguardi turbati degli alunni, davanti alle lacrime del bambino picchiato sul suo disegno accartocciato. 
La sera a cena David non mangia, ha i crampi allo stomaco, nemmeno le carezze di Antoinette riescono a calmarlo, stempera nell'acqua una bustina di bismuto, andrà a letto presto, è completamente cotto. 
Vendere L'Humanité-Dimanche non lo aiuta a tirarsi su di morale. Per la prima volta da un anno a questa parte Patrick non lo aspetta nel cortile delle case popolari, David alla fine trova un pretesto per suonare alla sua porta. È il padre ad aprirgli, cordiale, è da tanto tempo che desiderava incontrare il maestro del figliolo ma con i suoi orari, purtroppo, se il maestro volesse fargli l'onore di entrare, di sedersi un momento. Il soggiorno è pulito, ammobiliato in modo decoroso. Leguern è tarchiato, sanguigno, ha un occhio che gioca a biliardo e l'altro che segna i punti. La vecchia Marthe lo descriveva come un maiale zoticone, a David sembra piuttosto un bonaccione. Gli offre un bicchierino, David rifiuta cortesemente, Leguern approva, mai fuori pasto, vale anche per lui. Oggi tocca al marito stare ai fornelli, il figliolo è fuori per commissioni, la moglie è costretta a letto. David spera che non sia niente di grave. Leguern gli fa l'occhiolino, ci sono mali peggiori, questo passerà presto, Marie, sua moglie, ha un pancione così, stavolta è stata giudiziosa, dottore, analisi, medicine e compagnia bella, ha già il posto prenotato alla clinica Vigier. Leguern si china verso David, sussurrando: dopo Patrick, uno è crepato per l'ittero, in capo a tre giorni tondi, altri due sono andati diretti all'altro mondo nel ventre della madre, Marie, sua moglie, ne aveva fatto una malattia di testa e si era messa ad alzare un po' troppo il gomito. Leguern si raddrizza, tocca ferro, questo giro ci sono buone speranze, gli piacerebbe che Marie gli sfornasse una bella pupetta. Un maschio e una femmina, è come avere la luna nel pozzo, ride, rifacendogli l'occhiolino, poi senza transizione aggiunge: 
- Allora, ieri al mio figliolo l'ha menato il giusto. 
Se vogliamo dire così, o il contrario, David non lo nega. Leguern è comprensivo, lui ne ha uno solo e già ci perde la pazienza, con tutta una sfilza di marmocchi non deve essere una passeggiata, lui non è certo di quelli che criticano gli insegnanti perché fanno troppe vacanze. Però il suo figliolo sarebbe meglio prenderlo per i sentimenti, è talmente sensibile, come quella volta che ha portato a casa la pagella della Jules-Ferry, uno zero via l'altro, lui, il papà, ha provato il tutto per tutto per costringerlo a studiare, l'ha perfino minacciato di affidarlo ai Servizi sociali, bisognava vedere che reazione, un tracollo, piangeva come le fontane di Versailles, si fa per dire. David assapora il grottesco delle sue intuizioni letterarie ormai trapassate e degusta la lezione di psicopedagogia di questo brav'uomo castigamatti, un collega, praticamente, gli tende il pacchetto di sigarette. Leguern non fuma. David si fruga nelle tasche, come al solito ha dimenticato l'accendino, Leguern va in cucina a prendere la scatola dei fiammiferi, allora, come va a scuola il suo figliolo? Così e così, non è uno stupido, se si applicasse… David si alza, deve continuare il suo giro. Leguern compra Pif le chien, se lo legge volentieri, per l'Humanité non ha più tempo. Sul pianerottolo David gli stringe la mano. - Avete scelto il nome del bambino? 
- Se è un maschio, non sappiamo. Se è una femmina, Régine, le manderemo la partecipazione. 
Non arrivò mai. Alla vigilia delle vacanze estive Patrick, raggiante, dettò a David un testo libero alquanto laconico: "Papà voleva che avessi una sorellina. A me non piacciono le bambine. Allora la mia mamma ha preso un cordone, l'ha stretto intorno al collo della sorellina e zac! l'ha strozzata". 
Il periodo delle iniziazioni 
Leguern, ancora Leguern, sempre Leguern, a questo punto David è arcistufo. I colleghi non fanno che lamentarsene, in mensa, durante la ricreazione. Il preside ha avviato contro di lui un procedimento di espulsione, non si può tenere in una scuola pubblica un idiota pericoloso, o come direbbe Kupfermann "un elemento intellettualmente carente e con problemi comportamentali", va internato e fatto curare, è per il suo bene. In classe bisogna sempre tenerlo d'occhio, altrimenti sono baruffe, cazzotti, compiti e schede in briciole, la sua sola presenza è già un disturbo. È il fallimento pedagogico di David e il suo continuo rimorso. Non solo continua a non ingranare con la lettura per il secondo anno consecutivo, ma adesso al minimo rimprovero si protegge il viso con il braccio alzato. David fa una smorfia di dolore, dopo la tregua delle vacanze estive il suo stomaco è tornato a tormentarlo. Comunque, non è il momento di farsi venire un'ulcera, da quando ha rinunciato a scrivere romanzi David trabocca di progetti sostitutivi e di editori intelligenti, un libro sull'insegnamento di sostegno quasi terminato, altri quattro in cantiere sulle arti marziali, con la collaborazione del Maestro Kagemusha, il suo istruttore. 
- Kage, in Giappone anche i bambini praticano il karate? 
- Ma certo. Io ho iniziato a sei anni. 
- Non ci sono controindicazioni? 
- Molto meno che nel judo, dove le continue cadute sono nocive per uno scheletro ancora in corso di ossificazione. Nel karate si lavora più sull'equilibrio che sullo sbilanciamento e per i giovani è senz'altro preferibile. Perché, vorresti insegnarlo ai tuoi deficienti? 
David pensa più che altro che potrebbe essere un buon metodo per canalizzarne la violenza. Sferrare a vuoto centinaia di pugni e di calci permette di assorbire il surplus di aggressività. Combattere corpo a corpo preservando contemporaneamente l'integrità fisica dell'avversario rende obbligatoria una perfetta padronanza di sé. Resta da vedere se i suoi alunni e in particolare un certo Patrick Leguern saranno capaci di trasferire ai loro conflitti esistenziali il controllo acquisito durante gli incontri arbitrati. David non si fa alcuna illusione sullo spirito cavalleresco, il senso dell'onore, la "forza della mente" e altre fesserie che le arti marziali made in Japan dovrebbero trasmettere. A parte gli atleti professionisti, i samurai che si allenano con David sono senz'altro di buona compagnia sul tatami, negli spogliatoi e davanti a un bicchiere di birra, ma ciò non toglie che vengano da Kagemusha per perfezionare le loro capacità di sicari, buttafuori, fascisti, gorilla, guardie del corpo o sbirri delle brigate antisommossa. In confronto, le sue scimmiette sono degli angioletti. 
- Signor maestro, ci insegnerà l'urlo che uccide? 
- Vi ho già spiegato che è solo un modo di dire. 
- Oh, signor maestro, dice così per farci rigare dritto. 
- Io sono sicuro che il maestro ce lo insegnerà, se lavoriamo sodo. 
- E se facciamo i bravi. 
I ragazzi del Collettivo fissano Patrick sbalorditi, un attimo di silenzio e poi scoppiano le approvazioni, ma naturalmente! La nuova norma viene votata per acclamazione, evviva i tornei in piena regola, abbasso le risse anarchiche, ogni trasgressore subirà la messa al bando perpetua dagli allenamenti. Nessuna argomentazione scientifica riuscirebbe a far vacillare la fede dei credenti, David non insiste sull'urlo che non uccide, tuttavia moltiplica le precauzioni, segreto assoluto da mantenere con le altre classi, un giorno o l'altro organizzerà una dimostrazione, previa autorizzazione scritta dei genitori, assicurazione integrativa, visita medica. Il dottor Allouch si dichiara interessato all'esperimento e lo dimostra, ricevendo nel suo ambulatorio l'esercito delle scimmie. I ragazzini si denudano, il dottor Allouch pesa, misura, ausculta, verifica se i testicoli sono ben scesi. Patrick scoppia in una risatina. Il dottor Allouch non vuole neppure essere pagato per il disturbo. Le scimmiette insistono, vengono a patti sul prezzo di una visita fatturata al maestro, che si farà rimborsare dalla mutua, il tesoriere del Collettivo anticipa i soldi ed esige una ricevuta che verrà distrutta dopo il rimborso. 
Il dottor Allouch riaccompagna i nuovi pazienti giù in strada. Prende David da parte ed esprime la sua costernazione davanti alla miseria fisiologica di questi preadolescenti. Forse perché li ha visti tutti insieme, ma mai come oggi era stato colpito dal loro aspetto sottosviluppato, altezza e peso al di sotto della media, scoliosi e cifosi quasi generali, manifestazione tardiva dei segni della pubertà. David sorride, è talmente abituato a loro, che ormai sono gli alunni delle altre classi a sembrargli anormali. Comunque, su un punto può rassicurare il dottore, l'assenza dei caratteri sessuali secondari nei più giovani non nuoce assolutamente alla precocità e alla frequenza del loro autoerotismo. Il dottor Allouch sorvola sulla questione, piuttosto, come è stata accolta dalla gerarchia scolastica l'introduzione del karate a scuola? David preferisce metterli davanti al fatto compiuto, il più tardi possibile. 
Se ne incarica Patrick già l'indomani. Entrando nel cortile, David scorge un gran capannello di ammiratori attorno alla scimmia, che esibisce un kimono nuovo di zecca. Il Maestro Kupfermann non si aspettava tanto, il karate può essere praticato con qualsiasi abbigliamento e si era d'accordo che le famiglie non avrebbero dovuto affrontare alcuna spesa. David incassa la testa tra le spalle e si dirige verso il gruppo dei colleghi, poco amichevoli. 
- E così, Kupfermann, insegnerà ai suoi ragazzi come fracassare re meglio i nostri? 
- Come se il suo Leguern non avesse già abbastanza impulsi assassini! 
- Stavolta non sono assolutamente d'accordo con te, Kupfermann. Leguern è un caso patologico e tu stai per affidargli l'equivalente di una pistola carica. 
- Mi dica, ha l'autorizzazione dell'ispettore Robecque? Pur essendo come preside il suo diretto superiore, non ricordo di avere inoltrato alcuna sua richiesta. 
Il David cerca di perorare la sua causa, nel quadro dell'educazione fisica prevista dall'orario scolastico, una specifica autorizzazione gli è sembrata superflua, il karate è uno sport meno pericoloso del calcio, lo dimostrano le statistiche degli incidenti. Con i ragazzini si tratta semplicemente di esercizi ginnici, precisione, equilibrio, agilità, movimenti respiratori, non è il caso di farne una tragedia, e inoltre, se una qualificazione controllata è di per sé in grado di valorizzare degli alunni in situazione di disagio, David si accorge che non convince nessuno. Fa un profondo sospiro, le arti marziali comportano una morale molto severa e grazie al karate ha trovato la panacea per rimediare alle continue zuffe nella scuola. Il preside alza le sopracciglia e fischia la fine della ricreazione. Mentre salgono alla loro soffitta le scimmiette sono sovraeccitate, invidiano il kimono di Patrick, non è giusto, il maestro avrebbe dovuto chiederne uno anche ai loro genitori. David taglia corto con aria cattiva, invece di indire la seduta mattutina del Collettivo, fa allontanare i banchi, tutti in ginocchio, in giapponese si dice seizà, rei si usa per salutare o quando ci si inchina, in quanto ai kimono, ci arrangeremo, ascoltate bene la voce del Maestro: 
- Avete votato e approvato di non usare mai il karate né per giocare né per litigare in cortile, per strada o a casa. Allora, in quanto guardiano delle leggi della classe, vi avverto: il primo che viene meno alla promessa, lo prendo a quattr'occhi e gli gonfio il muso di botte, dieci volte peggio di quelle che ha beccato Patrick l'anno scorso. 
Le scimmiette si mostrano contrariate dal fatto che si dubiti della loro parola. Con gran sorpresa di David, la mantengono anche nel corso dei mesi successivi. Al bisogno, se Patrick manifesta qualche velleità contraria, gli altri quattordici lo agguantano saldamente e gli fanno intendere ragione ben bene, finché non si dà una calmata. I samurai della palestra Kagemusha, stranieri e campioni, sbirri, fascisti e gorilla fanno una colletta per regalare loro dei kimono. Il ghetto è in trionfo, le scimmiette si pavoneggiano, fanno le sbruffone, la loro è la casta degli intoccabili. In ricreazione, la loro superiorità li porta a trascurare le zuffe da carrettieri. Sotto gli sguardi affascinati dei disabili sportivi ripetono le sequenze di movimenti dette katà, si consigliano, si correggono l'un l'altro, per migliorare il fiato corrono intorno al cortile, ora lo fanno per divertimento. 
Il vecchio Ikni e i colleghi sgranano gli occhi, pregano perché il miracolo si perpetui. David alza gli occhi al cielo, è stato un coglione a non pensarci prima. In classe non si gioca più a Comandante. Quando la tensione sale, si pianta tutto e giù tre o quattro rapide serie di pugni e di calci, le scimmiette sono in un bagno di sudore, una sciacquata alla faccia e tornano a sudare sui lavori intellettuali, l'ordine regna, in lettura Patrick comincia a decifrare qualche parola. Se il tempo lo permette, il corso di karate si svolge al campo sportivo. 
Alla fine della lezione le scimmiette possono sfidare un compagno a piacere. È l'occasione per regolare i conti della giornata, l'arbitraggio di David deve essere impeccabile. Da una settimana il Maestro onora i suoi alunni con incontri alla pari. Nonostante il maggiore allungo e l'esperienza tecnica David resta sempre all'erta, ogni volta, quindici sfidanti disputano contro di lui la partita del secolo. Oggi piove, qualcuno bussa alla porta. 
- Bussano, signor maestro. Merda, è l'ispettore. 
Passato all'istituto per trovare di comune accordo una soluzione definitiva alla questione Leguern, Robecque ha appena saputo casualmente dalla bocca del preside che la classe di recupero ha operato una vera e propria rivoluzione disciplinare. Naturalmente avrebbe preferito esserne informato, l'ispettore sbircia la cintura nera di David, non è una critica, ma per il ruolo che ricopre è portato a interessarsi alle sperimentazioni innovatrici degli insegnanti di cui è responsabile, si siede alla cattedra, prego, possono continuare come se lui non ci fosse. Le scimmiette esagerano con il cerimoniale, salutandosi a ogni piè sospinto, inchinandosi profondamente davanti all'arbitro per ringraziarlo e poi daccapo davanti all'ispettore, il loro primo pubblico. Contro David i ragazzi superano se stessi, sono necessarie alcune secche parate per ricordare loro chi è il Maestro. 
Robecque è davvero impressionato, che silenzio, che cortesia, condisce il resto dei suoi commenti con l'ultima salsa pedagogica, un supporto teorico di tale pratica permetterebbe senza dubbio, all'occorrenza, di considerare il karate come forma di psicoterapia. David chiede scusa se lo interrompe, le scimmiette possono rivestirsi. All'ispettore sembra che queste ultime abbiano operato un transfert sull'immagine patriarcale di Kupfermann e, in prospettiva, i conflitti che sono stati or ora attualizzati evocano in un certo senso la rivolta contro il padre. Con un cenno David ordina alle scimmiette di disporre le sedie in cerchio. A questo proposito, l'unica riserva, o più esattamente il dubbio dell'ispettore Robecque è se una disciplina di tipo militaresco come quella che prevale nel karate possa in qualche modo ostacolare lo sbocciare dei futuri cittadini di una società democratica. Interviene Patrick Leguern: 
- Signor ispettore, vuole partecipare al Collettivo insieme a noi? 
- Purtroppo no, caro, perché devo proprio andare. Bene, Kupfermann, la risposta di questo ragazzo intelligente mi ha già dimostrato che sapete coniugare la subordinazione di tipo marziale con la gestione cooperativa della classe. 
- Ha ragione, signor ispettore, in questo periodo Patrick fa grandi progressi. 
- E stando al preside, la sua socializzazione sembra andare di pari passo con l'apprendimento della lettura, vero? Ottimo risultato, Kupfermann, con un disabile intellettivo mediamente ritardato! 
Peccato che non capisca un'acca di quel che ripete a pappagallo. Tuttavia, dopo l'inizio del karate, il buon vecchio ABC sembrava finalmente quadrargli. Sbloccato, aveva rapidamente imparato la combinatoria e sillabava con piacere alla maniera di Prévert "la pipa di papa Pio puzza" o, più complicato, dal metodo di lettura Pigeon vole: "sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa". Successivamente però, il "periodo delle iniziazioni", come viene definito nelle direttive ministeriali, ha segnato il passo. Ormai da mesi la scimmia si rivela incapace di raggiungere lo stadio della percezione globale delle parole, che permette di comprenderne il significato. David alza le spalle, ogni anno ha la sua pena, in quanto a lui a farlo penare sono le violente fitte allo stomaco. Tanto meno le sopporta quanto più è in ritardo sulla sua tabella di marcia, ha finito solo il secondo dei quattro libri sulle arti marziali pianificati, per gli ultimi due deve spingere sull'acceleratore, nella primavera del 1968 David non ha davvero il tempo di annoiarsi. 
Ai primi di maggio, eventi di natura insurrezionale scuotono l'istituto Aristide-Briand. La mattina di sabato 11, il preside Ikni scopre che nella notte la propria aula di quinta è stata occupata da individui fuori controllo. Non hanno rubato niente, ma hanno messo a soqquadro ogni cosa, a mo' di firma due belle merde troneggiano sulla cattedra, una fluida, l'altra ben formata. La guerriglia escrementizia prosegue fino al mese di giugno. I ribelli sono inafferrabili, defecano su obiettivi precisi ed evacuano subito dopo. Le loro deiezioni colpiscono, nell'ordine: la macchina di Ikni, il motorino di suo figlio e lo zerbino del suo alloggio interno all'istituto. Il preside sospetta la banda dei Cinque, ex alunni ormai adulti che alla fine della scuola avevano giurato di tornare a fargli qualche brutto tiro. Sporge denuncia contro la carnevalata, ma con la polizia impegnata altrove, l'inchiesta si insabbia. David veleggia al di sopra della mischia nauseabonda, in questo periodo approfitta delle vacanze obbligate per consacrarsi a materie più essenziali, in compagnia del gatto Georges, che l'ha adottato come padrone. Rinfrancato, termina e rifinisce i suoi libri sull'aikido e sull'arte della sciabola. La cronaca sessantottina a Savigny-sur-Orge non registra altri avvenimenti degni di nota, oltre alla guerra degli stronzi. 
Al rientro autunnale, l'istituzione delle classi miste viene estesa alle elementari. All'Aristìde-Briand viene aperta una seconda classe di recupero. In mancanza di personale specializzato, viene affidata a una supplente non volontaria, terrorizzata all'idea di quello che la aspetta. David viene incaricato di reclutare quindici scimmiette tra le femmine. È molto contrariato, non perché le ragazzine lievemente ritardate scarseggino, ma perché gli toccherà lasciare nelle mani della collega la metà dei suoi alunni, per tenersi solo i più vecchi. Patrick non ha ancora dodici anni, e la tentazione di sbarazzarsene è forte, ma in un sussulto di coscienza David si rende conto che non può rifilare un bidone del genere a una maestrina alle prime armi. Per tenere duro si imbottisce di medicine, il dottor Allouch gli ha diagnosticato un'ulcera gastroduodenale. La partenza della nuova classe mista è laboriosa, i due settori si osservano di sottecchi prima di iniziare le ostilità. Le femmine sono disorientate dalla gestione collettiva e dal lavoro personalizzato, adesso da chi copieranno? I maschi provano a giocarsi la carta dell'anzianità presso David, cercano la sua complicità, oppure gli tengono il broncio. Dato che non osano più farsi una sega davanti alle compagne, regrediscono in atteggiamenti infantili: 
- Signor maestro, Geneviève Jacquinot continua a farmi le boccacce. 
- Signor maestro, Sarella Henriquez mi dice le cose alla rovescia. 
David rimpiange i tempi dei duelli omerici, delle lotte virili, dello spogliarsi senza complicazioni per lo sport o per le ispezioni di pulizia. A queste ultime ha rinunciato, i ragazzi ne approfittano, trascurano l'igiene; d'altra parte non sono sempre indisposti e non passano senza transizione dal riso scatenato alle crisi di pianto come le compagne. Curiosamente, quello che gli dà meno problemi è Patrick. Fa il bravo, si tiene a distanza sia dalle baruffe sia dagli amoretti che cominciano a delinearsi. Per dirla tutta, non ha altra scelta. Le ragazze lo ignorano, non lo stuzzicano, non lo scelgono mai per un lavoro da fare in coppia o in gruppo, non lo invitano nemmeno per una sfida di karate. Lui le disprezza alla stessa maniera e negli incontri comincia a farsi temere anche dai compagni più grandi, David si rende conto che gli sfoghi brutali di Patrick suscitano nelle ragazze un misto di paura e repulsione. Quando impone loro la compagnia della scimmia in qualche attività pratica, le ragazzine non aprono bocca, ma protestano attraverso una specie di contrazione di tutto il corpo, gli sguardi e le espressioni indicano chiaramente fino a che punto si sentano disturbate dagli odori che emana. David ritrova, ancora più marcata, la stessa ripugnanza che prova anche lui nei confronti dell'adolescente. Per compensare l'ingiusto sentimento gli parla sottovoce, lo incarica di missioni di fiducia, cancellare la lavagna, distribuire fogli e schede, portare al preside le quote per la mensa. Si dedica di più a Patrick, non tanto come quantità ma piuttosto come qualità di presenza. Questo avvicinamento affettivo dà i suoi frutti: una mattina in cui David si è appena seduto al banco accanto a lui per sentirlo compitare malamente una pagina di lettura, la scimmietta gli rivolge un gran sorriso: 
- Che ridere, signor maestro, quando il gatto si frega la zampa dietro l'orecchia per piovere. 
- Ma l'hai capita? Allora sai leggere! Mio caro Patrick, è il più bel regalo che potevi farmi. 
La scimmietta abbassa gli occhi. David fa una smorfia e si preme la mano sullo stomaco, sta peggiorando, dolore, vomito, sensazione di vuoto, i suoi libri sulle arti marziali stanno per uscire, non sa più cosa scrivere. Antoinette lo spinge a tornare al romanzo, che si prenda un'aspettativa non pagata, per la sussistenza lei saprà sbrogliarsela, oppure che si affitti una stanza altrove e lei si occuperà dei bambini da sola. Presto o tardi bisogna tagliare, due terzi di stomaco e trenta centimetri di intestino, alla clinica Jacques Coeur. 
Al risveglio David è disorientato. Non sente male, è tutto bardato di tubicini, che entrano ed escono dal naso, dalla bocca, dall'addome, il braccio sinistro è collegato a una flebo di vetro. È stanco, vorrebbe morire, Antoinette lo condanna a vivere, quando sarà di nuovo in piedi si separeranno e lui potrà consacrarsi alla letteratura. Si riaddormenta. Antoinette gli mostra un assortimento di penne, astucci con pettine, lozioni dopobarba, la classe delle scimmiette al completo è venuta a fargli visita, vista l'età sono stati rimandati tutti a casa, ma hanno lasciato quei regali per lui, tutta roba sgraffignata ai grandi magazzini, con ogni probabilità. David chiude gli occhi, il romanzo o la pedagogia, restare soli con il proprio immaginario o giocare un ruolo nella realtà sociale, l'ideale sarebbe poter combinare le due cose. Si riaddormenta. Un odore familiare lo raggiunge nei suoi sogni, David lo riconosce senza riuscire a definirlo, la sensazione si rafforza, David lotta per ridestarsi, non è sorpreso di vedersi davanti Patrick Leguern, vicinissimo, con le mani tese come se volesse accarezzargli il viso. 
- Sente male, signor maestro? 
David scrolla la testa, facendo oscillare i tubicini. Arriva Antoinette, chiede al ragazzino come abbia fatto a entrare nella stanza. Be', dalla porta, si è intrufolato dentro zitto zitto, voleva vedere il maestro. David si riaddormenta, indecorosamente, appagato dall'amore della sua dama e dall'adorazione della sua scimmia. 
Il tempo delle acquisizioni 
Il re delle scimmie non è amato, però è temuto, la sua autorità sta essenzialmente nella sua superiorità nel karate, che gli deriva direttamente dal Maestro, il suo dio. Negli incontri continua a snobbare le femmine e a prendersi gioco dei maschi grazie ad alcune mosse semplici che ora è in grado di praticare alla perfezione, rapido, preciso, la potenza verrà con il tempo. Tuttavia David non crede che potrà mai diventare un campione, è troppo limitato dalla costituzione debole e soprattutto dall'incapacità ad assimilare le sequenze di movimenti più complesse. È come se, nello sport, avesse raggiunto il tetto massimo, mentre in Francese e in Matematica continua a progredire, sempre conforme alle direttive ministeriali che definiscono il "periodo delle acquisizioni" come "lo stadio di consolidamento delle tecniche di base della vita intellettuale''. Le stesse direttive raccomandano per altro di favorire negli adolescenti lo sviluppo dell'iniziativa personale e Patrick dà il meglio di sé durante il Collettivo degli scolari. Prendendo David a esempio, aspetta il suo turno per parlare, non alza la voce, non si rivolge a nessuno in particolare: 
- Per tirare su un po' di grana per la gita di fine anno, un buon sistema è quello di fare dei cosi di gesso con gli stampini di gomma. Vasi, ciotole, Topolini, Paperini, roba così, e poi vendere tutti 'sti aggeggi ai bambini della materna. 
- Bella idea! Geniale! 
- Sarà anche bella e geniale, ma non vedo perché i bambini dovrebbero comprare i vostri modellini in gesso. 
- Be', signor maestro, per pitturarci su come dei piccoli Picasso. 
- Alla festa della mamma, signor maestro! E anche alla festa del papà, signor maestro! 
David scrolla la testa, ricorda benissimo la quantità di oggetti pittati a colori chiassosi che i suoi figli gli portavano orgogliosamente a casa, il colmo era che quegli orrori bisognava pure pagarli, ah, che bei tempi, lui e Antoinette si estasiavano insieme davanti alla fantasiosa creatività dei loro piccoli prodigi, David si è perfino portato un paio di quei capolavori nella sua nuova stanza a Juvisy, la scimmia lo sta fissando, il futuro grande scrittore torna a occuparsi della classe di recupero, come ci organizziamo? Analisi del mercato, calcolo del prezzo di costo, margini di profitto, campagna promozionale, gli ordini fioccano, la catena di lavorazione si mette in moto, nelle scuole materne ed elementari di Savigny-sur-Orge l'educazione artistica fa passi da gigante. Ideatore dell'impresa, Patrick ne è anche il gestore principale, tuttavia non disdegna di mettere le mani nel gesso, anzi ha chiesto di potervi dedicare il tempo della ricreazione. David ha esitato un po' prima di accordargli un permesso speciale, è stata un'osservazione del preside a spingerlo verso questa decisione. Ikni andrà presto in pensione, è malinconico, la sua scuola funziona bene, una delle più belle soddisfazioni della sua lunga carriera resterà il successo dell'integrazione dei senza cervello, sorriso di complicità rivolto al maestro. E dire che non credeva affatto alla possibilità di stemperare le tensioni grazie al karate, l'esperienza ha poi dimostrato il contrario, anche se: 
- Il suo Leguern mi lascia ancora perplesso, è passato da un estremo all'altro e non sarò certo io a lamentarmene. In ogni caso, però, non trovo normale che voglia sempre isolarsi dai compagni. 
Fin dall'inizio dell'anno, infatti, la scimmia restava sempre sola o camminava in lungo e in largo nel cortile con le mani dietro la schiena, come se svolgesse il servizio di sorveglianza, oppure si sedeva sui gradini a contemplare con aria distaccata i giochi di seduzione tra ragazzi e ragazze. Pur di fargli fare qualcosa, David gli ha permesso di utilizzare il tempo della ricreazione per aumentare la produttività della classe. 
Lo raggiunge nella soffitta dove sono relegate le scimmiette, nemmeno David fa più l'intervallo, porta avanti al massimo la sua formazione professionale, le serate e le vacanze vengono consacrate allo studio della pedagogia e alla redazione dei suoi scritti. Patrick si asciuga le dita con uno straccio umido, bisognerà ricomprare due stampi completamente andati e ha cominciato a usare l'ultimo sacco di gesso, ecco il preventivo. David lo esamina, perfetto, domani prenderà con sé il libretto degli assegni della cooperativa degli scolari. La scimmia si acciglia, domani è mercoledì, senza materiale giovedì gli toccherà stare con le mani in mano. All'improvviso David è preso dalla voglia di mostrargli la sua cella monacale, né Antoinette né i suoi figli né altri ci sono mai venuti, se Patrick ha cinque minuti, all'uscita faranno un salto in macchina per prendere gli assegni a casa sua, a Juvisy. La scimmia scrolla la testa alla stessa maniera di David: 
- Allora è vero quello che dice la gente da quando non vende più L'Humanité, signor maestro? 
- Che cosa dice? 
- Che non sta più insieme con sua moglie. 
Nella due cavalli David sente il bisogno di giustificarsi, nella vita ci sono delle circostanze in cui non si può conciliare tutto, il lavoro, la militanza politica, la famiglia, gli studi universitari e la scrittura di libri, non come quelli sulle arti marziali che conosce Patrick, un altro genere, delle lunghe storie senza illustrazioni, dei romanzi, insomma. Ciò non gli impedisce di occuparsi dei suoi figli, pranza con loro ogni giorno nell'alloggio di servizio conservato dalla moglie, idem alla domenica, in estate vanno in vacanza insieme per un mese. La scimmietta sospira, lui meno vede suo padre meglio sta. David si schiarisce la gola, come vanno le cose tra loro, adesso? Il ragazzino alza le spalle, queste macchie scure sul sedile di dietro, è stato Alain Coulon quando pisciava sangue dalla faccia? La scimmia ha l'aria serena. David non ci tiene affatto a evocare la scena del pennino e del suo epilogo con erezione finale, ora tocca a lui cambiare discorso, che lavoro piacerebbe a Patrick una volta finita la scuola? Orticoltore, la sua mamma ama tanto i fiori. David promette di aiutarlo a trovare un posto, all'uscita dalla sezione di educazione specializzata. La scimmia non vuole andare nella nuova scuola, il suo più grande desiderio è di non lasciare il suo maestro, i limiti di età possono essere aggirati, Alain non è forse rimasto in classe fino a quindici anni? A David dispiace tanto, ma non è più possibile, non è lui che stabilisce i regolamenti, dopo la soglia dei quattordici anni, che presto sarà abbassata a dodici, tutti i suoi alunni devono lasciare le elementari. La scimmia diffonde un odore di riprovazione. 
A Juvisy, David fa notare quanto sia piccola la sua camera, ammobiliata in maniera sommaria, con l'unico lusso della poltrona del gatto Georges. La scimmietta si avvicina, Georges apre un occhio, Patrick lo accarezza, il micio fa le fusa, si sdraia su un fianco per il piacere. Anche Patrick vorrebbe tanto avere un gatto, la voce gli si spezza, una volta la sua mamma gliene ha regalato uno, ma suo padre l'ha ammazzato con una randellata. Le orecchie del gatto Georges hanno un fremito. David firma un assegno in bianco, Patrick finirà di compilarlo, gli va un caffè? La scimmietta non dice di no, si avvicina alla finestra, mentre David accende il fornello da campeggio. 
- Non è prudente lasciare le persiane aperte, signor maestro, quando si sta al piano terra e su un cortile dove non c'è nessuno. 
- Qui non c'è niente da rubare. 
Non erano della stessa opinione i delinquenti di bassa lega che gli hanno fracassato un vetro. David contempla il disastro. Hanno svuotato per terra l'armadio, hanno rivoltato il letto, stracciato i suoi manoscritti, senz'altro alla ricerca di denaro liquido. Resi furiosi dall'insuccesso, hanno spaccato i due vasi di gesso decorati dai suoi figli e lacerato la poltrona del gatto Georges. Il micio è scomparso. David lo chiama, nel cortile, in strada, nel quartiere. Il gatto Georges torna solo a notte fonda, ancora terrorizzato, con una corda intorno al collo. 
- Chi è stato, Georges? 
Il gatto Georges è afono. David si decide a procurargli un rifugio sicuro, Christiane, la sua Dama numero 2, ha suggerito che potrebbero abitare da lei a Vitrysur-Seine, ottavo piano, porta blindata. I vasi dei bambini sono irrecuperabili. David incolla i suoi manoscritti, quello sulle Attività non verbali in una classe di recupero scolastico gli vale il diploma della Scuola superiore di Scienze dell'educazione con tanto di cattedra all'Università di Vincennes. Il mercoledì parla agli studenti delle sue scimmiette, dei disabili pseudo-autentici e di quelli veramente fasulli, della comune miseria culturale, la scuola riesce a colmare le lacune più eclatanti, ma non sarebbe mai in grado di riparare l'ingiustizia sociale. All'occasione, non manca di fare a pezzi la nozione di quoziente intellettivo, mera parvenza di criterio oggettivo e invece autentico strumento di segregazione, facile da falsificare, se necessario, sebbene il suo patronimico significhi 'uomo di rame', nel suo lavoro David si vanta piuttosto di essere un orefice, più tardi, il caso Prosper L. - il nome è fittizio - diverrà un importante punto di riferimento nella comunità internazionale delle Scienze dell'educazione in materia di disagio scolastico. 
Il resto della settimana, in classe David è costretto a vedersela con Patrick. E viceversa. Nella nuova scuola l'adolescente ha iniziato uno sciopero individuale totale e illimitato fino alla sua reintegrazione al rango di Grande Scimmia all'Aristide-Briand. Il vicepreside dell'istituto specializzato telefona a David, non è più in grado di tenere Leguern nella sua sezione, un esempio disastroso, nessuna applicazione al lavoro, un'insolenza senza limiti, risposte sproporzionate alle aggressioni di cui è oggetto, oggi ha messo al tappeto l'insegnante di Attività manuali e pratiche, che, esasperato, gli aveva dato uno schiaffo. David lo compatisce, convoca la scimmia, la rimprovera, in conclusione vedrà se può fare qualcosa. Domanda all'ispettore l'autorizzazione di riprendersi Patrick in soprannumero, nell'attesa di un contratto di apprendistato presso un orticoltore. Robecque acconsente alla proposta, si dichiara meravigliato da una relazione docente-discente così intensa, l'affetto è sì il motore della pedagogia, sul piano teorico tuttavia, per non dire psicanalitico, gli sembra che tra loro il conto non sia saldato del tutto: 
- Perché insomma, Kupfermann, ora che insegna all'università crede sia possibile un normale inserimento professionale fintanto che il suo protetto non avrà liquidato il suo transfert positivo verso di lei? 
Il sostituto del padre non ne ha la minima idea, transfert o no, la tesi di dottorato che ha intrapreso su Gli effettivi risultati dell'insegnamento specializzato si annuncia pessimista, le sue indagini sono concordi, in poche parole la scuola di recupero non serve a formare nient'altro che dei manovali, per lo più disoccupati. 
Impavida, la scimmia riprende il suo posto nella classe, ci dà dentro con il lavoro, modella dei gessi in serie, tiene la contabilità, in cassa c'è già denaro a sufficienza per noleggiare la corriera per la gita di fine anno. Nelle dimostrazioni di karate è il partner fisso del Maestro e il suo avversario più temibile negli incontri. Patrick ha acquistato forza, David se ne guarda, lo neutralizza solo schivandolo, ogni volta gli dispiace che la scimmia non progredisca di più nelle tecniche di base. Sono i loro ultimi incontri, David è entrato come assistente a Vincennes, assumerà il nuovo ruolo al rientro autunnale del 1972. 
Consulta l'elenco telefonico, chiama degli orticoltori, nessuno vuole accollarsi un apprendista. Ripiega sui fioristi, una di loro accetterebbe un commesso alle prime armi, se presentato dai genitori, David si lascia persuadere a farne le veci. Accompagna la scimmia, che si è messa in tiro, ma non abbastanza, non ha pensato di usare un deodorante, la fiorista strizza gli occhi e arriccia il naso, a pensarci bene preferisce una commessa. La scimmia cerca di consolare David, Marie, sua madre, parla di divorziare, di trasferirsi in campagna insieme a lui, laggiù si troverà un mestiere. 
Robecque bussa alla porta della classe, non si tratta di un'ispezione ma di un'ultima visita amichevole, il professor Kupfermann non ha più bisogno di aggiungere note di merito al suo curriculum. L'ispettore si interessa in particolare ai risultati scolastici della scimmia, livello di prima media in Matematica, di quinta elementare in Francese, ma è straordinario! Può dare un'occhiata al dossier del ragazzo? David avverte una certa accelerazione del battito cardiaco. Robecque richiude il dossier: 
- E parliamo di un quoziente intellettivo di partenza di 55 punti, sia nel test di livello verbale che in quello di competenza non verbale! In fede mia, Kupfermann, bisogna aver seguito il suo lavoro nel corso degli anni come ho fatto io per riuscire a crederlo. 
- Boh… 
- Per pura curiosità, mi domando se non sarebbe il caso di sottoporre nuovamente ai test il ragazzo, e altrettanto dicasi per gli altri alunni, potrebbe essere uno spunto interessante per le sue ricerche. 
David ringrazia, ci penserà. Indifferenti alle variazioni dei loro quozienti intellettivi, i disabili lievemente o mediamente ritardati complottano tra loro. Offriranno a David il loro regalo d'addio alla gita di fine anno. Nella corriera che li porta a Deauville, ragazzi e ragazze sbraitano le canzoni imparate in classe, Patrick dirige il coro, è lui che dà il via all'evocazione collettiva dei nobili fatti d'arme della classe, con i suoi "si ricorda signor maestro quella volta che…" È ancora lui che alla sera, sulla spiaggia, svela la sorpresa, un mangiacassette a batterie, con la musica preferita dal maestro, dei brani tratti dal Don Giovanni. Per la prima volta gli adolescenti ascoltano Mozart in silenzio, per la prima volta non dichiarano che la musica è una rottura come la messa, tutti gli sguardi si rivolgono verso Patrick, incaricato del discorsetto di circostanza: 
- Niente, 'sto Mozart è più cazzuto di Johnny Hallyday e Eddy Mitchell messi insieme. 
Lo sguardo della scimmia è raggiante. David è commosso, si soffia il naso, si allontana camminando sulla battigia, si fa una bella pisciata nell'acqua del mare. 
David fece carriera all'università e diventò direttore di una collana di libri di pedagogia. Dalla Dama numero 2 passò alla Dama numero 3, poi alla numero 4, restò fedele al gatto Georges. Scrisse dei romanzi, di nuovo cercò a lungo di pubblicarli, i primi due usciti per due diverse case editrici, ebbero delle buone critiche e alcune migliaia di lettori. Nel 1981 gli editori si contendevano il terzo, David non sapeva quale scegliere e decise di andare a riflettere su questo grave problema nello chalet di Paul Schleger in Alsazia, in compagnia del gatto Georges. Strada facendo la sua auto slittò su una lastra di ghiaccio, mentre un camion arrivava in senso contrario, David strinse tra le braccia il gatto Georges e questa fu la fine della loro storia. 
David Kupfermann non era più tornato a Savignysur-Orge se non in sogno e non era tipo da leggere i fatti di cronaca. Dunque ignorava una notizia che l'avrebbe rassicurato sulla validità delle sue premonizioni letterarie, rivelandogli allo stesso tempo l'illusorietà delle sue buone intenzioni pedagogiche. Infatti, nel mese di novembre del 1972 i giornali locali riportarono che "per difendere la madre, Patrick (15 anni) acceca il padre con il vetriolo e lo ammazza con un colpo di karate".
A CASA 
La preda 
- Scim-mia! Scim-mia!… 
Beccato mentre torna a casa dopo la spesa, Patrick tenta di scappare. La muta si avvicina, il ragazzino in testa al branco lo spintona sulla schiena, la scimmia non si fa buttare a terra, molla il portamonete e la sporta e fugge a gambe levate. Stavolta i cacciatori si accontentano dell'esca, si spartiscono i soldi e le provviste, sicuri dell'impunità. Patrick pensa di averli ancora alle calcagna, continua a correre senza voltarsi indietro, con i polmoni in fiamme, le orecchie che ronzano, piccole macchie nere negli occhi, una fitta al fianco lo tormenta, si ferma e prova a orientarsi. È sul terreno incolto vicino alla chiesa, le case popolari di boulevard Aristide-Briand sono ben lontane alle sue spalle, la mamma al lavoro fa il turno pomeridiano, impossibile tornare a casa prima del buio. 
Patrick si infila in uno dei suoi nascondigli, un buco mezzo coperto di assi e di terra, cosparso di rifiuti. Ci si siede dentro, raggomitolato in posizione fetale, singhiozza, in un turbine confuso di odio e sconforto, ce l'hanno tutti con lui, perché, che ha fatto di male, un giorno prenderà un mitra e li ammazzerà tutti. Cade una pioggerella sottile, si fa buio, Patrick comincia a sentire freddo. I mostri che si aggirano nella notte sono meno terrificanti degli uomini in carne e ossa, Patrick deve ancora aspettare il rintocco delle campane per ritrovare la mamma. Lei è la sua sola speranza, lo prende in braccio e lo culla dolcemente, no che non è brutto, la sua pelle è liscia come quella del bimbo del baby-talco Johnson, i suoi occhi sono a volte verdi come il Mastro Lindo profumo di pino, a volte gialli come il Cif concentrato al limone, no che non puzza, ha già l'odore di un uomo e gli altri della sua età sono solo invidiosi, lui è il suo pel di carota, la sua scimmietta adorata. 
- Dicono anche che sei una befana. 
- Non è carino? La befana porta i doni e tu ce l'hai tutta per te. 
La mammabefana è una vera maga, trasforma le parole e gli avvenimenti, la gente la prende in giro vedendola vestita come un'accattona solo perché ignora il suo segreto. Suona l'Angelus, Patrick esce dal suo buco, la penombra del terreno abbandonato gli fa paura, per tornare a casa farà tutto un giro. Le strade sono deserte, i lampioni sono distanziati, i marciapiedi pieni di fango, Patrick corre in mezzo alla carreggiata. Riverbero di fari e rombo esagerato di motori su di giri, Patrick fa per scansarsi, inciampa, cade, le moto inchiodano, porca puttana! Molto piacere, la banda dei Cinque lo circonda e si interessa a lui, Patrick si mette a piangere. 
- Dov'è che ti fa male? 
- Qui, le ginocchia, signore. E le mani. 
- Niente di rotto? Allora piantala di frignare. 
- Ecco, non frigno più, signore. 
- Io a te ti conosco. Ehi, gente, è il piccolo pel di carota del 111, il figlio di Marie. 
- Ah sì, quello che scappa sempre a rotta di collo inseguito dai compagni. 
Loulou Porcher alza la visiera del casco integrale, la riabbassa immediatamente, non è possibile, questo marmocchio deve aver fatto un tuffo dentro a una fogna, lo invita ugualmente a montare in sella e a tenersi stretto a lui, lo riporta da sua madre. Inforcando le moto, gli altri compari lo sfottono, Signorina Loulou, la baby-sitter, ma lui, lui non lo sa, che quando passa ride tutta la città… I Cinque procedono affiancati, all'incrocio con avenue des Écoles passano con il rosso, l'orda motorizzata occupa tutto il boulevard Aristide-Briand, le automobili sbandano sui marciapiedi, rumore di clacson e di lamiere, Patrick se la gode un mondo. Peccato, non c'è nessuno dei suoi persecutori ad assistere al suo ingresso trionfale nel cortile delle case popolari e la mamma non è di quelle che si sporgono dalla finestra al minimo scoppio di petardo. 
Appena lo vede, la madre si mette a strillare, dio, guarda in che stato è! Lo abbraccia, si è guastata il sangue, stava per uscire a cercarlo, chi è stato a picchiarlo, stavolta? Ascoltando il suo racconto, le viene da piangere, gli chiede perdono di averlo mandato al massacro, d'ora in poi andranno insieme a fare la spesa, ha ottenuto il turno della mattina e lo aspetterà ogni giorno all'uscita della scuola. Se lo stringe di nuovo al petto, è fiera di lui, nonostante la dura prova ha avuto la presenza di spirito di tenersi in tasca le chiavi di casa. Tutto contento, Patrick si lascia spogliare, lavare, asciugare, spennellare di mercurio-cromo, infilare l'accappatoio di spugna e piazzare davanti alla televisione. La mamma vorrebbe sapere se non gli dispiace cenare con dei cibi pronti, non ha voglia di cucinare, del resto dovrebbe uscire di nuovo a comprare qualcosa e lei preferisce farsi bella per lui. È la loro ultima sera, domani è sabato e papà torna dalla trasferta, fine della pacchia, per il prossimo cantiere andrà a ViryChâtillon, che gli prenda un accidente. 
- Tesoro, mi aiuti a svuotare le bottiglie? 
Patrick raggiunge la madre in cucina. Sulla soglia si ferma affascinato, la mamma non si è mai messa tanto in tiro, con il vestito tutto scollato, le scarpine di vernice, la collana d'oro, il rossetto sulle labbra, si è anche tolta gli occhiali. Fa una piroetta perché lui possa ammirarla in ogni dettaglio, l'abito danza, lei si china verso di lui, il reggiseno a balconcino le mette in mostra le tette, lo abbraccia, lui è l'unico al mondo che può vederla così, non deve dimenticarlo. Una bella fortuna… Patrick apre la credenza dove tengono la cassetta del vino, una per una passa tutte le bottiglie alla madre, lei le stappa, lui le versa nell'acquaio, i vuoti sono a rendere, la mamma li rimette nella cassetta, un trucco furbissimo. 
Siedono a tavola, fianco a fianco, un pasto improvvisato ma sopraffino, una scatoletta di polpa di granchio, Coca-Cola, ravioli di carne Buitoni come quelli della televisione, accesa in sordina durante il telegiornale delle venti, a tutto volume durante la pubblicità, la trasmissione più bella di tutte. Patrick e la madre ne vanno pazzi e la trovano sempre troppo breve, canterellano in coro i motivetti delle sigle, ripetono insieme agli attori gli slogan più noti, si sforzano di imparare gli spot inediti, ridendo alle scenette spiritose, godendosela un mondo ai finali imprevisti. Il resto del programma è dedicato ai libri, bisognerà decidersi a mettere l'antenna per prendere anche il secondo canale, Patrick sbadiglia. 
- Ha sonno la mia scimmietta? 
- No, voglio che giochi con me. Prima mi fai Brigitte Bardot e dopo mi racconti la storia del 421, eh, mammabefana? 
Lei sorride e gli mette il pigiama, Patrick si corica nel letto dei genitori al posto di papà, con le mani incrociate dietro la nuca. La mamma gli raccomanda di chiudere gli occhi, lo spogliarello è roba da vecchi sporcaccioni, lui finge di obbedire, lei si toglie il vestito, resta in biancheria intima nera e scarpine, cammina ancheggiando, Brigitte Bardot nata e sputata, Patrick applaude, la mamma lo saluta, molto sorpresa e anche molto lusingata che un attor giovane del cinema sia venuto a vedere il suo spettacolo. Il rito seguente è meno divertente, ma più voluttuoso. Rivestita da una castigata camicia da notte felpata, la mamma si infila nel letto, spegne la luce, Patrick si accoccola tra le sue braccia, con la testa sulla sua spalla, assaporando il preambolo silenzioso, sa che nel buio lei gli sorride. 
- Hai ancora i piedi freddi, appoggiali sulle mie gambe. Da dove vuoi che cominci? 
- Quando Marc stava per diventare il mio papà. 
Era quasi fatta. La mamma finalmente aveva trionfato su quella puttana di Jeanne che aveva stregato Marc con qualche schifo di droga e il matrimonio sarebbe stato celebrato di lì a poco. All'inizio la mamma pensava che fosse più ragionevole aspettare che Marc tornasse dal servizio militare, lui andava per i vent'anni ma aveva fretta, a quei tempi i soldatini li mandavano in Algeria a far la guerra ai beduini e quella gentaglia aveva l'abitudine di tagliar via il pisello ai prigionieri. Perciò l'idea di Marc era che bisognava darci dentro, casomai gli fosse capitato di rimetterci qualche pezzo, la mamma avrebbe avuto almeno la consolazione di serbare in suo ricordo un bel bambino, il piccolo Patrick, perché sarebbe stato di sicuro un maschietto, il nome lo avevano scelto insieme. 
- Ero io il vostro bambino? 
- Sì, amore, eri tu. 
I preparativi per la festa furono molto lussuosi, anche troppo. Marc si comprò un completo scuro, i guanti e un cappello a cilindro. La mamma si fece confezionare su misura un abito bianco, veramente meraviglioso, con tutta una cascata di merletti. Tutto questo ben di dio costò una tombola, e in seguito la mamma rimpianse amaramente di non aver dato ascolto alla vecchia Marthe, che pur l'aveva messa in guardia, dicendole: 
- Certo, ti sei pescata un bel maritino, ma attenta, ragazza mia: i quattrini sono ancora più difficili da scovare. 
La mamma aveva alzato le spalle, lei e Marc si guadagnavano la vita onestamente, ma lei aveva finito con lo sperperare in stupidaggini anche il resto delle sue economie. Il giorno delle nozze tutto era pronto, gli invitati cominciarono ad arrivare nella grande sala del caffè Bardy, tra loro c'erano anche Raymond il segretario del Partito comunista, e la banda dei Cinque… 
- Ehi, mamma, non te l'ho detto, i Cinque mi hanno riportato a casa in moto, è proprio il signor Porcher che mi ha fatto montare con lui. 
- Ma davvero! 
- Dovevi vedere il suo bolide come sputava fuoco dal didietro e poi le altre moto che schizzavano a tutta birra intorno a me… 
- Se non hai più voglia di sentire la tua storia, basta dirlo. 
- Non arrabbiarti, mammabefana. 
Fu allora che rispuntò fuori papà il Guercio. Non si era mai rassegnato d'essere stato respinto dalla mamma, aveva fatto finta di diventare amico di Marc e gli aveva prestato nientemeno che un milione, di cui i comunisti avevano il più urgente bisogno. In buona fede Marc aveva firmato una carta, come se fosse lui personalmente in debito di quel milione, e quel giorno papà non gli lasciò altra scelta: o la grana o la galera, o la mamma. Lei non voleva che il suo grande amore andasse in prigione, corse come una disperata a farsi prestare delle piccole somme a destra e a manca, perfino da sua madre con cui non si parlavano più, Marc fece altrettanto, gli invitati fecero una colletta, Raymond scucì un centone scusandosi di essere rimasto a secco, il partito aveva speso tutto in manifesti e volantini, per farla breve, per pochi spiccioli il conto non tornava e papà era inflessibile. In quel momento arrivò Marthe, la vecchia strega che fa il bello e il cattivo tempo a Savigny-sur-Orge. La mamma si gettò ai suoi piedi supplicandola di usare la sua influenza, Marthe smise di tremolare e la sua voce risuonò nella sala: 
- Una donna non si compra, si conquista lealmente. Richard Leguern, a te la scelta delle armi. 
La mamma riprese le speranze, Marc era già un grande campione di karate e una volta a forza di cazzotti sul muso di Philippe aveva salvato la mamma dalla banda di porci che volevano violentarla. Purtroppo il Guercio, mica scemo, scelse di sfidare Marc a 421, che era la sua specialità, in una sola partita, senza rivincita né bella, sul bancone di Chez Bardy. Il cuore della mamma batteva forte, il sorteggio avvantaggiò Marc, a cui toccò tirare i dadi per primo, una coppia di sei e un cinque, a papà uscì la combinazione peggiore, coppia di due e un uno, ma tenne duro. Marc fece un tris di due, a papà riuscì un tris di tre, sfortuna nera. La divisione dei gettoni rimasti fu pressapoco uguale, gli invitati trattenevano il respiro. Nella seconda fase della partita, Marc cominciò con prudenza, sperò nei quattro, gli andò bene, sorrise alla mamma, che ricambiò. Papà riuscì a pareggiare, sorrise alla mamma, che si girò dall'altra parte, con disprezzo. Marc riprese i dadi, li scosse ben bene tra le mani, ci soffiò sopra, li lanciò, tre assi, gli invitati applaudirono. Il Guercio era verde di rabbia, chiuse gli occhi e tirò subito i dadi, che rotolarono a lungo prima di fermarsi sulle facce fatidiche, 4, 2, 1, era destino, gli invitati se ne andarono da Chez Bardy in punta di piedi. Marc voleva uccidersi, mamma gli impose di sopravvivere, per amor suo. Lui le concesse questa estrema consolazione ma, avendo ormai perso il gusto per la vita, si lasciò sposare da quella puttana di Jeanne, che ricominciò a drogarlo, tanto che lui non riconosceva nemmeno la mamma per la strada. 
- Quanto a me, ho gettato nel fiume il mio abito da sposa giurando di vestirmi sempre come una barbona, tranne che per te, amore mio, almeno fintanto che vivrò insieme a tuo padre. 
- Non piangere, mammabefana, io mi scoverò un altro papà e così potrai farti bella tutti i giorni. 
- Mio povero tesoro, non potrai mai scovarmi un marito bello come Marc. 
- Sì invece, ci riuscirò, giuro. 
Marie smette di piangere, lo abbraccia, ora dormiamo. Questa sera Patrick è particolarmente fiducioso. Il signor Porcher lo ha preso in simpatia, basterà andare a parlargli gentilmente. Il signor Porcher è grande e grosso, come uomo non è male e non è sposato, dunque non ha motivo di rifiutare un figlio obbediente e in più una moglie che quando vuole assomiglia a Brigitte Bardot, lui verrà a prenderli con la sua grossa moto, ci si sta anche in tre, ed ecco fatto. 
Al mattino la scimmietta è meno ottimista, la mamma si è rimessa gli occhiali e il travestimento da mendicante, gli uomini distolgono gli occhi dalle sue grazie nascoste, le donne le soppesano stringendo le labbra, i bambini la sfottono apertamente, 'befana' non è più un nome carino, ma almeno in sua compagnia non viene più tormentato lungo la strada della scuola. Non si può dire che accada lo stesso in cortile. Patrick passa le sue ricreazioni a cercare di nascondersi negli angoli più inesplorati o nei gabinetti, a esserne sloggiato, a cercare rifugio vicino al gruppo dei maestri, a sentirsi ordinare di andarsene a giocare più in là, a lamentarsi con i sorveglianti, gli spioni non piacciono a nessuno. In mensa è un appestato, nessuno accetta di sedersi accanto a lui, i vicini obbligati gliela fanno pagare cara. Per non avere problemi e nell'attesa di una ipotetica ammissione alla classe di recupero, la maestra Gonson lo ha confinato da solo in un banco a due posti, a lui non importa niente, ci sta più largo, del tutto indifferente alle note di merito o di demerito, senza capire cosa vuole da lui la maestra. Patrick non è contrario per principio a lavorare con diligenza, prova ne è che per i disegni destinati alla mamma si applica con coscienza. Semplicemente, per lui niente ha significato al di fuori del quesito fondamentale: dove scovare un altro papà che rimpiazzi Marc nella testa di sua madre? 
- Allora, Patrick, davanti a te hai tre castagne, ti do altre quattro castagne, oltre quelle che hai già, le vedi tutte queste castagne? Quante sono in tutto? 
- Di castagne, signora, il mio papà me ne ha mollate una gragnola ieri sera, perché era di nuovo sbronzo, il mio papà, signora. 
Polverizza le sue castagne e tira su col naso rumorosamente. La maestra Gonson si impietosisce, tre castagne più quattro castagne fanno sss… no, non sei, fanno sette castagne, ce l'ha quasi fatta, per il suo sforzo gli darà un bel voto. Patrick sorride, lei lo prende per un grazie, con la punta delle dita gli tamburella sulla testa, povera scema, non ci vede altro che il rosso fuoco dei capelli. Il tono di voce lamentoso, la tiritera del bambino maltrattato dal padre ed è fatta, non gli rompe più i coglioni. Per le infiocchettature si ispira ai pezzi drammatici ideati con la mamma quando papà non è in trasferta e rincasa tardi dopo gli straordinari. Con le finestre aperte perché i vicini non se ne perdano una virgola, tavolo e sedie smossi con gran baccano, strofinacci sbattuti contro i mobili, il tutto condito da suppliche e lamenti: 
- No papà, ti prego, basta, basta! 
È capace di piangere sul serio. La mamma prende le sue difese, a volte spacca qualche piatto, a volte fa finta di venire picchiata a sua volta. Una grande attrice, con la schiena piegata e la testa incassata tra le spalle, si protegge il viso con le braccia e urla delle parolacce a papà, scappa per le stanze, va in confusione, si rotola per terra e urla, urla tanto che sembra tutto vero. Patrick soffoca le risate, fa fatica a non applaudire, scuote la mamma perché finisca la commedia, lei si rialza, pare che si risvegli da un sogno. 
Insieme richiudono le finestre, sistemano il disordine nell'appartamento e si piazzano davanti alla televisione. Papà torna a casa, li bacia, è sfinito, non ha tanta fame, d'altronde il suo posto non è nemmeno apparecchiato, un bicchiere però se lo berrebbe volentieri. Patrick dà di gomito alla madre, lei porta l'indice alle labbra, in cucina il papà mugugna, nemmeno un goccio di rosso in questa casa, decisamente la mamma esagera a bere come una spugna in quella maniera. Esce di nuovo, va difilato alla drogheria di Marozi, l'italiano che tiene aperto fino alle dieci di sera, chissà che bella reputazione con tutti i bottiglioni che compra a casse intere e che finiscono giù per l'acquaio, anche oggi attaccherà con la solita canzone quando si accorgerà che la sua riserva è di nuovo a secco. 
Papà è già a casa quando Patrick e sua madre ritornano da scuola. Brutto e strabico come sempre, però oggi è di buonumore, come si sta bene a casa propria. Niente rimproveri alla mamma per il suo abbigliamento, niente lezioni di morale a Patrick sul dovere di sgobbare a scuola, anzi: 
- Hai preso un bel voto, be', tanto di cappello! Io non ne prendevo mai, non come tua madre che era portata per gli studi e che ha perfino il diploma, lei. 
Le sue basse lusinghe cadono nel vuoto, la mamma se ne va in cucina, a muso duro. Lui la segue come un cagnolino, sulla soglia si volta, Patrick farebbe bene a dare un'occhiata in camera sua, il papà gli ha portato una sorpresa. Un gattino, facile alle fusa, divertente, Patrick non si stanca mai di accarezzarlo e di farlo giocare. 
A cena Patrick chiede se Micetto può dormire con lui. Papà guarda in direzione della mamma, che rifiuta immediatamente, ci mancherebbe altro, niente sacchi di pulci tra le lenzuola, è lei quella che deve lavare, e soprattutto, una bestia raccattata in un cantiere dove non lavorano altri che beduini avrà di sicuro la tubercolosi e chissà quali altre malattie. Il papà abbozza una debole protesta, primo, lui non è mica un beduino… Lei lo interrompe, no, è cento volte peggio, lui e il suo sangue velenoso. Patrick è talmente scioccato dal divieto della madre che resta lì inebetito. Nonostante lei monti su tutte le furie per dare addosso al padre, unico responsabile della morte dei suoi tre figli, questo si chiama assassinio, Patrick non si sente più parte della giuria di quel processo. Nemmeno la grande scena del vino lo interessa più. Il papà brontola, dieci litri di rosso andati via in una settimana e meno male che la mamma non mangia a casa a mezzogiorno, finirà col rovinarsi la salute, senza contare il bell'esempio che dà al figliolo. Lei respinge la palla nel campo avversario, non prende lezioni da un ubriacone, Marozi può ben dirlo, che aspetta a correre a comprarsi il suo schifo di rosso, visto che non ne può fare a meno? Lei si versa un bicchiere d'acqua, lui esce con la cassa di bottiglie vuote in spalla. La mamma scoppia a ridere: 
- Visto come se l'è filata con la coda tra le gambe? 
- Papà è gentile e tu invece non mi vuoi più bene. 
Patrick singhiozza senza lacrime. Lei si inginocchia accanto a lui, lo abbraccia, lo coccola, che sciocchino, allora non ha capito che era uno scherzo, su, un bel sorriso, ma certo che può dormire con il suo gattino tenero, che gli diamo da mangiare al nostro Micetto? Patrick non si sente più spodestato dal ritorno del padre nel letto coniugale, ha fretta di portarsi il gatto nel suo, lo ghermisce come un ladro. Lo osserva mentre si lecca, com'è bello, lo invita a infilarsi sotto le coperte, il gatto si accoccola contro di lui, quando cominci ad accarezzarlo non smetteresti più, Patrick spegne la luce, canticchia una canzone imparata all'asilo: Micetto raggomitolato col naso nel pelo a dormire, ronfa come una pentola messa a bollire. In lontananza la mamma strilla contro il papà, stavolta lui non se ne darà pena, che se la sbroglino loro. 
Le pagliacciate dei genitori sono ripetitive, il gatto è più creativo, durante l'inverno Patrick non figura che controvoglia nelle messe in scena della madre, a volte prova addirittura un vago sentimento di pietà nei confronti del padre ingannato. 
Quest'ultimo riparte in trasferta un lunedì di primavera. Patrick occupa l'intera giornata di scuola a sgretolare un canino traballante, con la lingua, con le dita, alla fine riesce a estirparlo, contento come una pasqua, questa sera il topolino verrà a lasciargli una moneta sotto il cuscino e poi Micetto si papperà il topolino. Non vede l'ora di annunciare questa bella notizia alla mamma, all'uscita le mostra il dente e ascolta distrattamente l'elenco dei festeggiamenti in programma: befana, Brigitte Bardot, contastorie, topolino. Afferra al volo l'ultima parola: 
- Topolino? 
- Sì, amore mio, è la tua mamma che mette la moneta sotto il cuscino, ma il tuo dentino lo conserverà per tutta la vita. 
- Allora Micetto non avrà il suo premio? 
- Mio povero caro, Micetto non c'è più. 
Una storia orribile, un terribile concorso di circostanze. Questa mattina la fabbrica della mamma era chiusa per sciopero, un altro brutto tiro dei comunisti, Patrick era appena uscito per andare a scuola quando lei era rincasata. In quel momento era arrivato papà senza avvisare, a suo dire aveva perso il treno, all'idea di non vedere più la mamma per un mese intero si sentiva morire, voleva toccarla, solo una volta, alla svelta, dio, quanto era brutto, con quell'occhio che mandava al diavolo l'altro. Ancora una volta lei si era negata sdegnosamente, lui era diventato pazzo furioso, aveva cercato di prenderla con la forza, le aveva strappato il gattino che lei si stringeva al petto, il povero Micetto si era divincolato, guarda, la mamma ha le mani tutte graffiate. Lei ne aveva approfittato per scappare dal marito senza dargli il tempo di dire 'quattro'. Nascosta in cortile, aveva aspettato che papà se ne andasse e quando era risalita in casa, Micetto era lungo disteso sulla soglia, stecchito, quel mostro l'aveva accoppato con un colpo di scopa. 
Incredulo, Patrick si precipita nell'appartamento, cerca il gatto in tutte le stanze, dov'è? La mamma l'ha sotterrato nel terreno abbandonato. Patrick vorrebbe restare solo con il suo dolore, in fondo a una fossa come Micetto, corre a rifugiarsi nel suo nascondiglio vicino alla chiesa. Il gatto giace in mezzo alle immondizie, con una corda intorno al collo, la mamma aveva parlato di una bastonata. Con Micetto in braccio, in un turbine di pensieri folli, Patrick urla contro la morte. 
- Ehi, la scimmia si crede Tarzan. 
- Guardate, ha ammazzato un povero gattino. 
- In queste cose ci sa fare, quel testa di cazzo. 
La banda del quartiere circonda la fossa, agli insulti seguono le manciate di terra, poi i sassi e i vecchi barattoli di conserva, la scimmia si acquatta come un sorcio, ora ha smesso di fare baccano, si mette a frignare. Ecco la voce della mamma completamente fuori di sé, la banda taglia la corda all'apparire della Furia, lei si lascia cadere a terra vicino a Patrick, ha la bocca tutta insanguinata, in cambio del gatto offre al suo piccino un regalo pazzesco, dente per dente. 
Tutto si rimette a posto, amore e odio, la mamma ridiventò bella, soprattutto a bocca chiusa. Patrick si mise a caccia di un altro papà, la mamma declinò la proposta di farsi sedurre da Loulou Porcher, troppo volgare, la maestra Gonson minacciò sempre più spesso di spedire Patrick alla classe di recupero, David Kupfermann venne alla, Jules-Ferry per organizzare insieme al direttore la prossima selezione. Patrick riconobbe in lui il celebre campione di karate e rivenditore domenicale dell'Humanité, lo indicò alla mamma dalla finestra, lei sorrise, non disse di no. Finalmente individuata la preda, Patrick scese di sotto per osservare più da vicino il suo nuovo padre. 
La prova 
- Scim-mia! Scim-mia!… 
- Porci, schifosi, rottinculo, razza di coglioni, io vi ammazzo! 
Al mattino, lungo la strada per la scuola Jules-Ferry, Patrick non scappa più a rotta di collo dai suoi persecutori, ma cerca un muro per coprirsi le spalle e li fronteggia. La mamma approva che lui si difenda, e poi bisogna che il signor Kupfermann sia fiero di lui. Affrontare il nemico non significa buscarsi botte da orbi, al contrario, gli scambi di insulti e i duelli a sputi in faccia riducono le occasioni di scontro diretto. Può anche accadere che un passante si lasci commuovere dalla sproporzione numerica tra i contendenti e prenda le parti del più debole. Prima, nessun adulto interveniva nel tipico gioco infantile che consiste nel rincorrere un compagno prendendolo un po' in giro. Queste considerazioni spingono Patrick a prendere sempre più coraggio, il giovedì non si rintana più in casa in attesa che la madre ritorni, ora si appropria con prudenza dello spazio esterno, dal cortile delle case popolari alle strade adiacenti, e se a volte la libertà di circolazione gli viene duramente impedita, pazienza! La sua conquista della dignità non sfugge ad alcuni attenti osservatori, i Cinque inchiodano le moto accanto a lui, Patrick si rialza da terra, con il naso rosso di sangue come un pomodoro, Loulou Porcher gli tende un fazzoletto: 
- Metti la testa all'indietro, - gli ordina. 
- Stai imparando a difenderti, - si congratula Pierrot Ferran. 
- Devi potenziare i calci, - raccomanda Jerry Pocztar. 
Luc e Lallez non dicono niente, fanno ruggire i motori. Loulou Porcher afferra il suggerimento, a Patrick non piacerebbe farsi un bel rally con loro? Gente, si sparano il giro di Savigny-sur-Orge a tutta velocità, sulla salita tortuosa della Montagne-Pavée Loulou Porcher riesce finalmente a distaccare i compagni. Aggrappato dietro di lui, Patrick esulta, sono loro i campioni, conservano il vantaggio fino al mitico covo della banda, la Cour des Miracles in avenue de Fromenteau. Pierrot Ferran è il fanalino di coda, ha un problema meccanico, i compagni si raggruppano intorno alla sua moto, meglio che Patrick si tolga dai piedi, perché non se ne va a giocare con i loro fratellini? Il termine è generico e designa ugualmente i figli, cugini, nipoti e affini, tutti scolari della Aristide-Briand e quindi non ancora prevenuti contro di lui. Ammaestrato da una lunga esperienza, Patrick si tiene a distanza, così almeno i fratellini non gli rinfacceranno il suo cattivo odore. In realtà basta il suo aspetto generale a infastidirli, il seguito è ineluttabile. I Cinque accorrono ad arbitrare la mischia, i fratellini piagnucolano alle bestemmie e agli scapaccioni degli adulti, si disperdono tutti, tranne uno, trattenuto sul posto suo malgrado, Jerry Pocztar torce il braccio di Patrick perché si accontenti di un solo ciuffo di capelli: 
- Tu cerchi rogne! Parola mia, si crede un cacciatore di scalpi, questo cane rabbioso! 
- Giusto, proprio così! - approva Luc. - Sbava come una bestia idrofoba, anche se dal tanfo pare più una puzzola! Non so perché, ma mi ricorda David Kupfermann. 
- Puoi ben dirlo! - rincara Lallez. - A parte il puzzo, David è altrettanto ringhioso e accanito a karate, anche se più bravo a controllare gli attacchi. Il che dimostra che una volta o l'altra Marie se l'è fatto. 
All'idea che David possa avere generato la scimmia, i Cinque si piegano in due dalle risate. "Patrick ride per imitazione prima di rendersi conto dell'enormità del prodigio: il papà che lui si è scelto si rivela essere il suo vero padre. Dalla felicità tira su col naso, gli manca il fiato, si mette a piangere. I Cinque equivocano sull'origine delle sue lacrime, abbassano gli occhi, Loulou Porcher suggerisce di tornare a manetta alle case popolari di boulevard Aristide-Briand. Patrick continua a riflettere, si acciglia, mamma gli ha raccontato un mucchio di balle, altro che Marc, era innamorata del signor Kupfermann, con cui l'ha messo al mondo. 
Ha un bell'indossare quella sera delle scarpe nuove col tacco alto, una gonna con lo spacco e un corpetto trasparente, Patrick le tiene il muso. Lei lo punzecchia, sbarazzina, com'è che gli piglia male? Patrick esplode, una sporca bugiarda, ecco cos'è, adesso lui sa tutto, i Cinque gli hanno svelato la verità per via della somiglianza impressionante con il signor Kupfermann, e subito dopo sembravano imbarazzati di avergliela detta. La mamma lo ascolta scuotendo la testa, decisamente i Cinque non sono cambiati con l'età, sempre pronti a sparare idiozie, non bisogna mica abboccare a ogni parola. La prova che non si è lasciata sedurre dall'insegnante di sostegno è che lui non abitava ancora a Savigny nel 1957, anno di nascita di Patrick. Il ragazzino è talmente deluso che finge di non crederle, pesta i piedi, tutte balle, il signor Kupfermann è il suo papà, punto e basta. La madre fa l'offesa, lei è una donna onesta, e seppure suo malgrado, davanti alla legge è la moglie di Richard Leguern e non gli ha mai messo le corna a quel caprone maledetto, anche se le occasioni non le sono certo mancate. Proprio oggi, per dirne una, Marc l'aspettava alla fermata dell'autobus, sembrava abbastanza in forma grazie alla sua cura disintossicante, e avrebbe voluto rivedere la mamma di nascosto da Jeanne. Lei l'ha mandato a quel paese, non è certo il tipo di donna da prendersi degli amanti come fanno alcune che non vuole nemmeno nominare, d'altronde basta guardarle, si vede come patiscono a vivere perennemente nella menzogna. La mamma abbraccia Patrick, se lo siede sulle ginocchia, lo culla, deve capire che per lei non ci sono mezze misure. È vero, era persa dietro a Marc e fino a qualche mese fa, se lui le avesse proposto di risposarsi, lei avrebbe divorziato all'istante da quell'imbecille di suo marito. Ma oggi è troppo tardi, il povero Marc ha perso il treno. 
- Non lo ami più? 
- Io amo te. 
- E il signor Kupfermann? 
Lei esita a rispondere, sognante, in effetti non si può dire che le sia indifferente. È alto, snello, non ha per niente il naso da giudeo, è vero che è comunista, ma è istruito, in più ha una posizione e a quanto pare non beve nemmeno. Da qui a precipitarsi tra le sue braccia, ce ne corre, lei non è mica una cagna in calore. Prima di tutto tocca a lui fare la prima mossa, una corte discreta, mandarle un mazzo di rose con il suo biglietto da visita, uno sguardo languido, una stretta di mano che si protrae, magari all'uscita della scuola AristideBriand quando Patrick sarà l'alunno di David, del signor Kupfermann. La scimmietta già si figura la scena, la mamma si stacca dal gruppo delle altre madri di famiglia, il maestro appoggia la zampa sulla spalla del suo cocco, rivolge alla mamma uno sguardo da marpione, spesso sente la mancanza di un mocciosetto dentro casa, gli piacerebbe tanto che il primo della sua classe diventasse figlio di loro due, un ragazzo così buono, diligente, intelligente, dopo il diploma farà strada. Mamma sorride, a bocca aperta, Patrick è preso dal dubbio: 
- Quel dente lì, ti rispunterà come il mio? 
- Sono tanto orrenda? 
- No, ma forse il signor Kupfermann non si accorgerà che sei bella, con quei vestiti sbrindellati. 
La donna scaccia Patrick dalle ginocchia, si alza in piedi e monta su tutte le furie. L'amore è cieco, David dovrà amarla così com'è prima che lei gli conceda la sua mano e il privilegio di scoprirla con gli stessi occhi di Patrick. Aspettando di andare da Sposabella il suo voto è sacro e proprio come Pelle d'Asino continuerà a mostrarsi alla gente vestita di stracci, alla faccia degli orbi e in culo ai ciechi. Malgrado i suoi sforzi per parlare come la televisione, la mamma ha detto una parolaccia e Patrick scoppia a ridere. Lei si stravolge, questo è il colmo, adesso anche il suo unico figlio la piglia per il sedere, questa è la ricompensa per essersi strappata via un dente il giorno dell'assassinio di Micetto, il dolore di allora non è niente rispetto a quello che continua a sopportare, non le resta che buttarsi dalla finestra. Corre al davanzale, Patrick cerca di trattenerla per la vita e viene trascinato per tutto il soggiorno, piange, strilla, lui l'ama, perdono! Non lo farà più, non vuole restare da solo con il papà, lei è la più bella di tutte, mammabefana, Brigitte Bardot. La donna si accascia sul divano, singhiozza, ha avuto così paura che lui la trovasse brutta. Patrick protesta con passione. Lei lo abbraccia brutalmente, non ha nessun altro al mondo e David Kupfermann non fa per lei, non più di Marc. La scimmietta riesce a farla ricredere, si sente forte, grazie a lui avrà il marito che vuole: 
- Il signor Kupfermann diventerà il mio papà, te lo giuro sulla tua testa. Andrò nella sua classe e poi dormiremo insieme nel lettone, tutti e tre. 
Rasserenata, lei lo abbraccia ancora e promette di aiutarlo a superare la prova di ammissione alla classe di recupero. A Savigny-sur-Orge lo sanno tutti che per il maestro dei senza cervello più un caso è disperato meglio è. Perciò la mamma incoraggia Patrick a perseverare in due strategie complementari, peraltro già messe in campo. La scimmia raddoppia la sua violenza nelle risse, anzi le provoca, accanendosi sui bambini più piccoli, vendicandosi all'occasione dei bravi piccini che si erano rifiutati di diventare suoi amici. Con la Gonson accumula le lagnanze contro il padre-aguzzino. La mamma lo aiuta a inventare storie credibili, a letto senza cena, lunghe punizioni in ginocchio con le braccia aperte a croce, segregazioni dentro all'armadio o in cantina, molto meglio che parlare di cinghiate di cui non c'è alcuna traccia. La Gonson sospira, prepara una scheda di segnalazione, compila il dossier con i dati scolastici, David Kupfermann arriva alla Jules-Ferry per operare la sua selezione. 
La prima sera Patrick è disperato, si è battuto come si deve davanti al suo futuro papà, ma niente di niente: zero, non un gesto, non una parola in suo favore. L'indomani non si è distinto tanto meglio, il terzo giorno dovrà superare la prova dei test. La mamma riflette. Patrick ha un'idea, e se comprassimo L'HumanitéDimanche dal signor Kupfermann? La mamma è contraria, David non è mica scemo, fiuterebbe l'imbroglio, chiaro come il sole. Magari più in là, per ringraziamento, o per una selezione supplementare, ma non subito. Nell'immediato bisognerà inventare una storia tangibile, che colpisca David al cuore. Nessuno può resistere a un piccolo martire che mostra le sue piaghe sanguinanti. Patrick si illumina: 
- Basta che mi dai una sventola di quelle che lasciano il segno. 
Lei gli punta addosso uno strano sguardo fisso, poi va in cucina, torna con una candela e una scatola di fiammiferi, si toglie le scarpe, solleva la gonna, si sfila le calze, accende la candela, si cuoce i piedi alla fiamma, sanno di maiale alla griglia, e non si lamenta, anzi, sorride dolcemente, se il suo tesoro adorato accetta che lei gli faccia altrettanto, è fatta. 
Dato che il suo papà gli aveva abbrustolito le piante dei piedi, Patrick fu ammesso nella classe di recupero.
L'attesa 
Papà Kupfermann sostiene che i buoni operai devono avere buoni utensili, ma lui non può fornirli tutti. Patrick si ritiene dunque altamente qualificato grazie al suo materiale scolastico. Infatti è il meglio equipaggiato della classe e la mamma non brontola mai sul prezzo di un astuccio o di un barattolo di colore. È anche l'unico a possedere una tuta da ginnastica con la felpa dello stesso colore di quella del maestro. Questi segni esteriori di ricchezza suscitano l'invidia astiosa delle altre scimmie sottoproletarie, senza peraltro spingere David a dichiararsi alla mamma. Patrick tuttavia spera molto nel loro colloquio settimanale. Papà Kupfermann ci tiene a incontrare regolarmente i genitori degli alunni, quando è il turno della mamma rapida stretta di mano, niente mazzi di rose alla futura sposa e Patrick oltretutto non viene certo coperto di lodi. Il resoconto delle sue mancanze varia di poco da un incontro all'altro, nonostante l'ostentata buona volontà continua a non ingranare con la lettura, ristagna in aritmetica, regredisce in condotta, troppe baruffe durante la ricreazione, i colleghi sono esasperati, il preside ha in mente una sospensione temporanea, a titolo di ultimatum, dopo di che Patrick sarà espulso definitivamente e trasferito in un istituto specializzato, se continua il solito andazzo, David non si opporrà. L'angoscia stringe la scimmia allo stomaco. La mamma prende un'espressione disperata: 
- Il mio Patrick! Lui che a casa è così buono… - Una bella fortuna. 
- Le assicuro, signor Kupfermann, è il figlio migliore che si possa desiderare. Ah, se avesse un altro papà. 
David non coglie lo spunto che gli viene offerto, tuttavia sembra scosso, la sua voce si addolcisce, in verità deve riconoscere che Patrick non è interamente responsabile della sua indisciplina, spesso sono i compagni a provocarlo. La mamma sorride, a labbra chiuse. La scimmia molla una scoreggia di sollievo. Papà Kupfermann accende una sigaretta, se Patrick farà la sua parte, lui intercederà ancora in suo favore. La madre ringrazia a nome del figlio, d'ora in poi farà il bravo, glielo giura, per far piacere al suo maestro, il suo dio, si getterebbe sul fuoco, lei può testimoniare, insomma Patrick lo ama e lo rispetta profondamente. Papà Kupfermann si guarda la punta delle scarpe, bene, a sabato venturo, stessa ora, avanti il prossimo genitore. 
Patrick è deluso, malgrado le pressioni insidiose di sua madre non si è parlato apertamente di adozione, non più delle altre volte. La mamma è più ottimista, fidati, è Findus. David le ha dato un nuovo appuntamento, non se l'è mica sognato. La scimmietta ne conviene, ma il maestro dice così ogni settimana. In amore ci vuole pazienza e la mamma non ha fretta, in più lei approva il riserbo di David, nei locali della scuola e con tutta la gente che aspetta in corridoio, non può certo mettersi a baciarla in bocca e tirarle su la sottana sopra la cattedra. Una vampata di calore, un inizio di erezione, Patrick ha un fremito, replica con voce tremula: 
- Allora lo facciamo venire da noi. 
- Con quale scusa? 
- Be', domani scendo di sotto e gli do i soldi per L'Humanité-Dimanche, poi gli dico di salire da te, tu ti sei fatta bella e io aspetto in cortile finché avete finito. 
Lei non cede alla tentazione, in realtà non è una buona idea perché David si spaventerebbe, alla sua età ha ancora dei modi da verginello, tutto timido e imbarazzato, la mamma fa una risatina, oggi non sapeva più dove nascondersi mentre lei gli faceva i complimenti. Perciò, se dovesse sospettare in lei qualche intenzione scostumata, taglierebbe la corda come un coniglio, a coda bassa. No, e Patrick può crederle sulla parola, in queste cose più si aspetta e meglio è, salvo che con certi maiali come il suo futuro ex marito. La scimmia tira su col naso a mo' di consenso. Basta ciance, la mamma cambia tono, non bisogna portare David dentro casa per nessun motivo, già se lo immagina, lui in ginocchio ai suoi piedi, lei in pompa magna con un abito elegantissimo, appena un po' scollato, lui le mormora tenere parole d'amore, lei gli concede la sua mano, all'improvviso la tragedia: papà il Guercio piomba in casa col suo brutto muso, è tornato dalla trasferta senza avvertire, si precipita verso di lei come un pazzo furioso, vuole menarla, anzi ucciderla. Patrick applaude, lui scommette su papà Kupfermann. Anche la mamma naturalmente, ma è proprio questo che la preoccupa, un colpo di karate nei gingilli di famiglia e papà il Guercio si accascia a bocca aperta, lui si ritrova al camposanto e David in galera, condannato alla ghigliottina, giù la mannaia e fine della storia. La scimmietta ne avrebbe un gran rimorso. E la mamma sarebbe inconsolabile, solo a parlarne le viene la pelle d'oca e le va il cuore a mille, che Patrick controlli pure, lui se ne accerta con le labbra, Lindt, così buono che si scioglie in bocca. Lei interrompe delicatamente la degustazione, ecco perché è tassativo evitare i giochi di mano, giochi da villano, d'altronde anche Patrick d'ora in poi dovrà evitare la rissa, non ha più bisogno di dimostrare il suo coraggio e il povero David deve venire a patti sia con le convinzioni pacifiste dei colleghi sia con il potere assoluto del preside. La scimmia non è completamente convinta: 
- E se mi attaccano? 
Basterà che si rifugi vicino a David, è o non è il cocco del maestro? Patrick annuisce, ne ha le prove, papà Kupfermann lo protegge dal sadismo degli altri insegnanti, in tutte le forme. Della scuola materna Patrick conserva il ricordo non tanto di banali sculacciate quanto di umiliazioni aberranti, lo mandavano a dormire con i più piccoli, gli tappavano la bocca con lo scotch, gli portavano via le scarpe, lo legavano al banco, lo facevano filare a cuccia sotto la cattedra, un giorno la maestra l'ha imbrattato di pittura perché aveva rovesciato un vaso pieno d'acqua. Alle elementari, all'infuori di obbligarlo a restare in piedi impalato, fargli fare di corsa il giro del cortile e trattenerlo a scuola oltre l'orario scolastico, i castighi erano più virili. Riceveva una quantità di tirate d'orecchi, colpi di righello sulle dita, pizzicotti sulla parte interna del braccio, ma per lo più veniva agguantato, scrollato, schiaffeggiato e spesso incassava anche qualche bel calcio in culo. Con papà Kupfermann è un paradiso. Il maestro non lo punisce mai, a parte castighi da ridere, come chiamarlo per cognome o proibirgli di lavorare, questa poi è la migliore di tutte. In ricreazione e a mensa i sorveglianti hanno tanta di quella strizza di David che Patrick non osano nemmeno toccarlo, si spolmonano nei loro fischietti e dopo vanno a fare la spia: 
- Signor Kupfermann, il suo Leguern… insomma, ha fatto di nuovo a botte. 
E sottolineano 'suo', Patrick si gonfia d'orgoglio, è vero, è la scimmietta preferita del suo nuovo papà, costretto a lanciargli un'occhiataccia. Patrick recita la sua parte nella commedia, piagnucola alla perfezione, non è colpa sua, non è stato lui a cominciare. Papà Kupfermann grida per finta, basta, faremo i conti dopo, mettetevi in fila, e alla svelta. Patrick manifesta il suo rispetto filiale trottando verso l'area riservata ai lievemente ritardati, prende le distanze dal vicino, incrocia le braccia, con espressione contrita. Si torna in classe, tutti seduti, il maestro chiede al suo Leguern di guardarlo in faccia. Patrick gli rivolge un sorriso complice, papà Kupfermann scrolla la testa e stringe le labbra, disarmato, forza, al lavoro, si vede com'è fiero di avere un figlio acquisito che non ha paura di nessuno. L'unica rogna viene dal vecchio Ikni, nel corso dei mesi le minacce del preside si fanno sempre più concrete e a quanto pare la mamma e papà Kupfermann le prendono sul serio, Patrick promette di rigare dritto. 
- Ha visto, signor maestro, non mi azzuffo più. 
- Però la signorina Tourette mi ha detto che a mezzogiorno l'hai fatta impazzire. 
Esagerata, puttana, troia per beduini, un eccesso di indignazione impedisce a Patrick di spiegarsi, quando la supplente sorveglia la mensa è sempre un bordello, urla e strilli da pollaio, tavoli insudiciati e cibo lanciato dappertutto. Oggi appunto Patrick non partecipava a quel manicomio, come al solito era seduto al suo tavolo in disparte e triturava con la punta della forchetta un trancio di pesce impanato ormai freddo, a lui non piace, la mamma non glielo fa mai. A quel punto il preside è piombato nel locale, ha cacciato un urlo, nessuno ha più fiatato. Il vecchio Ikni si è messo a passeggiare tra le file di tavoli, con le mani dietro la schiena, passando vicino a Patrick gli ha ordinato di mangiare il suo pesce. La scimmia ha cercato di prendere tempo, oggi non aveva fame. Ikni ha insistito, doveva almeno assaggiarlo. Patrick ha obbedito, gli è venuto quasi da vomitare e ha allontanato il piatto. Il preside non ha sopportato questo attacco alla sua autorità, per punizione ha condannato la scimmia a finire tutto e dato che la cosa andava per le lunghe, lo ha imboccato a forza. Nonostante i sogghigni e gli sberleffi degli altri scolari Patrick ha trattenuto le lacrime, la vergogna e la rabbia. Il preside era abbastanza soddisfatto della sua azione educativa: 
- Bene, hai visto? Non era poi così cattivo. 
Ed è uscito dalla mensa. Il baccano è ripreso alla grande, Patrick era il bersaglio, tutti contro di lui, lo bombardavano con le croste di pane, lo fischiavano e gli gridavano dietro, oh povero bebè. Incapace di urlare a tutti il suo odio, gli è presa una crisi di nervi, sono accorse le inservienti e l'hanno portato nelle cucine. Erano gentili, gli hanno sciacquato il viso, gli hanno allungato sottobanco due porzioni di dolce, ecco tutto. Il tempo di riordinare le idee e papà Kupfermann è già lontano nel cortile, discute con il signor Michel, quello che dirigeva l'asilo di infanzia. Gli offre una sigaretta, ne prende una per sé, si fruga addosso, naturalmente non ha fuoco, il signor Michel gli accende la cicca. Patrick dimentica all'istante i suoi dolori, domani è il giorno più lungo, il D-day, come nel '44, ci rimugina su per il resto del pomeriggio. Basta con le seduzioni ovattate, le allusioni sibilline, le offerte pedagogiche, denaro per il Collettivo o pacchetti di Gauloises per il maestro, metti un tigre nel motore, qualità garantita a prezzi imbattibili, stavolta sarà un colpo coi fiocchi. 
- Allora, mamma, gli hai comprato l'accendino? 
- Lo faremo insieme, dopo il dentista. 
Nella sala d'attesa Patrick si adegua alle usanze del luogo e sfoglia un rotocalco, anche se le foto non lo interessano affatto. Il dottor Wajeman schiude la porta dell'ambulatorio, tocca alla mamma. Patrick ha l'impressione che tutti gli puntino gli occhi addosso, non osa rimettere la rivista sul tavolino, la tiene aperta sulle ginocchia e la fissa muovendo le labbra come se leggesse, tirando su col naso coscienziosamente. Una donna gli chiede se non ha il fazzoletto, come no, che razza di domanda, il suo moccichino è sempre pulito e asciutto, lui non è di quelli che lo usano per cancellare la lavagna, per dimostrarlo lo dispiega tutto, sta per rimetterlo in tasca quando appare la mamma, raggiante, stringe calorosamente la mano del dottor Wajeman sfoderando un gran sorriso, ora non le manca più nessuna zanna. Per strada Patrick le tiene il broncio, è geloso, mamma si è fatta restaurare la sala da pranzo per un altro. Lei indovina i suoi sentimenti: 
- Sai, è più facile strappare un dente falso di uno vero. Vuoi che lo getti via? 
Colpito, Patrick rifiuta la proposta, un piano è un piano. Ci ha messo tanto per disintossicare la mamma da Marc il drogato che ora non può certo rimproverarla di voler piacere al papà che lui stesso si è scelto. Mano nella mano, madre e figlio camminano lungo la chiusa del fiume, attraversano boulevard Aristide-Briand e si fermano davanti alla vetrina del caffè tabaccheria Bardy, la mamma si ricorda ancora di una certa partita a 421? Una storia vecchia, ormai, largo a quella attuale, entrano. Senza sapere esattamente perché, Patrick è categorico, l'accendino destinato a papà Kupfermann deve essere per forza un Flaminaire. Scelgono un ricaricabile a forma di cilindro, non è certo regalato. La mamma paga, Patrick ficca il pacchetto nella cartella, mentre tornano alle case popolari incontrano la vecchia Marthe. Lei li saluta con un bacio sulla guancia, si congratula con la mamma per il suo aspetto, smette di sballottare la testa: 
- Ora, ragazza mia, dovresti curare un po' il comparto abbigliamento. 
La vecchia strega non aggiunge altro, ma è sufficiente, l'oracolo è favorevole. La mamma esamina il suo guardaroba, respinge tutti i consigli di Patrick sul vestiario, niente scollature né gonna con lo spacco, David sarà più sensibile a quel tailleur aderente comprato quando era ancora ragazza, sono undici anni che non lo mette più, se lo prova, non si è appesantita, lo tiene indosso per cenare. La sera prima della battaglia è strana, la mamma è distratta, ascolta con un orecchio solo il racconto di Patrick sull'oltraggio pubblico subito a mensa, lo compatisce meccanicamente, spegne la televisione proprio al momento della pubblicità, ha qualcosa di meraviglioso da fargli vedere, si spoglia nuda e si infila un baby-doll trasparente, David sarà felice di prendersi in moglie una signora per bene di giorno, vamp sensuale di notte. Patrick è turbato, nel letto coniugale resta a distanza dalla madre, lei spegne la luce, lo prende tra le braccia, lo stringe forte, un po' troppo: - David, oh, David… - Mi fai male! 
Patrick ha gridato. Lei lo lascia, si scosta, era soltanto per scherzare, ora dormiamo. Buona questa, Patrick non ha sonno e ha il pisello tutto duro, non era mai arrivato a questi livelli, si gonfia a vista d'occhio, ormai in classe potrà rivaleggiare con i ragazzi più grandi, specialmente con Alain Coulon che è tanto fiero del suo grosso sigaro con i baffi, per forza, ha quindici anni. L'erezione passa. La mamma si agita, sospira, il letto si muove, sembra umido, Patrick allunga la mano, tasta il letto, lei è distante, lui si avvicina, che odore strano, Patrick la annusa, lei si immobilizza, respiro regolare, di botto dorme profondamente. 
Durante la giornata di sabato la scimmia è di una tranquillità esemplare, a mensa non lascia una briciola nel piatto, a ginnastica papà Kupfermann si congratula per le sue prodezze di calciatore, a proposito, più tardi la sua mamma verrà, vero? Anche lui è impaziente di vederla, elegante, senza occhiali, truccata, con i capelli arricciati, il sorriso smagliante: 
- Patrick ha un regalino per lei. 
- No, signor maestro, non è da parte mia, è da parte della mamma. 
- Andiamo, signora Leguern, le ho già detto che non è il caso. 
Papà Kupfermann apre comunque il pacchetto, non esprime contentezza, sembra imbarazzato, parla sottovoce, spiacente, non può accettare un regalo così costoso. La mamma protesta, non è niente, non è niente. Lui non le crede, insiste a restituirle l'accendino, la mamma retrocede, sta quasi per piangere, gira sui tacchi e scappa nel corridoio. Papà Kupfermann posa la mano sulla spalla di Patrick che prova un brivido di contentezza, finalmente un contatto fisico tra loro, ah se potesse durare. Naturalmente papà Kupfermann non voleva ferire la sua mamma, di cui apprezza il pensiero, ma il fatto è che lui viene pagato dallo Stato e il regolamento scolastico vieta agli insegnanti di ricevere delle gratifiche supplementari, anche in natura. La scimmia tira su col naso, se lo dice il regolamento… Si riprende l'accendino, tante grazie, signor maestro, arrivederci, signor maestro, a lunedì, signor maestro. 
Recupera la madre per la strada, cerca di difendere le ragioni del maestro. La mamma lo interrompe, non accetta scuse, è in preda a un violento attacco di antisemitismo, lei gli caga in bocca a quel povero coglione, quel rabbino di merda, ma chi si crede di essere, razza di finocchio buono solo a farselo mettere in culo dai beduini. Patrick è sbigottito, la mamma si è messa a parlare peggio di papà il Guercio. Ma lei non si calma, ah se è così, ora tornerà a riprendersi il Flaminaire e fuoco a volontà, glielo riduce in cenere quel brutto muso da giudeo, stronzo, feccia del mondo, cazzo monco, senza coglioni. Patrick previene l'operazione: 
- Aspetta, mamma, me l'ha restituito. 
- Così non se lo porterà nella tomba. 
La mamma cammina a grandi passi, Patrick trotterella dietro di lei. Invece di raggiungere boulevard Aristide-Briand, si dirige verso rue des Cailles, gira a destra, poi a sinistra, scende la Montagne-Pavée, esita per un attimo sul ponte della ferrovia, continua fino all'Orge. Si sporge sul parapetto, reclama l'accendino, lo getta in acqua con tutte le sue forze. Solo allora scoppia a piangere, ditele se valeva la pena di rompere il voto e di mettersi in tiro, quel testa di cazzo l'ha guardata come se fosse trasparente, un colabrodo, per lui e per chiunque altro lei come donna non esiste nemmeno. Singhiozza con il viso tra le mani, la disperazione è contagiosa, Patrick si aggrappa a lei e si scioglie in lacrime. Arrivano cinque motociclisti, passando davanti alla coppia rallentano, Loulou Porcher fa un'inversione: - Qualche grana, Marie? 
La donna non risponde. Sollecitato allo stesso modo, Patrick dà la prima spiegazione che gli viene in mente, il suo papà era di nuovo ubriaco fradicio e li ha sbattuti fuori di casa. Loulou Porcher propone l'asilo della Cour des Miracles. La mamma gli grida di andare a farsi fottere, gli uomini sono tutti uguali, una banda di porci schifosi. Loulou Porcher incassa e porta a casa, i Cinque scompaiono nella campagna. La mamma se la prende con Patrick, non doveva e non dovrà più accusare a torto suo padre, un brav'uomo, onesto, lavoratore, l'unica persona al mondo che la rispetta: 
- Mio marito. 
La scimmia perde i suoi punti di riferimento. Assiste inebetito al riavvicinamento dei suoi genitori. Il papà trova un cantiere nella zona, torna ogni sera di buon'ora. La mamma ha smesso di litigarci, non svuota più il suo rosso nell'acquaio, non è più un maiale ubriacone. Lui si frega le mani e storce gli occhi ancora di più, la mamma è diventata giudiziosa, sobria, durante la settimana si veste normalmente. Alla domenica, dopo la passeggiata al mercato del mattino e la gita in macchina del pomeriggio, lei si fa bella per lui, o almeno è quello che crede lei. Patrick la contempla con disgusto, senza reggiseno le sue tette penzolano tristemente sotto il corpetto trasparente e gli spacchi della gonna rivelano due misere cosce scheletriche. 
- Me ne sbatto della vostra tivù. 
Nessuno lo trattiene, per quel che gli importa, possono pomiciare quanto vogliono, dopo aver buttato giù un boccone Patrick si rifugia nella sua camera, è troppo triste, troppo amareggiato, troppo piccolo. Se lo mena a tutto spiano e si arrabbia di non riuscire ad avere un'erezione come quella dell'ultima volta, quando aveva dormito con sua madre. Lei se ne frega delle sue baruffe e della scuola, firma i quaderni senza dire una parola, rifiuta di incontrare papà Kupfermann, e tanto per cominciare Patrick deve smetterla di chiamarlo così, lui ha già un papà, punto e basta. La scimmia cerca di rincollare i pezzi, supplicando: 
- Ma il maestro ha davvero bisogno di vederti, te lo giuro. 
- Vorrei proprio sapere perché! Digli che sono un po' acciaccata. 
Non è una balla, la mamma ha la pancia tutta gonfia e al mattino vomita anche l'anima. Il papà è preoccupato, forse dovrebbe andare dal dottore. Lei lo manda al diavolo, l'esperienza l'ha già fatta a tre riprese, contro il sangue velenoso non c'è medicina che tenga. Papà china la testa, Patrick rialza la sua, c'è aria di temporale. E sua madre ha una sorpresa in forno, alla fine si è decisa ad andare dal dottor Allouch, risposta positiva, le ha rifilato un mucchio di medicinali e raccomandato di farsi dei bei sonni. La mamma ha intenzione di seguire queste prescrizioni alla lettera e non vuole essere disturbata per le fesserie. Cambio! Papà emigra nella stanza di Patrick, che viene riammesso nel letto coniugale. Inutile, la mamma non gioca più con lui. Brigitte Bardot, la befana, l'innamorata pazza di Marc e la timida fidanzata di David hanno ceduto il passo a una grossa vacca. Sempre intontita, non esprime opinioni, il papà preferisce che gli scodelli una bambina, lei non dice di no, 'Regina' è un bel nome. Al contrario Patrick vuole un fratellino, lei non dice di no, basta che la lascino dormire, si sente come se le fosse passato sopra uno schiacciasassi, questo è il colmo visto che sembra piuttosto una torta troppo lievitata. 
Lasciato a se stesso, Patrick si tocca attraverso il pigiama, ma una rabbia montante è l'unico risultato palpabile. In classe non fa maggiori progressi, tuttavia, grazie a una sana emulazione, tutti gli alunni della classe di recupero si mettono al lavoro, con una mano sotto il banco, e ci danno dentro di brutto, in generale le grandi competizioni masturbatorie coincidono con l'arrivo della primavera. Il campione è sempre Alain Coulon, appena il maestro si volta lui si cala le braghe, è decisamente il meglio fornito e ne propina la prova ai suoi compagni, alza due dita, papà Kupfermann gli accorda il permesso di andare al cesso. Alain fa subito, presto e bene qui conviene, torna in classe con passo da bullo, ficca sotto al naso di Patrick una zampa ancora umida e poi la asciuga sul suo quaderno di brutta. La derisione colpisce la scimmia come una frustata, ma anche lui è capace di tirar fuori la sua arma e di cullarla sempre più forte, a viso scoperto. 
- Leguern, sospeso! Metti via le tue cose e fila dietro la cattedra. Tutte le tue carabattole, ho detto! 
Ridete, ridete, Patrick se ne sbatte il cazzo di essere messo alla berlina davanti a tutti, l'importante è che papà Kupfermann non sia arrabbiato con lui, per fortuna lui ha il senso dell'umorismo. 
Il problema è di ingegnarsi per riaggiustare le cose con la mamma. La scimmia corruga la fronte, non intravede alcuna soluzione nell'immediato, è scoraggiante. Tutto fa cilecca, il sogno elaborato con pazienza, l'entusiasmo di prendere in mano il proprio destino, la sensazione di orgoglio provata all'idea di fare concorrenza ad Alain Coulon, Patrick si dispera, credeva di possedere una balestra, un'arma potente, invece non ha altro che una specie di asparago striminzito. 
- Signor maestro, Leguern piange. 
- Non è vero, non piango! La mia mamma dice che i veri uomini non piangono. 
- Perché, tu saresti un uomo? 
- Un uovo, piuttosto! 
Patrick si sdoppia. Gioca a Comandante, scende in cortile per la ricreazione e intanto continua a riflettere, uomo o uovo? Un uomo si sbatte le donne e le mette incinte, un uovo si sbatte e si mangia strapazzato, ecco perché alla fin fine la mamma si è riconciliata con il papà e ha perfino accettato di fabbricargli una pisciasotto. In questo momento Patrick detesta tutto il genere femminile, singolare e plurale, con le sue smancerie, le moine e gli annessi e connessi, invece un maschietto sì che è bello e simpatico, proprio come vorrebbe essere lui, come questo bambino di prima elementare, in mancanza di un neonato Patrick lo sceglie come fratellino. Si avvicina e lo prende tra le braccia, il bambino si mette a gridare dallo spavento, per calmarlo Patrick lo bacia sulla guancia, il piccolo continua a strillare, si dibatte, il bacio si trasforma in morso. Ikni storce il naso della scimmia per fargli lasciare la presa, lo prende per i capelli e lo trascina attraverso tutto il cortile, papà Kupfermann lancia un urlo, manda Patrick a lavarsi per sottrarlo ai maltrattamenti del preside. L'acqua cola dal rubinetto, il vecchio Ikni affoga, si annega, anzi, tutto legato lo supplica di perdonarlo e il viso gli si straluna completamente quando il getto di piscio lo becca in pieno come una frustata. Rumore di passi nel corridoio, la scimmia trasalisce, no, non è il preside. 
- Ti avevo detto di lavarti. 
- Sì, signor maestro, mi lavo. 
A Patrick basta piacere a papà Kupfermann, obbedirgli sempre, anticipare i suoi desideri, essere il migliore alunno in palestra, dedicargli il goal segnato a calcio, tornare a essere il suo cocco. Perciò non ha nessun timore degli anatemi del Collettivo degli scolari. Per quanto lo trattino da vigliacco, quei coglioni, per quanto Alain Coulon proponga la sua messa in quarantena, quella porca carogna, non serve che si difenda, ci pensa papà Kupfermann. Patrick è contento e beato, il suo avvocato ha ottenuto per lui una semplice nota di biasimo, tanto di cappello, ora bisogna ringraziarlo con una bella prodezza. Alla sera la scimmia non ha ancora deciso che impresa compiere, papà il Guercio sparecchia la tavola, mamma è già a letto, Patrick la raggiunge, lei ha già spento la luce, lui si toglie i jeans al buio, meccanicamente si palpeggia, nelle mutande l'anguilla serpeggia, nel cervello un'idea gli lampeggia, domani attaccherà Alain Coulon. 
- Rivestitevi, - dice papà Kupfermann, alla fine dell'ispezione di pulizia in mutande, del sabato. 
Alain s'infila i calzini, offrendo il posteriore, la tentazione è troppo forte, Patrick lo lacera con un graffio lesto. A differenza di Alain, papà Kupfermann non la prende in tragedia, ora finite di vestirvi e mettete a punto i testi liberi della settimana. Patrick ha solo tre righe da ricopiare. Nel frattempo continua a rimuginare le minacce di Alain, gli ha promesso un fracco di botte in ricreazione e quello è uno che fa sul serio. La scimmia si figura la scena, lui che fa da punching ball in un angolo del cortile, la cerchia dei cortigiani che applaude il capoccia della classe, forza, dacci dentro che lo spacchi. Le parole sono erettili, Patrick arma il suo pungiglione, Alain intuisce il pericolo, alza la testa, il pennino manca l'occhio per un pelo e si infilza nella guancia, peccato, ma in fondo non è andata poi tanto male. 
- Oddio, guardate Alain! …È stato Leguern, signor maestro, è colpa di Leguern! 
Ma certo che è stato lui, la scimmia si gonfia tutta godendo dell'orrore generale, perfino papà Kupfermann è stomacato, a quanto pare non si sente bene, non si direbbe uno che è stato sotto le armi, estrae il pennino, ha un conato come se stesse per vomitare, allora non ha capito che questa freccia di Cupido era destinata a lui? Alain viene portato via, aula fuori servizio, il signor Michel porta i senza cervello nella sua classe, Patrick si mette a fare un bel disegno, un regalo per tirare su papà Kupfermann, cielo blu, mare verde, una bella barca con lo scafo rosso e le vele spiegate. La scimmia ha l'impressione di essere salita di grado, il signor Michel gli parla con dolcezza, in ricreazione gli altri si tengono a rispettosa distanza, scostandosi in silenzio per farlo passare, d'ora in poi nessuno oserà più rompergli il cazzo. Papà Kupfermann viene a riprendersi i suoi alunni, parlotta a bassa voce con il signor Michel guardando in direzione di Patrick, che ne arrossisce di piacere. La scimmia si mette alla testa della fila, senza che la posizione più ambita gli venga contestata, già s'immagina la gioia di papà Kupfermann quando riceverà il disegno. In classe gli tende il suo prezioso dono e di botto tutto precipita. Il maestro indica il banco insanguinato di Alain: 
- Ma ti rendi conto di quello che hai fatto? 
Patrick è un po' seccato di dover mettere i puntini sulle 'i', Rex, fatti, non parole, più semplice di così, ha fatto il culo al più grande della classe unicamente per dimostrare che non è un vigliacco, al contrario di papà Kupfermann. Sotto la raffica di sberle, la scimmia più che dal dolore è frastornata dalla sorpresa, perché, ma perché? Ha tenuto il disegno in mano tutto il tempo, tornando al suo posto finisce di accartocciarlo, la bella barchetta rossa è stata inghiottita dalla tempesta, Patrick piange sulla sparizione del capitano e sulla sorte del piccolo mozzo finito su un'isola deserta. 
- Bastardo! Questa non la doveva fare! 
L'SOS di Patrick è stato captato, si organizzano i soccorsi, la mamma esce dal letargo, tutta esaltata, Kupfermann è uno stronzo, quel maledetto giudeo non le ha mai ispirato la minima fiducia, ah se è così col cazzo che gli compreranno ancora L'Humanité-Dimanche. Papà è d'accordo, anche lui è indignato dai metodi totalitari dei comunisti, non si mettono le mani addosso a un bambino, non è educativo. Sbircia con l'occhio storto verso la mamma, c'è una certa civetteria in quello sguardo, gli dirà lui due paroline a quattr'occhi a quello sporco stalinista, roba da rispedirlo direttamente a Mosca, non più tardi di domani. Patrick è sorpreso, non lo faceva così coraggioso suo padre, forse anche un po' troppo temerario, papà Richard che ha mangiato carne di leone e guarda sia a destra che a manca, Kupfermann è cintura nera di karate. Papà alza le spalle e abbassa le palpebre, non ci sono giapponeserie che tengano contro certi argomenti diretti alla francese, per esempio un bel colpo a sorpresa dritto contro il boccino, complimenti al lanciatore. La strategia è definita, la serata è idilliaca, il triangolo familiare armonioso, la pubblicità alla televisione affascinante, Patrick è quasi deluso di non poter dormire con i suoi genitori, ma la trippa della mamma è davvero enorme e non lascia abbastanza spazio per tre. Fin dal mattino all'alba, la scimmia spia dalla finestra l'arrivo di Kupfermann nel cortile delle case popolari, eccolo finalmente, ci siamo, si dirige da questa parte, sale le scale, forse era meglio chiamare l'ambulanza. Suona il campanello, Patrick corre a nascondersi nella camera matrimoniale. La mamma incolla l'orecchio alla porta, lui fa altrettanto, ma le loro illusioni vengono dissolte ben presto, in soggiorno invece di dar luogo alla corrida su cui loro facevano affidamento, è già tanto se quei due fifoni non si prendono a pacche sulle spalle. Alla fine della conferenza pedagogica, il Guercio rifiuta cortesemente L'Humanité, ma continua a comprare Pif le chien, la pagherà, la pagheranno cara tutti e due, la coppia madre-figlio è di nuovo unita per sempre nella buona e nella cattiva sorte, Bostik, la colla che non ti molla. 
Il Guercio desiderava dare una sorellina a Patrick, che voleva un fratellino. La mamma smise di barcamenarsi tra i loro desideri antagonisti, partorì prima del termine, era una femmina, la mamma le strinse il collo con un cordone e zac! la strangolò. Fu allora che la scimmia ebbe il suo primo orgasmo.
Le iniziazioni 
O la va o la spacca, la pagherà cara il vecchio Kupfermann, in classe Patrick gli rende la vita impossibile, gliene fa passare di cotte e di crude, niente di più facile. Come per sbaglio imbratta tutto di pittura e chi s'è visto s'è visto, rovescia i vasi con l'acqua, insudicia i quaderni, mescola le schede di autocorrezione, mette in disordine l'archivio, danneggia il ciclostile, poi fa scoppiare un gran casino, c'è chi strilla, chi protesta, chi manda affanculo, chi se ne sbatte i coglioni, un bordello. Una volta ristabilita la calma, la scimmia si alza per andare a buttare una cartaccia nel cestino, di passaggio urta un disgraziato occupato a ritagliare o a ricopiare attentamente qualcosa e siamo daccapo, ricomincia tutto il casino, gli altri accorrono a contemplare i danni, al bisogno li completano, nessuno sa più chi ha fatto cosa, Kupfermann cerca di contenere la baraonda, non si è mai giocato così spesso a Comandante come adesso. 
Dai tentativi sperimentali al pensiero ipoteticodeduttivo, Patrick scopre l'arte di seminare zizzania senza incorrere in rappresaglie. Al minimo rimprovero colpevolizza Kupfermann mimando la fifa di beccarsi un'altra ripassata di sberle, con la testa incassata nelle spalle e le mani incrociate davanti alla faccia, basta questo a troncare le parole in bocca a quel giudeo finocchio amante delle penne Bic, che mal sopporta che qualcuno gli ricacci il naso nella sua cacca pedagogica. Con i compagni di classe occorre essere più furbi, valutare i rapporti di forza del momento, approfittare delle reciproche antipatie, inasprirle con faccia tosta sussurrando certe parole, che risultano tanto più ingiuriose quanto più resta ermetico il loro significato. 
- Ehi, Berger, Rémi Hess dice che ti vuole spompinare. 
- Stronzo! Digli a quella specie di carogna che me lo spompino io. 
- Che succede ancora, Berger? 
- Signor maestro, Rémi Hess vuole spompinarmi, signor maestro. 
- Sentilo! Non sono io, signor maestro, è lui! 
- Fate silenzio tutti e due, o vi sospendo. 
Le due capre mordono il freno, continuando a ruminare, chiariranno la loro controversia linguistica durante la ricreazione. Patrick si guarda bene dal prendere le parti di una o dell'altra tesi. Imparziale, picchia nel mucchio, mena cazzotti, morde, sputa, graffia, scalcia, ne rifila sempre più di quante ne becchi, senza alleati né nemici, non si perde una rissa. La bellicosità di Patrick è ricompensata dalla tensione che indovina crescente tra Kupfermann e Ikni, non si possono soffrire, si capisce benissimo, il preside vuole dimostrare al sottoposto chi è che comanda, il rabbino si oppone, si crede in dovere di difendere il suo Leguern. Povero minchione, Patrick non gli appartiene, lui sarà solo e sempre la scimmietta adorata della mamma, e lei è la sua mammabefana, tutta per lui. 
A casa, lei non rivolge più la parola al babbo guercio, che non ha più il permesso di dormire con lei, sangue marcio o infanticidio che sia, mai più, fila a cuccia, il cane bastonato viene relegato sul divano del soggiorno, per salvare le apparenze Patrick è dovuto tornare nella sua camera, dove si rompe alquanto le scatole. Per fortuna Star è sempre con te, il Guercio riparte in trasferta, qual buon vento. Le serate ritornano dolci e tranquille, la mamma è di nuovo bella, ha cambiato stile, è meno scollacciata, più giovanile, maglietta attillata, collant neri, minigonna, una ragazzina. Bisogna vedere come gode quando Patrick le racconta quanto fa incazzare quello stronzo di Kupfermann, bravo, nessuna pietà per le checche, però è perplessa riguardo al vecchio Ikni, sarà una di quelle anche lui, attenzione, i finocchi sono sempre pronti a giocarti qualche brutto tiro da dietro, per fregarli bisogna mostrarsi più astuti di loro e aspettare il momento opportuno, insomma, per un po' è meglio andarci piano. La scimmia riflette, la mamma ha ragione, la vendetta si gusta fredda, intanto però ha un'idea che gli ribolle in mente: 
- Sai, Kupfermann vuole insegnarci il karate. Allora io per adesso farò il bravo e quando saprò l'urlo che uccide, lui e quell'altra checca li faccio secchi in due secondi. 
- Ti serve un kimono? 
Lo scelgono insieme. Patrick comincia il suo allenamento, misurando subito la distanza tecnica che lo separa da Kupfermann, ma non si scoraggia, pazienza, il potere comincia dagli atemi, i colpi nei punti vulnerabili dell'avversario. Dato che nella sezione di recupero non si danno compiti a casa, alla sera la scimmia ripassa le tecniche di combattimento fino a conoscerle a memoria. La mamma gli tampona il viso con l'asciugamano, piena di ammirazione, la forza di venti braccia, tra un complimento e l'altro si chiede però se l'urlo che uccide può far fuori anche chi te lo ha insegnato. La scimmia se ne sbatte di questo genere di enigmi intellettuali, chi vivrà vedrà. In classe non si azzuffa più, ha esaurito il suo odio contro i minchioni della classe, troppo facili da infinocchiare, da quando è ricominciata la scuola si è ormai sbarazzato di Alain Coulon, promosso apprendista operaio nel calzaturificio di VieuxSavigny, e comunque da quando Patrick gli aveva sforacchiato la guancia con il pennino, l'ex capoccia aveva smesso di suonare il piffero. Alla scimmia restano ancora dei vecchi conti da regolare, prima di dedicarsi sul serio a Kupfermann e a Ikni. 
Nei giovedì liberi tende delle imboscate ai suoi antichi persecutori della Jules-Ferry. Uno alla volta li sorprende nei seminterrati delle case popolari, sul terreno incolto vicino alla chiesa, talvolta anche per strada, insensibile alle suppliche, a ciascuno il suo turno di scappare a perdifiato, lui adesso è bene allenato. Grazie al karate i suoi colpi sono efficaci al massimo, al diavolo l'autocontrollo del samurai tanto caro a Kupfermann, la scimmia non fa sconti, vuole il sangue degli avversari, li batte anche con una mano sola, scaccolandosi con l'altra. Non tira più su col naso, ora usa il fazzoletto. La banda dei Cinque fa rombare le moto: 
- Allora, Superman, ti va di farti un giro? 
Patrick accetta con disinvoltura il riconoscimento popolare del suo eroismo e monta dietro a Loulou Porcher, un giorno anche lui avrà un bolide come quello per scarrozzare la mamma. Una settimana dopo l'altra incontra spesso i cinque motociclisti, lo invitano alla Cour des Miracles, può andarci quando vuole e restare a guardare mentre riparano motori, i fratellini righeranno dritto, adesso hanno una fifa boia di lui, a proposito è vero quello che si dice all'Aristide-Briand, che avrebbe messo la testa a posto? La scimmia strizza gli occhi, il signor Kupfermann è dalla sua, la simpatia è reciproca, allora tanto vale accontentarlo e diventare uno scolaro modello. I Cinque approvano, nostalgici, forse con David per maestro ce l'avrebbero fatta a ottenere il diploma, mentre il vecchio Ikni non sapeva come prenderli, oltre che per i capelli. Gliene faceva passare di cotte e di crude quel macellaio, dettati da ricopiare cinquanta volte, cinquecento righe per delle minuzie, oppure sedici verbi coniugati in tutti i tempi, eh brutti tempi quelli, sembrava di stare all'inferno, al punto che avevano deciso di vendicarsi del preside e giocargli qualche brutto tiro. 
- Ci eravamo giurati che compiuti i quattordici anni saremmo tornati a cagargli in testa. 
- Luc era per le maniere forti, due belle sventole sul muso, andata e ritorno. 
- Jerry preferiva un piccolo furto, tipo fregarsi il giradischi e il proiettore che non ci lasciavano mai usare. 
- Pierrot era della stessa idea e aveva fatto un calco della chiave del cortile, tanto che dovrebbe esserci ancora il doppione nel cassetto del bancone da lavoro. 
- Lallez non era d'accordo, niente cazzotti o ruberie, ma dare direttamente fuoco alla scuola. 
- E poi, signor Porcher, siete tornati a cagargli in testa, al vecchio Ikni? 
- Acqua passata non macina più, ragazzo mio. Siamo cresciuti, siamo diventati dei vecchi stitici. 
La scimmia è ancora giovane, trafuga la chiave, più facile di così, i Cinque sono indaffarati intorno a un motore ingrippato, quando sta per richiudere il cassetto del bancone Patrick fa un soprassalto, Loulou gli grida di portargli la pinza universale che si trova lì da quelle parti, i Cinque l'avranno scoperto? Chi se ne importa, di sicuro non andranno a fare la spia dal preside, alla peggio lo diranno alla vecchia Marthe, Patrick ha fretta di tornare a casa, mostrare la chiave a sua madre ed esporle il suo piano. Senza pietà contro lo sporco più sporco, mamma è davvero fiera di lui, è un vero uomo, gli dà un bacio a fior di labbra. 
Aspettano che faccia buio, si avviano verso la scuola mano nella mano, boulevard Aristide-Briand, rue de Joyeuse, niente luci accese nell'edificio degli alloggi del personale, il cancello si apre senza problemi, nemmeno un cigolio, il cortile è illuminato dalla luna, l'aula di quinta è a pianterreno, per igiene il vecchio Ikni lascia sempre le finestre socchiuse. È una bella sera di maggio, l'aria è tiepida, al di là del muro di cinta i lillà sono in fiore, che buon profumo, Patrick fa da scaletta perché la mamma possa scavalcare, leggera, in ballerine, minigonna, senza collant, mutandine bianche, miscela di odori, il suo prevale su quello dei lillà. I rumori sono ovattati, i gesti rallentati come in un sogno, insieme i due intraprendono una distruzione totale, lenta, metodica, libri e quaderni lacerati, la boccia dell'inchiostro rovesciata sul registro, il materiale scientifico ridotto in briciole, le carte geografiche tagliuzzate, il giradischi e il proiettore resi inutilizzabili per sempre. 
La coppia, appagata, si abbraccia in silenzio, nella testa della scimmia una lucida consapevolezza: un tempo cinque ragazzi umiliati si erano giurati di tornare a cagare in testa al vecchio Ikni, divenuti adulti non possono più farlo, ma prima di morire di occlusione intestinale i cinque centauri costipati gli hanno tramandato la loro vendetta, offrendogli la parola chiave. Patrick si scioglie dolcemente dall'abbraccio della madre. Monta in cattedra, in piedi sul tavolo domina l'universo, si cala le mutande, si accuccia, strappa le pagine del registro delle presenze, una carta igienica a prezzi imbattibili. La mamma gli dà il cambio, la vede di profilo, con il viso in penombra. La luna è candida, la scimmia deglutisce, le orecchie gli si sturano, un piccolo tonfo, come in certe mattine al risveglio, il rubinetto dell'amore gli fa quasi male, da quanto gli tira. 
- Vieni, tesoro mio. 
Tornano a casa, camminando fianco a fianco senza toccarsi, in silenzio. In camera da letto evitano di guardarsi, si spogliano dandosi le spalle, lei spegne la luce, si sdraiano tenendosi a distanza. Con una mano dentro ai calzoni del pigiama Patrick si proietta il film della serata, una copia fedele, altrettanto colorita e profumata dell'originale, con una sensazione supplementare, i sospiri della mamma che scandiscono il ritmo del suo piacere. 
- Andiamo, Marie, alla tua età! 
Sul terrapieno erboso della chiusa, Marthe rimprovera la mamma, Patrick scrolla la testa, i Cinque devono averle spifferato ogni cosa, Knorr è il tuo segreto in cucina, a Savigny lo sanno tutti che loro sono gli occhi e le orecchie della vecchia strega, detto questo, in fondo non ha tutti i torti, la guerra degli stronzi va troppo per le lunghe. È la mamma che ha voluto proseguire le ostilità, Patrick non ne era per niente entusiasta, presentiva la fragilità di quello stato di grazia, smerdare la macchina del preside o depositare un pacchetto regalo sul suo zerbino costituiscono degli atti piuttosto insipidi in confronto alla gioia provata la prima sera, poi rivissuta al suo arrivo a scuola la mattina dopo, l'11 maggio. Patrick era eccitatissimo, la ricreazione non finiva più, gruppetti di alunni infervorati dappertutto, gli spioni incaricati della sorveglianza sconvolti si rimettevano in discussione, Ikni sull'orlo di una crisi di nervi, gli sbirri venuti a constatare i danni con il naso tappato, le bidelle che si rifiutavano di togliere la merda dalla cattedra. La scimmia dilatava le narici, era scoppiata la rivoluzione, e il detonatore era proprio lui, altro che le barricate degli studenti a Parigi. Adesso gli scioperi iniziano a placarsi, la mamma riprende a lavorare, il Guercio riparte in trasferta, chissà che ci resti, presto alle vacanze seguiranno altre vacanze, Ikni continuerà ad avere la merda al culo per l'eternità pedagogica, Ikni ha chiuso, alla fine Patrick promette alla vecchia Marthe mille anni di pace scolastica, bisogna saper mettere fine alla guerra, soprattutto quando si è vincitori. 
Al rientro a scuola nel 1968 vengono istituite le classi miste alle elementari e all'Aristide-Briand viene aperta una nuova classe di recupero. Patrick si rende conto che il suo livello di karate è ancora insufficiente e prega la mamma perché i suoi poteri magici lo facciano rimanere con il maestro Kupfermann. Il desiderio viene esaudito, negli incontri la scimmia raddoppia il suo accanimento, dal momento che le ragazze lo snobbano, tanto vale che abbiano una bella strizza di lui. La paura che incute loro non annulla però le mortificazioni che le compagne gli infliggono costantemente, con il corpo, con gli sguardi, con i gesti, le ragazze gli dimostrano chiaramente fino a che punto si sentano disturbate dalla sua sola presenza. Nessun altro a scuola si permette più queste pagliacciate, o sono abituati al suo fetore o temono di peggio, purtroppo il codice morale delle periferie vieta di menare le femminucce, Patrick è disarmato. Nuovamente escluso, ricomincia a tirare su col naso. 
- Ha qualche guaio la mia scimmietta? 
È difficile da spiegare alla mamma, lei non deve fraintendere, naturalmente non ha voglia di guardare nessuna donna al di fuori di lei, ma deve per forza andare a scuola tutti i giorni e non ne può più di tenere il moccolo. La mamma viene a sedersi accanto a lui sul sofà, allegra, lo abbraccia, allora sotto il nasone da giudeo di Kupfermann quelle puttanelle passano il tempo a pomiciare, bella roba! Non proprio, è più sottile, certe espressioni del viso che la dicono lunga, una certa maniera di sedersi vicino a qualcuno, un gesto di ostilità che si trasforma in struscio, un sorriso che smentisce delle parole aggressive, nei giochi quel dare la mano o rincorrere sempre lo stesso compagno, due bacini per pegno, stessa cosa quando si salutano, lui non è come gli altri, è puzzolente, a lui non lo bacia nessuno. La mamma gli dimostra il contrario, non è ancora convinto, ci sono baci sulla guancia che assomigliano a limonate, così va meglio, e così? Così tenero che si taglia con un grissino, la scimmia ha raggiunto i compagni che stanno pedalando faticosamente, li sorpassa senza problemi, ha due lunghezze di vantaggio, sulla salita li stacca nettamente, va giù liscio come l'olio, sprint finale, passa il traguardo, ha vinto! Esplosione di gioia, mazzi di fiori, Ajax, la forza di un tornado bianco. 
- Ecco, Patrick, cerca di leggere per conto tuo, torno da te tra cinque minuti. 
La scimmia risponde al maestro con un sorriso beffardo, povero cazzone che ha disdegnato le grazie di Marie, non sa cosa si è perso, baby-talco Johnson una pelle liscia come quella di un bambino, caffè Carte Noir si scioglie all'istante, Fanta l'aranciata fantastica. Quello stronzo di Kupfermann con la sua lettura ci si può pulire il culo, Patrick se ne sbatte il cazzo, balbetterà qualche parola come al solito senza capirci una sega, ancora un brutto quarto d'ora prima di tornare ad abbandonarsi tra le braccia di Marie, la sua mammabefana. Meccanicamente dà un'occhiata al testo ciclostilato, il titolo fa presa su di lui: Str… Str…, la forma e il senso si impongono d'un botto, è il caso di dirlo, Strani animali, cucù fa l'uccellino dell'orologio, divertente, una storia di uccelli. Meglio il passero, la passerina o la patatina? Pai, dividila con chi vuoi, come ieri sera con Marie, speriamo di fare crick-crock anche stanotte, insomma di che parla questa storia? La legge tutta di un fiato. Kupfermann porta la sua sedia vicino a lui, la scimmia alza la testa, si scorda l'incazzatura, gli scappa detto: 
- Che ridere, signor maestro, quando il gatto si frega la zampa dietro l'orecchia per far piovere. 
- Ma l'hai capita? Allora sai leggere! Mio caro Patrick, è il più bel regalo che potevi farmi. 
Spara cazzate a ruota libera il coglione comunista, senza contare che non ha l'aria tanto in forma, sempre più spesso fa delle smorfie di dolore e si massaggia le trippe, a volte gira la testa per ruttare, ha il gozzo pieno di bolle d'aria, Perrier, l'acqua che fa pschitt. E poi dimagrisce a vista d'occhio, che soddisfazione, magari crepasse. Anche Marie si rallegra a queste buone notizie, applaude ai bollettini che Patrick le strombazza, la checca giudaica naviga in cattive acque, è bianco come un lenzuolo, anzi verde, ormai è alla deriva, praticamente un morto che cammina, si prende un congedo per malattia, deve essere operato, viene ricoverato nella clinica Jacques-Coeur di Vieux-Savigny, peccato, stando alla signora Kupfermann è andato tutto bene. 
Patrick è deluso, non ha nessuna voglia di aggregarsi alla delegazione scimmiesca che vuole far visita al maestro, carica di regali sgraffignati ai grandi magazzini. All'ultimo ci ripensa, meglio non farsi notare, e poi perché perdersi la scena penosa di Kupfermann costretto a letto, debole come un neonato? La classe di recupero al completo si presenta in clinica, un'infermiera allarga le braccia, i minori di quindici anni non possono accedere ai reparti di degenza. Arriva la signora Kupfermann, esprime la sua contentezza, che pensiero gentile, prende in consegna i regali, affretteranno senz'altro la guarigione del marito, percorre il corridoio e apre la seconda porta a destra. Patrick torna l'indomani da solo, un po' prima, deciso a scacciare per sempre l'immagine regale di Kupfermann in kimono immacolato e cintura nera. 
Nell'androne e nel corridoio non c'è nessuno, la scimmia si intrufola all'interno, nella camera numero 3 un disgraziato giace a occhi chiusi, ha dei tubicini nei buchi del naso, nella bocca, nel braccio, Patrick si avvicina, allegro, forse Kupfermann ha davvero tirato le cuoia, merda, le palpebre si muovono, deve impedirgli di risvegliarsi, ninna nanna dormi bambino, magari per sempre, Marie sarà contenta, con la sorellina ha usato un cordone, uno dei tubicini andrà benissimo e zac!, crepa, bastardo, Patrick tende in avanti le mani, a Kupfermann manca l'aria e apre gli occhi, lo guarda sbattendo le palpebre, la scimmia abbassa le braccia, sussiste ancora in lui una sottile speranza: 
- Sente male, signor maestro? 
L'altro scrolla la testa, facendo oscillare i tubicini, l'ha scampata bella il Kulattone, una vera botta di culo, chiamarlo solo Kupfermann è già troppo. 
Le acquisizioni 
- Mon Chéri, intenso piacere in un cuore di cioccolato. 
- Nescafé, piacere solubile all'istante. 
- Ho voglia di tenerezza, ho voglia di Bonduelle. 
- Sono la tua Bonduelle. 
- Io credo solo a Woolite. 
- Io sono la tua Woolite. 
- Adoro la tua lana vergine. 
- Come la mia scimmietta non c'è nessuno. 
- La mia mammabefana, un piacere unico. 
- La tua Morosità, morbida la vita. 
- Prova Fisherman, un brivido di piacere. 
- E tu fai du-du, du-du Dufour. 
- Tuborg, solo tu… 
Suona la sveglia, bisogna andare a scuola, anche di sabato, e stasera toccherà dormire in camere separate, non è giusto, l'obbligo scolastico fino a sedici anni e i ritorni ciclici del babbo guercio, quel rompicoglioni, Patrick aspira ad avere gli stessi orari e gli stessi giorni di vacanza di Marie, è così che la chiama quando pensa a lei, anche se quando le parla continua a chiamarla "mamma". Un lungo bacio, sciolgono il loro abbraccio, Patrick indossa il kimono, annoda la cintura verde, Marie lo guarda mentre si allena, un po' di riscaldamento, qualche sequenza di karate, il ritmo è vivace, la tela del kimono sbatte come una vela al vento, Marie trova che stia diventando un bel ragazzone, guadagna sempre più in forza fisica, lui le sorride, si fanno la doccia insieme, insaponandosi a vicenda, cazzo, ne ha di nuovo voglia. 
Adesso è in ritardo, fa la strada di corsa fino a scuola, non gli manca certo il fiato ma svoltando l'angolo di rue Joyeuse rallenta, Iknina e il Kulattone discutono vicino al cancello d'ingresso, la scimmia cammina pacatamente, entrando rivolge loro un piccolo cenno di saluto con la testa, i due rispondono con un "Buongiorno, Patrick" molto cordiale, sembra quasi che lo stessero aspettando, Iknina chiude il cancello dietro a lui. La campanella è già suonata, la scimmia aggrotta le sopracciglia, basta che sia due minuti in ritardo e sull'area riservata alla classe di recupero c'è il bordello, tutti che ridono e scherzano, fanno baccano, compresi Guy Berger e Rémy Hess, i suoi luogotenenti, in classe hanno la sua stessa anzianità, Lisette, piantala! Patrick detesta il disordine. Quando si avvicina le scimmiette si immobilizzano, Guy Berger e Rémy Hess cercano di farsi perdonare, che leccaculi! 
- Ciao, Patrick, come butta? Alla grande, eh, Patrick? 
- Sarebbero dei ranghi, questi? Quante volte vi ho detto che dovete dare il buon esempio a questa marmaglia? 
Da quando la riforma ha spedito in collegio gli alunni maggiori di dodici anni, loro tre si ritrovano a essere i decani della scuola. I ragazzini si mettono in fila in silenzio, impeccabili. Patrick reprime un sorriso, che gran cosa l'autorità. Ha imposto alla sua truppa un ordine fisso, aveva le palle piene di spintoni e proteste infantili, in fila per due, le otto pischelle davanti, i sei minchioni dietro, lui in coda, il posto migliore per tenere d'occhio tutto quanto. Il Kulattone si mette alla testa della colonna, il giorno in cui l'ha trovata organizzata così, subito dopo che si era fatto ricucire la pancia, non ha. detto niente, e soltanto alla riunione del Collettivo degli scolari si è degnato di esprimere la sua soddisfazione, il solito teatrino di chiacchiere sdolcinate, ormai la sua classe è un modello per tutta la scuola, succhiati la suola, uno dei fondamenti della libertà è la disciplina liberamente concordata, non può esserci vera democrazia senza autogestione, succhiati il ditone. 
Gli sguardi dei compagni si rivolgono alla scimmia, che non ha battuto ciglio, dissimulando la sua irritazione, lo prende per il sedere alla grande, il Kulattone, la sua classe, la sua classe, in realtà la classe è di Patrick e di nessun altro, chi è che si sbatte tutti i santi giorni da settimane per garantire la sorveglianza in ricreazione, chi è che è riuscito a eliminare le baruffe in cortile, chi è che ha scoperto il racket dei dolci alla mensa e condannato i colpevoli a rimborsare le vittime in natura per tutto il resto dell'anno? La scimmia allora ha riflettuto sulla dualità dei poteri, il suo non è che subalterno, lui è solo un cagnaccio di quartiere, ecco cos'è, le altre scimmiette non potranno mai considerarlo il loro vero capo fintanto che ne saprà meno del Kulattone in grammatica e in aritmetica, ma soprattutto fintanto che non farà pari e patta con la cintura nera. A volte è davvero scoraggiante, per quanto ci dia dentro a sgobbare duro e ad allenarsi forte, lo scarto non si riduce, il sapere del Kulattone sembra inesauribile, non fai in tempo a digerire i numeri complessi che lui tira fuori dal cappello la regola del tre semplice, e oltretutto da quando si è alzato dal tavolo operatorio il suo nidan geri, il doppio calcio volante, è ancora più impressionante. 
- Rei. 
Durante il saluto che precede l'incontro, Patrick cerca di concentrarsi, stando al Kulattone bisogna che la mente sia come l'acqua cheta, i nipponici hanno poco da blaterare, in soldoni vuol dire che non devi pensare a un cazzo, sì, pare facile, qualche sassolino nella scarpa rimane sempre, una zaffata dell'antica umiliazione e un paio di ceffoni che bruciano ancora sulle guance. 
- Hajime. 
Al segnale che dà inizio al combattimento Patrick si scaglia sull'avversario, accorcia la danza di avvicinamento, colpisce in decontrazione per saggiare i riflessi del suo antagonista, lo schiva con una giravolta prima di piazzare la sua sequenza favorita, a pugni chiusi, uno-due al viso, da lontano, ma l'ha fatto apposta, calcio alto circolare da sinistra, ancora una finta e, nella scia, calcio diretto da destra a livello gedan, traduzione: in pieno nei coglioni, salvo che all'ultimo momento ha trattenuto indietro la zampa. 
- Yame. Tornate qui. Ippon. Patrick vincitore. Rei, salutate. 
Con Berger o Hess nessun problema, ma il Kulattone conosce troppo bene la canzone, poco importano le varianti o le improvvisazioni, lui lascia partire il primo colpo ma quello stronzo invece di fare muro, ti sbarra in doppia rotazione, all'andata ti sfiora, al ritorno picchia con il dorso del pugno nella schiena, malgrado il controllo, al contatto con il kimono l'onda d'urto si propaga mozzando il fiato a Patrick. Oppure, ed è anche peggio, nell'istante stesso del volteggio, quel gran vigliacco si abbassa e con la mano falcia la gamba d'appoggio, e allora ti ritrovi col culo per terra. La scimmia si rialza, impassibile, saluta, sgocciola di sudore e si maledice in tutte le lingue, ancora una volta la sua rabbia è trapelata annunciando così il suo attacco, i musi gialli hanno ragione, non si deve guardare il nemico con gli occhi, ma sentire la sua presenza nello spazio, l'odio deve esalare senza odore, l'urlo che uccide è silenzioso. 
- Tuo padre è già a casa. Mi ha portato un braccialetto d'argento. Dice che ha anche un'altra sorpresa, per tutti e due. 
Sulla porta dell'appartamento Marie tiene Patrick a distanza, fa segno di no con la testa, oggi non se ne parla, niente lingua furtiva né carezze silenziose, la donna gira sui tacchi. Questa è sfiga, aspettavano il Guercio solo per l'ora di cena e la scimmia contava molto sulla siesta pomeridiana. Patrick entra in soggiorno, stretta di mano, adesso che ha quasi quattordici anni il babbo fa mostra di trattarlo da uomo, lui alla sua età sfacchinava peggio di un grande, si può dirlo forte, ma questo non gli impedirà di regalare al suo rampollo preferito un bel motorino per il suo compleanno. Di nascosto Patrick se n'è già trovato uno, in corso di revisione presso la banda dei Cinque, perciò il vecchio minchione, con quell'occhio che gioca a biliardo e l'altro che segna i punti, può metterselo nel culo il suo motorino, e pure i suoi maledetti quattrini, ormai si sa che alza un mucchio di grana come stuccatore fuori sede, incentivi e trasferte di qua, indennità di là, ore di straordinari, almeno si tiene occupato mentre è lontano da casa e quando il gattaccio non c'è, la topina di Marie balla. 
Quel senso di superiorità fantasticato è di breve durata, il babbo guercio è felice e contento, a tavola tiene banco con la sua sorpresa, nessuno l'ha ancora imbroccata, andiamo, che cosa potrà mai essere? Marie sta al gioco, tutta allegra, per caso ha qualcosa a che fare con una bella vincita ai cavalli? Scuote il braccialetto che ha al polso, un altro gioiellino per lei? Si alza per sparecchiare, dimenando il sedere messo in risalto da una gonna lunga a vita alta e fa in modo di far aprire il bolero a fiori incrociato sotto le tette, l'abito alla moda che Patrick ama di più. Questo atteggiamento lo fa insospettire, domanda al babbo guercio se la sua carretta cammina sempre a due all'ora, tutto il contrario, il padre prende un'aria furbetta e si frega le mani sugli occhi, ha fatto il ritorno a tempo di record, alle undici precise era già a casa, allora è per lui che quella troia di Marie si è fatta bella, infedele per un misero braccialetto. 
Non mostrare niente, non far trasparire l'amarezza, non scoreggiare di disperazione, parlare normalmente, sguardo spento, se non c'è altro… il lavoro lo aspetta, la banda dei Cinque ha bisogno di lui. Il Guercio propone di accompagnarlo, gli darà uno strappo in macchina e poi andrà al centro commerciale di Belle-Épine con Marie, a fare qualche compera per lei. Non dice altro. Nel parcheggio delle case popolari non c'è ombra della Simca 1000, ma ecco la sorpresa, una 504 grigio metallizzato, quasi nuova, sedili in pelle, radio, iniezione diretta e compagnia bella, Marie ci gira intorno, ci monta dentro strillando di contentezza, si siede accanto al guidatore, al cosiddetto 'posto del morto', come ci sta bene, lei è fatta per il lusso, questo è sicuro. Alla scimmia, relegata sul sedile posteriore, viene la nausea. Ha il mal di macchina, vuole scendere, continuerà a piedi, il Guercio frena con indulgenza, ah questi giovincelli, la mamma raccomanda al figlio di tornare per cena, questa poi è il colmo. Un motociclista frena all'altezza del gruppo, alza la visiera del casco, la coppia nell'auto lo saluta con la mano e riparte. Loulou Porcher lo compatisce: 
- Hai litigato di nuovo col tuo vecchio? 
- Sì. 
- A quanto pare però tra lui e tua madre le cose van-
no bene. 
- Oh, con lei è passabile, quando non è sbronzo. 
- E altrimenti? 
- Al solito, urla e mena. 
Alla Cour des Miracles la banda dei Cinque non è al completo, Luc e Lallez sono già fuori con il camioncino, in ballo c'è un affare ghiotto, si tratta di recuperare della ferraglia, gli altri tre devono raggiungerli, rientreranno tardi e Patrick non sarebbe loro di alcuna utilità, del resto non lo aspettavano che mercoledì della settimana prossima, se gli gira può restare ad aggiustare il motorino, ci ha sgobbato tanto, è il suo. La scimmia esamina i pezzi smontati del motore, tira su col naso, non sa come rimontarli ma, tanto per fare qualcosa, se gli dà una ripassata con l'olio non può certo fargli del male. Si accuccia e comincia a strofinarli, con la testa vuota di pensieri, una mano si posa sulla sua spalla, Patrick trasalisce, la mano è scarna, punteggiata di macchie brune, con le vene sporgenti, appartiene a Marthe. Patrick saluta la vecchia strega, no non c'è nessuno, la informa, a parte i fratellini in fondo al cortile e le donne dentro le case. La vecchia Marthe, con i suoi occhi lacrimosi e il mento aguzzo, si allontana brontolando, a passetti da topo, si volta e lo osserva un momento oscillando il capo dall'alto in basso, Patrick è sicuro che è un segno di approvazione. Dopo che se n'è andata, il ragazzino fruga nell'officina in cerca di una latta di liquido per batterie, non toccare, l'avevano avvisato i Cinque, è vetriolo! La trova sotto il bancone e la chiude dentro a un sacco di plastica. Tornato alle case popolari la nasconde in cantina sotto un mucchio di scatoloni, può sempre servire. 
- Guarda, il figliolo si è già messo in pigiama, a quest'ora! 
In soggiorno, con le braccia cariche di pacchetti, il Guercio fa della pesante ironia sulla tenuta da karateka del figlio. La scimmia finge di non sentire, continua a lavorare sul nidan gerì, doppio calcio volante, difficile, fa parte del programma per la cintura marrone, Patrick non è ancora capace, la tela del suo kimono non frusta l'aria. Marie tuttavia elogia l'esercizio, che bello, che acrobatico, con Patrick come guardia del corpo non ha più paura che le manchino di rispetto per la strada, nessuno se lo sognerebbe. Il Guercio non è tanto convinto, è tutta scena, roba da Brass Lì e compagnia bella, ma in una scazzottata vera, qui sta la differenza, non c'è niente di meglio dei vecchi metodi di casa nostra. Marie fa una risatina, e se i suoi due uomini confrontassero davanti a lei le loro rispettive tecniche, ma mica sul serio, eh? La scimmia sente il sudore inondargli il viso, le orecchie gli ronzano, puntini neri gli ballano davanti agli occhi, un vecchio disco gracchia i brandelli di una storia antica, David Kupfermann è in ginocchio ai piedi della mamma, il papà piomba in casa, vuole menarla, David si intromette, i due uomini si battono a morte per i suoi begli occhi, un calcio diretto a livello gedan, in pieno nei coglioni, e il papà si accascia a bocca aperta. Rei, Patrick si inchina lentamente davanti a suo padre, non ha nemmeno il tempo di mettersi in guardia, hajime, ippon, yame, una testata nello stomaco lo fa piegare in due sul sofà. 
- Andiamo, figliolo, era tanto per scherzare, vieni a mangiare con noi. E poi c'è una sorpresa per te, personale. 
Immobile, con il naso puntato al pavimento della sua camera, Patrick non risponde a nessuna delle sollecitazioni del Guercio, che si stanca per primo. Marie gli dà il cambio, indossa un vestito nuovo di zecca, senza maggiore successo: 
- Andiamo, scimmietta, non vorrai tenere il muso alla tua mammabefana. 
- Non devi andare a letto con lui. 
- È sempre mio marito. 
- E io cosa sono? Un sacco di merda. 
- Guarda, figliolo, cosa ti ha comprato papà, una tivù portatile tutta per te. 
Dalla finestra, la scimmia contempla i resti del televisore sparpagliati nel cortile, non c'è niente da fare, i quattrini fanno più dell'istruzione e del karate messi insieme. Chi sgancia ce l'ha più grosso, chi è a secco è una mezza sega, anche il Kulattone, uno squattrinato, una vecchia due cavalli per carretta e neanche la minima idea su come rastrellare un po' di grana a parte le mostre mercato del cavolo dove non viene mai un cane, in classe le scimmiette vorrebbero offrirsi una gita a Deauville, la spiaggia dei riccastri, solo che le zucche sono vuote e nella cassa del Collettivo entrano solo i tarli. Il Guercio a quanto pare ha scovato il modo di fare i soldi, si direbbe che lo stucco sia oro, ma in fondo, perché no? 
- Per tirare su un po' di grana per la gita di fine anno, un buon sistema è quello di fare dei cosi di gesso con gli stampini di gomma. Vasi, ciotole, Topolini, Paperini, roba così, e poi vendere tutti 'sti aggeggi ai bambini della materna. 
- Bella idea! Geniale! 
Gli rompe ammetterlo, ma funziona, oltre ai soldi la scimmia guadagna il rispetto e non più la paura dei compagni, che grazie a papà Patrick andranno a vedere il mare, per non parlare dello statuto privilegiato ottenuto presso gli altri maestri della scuola, perché possa dedicarsi al suo commercio Iknina e il Kulattone l'hanno dispensato dalla sorveglianza durante la ricreazione. Ha delegato i suoi poteri disciplinari a Rémy Hess e Guy Berger, a rapporto due volte al giorno, nel complesso l'ordine regna comunque e bisogna anche saper chiudere un occhio sulle piccole mancanze. 
A Patrick piace restare solo in classe per impastare, modellare o tenere la contabilità, la presenza del Kulattone occupato nelle sue correzioni non lo disturba. Alla fine della ricreazione il maestro scende in cortile, di passaggio ammira il lavoro di Patrick, di tanto in tanto si scambiano qualche parola da pari a pari, più spesso il Kulattone gli rivolge un sorriso tanto per darsi un contegno, a volte capita che sia un sorriso malinconico. La scimmia scrolla la testa, i Cinque ne hanno parlato davanti a lui, i Kupfermann si sono separati, lei ha tenuto i ragazzi e l'alloggio interno alla scuola, lui si è preso una camera in città, a Juvisy, pare, le sue serate non devono essere tanto allegre, è stato punito abbastanza? Patrick stringe i denti, non si lascerà impietosire, a lui nessuno lo compatisce per aver perso Marie, in pratica è così. Tra un fine settimana e l'altro lei voleva far tornare tutto come prima, lui l'ha mandata a quel paese, lei ha cercato di provocarlo con degli abiti sexy, ha pianto, ha strillato, ha spaccato piatti, ha minacciato di travestirsi di nuovo da barbona, di uccidersi, Patrick non ha ceduto, lei deve scegliere e andarsene via lontano insieme a lui, perché non la dividerà mai più con nessuno. 
Dopo cena si priva della televisione, la pubblicità è solo un mucchio di frottole, si chiude in camera e si allena fino a che è completamente cotto e crolla in un sonno senza sogni. Il Kulattone nota i suoi progressi, gli concede la cintura blu, per ottenere la marrone dovrà iscriversi alla palestra comunale e perfezionare il suo nidan geri, l'anno prossimo non saranno nella stessa classe. La scimmia non ha alcuna voglia di andare nella sezione integrativa, per vendicarsi del Kulattone è meglio averlo sempre sottomano. Non vuole nemmeno seguire i corsi del Karate Club, dove l'istruttore è Marc, quello che doveva essere il suo papà, inutile risvegliare i vecchi sogni, quelli attuali bastano e avanzano. Il sogno di Marie è di continuare a fare la bella vita, passare le ferie in albergo, al ritorno smettere di lavorare all'incannatoio, insomma giocare a fare la mogliettina. Il Guercio incrocia ancora di più i suoi fari in sottotensione, ma se non ha più il becco di un quattrino, non c'è trippa per gatti con tutti i debiti che ha, senza contare le cambiali della 504, per il motorino il figliolo aspetterà, però intanto, nell'immediato, tra salario unico, sussidi e assegni familiari, Marie potrebbe tornare a fare la casalinga mentre aspetta di sfornargli una pupetta. Che il diavolo se lo porti, la donna strilla come una gallina, con lui manco morta se crede di scoparsela senza guanto. 
Rinasce la speranza, ma la scimmia si guarda bene dal manifestarla, va dalla banda dei Cinque, il suo motorino è pronto, lo prova in avenue de Fromenteau, in fondo c'è la strada statale, Patrick la attraversa, scorrazza per le vie di Juvisy, insomma, dov'è che abita il Kulattone? Non ci mette molto a scoprirlo. 
- Se hai cinque minuti, Patrick, all'uscita faremo un salto in macchina fino a casa mia per prendere gli assegni della cooperativa degli scolari. 
Nella due cavalli il Kulattone scende dal suo piedistallo, è divertente sentirlo spiattellare le sue miserie, tutta roba risaputa, il succo è che vuole quello che non ha. Per questo ha piantato moglie e figli, la scimmia sospira, non tutte le famiglie hanno questa fortuna. Sul sedile posteriore ci sono delle macchie scure, un ricordo di Alain Coulon? Il Kulattone ha l'aria imbarazzata, Patrick ne approfitta per sostenere la necessità della sua permanenza in classe per un altro anno, il tempo di diventare cintura marrone. Al Kulattone dispiace deluderlo, le regole sono regole, Patrick non dispera di riuscire ad aggirarle, molla una scoreggia, la scimmia esibisce così la prova della sua determinazione. Nella camera del Kulattone i valori sentimentali sono visibili alla prima occhiata, due vasi di gesso decorati di sicuro dai suoi marmocchi, mucchi di carte dattiloscritte, una bella poltrona, un gatto. La scimmia lo accarezza, il gatto fa le fusa, si lascia cadere sul fianco dal piacere, anche Micetto faceva così, i ricordi sono confusi, glielo aveva regalato la mamma o forse qualcun altro, il Guercio lo ha fatto fuori, questo lo sa bene, ne aveva avuto un gran dispiacere. Sotto a chi tocca, adesso, e Patrick non si strapperà nessun dente per consolare il Kulattone. Mentre questi prepara il caffè, la scimmia si avvicina alla finestra: 
- Non è prudente lasciare le persiane aperte, signor maestro, quando si sta al pianoterra e su un cortile dove non c'è nessuno. 
L'avvertimento equivaleva al saluto che precede l'incontro, il Kulattone non ne ha tenuto conto, peggio per lui. Il gatto è raggomitolato sulla poltrona, con il naso nel pelo morbido, c'era una canzone che diceva così, Patrick si morde le labbra, stringe i pugni affondando le unghie nel palmo, non ha intenzione di tirarsi indietro, quando il vetro s'infrange il gatto ha un soprassalto. Basta parlargli dolcemente, su, vieni Micetto, da bravo, avvicinarsi lentamente, non è niente, Micetto, non aver paura, tirare fuori pian piano dalla tasca un cordone da tenda, che bel gattino, scusa Micetto, il papà l'ha stordito con un colpo di scopa e gettato tra i rifiuti con una corda intorno al collo, Patrick stringe senza convinzione, è spaventato dalla reazione selvaggia del gatto che scappa in cortile con un balzo, anzi ne è quasi sollevato. 
Non gli resta che compiere nella stanza un saccheggio metodico, banale. 
- Davvero l'hai fatto? Mi piacerebbe essere una topolina per vedere il suo brutto muso quando troverà il suo gattaccio con la lingua di fuori. 
Marie è raggiante di felicità, il Guercio non aveva avuto le palle di vendicarla del Kulattone, sbatte fuori il vigliacco dal suo letto, la scimmia torna in camera con la madre. 
Dal settembre del 1971 Patrick inizia a frequentare la nuova sezione speciale, incrocia le braccia, prende per i fondelli gli insegnanti, riceve uno schiaffo dal maestro di attività manuali, la risposta della scimmia è altrettanto secca, uno-due al viso, ippon, scoppiano gli applausi del pubblico. Trasferito all'Aristide-Briand, Patrick riprende le redini della classe. A karate il Kulattone è sempre intoccabile, non abita più a Juvisy, alla fine dell'anno cambierà mestiere, la scimmia è furiosa di chiudere con lui con un mezzo fallimento. Marie adesso è decisa a divorziare, annuncia al Guercio che uno dei due deve fare le valigie, lui singhiozza, sospira, piange, che pappamolle, la checca peggiore di tutte, però un matrimonio in chiesa è indissolubile, lui non schioda. Se crepasse, Marie di sicuro non porterebbe il lutto, vede tutto nero, senza diritto agli alimenti e solo con il suo salario è impossibile andare via, lei e Patrick non camperebbero. Lui cerca di tirarla su di morale, il Kulattone si sta muovendo per trovargli un posto di apprendista da un orticoltore o da un fiorista, se la cosa non funziona al massimo entro un anno sarà libero dall'obbligo scolastico e se ne andranno in campagna, là potrà farsi ingaggiare come bracciante agricolo. Nel frattempo devono stare in campana, Richard la regina delle checche sospetta che ci sia un altro uomo nella vita della sua legittima sposa. 
Le vacanze estive si avvicinano, in classe le scimmiette non fanno altro che confabulare, vogliono sprecare i loro soldi in un regalo di addio al Kulattone. Patrick prende la cosa in mano, dopo aver visto Richard la Reginetta mettersi a frignare gli è venuta un'idea stuzzicante: esagerare nel sentimentalismo fino a fare piangere il suo rivale. Il giorno della gita a Deauville attacca al cuore del Kulattone la sanguisuga della nostalgia, tanto per preparare il gran finale, un mangianastri e una musicassetta del cazzo, la stessa che ha scassato le palle alla classe per anni ma che rende il Kulattone tutto languido e belante. Patrick lo osserva da vicino, ha un velo di nebbia negli occhi, è il momento di piazzare la stoccata: 
- Niente, 'sto Mozart è più cazzuto di Johnny Hallyday e Eddy Mitchell messi insieme. 
Colpo grosso, il Kulattone sospira, svuota il naso nel fazzoletto, si asciuga pure due lacrimucce, la scimmia dice finalmente addio al bambino picchiato che piangeva sul suo disegno spiegazzato. 
Da uovo era diventato uomo, Marie si ritrovò incinta. Le nausee la denunciarono a Richard, che per la prima volta si incazzò di brutto con lei, voleva sapere chi l'aveva ingravidata, per quanto si chiamasse Marie di sicuro non era opera dello Spirito Santo. La scimmia si mise a ridere, il Buon Dio era lui. Richard divenne livido di rabbia, si volse verso Marie vomitando la sua rabbia: 
- Hai osato infinocchiare il ragazzo? Carogna, non meriti nemmeno la corda per impiccarti. 
Si lanciò addosso alla donna per massacrarla di botte, la scimmia si mise fra loro, un veloce saluto e una versione abbreviata della sua sequenza favorita, un bel calcio diretto a livello gedan, in pieno nei coglioni, Richard si accasciò a terra, a bocca aperta. Anche gli occhi erano rimasti aperti, perciò continuavano a guardare storto, per Marie era insopportabile, bisognava chiuderglieli, lei supplicava Patrick di farlo, lui non aveva più il coraggio di toccare quel corpo morto, corse in cantina a prendere la latta di vetriolo, una aspersione al volo e il Guercio non li guardava più per traverso, la scimmia fece una smorfia e si mise a zoppicare, nella fretta di colpire si era ferito il ditone del piede. 
ALTROVE 
La sentenza 
- Cerca di capire: noi, in questa storia, cerchiamo solo di aiutarti. 
- Bene, ricominciamo tutto daccapo. 
- Allora, il fatto è avvenuto questa domenica mattina al momento della colazione. Più o meno che ora era, esattamente? 
Quanto rompono le palle con tutte queste domande, parola mia, si credono degli sbirri a voler ficcare il naso in tutti i buchi, Jerry Pocztar vuol fare Raymond Souplex in Les cinq dernières minutes, la nota serie poliziesca, Luc e Lallez fanno i due assistenti, com'è che si chiamano gli attori che stanno con il commissario Bourrel alla tivù? Patrick ha un buco nello stomaco e una fame da lupi, da ieri sera non ha più messo niente in pancia: 
- Sono così affamato che mi mangerei una testa di cavallo con un secchio di fagioli rossi. 
- Va bene, non è che sembri poi così emozionato. 
Bisogna cambiare tattica, i Cinque non sembrano disposti a far sparire senza tante storie la carcassa di Richard nel bosco di Sénart, prima hanno il camioncino in riparazione sull'elevatore, poi tirano fuori un cavillo dietro l'altro, complicità in omicidio, occultamento di cadavere, vuol dire cercarsi guai, insomma se la fanno addosso dalla fifa. La scimmia piagnucola e sospira, ritrova il tono di voce lamentoso della sua infanzia, sta pensando alla sua povera mamma incinta ancora sotto choc per essere stata quasi sfregiata con l'acido, per calmarsi ha dovuto imbottirsi di pasticche. Jerry lo rassicura, Loulou e Pierrot sono andati a vedere se ha bisogno di qualcosa, non deve guastarsi il sangue per questo, non sono quelli che restano a creare problemi, piuttosto Patrick sì che è proprio in un bel pasticcio: 
- Perciò devi dirci solo la verità. 
La scimmia mantiene la versione messa a punto con Marie. Al mattino è stato svegliato dalle urla del padre e dalle grida d'aiuto della madre. Il Guercio era ancora sbronzo, la notte non gli era bastata per smaltire la sbornia, inseguiva la mamma con una lattina di acido in mano per cancellarle i connotati, per fortuna a forza di girare intorno al tavolo è andato in confusione. Luc lo interrompe, cosa gridava Richard? Diceva che era una lurida carogna, la accusava di averlo infinocchiato, urlava che il bambino che nascerà non è suo, insomma un mucchio di cazzate. Jerry è della stessa idea, per la semplice ragione che… Non finisce la frase, richiude il becco, Luc e Lallez si guardano le scarpe, Patrick contrae le mascelle, ha capito benissimo quello che pensano, tutti e tre: a parte Richard il Guercio, Marie non se la scoperebbe nessuno. La scimmia è invasa dalla rabbia, che vada pure tutto a puttane, lancia la sua sfida all'universo: 
- Non erano cazzate! Il bambino è mio. 
Un silenzio pesante, Patrick avverte una fatica immensa e un senso di scoraggiamento, a che pro mentire su tutto il resto, non ne uscirà fuori, come minimo sarà la prigione perpetua, più probabilmente il capestro, a meno di una grazia del presidente data la sua giovane età, si sente arrivare una moto, è Loulou Porcher di ritorno dalle case popolari. Si leva il casco, senza guardare Patrick, parla quasi sottovoce, Marie è completamente fuori per via dei sonniferi, Richard non è un bello spettacolo e la moquette del soggiorno è da buttare, il vetriolo fa dei bei danni, il brutto è che nelle sue dichiarazioni Patrick non ha sputato il rospo, a quel punto Pierrot non è andato al commissariato ma al domicilio personale di Lobrot, dopotutto il capo della polizia è sempre nativo di Savigny e conosce tutti quanti. Jerry prende Loulou da parte, lungo conciliabolo, Luc e Lallez stanno davanti alla porta, la scimmia si sente di nuovo in forma, non si lascerà consegnare agli sbirri, valuta la distanza che lo separa dalla finestra, il tempo di aprirla, saltare giù in cortile, far partire il suo motorino, i tempi sono stretti e il ditone lo tormenta, ma dovrà comunque tentare la fortuna. 
- Ecco Pierrot. 
- Ehi, gente, sta arrivando Lobrot. 
- Allora bisogna imboscare Patrick e il motorino, diremo che ha avuto strizza e ha tagliato la corda. 
- Che vi prende? 
- Ti spiegheremo, è un gran casino, questa è roba di competenza della vecchia Marthe. 
Lallez guida la scimmia in un dedalo di scantinati bui, con la torcia elettrica gli indica una poltrona sbrindellata in mezzo a un ammasso di oggetti di ogni tipo, che non si muova da lì, verranno a riprenderlo dopo che il commissario Lobrot sarà andato via. Patrick gli ricorda che non ci vede più dalla fame, Lallez promette di portargli da mangiare e infatti dopo un'eternità mantiene la parola. Lo spuntino e le notizie sono buone, i piedipiatti hanno portato via il corpo di Richard nella cella frigorifera, Marie è sotto osservazione medica all'ospedale di Juvisy, grazie alla benevola collaborazione della banda dei Cinque, Lobrot ha capito tutto. La sua ricostruzione dei fatti è brillante, un padre alcolizzato esercitava da anni il suo sadismo sulla moglie minorata psichica e sul bambino ritardato, scolarizzato in una classe differenziale. In una crisi di delirio il marito vuole attentare alla vita della donna, per difenderla il figlio fa saltare la lattina di acido solforico dalle mani del Leguern che ne riceve una zaffata in faccia, bene, in quella, un calcio istintivo e mal piazzato spedisce il papà all'altro mondo, una fatalità, l'assenza di premeditazione salta agli occhi, si tratta di una disgrazia e non di un crimine, davanti al tribunale dei minori ci si appellerà alla legittima difesa e sarà assolto, a meno che il giudice non decida per la totale irresponsabilità del parricida accidentale e allora non vi sarà nemmeno il processo. Nel frattempo Lobrot ha dato ordine alle sue pattuglie di recuperare con delicatezza il povero ragazzino terrorizzato da un atto più grande di lui. La vita è bella, Patrick azzanna la sua seconda coscia di pollo, non ha sputato il rospo, ha detto Loulou, ma quale rospo, come sbarazzarsene, e quando potrà rivedere Marie? Non ha bisogno di formulare le domande, indirettamente Lallez gli dà le risposte: 
- Noi con gli sbirri, i curiosi, gli avvocati in toga e il loro burattinaio non abbiamo niente da spartire. Però non siamo fessi e vogliamo capire la storia fino in fondo. Dai, muovi le chiappe. 
Lallez sposta la poltrona su cui era seduto Patrick, spazza con il piede la polvere da terra, si china, apre una botola, scende dei gradini, accende la luce elettrica e invita la scimmia a seguirlo. Ai piedi della scala c'è una porta, poi un corridoio e in fondo uno stanzone con il soffitto a volta, alcune sedie, un tavolo con sopra tre fucili mitragliatori e dei caricatori pieni. Lallez lancia un'occhiata di traverso a Patrick, ficca precipitosamente le armi dentro ad alcune borse, in quella arrivano i suoi quattro compari tutti furibondi, insieme alla vecchia Marthe. 
- Che coglione, avrebbe potuto aspettarci! - strilla Loulou Porcher. 
- Cos'è questa trascuratezza? - brontola Marthe. 
- Be', ieri abbiamo sgomberato da Marc e Jeanne e così avevamo pensato di ripulire gli attrezzi prima di… - Lallez si impantana nel discorso. 
- Bravo, dagli anche l'indirizzo! - taglia corto Pierrot. 
- Quando è in mezzo alla merda non è più capace di frenare la lingua. 
- Allora farà l'avvocato, - conclude Jerry Pocztar, con una certa logica. 
Lallez protesta, prima di tutto non gli sta bene, preferirebbe fare il procuratore o il testimone a carico. Loulou sostiene il punto di vista del compare, il chiacchierone non può fare altro che l'avvocato, anche per via dei suoi legami di parentela con Patrick. Gli altri quattro protestano, che storia è questa? Loulou torna indietro nel tempo, all'epoca in cui il presunto padre di Lallez si era messo insieme alla madre di Marie, lui e la figlia della sua matrigna provvisoria erano praticamente fratello e sorella, dunque si potrebbe considerarlo uno zio dell'accusato e in famiglia ci si dà sempre una mano. Gli altri quattro alzano le spalle, da questo punto di vista tutti quanti sono stati a turno gli zietti di Patrick. Con la sua voce belante, la vecchia Marthe ingiunge di tirare a sorte i loro ruoli, i Cinque eseguono, Loulou e Pierrot si siedono a fianco dell'anziana. A Lallez tocca il compito di figurare da pubblico, non è d'accordo, brontola, il giudice a latere Pierrot minaccia di sgombrare l'aula. L'avvocato Luc raccomanda al suo cliente di tenere rigorosamente chiusa la sala da pranzo, per via delle mosche. La scimmia scrolla la testa, questo tribunale da commedia non lo riguarda più di quello istituito un tempo dai compagni di classe e dal Kulattone. I Cinque e la vecchia strega possono decidere quello che vogliono, se si mette male andrà a spifferare alla polizia il loro piccolo traffico d'armi. Per cominciare, il procuratore Jerry la mette sul piano dell'etica: 
- Non si va a letto con la propria madre, è roba che non si fa. 
- Obiezione, Vostro Onore! 
Con il dito alzato, Luc è saltato su verso la vecchia Marthe. La presidente della corte tiene gli occhi chiusi dondolando il capo, con le mani incrociate sulle ginocchia. In sua assenza Loulou dichiara accolta l'obiezione della difesa, i moralismi dell'accusa non hanno spazio in questa faccenda. Il pubblico non è della stessa opinione e lo manifesta apertamente, secondo Lallez la scimmia deve essere riconosciuta colpevole di non aver considerato Marie come la Santa Vergine, e a parte questo, fare a botte con il proprio padre potrebbe anche starci, a condizione di non oltrepassare i limiti tra la vita e la morte. Ne segue una discussione generale, i sostenitori del tabù dell'incesto si oppongono rumorosamente agli abolizionisti, per i quali la trasgressione alla fine della fiera non è tutto questo granché. Alcuni accusano gli altri di ipocrisia, chi tra i presenti in quest'aula non ha mai giocato al dottore con almeno una delle proprie sorelle? Sì ma solo prima della pubertà, dopo bisognava proteggere la loro virtù contro i membri esterni alla tribù, la risposta è scontata. I toni si alzano, vengono evocati alla rinfusa un guazzabuglio di diversi casi notori di figlie amanti di papà ben contente di esserlo, ci si sbattono in faccia esempi opposti di padri che sverginano la propria progenie maschile o femminile con la complicità, talvolta la partecipazione attiva delle madri, che arrivano perfino a tenere ferme le gambe dei bambini durante lo stupro. Loulou finisce per sbattere il pugno sul tavolo: 
- Basta! Chiudete il becco! Nessuno ha ragione e nessuno ha torto, ma ricordatevi che noi interveniamo per ordine della vecchia Marthe solo quando la gente subisce violenza, altrimenti non sono cavoli nostri. A te la parola, Jerry, e cerca di non cagare fuori della tazza. 
Il procuratore resta entro i confini della deposizione della scimmia, e la mette in dubbio, una cintura marrone di karate non è capace di sferrare un nidan gerì così efficace come quello che avrebbe, per così dire, primo, accecato Richard e, secondo, reso orfano l'imputato. Questa è bella, l'avvocato Luc si permette di sbellicarsi dalle risate: c'è cintura marrone e cintura marrone! A riprova si pensi al giorno in cui lui in persona ha tirato fuori dalla merda l'amico Pierrot al Dancing des Acacias, era o non era un doppio calcio volante? E lui aveva lo stesso grado, o no? Il giudice a latere annuisce, per forza, Luc non è mai andato più in là di cintura marrone. Il procuratore non è convinto, tanto per non saper né leggere né scrivere vorrebbe che Patrick dimostrasse la sua tecnica, Luc bofonchia un diniego, per adesso è impossibile, il suo cliente si è fottuto il ditone del piede durante la rivolta contro il padre. L'avvocato Lingualunga cambia tono, inutile cercare pulci sulla testa di un calvo, non c'è un cazzo da capire, l'incidente è chiaro e semplice come un bicchier d'acqua, se lo vede Richard ubriaco fradicio, ha in mente di scorticare la moglie con una doccia acida, Marie chiama aiuto, arrivano i nostri, senza dire né ai né bai Patrick gli salta addosso, stavolta non a sua madre, sforbiciata, la prima stecca fa volare la lattina, la seconda i marroni, poca fortuna e molta sfiga, fine della storia. E da dove veniva il vetriolo? Jerry esulta assestando la mazzata finale, proprio dalla loro officina, Loulou e Pierrot hanno riconosciuto il recipiente, e dato che Richard non ha potuto prenderlo, ha detto tutto. Il sudore imperla la fronte della scimmia, ecco il rospo, rimasto di traverso nel gozzo del suo avvocato: 
- E io che l'ho cercata dappertutto quella maledetta lattina… Ma questo cambia tutto! Se è così, vi restituisco la toga. 
Il giudice Pierrot gli consiglia di tenersi il grembiale e la serenità, almeno per il tempo di procedere a un complemento di inchiesta. La scimmia non nega l'evidenza, sì, è stato lui a fregare lo struccante per occhi ma non è stata un'idea sua, signore, il papà gli aveva detto di portarglielo per la batteria della macchina, quella vecchia che aveva prima della 504, ma senza dargli i soldi, e allora ha avuto paura di essere preso ancora a cinghiate o peggio di trovarsi di nuovo i piedi bruciati con il Flaminaire, che fa un male boia, signore, la scimmia tira su col naso. Il procuratore si soffia il suo, ha la voce roca, e che fine ha fatto questa lattina? Patrick non lo sa, non l'aveva più vista fino a stamattina, forse suo padre l'aveva messa in cantina. La storia sta in piedi, Jerry lascia cadere l'accusa. 
L'avvocato Luc la raccoglie, il furto dell'acido gli ha messo la pulce nell'orecchio e adesso è intimamente convinto che il suo cliente lo sta mettendo nel culo a tutti. Che fosse scaltro si sapeva, basta ricordarsi di come l'antico zimbello dei compagni sia diventato il capoccia della scuola e come abbia messo in ridicolo il vecchio Ikni nel '68, insieme a sua madre. La vecchia Marthe smette di dondolare il capo, i giudici a latere, l'ex procuratore e il pubblico scoppiano a ridere, una bella cagata la guerra degli stronzi, davvero ben riuscita, niente da dire. Luc li rimprovera di avere la merda sugli occhi, con quell'aria innocente Patrick e Marie così come se niente fosse sono capaci di bidonare il mondo intero, e il colmo è che riescono sempre a farsi passare per vittime. Il pubblico pensa che l'avvocato non ha tutti i torti, e per fortuna perché al morto non si fa torto. L'avvocato Luc non molla, d'accordo, Richard non era un santo, alzava un po' troppo il gomito e ogni tanto menava di brutto, però sgobbava come un bue, che la moglie e il figlio facevano allegramente becco. Per questa coppia diabolica, come nel film con Simone Signoret e Paul Meurisse, lui era il terzo incomodo, perciò i due hanno deciso a sangue freddo di sbarazzarsene. L'avvocato si vede tutta la scena, al mattino Richard si sveglia bello fresco senza sospettare niente, Marie lo aspetta nascosta dietro la porta del soggiorno, gli rovescia addosso il vetriolo, e così Patrick ha il tempo di assestare il suo nidan geri, che è l'unica cosa vera nella sua deposizione. Poi Marie ingoia dei sonniferi per non essere interrogata, Patrick simula il panico e si presenta qui con la vana speranza che l'onesta banda dei Cinque accetterà di farsi complice del suo crimine premeditato. L'avvocato Luc torna a sedersi, accende una sigaretta, il pubblico applaude a tutto spiano la requisitoria della difesa. 
Loulou, il giudice aggiunto esce dal suo riserbo, si può raccontare quello che si vuole in un senso o nell'altro, Luc può divertirsi a fare ora l'avvocato della scimmia ora quello del diavolo, questo non farà resuscitare il Guercio e, sia crimine o disgrazia, sulla sua morte non ci piove. Resta il mistero di Patrick e Marie. Ci si può voltare dall'altra parte, sghignazzare o indignarsi, fa lo stesso, se non è zuppa è pan bagnato. Si possono anche trovare delle scusanti ed è vero che è sempre meglio essere comunisti, froci, negri o beduini piuttosto che brutti e puzzolenti come loro. Ma anche così si è ancora fuori strada, un amore fuorilegge è sempre un enigma indecifrabile. 
I Cinque tacquero. Gli sguardi si puntarono sulla presidente del tribunale. Sembrava che dormisse, appollaiata sul suo scanno. La scimmia non era affatto preoccupata, presentiva una sentenza di assoluzione con il beneficio del dubbio. Finalmente la vecchia Marthe sciolse le mani intrecciate, aprì gli occhi, erano lacrimosi ma la voce era ferma: 
- Povera creatura innocente! 
- Dice che dovrai farti passare per un idiota, - tradusse Loulou Porcher. 
Il figlio-fratello 
Ogni volta che entra nel refettorio della fattoria di Bourgogne, Patrick si sforza di dissimulare il suo orgoglio. Un brusio lo accompagna fino al tavolo, è lui, gli altri si danno di gomito, lo guardano di sottecchi, è l'unico assassino in mezzo alla folla di piccoli delinquenti, fuggitivi, ragazzi abbandonati o in affido ai Servizi sociali, drogati e altri minori a rischio del Centro di sorveglianza. Questo statuto ragguardevole gli frutta una pace stupenda, perfino i rieducatori si rivolgono a lui con la massima cortesia: 
- Patrick, ti ricordi il dottor Sigg? Be', vorrebbe parlare di nuovo con te, ti dispiacerebbe passare da lui in ambulatorio dopo mangiato? 
- Va bene, signore. 
- Puoi chiamarmi Jean-Marc, non ti chiamo anch'io per nome? 
- Sì, signor Jean-Marc. 
La scimmia rituffa il naso nel piatto, ingoia la minestra rumorosamente, attenzione a non esagerare, la derisione è a suo uso interno, nessuno deve sospettare che recita la parte dell'idiota. In generale ci riesce senza sforzo, basta che osservi alla lettera il regolamento che governa la vita del centro. Si alza appena suona la sveglia, tira per le lunghe le pulizie personali a furia di acqua e sapone, il suo pigiama è zuppo, l'asciugamano è da strizzare, Patrick lo usa anche come strofinaccio per contenere l'inondazione intorno al lavabo. Quando è di ramazza, spazza la polvere con tale vigore che il sorvegliante di turno starnutisce, apre le finestre e finisce la corvée al posto suo. A colazione, Patrick si precipita verso il refettorio, sempre il primo a entrare e l'ultimo a uscire, un appetito fenomenale, gli piace tutto e domanda anche il bis, la sua coscienziosa goffaggine l'ha fatto dispensare dal compito di sparecchiare e da quello di lavare i piatti. 
In classe si distingue per il suo accanimento a voler piacere agli insegnanti, peccato che il suo livello intellettuale non sia all'altezza della sua buona volontà. Biascica senza comprendere i brani che legge, le sue zampe di gallina sono illeggibili, davanti alle sottrazioni col riporto fa scena muta, una rapida occhiata al rapporto compilato dall'insegnante principale gli ha permesso di assicurarsi che "il dossier scolastico trasmesso dall'istituto Aristide-Briand di Savigny-sur-Orge è palesemente sbagliato, per non dire falsificato. D'altra parte non è la prima volta che constatiamo questo tipo di sopravvalutazione delle capacità oggettive degli alunni delle classi di recupero o della sezione speciale, senza dubbio perché i docenti di sostegno pensano in tal modo di valorizzare l'insegnamento che forniscono". 
Le conclusioni della psicologa rafforzano questo punto di vista, il metodo dei test era certamente opinabile, come hanno recentemente dimostrato diverse pubblicazioni, tuttavia aveva il merito di apportare un chiarimento puntuale sulle attitudini dei soggetti e, per quel che riguarda Patrick Leguern, quel sistema di valutazione avrebbe probabilmente situato il ragazzo sotto il livello della deficienza lieve, al limite con il ritardo di grado medio. Il responsabile dell'orientamento è altrettanto misurato. Dopo aver consultato i diversi insegnanti di laboratorio e per elementari motivi di sicurezza individuale e collettiva, ha tenuto lontana la scimmia dalle attività di saldatore e di tintore. Neppure i posti nella fabbricazione di scatole da scarpe o di cassette per le verdure sono stati presi in considerazione, perché le sue fasi di iperattività compulsiva alternate a periodi di assenza inebetita avrebbero danneggiato in maniera eccessiva l'organizzazione della catena di lavoro. Resta il giardinaggio, sempre sotto controllo permanente, dato che Patrick si rivela incapace di distinguere il grano dal loglio, e qui non si tratta di un giudizio morale. 
- Quando avrai finito di portare il letame, andrai a svasare i gerani nella serra, ti ricordi come si fa? 
- Sì, signore. 
- Comunque, verrò a darti una mano. 
- Oh, grazie signore. 
Marie ama i fiori, il maestro giardiniere ha promesso alla scimmia che gliene darà un po' per la sua mamma, mancano ancora tre giorni al permesso di sabato. Patrick appoggia il mento sull'estremità del manico della forca, sarebbe così facile tagliare la corda, la fattoria è vasta, recintata da una bassa rete metallica, il portale rimane aperto giorno e notte, Savigny è a pochi chilometri, una trappola. Senza documenti e senza soldi, quelli che scappano vengono subito riacciuffati, tornano in furgone cellulare o con un sorvegliante alle costole, al secondo tentativo vengono trasferiti in un'altra struttura della provincia, corre voce che sia un centro disciplinare, in quanto agli imputati in libertà provvisoria vengono rinchiusi nella prigione di Fleury-Mérogis. Patrick non vuole sprecare la sua fortuna, l'istruzione del suo dossier e la gravidanza di Marie volgono al termine. Gli sbirri sono stati gentili, il giudice gli ha evitato la galera o l'internamento in una clinica di matti, il primo psichiatra l'ha visto solo una volta, di corsa, a bocca chiusa e tappandosi il naso ha accorciato il più possibile l'autobiografia della scimmia, il cui tanfo e aspetto ne dichiaravano in tutta evidenza le tare e l'infermità. 
A quel punto è apparso il dottor Sigg. All'inizio Patrick non era affatto diffidente, un tizio giovane con i capelli bianchi e uno strano tic, quando comincia a blaterare si ficca delle penne nelle orecchie, oppure se le aggancia alla lingua. Poi la cosa degenerava, Sigg si metteva a balbettare, sempre manipolando le sue biro, la scimmia gli osservava le mani, scommettendo ora per la penna destra, ora per la sinistra, capitava anche che Sigg affondasse di botto uno strumento scrittorio in ciascun padiglione, assorto. Con le parabole irte di antenne, il suo eloquio tornava impeccabile: 
- Ho pensato molto alla nostra ultima conversazione, Patrick. Davvero tanto, ma non ho capito bene: quando suo padre se ne andava in trasferta, lei dormiva in camera sua o in quella di sua madre? 
Grossa come una casa, questa. La scimmia eludeva senza difficoltà i trucchi elementari dello psichiatra, le cui manovre continuavano a divertirlo, per prendere appunti Sigg si tirava fuori una penna dall'orecchio e poi ce la rinfilava al momento di fargli un'altra domanda. Passando da un argomento all'altro sfociavano immancabilmente in storie di sesso, una vera ossessione per Sigg, assillato dalla curiosità di sapere a che età Patrick aveva cominciato a masturbarsi, una pratica assolutamente naturale, quante volte in media giornaliera corretta dalle variazioni stagionali, a chi o a cosa pensava mentre si toccava, se faceva sogni notturni e di che tipo, se aveva avuto delle piccole esperienze con i compagni, femmine o maschi poco importa, e come andava la cosa dopo… l'incidente capitato a suo padre? La scimmia prendeva un'aria imbarazzata, sforzandosi di arrossire, vergine era e vergine era rimasto anche alla fattoria di Bourgogne, non come certa gente qui che oltraggiava il suo pudore, lui non era un finocchio e del resto dopo la morte del suo papà non si era mai più accoppiato con la signora Pugnetta, non per merito, ma per mancanza di voglia. Sigg allora si era ritappato l'imbuto sbagliando lato della penna, la punta che scrive verso l'interno, mormorando come tra sé: 
- Pa-pa-trick. 
- Sì, signore? 
- No, niente, per oggi è tutto. Tornerà a trovarmi domani sera, Pa-trick? 
Pa-pa-trick, si era impappinato di nuovo il dottor Sigg, malgrado i suoi portapenne auricolari, la scimmia però non sorrideva più mentre si dirigeva verso la sala della televisione, continuava a ripetere il suo nome tra sé, scandendo le sillabe alla maniera dello psichiatra, Pa-pa-trick, Pa-trick, senza riuscire a capire cosa lo turbasse. Aveva mal di testa, le orecchie gli ronzavano, vedeva dei puntini neri che turbinavano davanti agli occhi come piccole mosche, si strofinò gli occhi e le immagini sullo schermo tornarono a fuoco. 
Dopo il telegiornale delle venti cominciava la serie degli spot pubblicitari, esilaranti, indiavolati, buoni a scacciare il malumore, era tanto ormai che Patrick non poteva più guardarli in compagnia di Marie. Aveva messo la mano in tasca e stringeva il suo talismano, l'incisivo che la mamma si era strappata tanto tempo prima per consolarlo della perdita di Micetto accoppato da una mazzata di papà. In quel momento il pegno d'amore non bastava a calmare il dolore della separazione, i ricordi del suo unico permesso premio sfilavano vivaci, una notte dolcissima, uno tra le braccia dell'altra, non avevano fatto l'amore, la scimmia aveva posato la guancia sul ventre di Marie, là dove palpitava il loro bambino, il suo figlio-fratello, non bisognava disturbarlo, né rischiare di fargli male con la mazza, che termini tremendi si usano per designare l'attrezzo degli uomini: mazza, trivella, bazooka, sciabola, verga. - Pa-pa-trick. Pa-trick.  
Allora era questo che bisognava capire, il padre può, il figlio non può o non può più se ha fatto fuori il genitore, sì, ma la scimmia presto sarà papà a sua volta, conclusione: può ancora. A letto Patrick confermò sperimentalmente le premesse della sua speculazione metafisica, uffa, Sigg era più furbo di quello che sembrava, salvo che, ignorando la fedeltà assoluta del figlio verso la madre, aveva attribuito la temporanea incapacità di Patrick a usare la mazza al rimorso di avere messo fuori uso per sempre i due gioielli di papà. 
Bisognava lasciarglielo credere, troppo spesso lo strizzacervelli girava intorno alla questione, come se intuisse la natura dell'amore tra Patrick e Marie. Da allora la scimmia prese sul serio i colloqui con Sigg. Fine della divertita condiscendenza per i suoi balbettamenti e le manie di contorno, occorreva imporsi una vigilanza senza fallo, con le sue domande alla cazzo di cane e i suoi sporchi giochi di parole il dottore era più pericoloso di giudici e poliziotti messi insieme. Sigg continuava ad annotare tutto, Patrick non poteva fare altrettanto, per evitare di contraddirsi nel corso delle sedute Patrick ripassava nei dettagli le sue false confidenze. Con la solita voce piagnucolosa, si guardava bene dall'improvvisare, mantenendosi fedele alle storie già spe-
                                                                                                                             
canalista si basa su queste omofonie: Papa trique = Papà verga; Pas trique = Niente verga. [N.d.T.] 
rimentate, il terrore dentro casa, le sevizie patite, legato con un cordone da tenda, piedi abbrustoliti con il Flaminaire, l'odore acre che tira fuori la mamma dal torpore, le persecuzioni alla Jules-Ferry, l'oasi di pace nella classe di recupero. Patrick snocciolava con convinzione le cazzate che Sigg voleva sentire, ma certo che amava sempre moltissimo il signor Kupfermann, sì, gli sarebbe piaciuto averlo per papà, ma non era possibile, sì, doveva riconoscere che tutti erano sollevati dalla morte di suo padre, i vicini, la mamma, e lui anche, ma allora perché alla sera, signore, prima di dormire piangeva sempre, e perché aveva gli incubi con la faccia di suo papà rosicchiata dal vetriolo? E perché il suo pisello era sempre tutto moscio? Perché, signore, non tornerà mai più come prima, signore? 
Sigg sospirava, si ficcava una o due penne nelle orecchie per cambiare argomento, interrogava Patrick sulla sua vita nella fattoria di Bourgogne, sui suoi progetti per il futuro, sui suoi sentimenti nei confronti del fratellino o della sorellina che sarebbe nata. La scimmia si illuminava, sarà un maschietto, ne era sicuro, avrebbe sgobbato sodo, guadagnato i quattrini necessari per allevare il piccolo insieme alla mamma, si inteneriva, sarebbe stato un po' come il papà di suo fratello. Sigg aveva dimenticato di rimettere il tappo alla Bic infilata nell'orecchio e farfugliava con entusiasmo: 
- Se… sempre Ed… Ed… Ed… 
- Eddy? Eddy Mitchell, signore? 
- No, parlo di Ed… Edipo, un eroe dell'antichità. È vero, lei non… non può co… conoscere la storia di Ed… Edipo. 
- Questo Ed… Edipo, ce l'ha una foto nell'enciclopedia? Il signor Kupfermann diceva che bisogna sempre cercare le parole nell'enciclopedia. 
- Aveva ra… ragione, le pa… pa… parole sono importanti. 
Incuriosita, la scimmia aveva consultato il Grande dizionario Larousse. Lì per lì il suo orgoglio ne aveva sofferto, allora non era stato il primo al mondo ad aver ucciso il padre e fatto l'amore con la madre, e quell'altro ne aveva fatti tanti di marmocchi con lei prima di cavarsi gli occhi, i suoi e non quelli del babbo, bel coglione, così ben piantato com'era e con una faccia di quelle che piacciono alle ragazze. Poi aveva osservato più attentamente la riproduzione del quadro di Ingres che mostra Edipo e la Sfinge che si fanno quattro chiacchiere e aveva alzato le spalle, quelle erano tutte invenzioni, un tizio che se va ne in giro nudo per la campagna, a piedi scalzi sopra le rocce e con una bestia del genere, con le tette da donna, è roba che si trova solo nei cartoni animati di Tex Avery. 
A quel punto gli accordarono un permesso di uscita settimanale. Marie non stava certo a strapparsi i capelli, lavorava a maglia il corredino. Incinta di sette mesi, aveva una pancia enorme, Patrick ne era orgoglioso, il suo figlio-fratello era un bel fusto. Marie sorrideva con indulgenza, i padri sono tutti uguali, a sentirli pare che sia tutto merito loro. Delle piccole mosche nere presero a danzare davanti agli occhi di Patrick, fu colto dallo spavento, il piccolo nascerà a termine, vero, non avrà mica l'itterizia o un cordone attorno al collo? L'espressione di Marie divenne dolcissima, il sangue di Richard non poteva più avvelenarlo, la maledizione era scongiurata. Patrick tornò fiducioso alla fattoria di Bourgogne. Durante la settimana i suoi problemi oculari si aggravarono. Non ne parlò a Marie per non farla preoccupare ma lui continuava a tormentarsi, gli sarebbe toccato diventare cieco, forse la punizione era sempre quella. Si decise a consultare Sigg, dopo tutto era un dottore, ma lo psichiatra non veniva più al centro, la sua perizia medica era terminata. Quella sera, invece, la sorpresa: 
- Patrick, ti ricordi del dottor Sigg? Be', vorrebbe parlare di nuovo con te, ti dispiacerebbe passare da lui in ambulatorio dopo mangiato? 
Nello studio medico lo strizzacervelli è pronto, scatole di sigari traboccanti di penne sulla scrivania, stringe la mano di Patrick, voce di circostanza, una cattiva notizia, la sua mamma è stata trasportata d'urgenza all'ospedale, parto prematuro, il bambino, un maschio, non era vitale, la signora Leguern ha bisogno di molto riposo. Un sudore freddo inonda la scimmia, immobile, impassibile: 
- Posso andare a vedere la tivù, signore? 
- È questo tutto l'effetto che le fa? - Mica era mio figlio, no? 
La scimmia andò al gabinetto. Gettò nel water il dente di Marie. Si masturbò con rabbia, quella schifosa, puttana, troia per beduini, quella carogna l'aveva infinocchiato, era la mazza di Richard che l'aveva ingravidata. Un sorvegliante l'accompagnò dal giudice dei minori, una donna molto più giovane della vecchia Marthe, lo ricevette da solo nel suo ufficio. L'istruttoria era chiusa, legittima difesa senza premeditazione, seminfermità mentale, è il meno che si possa dire, l'azione della giustizia era estinta, ora voleva tornare da sua madre? I puntini neri turbinarono di nuovo, la scimmia chiuse forte gli occhi, dopo tutto quello che era successo preferiva andarsene via, in campagna, per imparare un mestiere. La brava donna giudice approvò la sua saggezza, il tempo guarisce tutto, promise anche di trovargli un luogo adatto a una vita terapeutica. Alla fattoria di Bourgogne il maestro giardiniere non cessava di imprecare contro la scimmia, un cazzone incapace perfino di distinguere tra l'insalata e la gramigna, parola mia, dovrebbe andare dall'oculista. Cosa che Patrick fece, aveva bisogno degli occhiali. 
Gli edipi 
Alla stazione della metro di Porte de la Chapelle, Patrick ha appuntamento con il signor Massat, direttore di La Charbonnière, a Plessis-Gassot. Un tizio un po' ciccione con la pipa, calvo e barbuto, sembra che i capelli gli siano scivolati sul mento, anche lui lo puoi chiamare Jean-Pierre e dargli del tu, a parte questo è meglio non fargli domande, altrimenti ogni volta lui ti rimbalza la palla: 
- È lontana, signore, La Charbonnière? 
- Tu che ne dici? 
- È contento della sua Renault 5, signore? 
- E tu che ne dici? 
Impossibile farlo sbottonare più di così, la scimmia lascia perdere i convenevoli e si lascia assorbire dal paesaggio. Escono da Parigi a passo di lumaca, ai primi di luglio gli abitanti della periferia non sono ancora andati in ferie e a quest'ora tornano tutti dal lavoro, fa caldo, Patrick sta sudando, Massat abbassa completamente il suo finestrino, madonna mia, fa paura, la scimmia non si offende, è dalla notte dei tempi che il suo odore indispone chiunque lo avvicini. Attraversano Saint-Denis e Pierrefitte a un'andatura penosa, a Sarcelles-Lochères si cammina bene, le strade sono larghe, a Patrick non piacerebbe molto abitare qui, non ci sono altro che edifici giganteschi, al confronto le case popolari di Savigny-sur-Orge sono una fesseria, immaginiflash di Marie, quella troia, la scimmia si sforza di scacciarle. Oltrepassano i nuovi quartieri di periferia e senza transizione si ritrovano in piena campagna, campi e campi coltivati, patate, grano, barbabietole, Massat accelera, un pendio, due paesi da una parte e dall'altra della strada, Bouqueval e Plessis-Gassot, girano a sinistra, superano alcune fattorie e arrivano alla tenuta La Charbonnière, c'è scritto su un cartello. La scimmia si crede tenuta a rilanciare le cordialità: 
- Alla fin fine, signore, non è tanto distante da Parigi. 
- È il tuo punto di vista. Si può anche pensare il contrario. In effetti non è né lontano né vicino a nessuna parte: è altrove. 
Be', comincia a fargli venire il nervoso 'sto Massat, con la sua voce da prete, Patrick decide di non rivolgergli più la parola, la macchina costeggia un prato spelacchiato e si ferma davanti a un grosso casamento. 
Ne escono due ragazzi, la scimmia sgrana gli occhi, i due sono completamente nudi come l'Edipo dell'enciclopedia e per niente imbarazzati, mentre passano squadrano il nuovo arrivato e con molta calma vanno a stravaccarsi sul prato. Con l'indice e il medio Massat si alliscia la barba, sempre senza fiatare, poi apre il bagagliaio della Renault 5 per prendere la valigia di Patrick. Si presenta un altro barbuto, stretta di zampa, dice di chiamarsi Jean-Claude, Patrick non sa perché tutti i rieducatori hanno la barba e si chiamano Jeanqualcosa. Questo qui è più espansivo di Massat, conduce la scimmia verso una sala dove c'è un bar, senza alcolici, non fa niente, Patrick chiede una Coca-Cola, anche l'altro se ne stappa una, alla salute e benvenuto. 
La scimmia svuota in un colpo solo la sua bottiglietta, Jean-Claude attacca una solfa da cui viene fuori che La Charbonnière è un po' come Thélème, la leggendaria abbazia edificata da Gargantua. Patrick capisce 'Cetelem', l'istituto di credito, allora è una banca che sgancia, non come alla fattoria di Bourgogne che dipendeva dal sistema sanitario, quelli sono dei tirchi con le braccia corte, qui dovrebbe andare meglio. Effettivamente a La Charbonnière/Cetelem non c'è un vero regolamento, ognuno fa quello che gli pare, cesti di vimini, tessuti, vasellame, giardinaggio, allevamento di polli, le pecore sono crepate tutte, oppure un lavoro all'esterno, per chi lo trova. L'imperialismo del potere medico è bandito, il terrorismo del discorso psicanalitico pure, è il luogo in sé a essere terapeutico, la scimmia approva con la testa con fare dottorale. Jean-Claude previene le sue obiezioni teoriche, se abbandoniamo il piano ideologico e ci poniamo a livello di vissuto, qualsiasi membro della comunità è responsabile e in grado di prendersi cura di sé senza bisogno della stampella degli strizzacervelli, in quanto agli inevitabili conflitti risultanti dalla vita in collettività, vengono regolati durante le assemblee generali dove ciascuno ha diritto di parola, la propria, quale che sia la sua posizione nella comunità, questa è la vera autogestione. La parola risveglia qualcosa nella memoria della scimmia, già se lo immagina, un consiglio come quello del Collettivo degli scolari che non serve a un cazzo, all'Aristide-Briand erano lui e il Kulattone a dettare legge. Nella sala entra una ragazza con occhiali e sigaretta, indossa una camicetta molto scollata annodata in vita, semitrasparente, niente reggiseno, sfodera un sorriso Durban's e chiede con una voce bassa, quasi roca: 
- Tu sei Patrick? Io sono Janine. Ehi, Jean-Claude, a che ora è l'assemblea? 
- Aspetteremo che faccia buio per accendere il fuoco in mezzo al prato. 
- Ah, l'animo boy-scout dell'ultrasinistra antipsichiatrica! 
- Lo sai, avremo bisogno di questo genere di atti simbolici ancora per un bel pezzo. 
- Di' piuttosto che sei tu ad averne bisogno. 
La ragazza ha certe tette, sode, abbronzate… Quelle di Marie erano flaccide e cadaveriche, Patrick distoglie gli occhi dal petto di Janine, non è roba per lui, in compenso può scegliersi la camera, in questo periodo non c'è tanta gente a La Charbonnière, molti torneranno con la brutta stagione. La scimmia si sistema nelle dipendenze separate dall'edificio principale, JeanClaude gli fa notare che sarà piuttosto isolato, non fa niente, anzi, la solitudine gli è congeniale. La cena è a self-service, niente mansioni domestiche come alla fattoria di Bourgogne, basta riportare il vassoio, la servitù pensa al resto. Il posto sarà anche terapeutico, comunque è vivibile. Aspettando l'assemblea generale Patrick guarda la televisione, parte lo stacchetto della pubblicità, la scimmia si alza bruscamente e si dirige verso la porta, con gli occhiali appannati. Due tizi gli sbarrano il passo, riconosce i due edipi, che nel frattempo si sono rivestiti, Patrick non vuole storie, si scusa e chiede di passare, ha bisogno di una boccata d'aria. Gli edipi si scostano appena, Patrick è obbligato a strusciarli, evita di rispondere all'ulteriore provocazione: 
- Macchiffastapuzza? 
- Il profumo dei verdi tamarindi che circola nell'aria e mi gonfia le nari. 
Hanno parlato a voce alta, la scimmia non ha letto né Queneau né Baudelaire, tuttavia stringe i pugni, oltretutto gli edipi sono due froci. Ne ha la conferma durante i preparativi per il falò, man mano che la comunità si riunisce intorno al fuoco le due checche accentuano il loro teatrino, ancheggiando, sculettando, calcando le mosse da pagliacci accompagnate da una valanga di battutine, a volte spassose, che suscitano il riso dell'assemblea, nella quale è impossibile distinguere gli ospiti dal personale. Solo un gruppo compatto di magrebini, ragazzi e ragazze, si tiene a distanza dall'allegria generale. Patrick va a sedersi non lontano da loro, nessuna reazione, i beduini lo ignorano in blocco. Jean-Claude accende il falò, sale una fiamma leggera, una canzone risorge dall'infanzia, era al patronato della parrocchia, la mamma sperava che si trovasse degli amici, col cavolo, non trovava altro che insulti e botte, a volte pietà. Il fuoco nella notte, le coppie abbracciate tutt'intorno, i due edipi senza vergogna, Patrick ha una sensazione di irrealtà, ascolta la conversazione senza capirla, tutti sono gentili, parlano a bassa voce, bene educati, di brutto c'è solo lui, ma non ha più importanza, non si sente infelice, gli pare di galleggiare, "altrove", ha detto Massat, eccolo lì che si alza in piedi, con la barba e la pancia in fuori, solleva a due mani un pacchetto come se fosse il tabernacolo di San Crispino: 
- Il tuo dossier, Patrick! Qui nessuno l'ha aperto, ora lo bruceremo e te ne libereremo, ecco fatto. D'ora in poi, caro amico, non sarai più oppresso da ciò che hanno scritto di te gli insegnanti, i medici, i poliziotti e altri cani da guardia dell'apparato repressivo dello Stato. Non sei più prigioniero del tuo passato, sei un uomo libero. 
L'assemblea generale applaude, il passato della scimmia brucia, ma non Marie, l'uomo libero si toglie gli occhiali per contemplarla meglio ed è più forte di lui, le lacrime colano sul viso, irrefrenabili. Una mano si posa sulla sua spalla, la scimmia trasalisce, non è la vecchia Marthe che prediceva il futuro ma una ragazza algerina dallo sguardo profondo, Patrick si ritrae violentemente, che c'è ancora, che si tenga la sua pietà, si alza e fugge via. Nella sua camera lascia porta e finestre aperte, non accende nemmeno la luce, la notte è nera, soffocante, Patrick si spoglia, sul letto si gira e si rigira, nudo, tutto bagnato di sudore, poco a poco la fatica prevale sullo sconforto, disteso bocconi finisce per addormentarsi. L'incubo è schiacciante, non può dibattersi, è legato con un cordone, ha davanti agli occhi la luce di un accendino, l'angoscia torce il ventre della scimmia: 
- Papà! 
- In questi casi di solito si chiama la mamma. 
- Mio dio, quanto è brutto e quanto puzza, una vera moffetta! 
Gli edipi lo imbavagliano, lo costringono a inginocchiarsi, lo fanno chinare in avanti, no, non è possibile, Marie, aiuto, sta per morire, Marie! 
Marie non venne a salvarlo. Prima di andarsene, gli edipi ebbero la cortesia di slegarlo, ma senza togliergli il bavaglio e il manico di scopa. 
Il fratello-padre 
In attesa che la ferita invisibile non sanguini più e aspettando di tornare a camminare e sedersi normalmente, la scimmia si rintana nella sua camera, la notte ci si barrica dentro. Gli edipi non sono più tornati. Jean-Claude o Jean-vattelapesca gli portano i pasti, bussano alla porta, senza entrare, a La Charbonnière il territorio privato viene rispettato. Con i loro visi scialbi, le voci neutre, i rieducatori hanno indovinato tutto, dopo lo choc emotivo provato da Patrick al momento della distruzione del suo dossier, è naturale che si prenda un po' di tempo per riflettere su se stesso e rimettersi in gioco, all'alba di una nuova vita. La scimmia annuisce, su questo ci possono contare, non si lascerà mai più sorprendere. Ricomincia ad allenarsi, prima pugni e poi calci sul posto, in sequenze rapide, il giorno in cui riesce a eseguire un nidan gerì, il doppio calcio volante, senza provare abominevoli dolori rettali, esce dalla sua tana. Gli edipi stanno prendendo il sole sul grande prato e gli fanno un fischio: 
- Qua, moffetta, muovi le chiappe! 
- Ecco, signore, mi sbrigo, signore. 
- Bene, sei una brava moffetta. Almeno lo sai che cos'è? 
- No, signore. 
- È una specie di puzzola. Avete lo stesso odore. 
- Sì, signore. 
- Ah, l'hai capito! Per il disturbo, ci darai solo trecento franchi al mese. 
- Sì, signore… Scusi, signore, io non ho soldi, signore. 
- Allora lavorerai nell'orto. Pagano cinquecento franchi, per decisione dell'assemblea generale, perciò te ne restano ancora duecento per i tuoi piccoli bisogni. 
Che si dice al proprio padrone? 
- Grazie, signore. 
- Puzzi, moffetta, lo sai che puzzi? 
- Sì, signore. 
- Ora fuori dai piedi, moffetta. 
- Arrivederci, signore, arrivederci, signore. 
- E vedi di rigare dritto, moffetta, altrimenti assaggerai di nuovo il bastone. 
La scimmia tiene ancora sotto il letto lo strumento del supplizio subito. Ogni sera lo afferra dall'estremità non insozzata e si esercita a maneggiarlo, verrà la volta che glielo farà leccare. Una settimana dopo l'altra, Patrick impara a decodificare le tacite regole che governano la piccola società di La Charbonnière. La cerchia degli psicoterapeuti allo sbando e dei rieducatori in rotta con il sistema se ne sta lassù fra le nuvole a concionare, incavolarsi, riconciliarsi, comunicare, trovarsi in armonia e ricominciare daccapo. Poi c'è il personale amministrativo e di servizio, arrivano alla mattina, fanno il loro lavoro e se ne tornano a casa. Quaggiù sulla terra, a parte il gruppo dei beduini di cui Patrick non capisce ancora le usanze, vige la legge della giungla. Terrorismo psicologico, racket, abusi sessuali, traffici di ogni genere, dall'hascisc alle autoradio, dalla polvere bianca al finto carbone. I caporioni sono gli edipi, con alcuni hippy in là con gli anni che fanno da secondi coltelli, insieme manipolano l'assemblea generale sfoderando il gergo ascetico dell'utopia e dell'autogestione, il resto del tempo strizzano come limoni quelli che non sanno trattare con loro, gli spostati, i tossici e i ritardati. Non che questi ultimi siano più teneri tra loro: mischie selvagge, stupri collettivi, sesso con le bestie, dopo aver consumato uno dei loro piaceri preferiti è torturare gli animali, vedendo la sorte riservata alle galline Patrick capisce perché le pecore siano crepate tutte. 
Alla fine dell'estate la scimmia si sente in piena forma, il karate e il giardinaggio gli hanno rafforzato il fisico, la vita all'aria aperta gli è decisamente congeniale, e pensare che avrebbe potuto viverla con Marie, ma la troia, con quella pelle, avrebbe sopportato il sole? La scimmia ne ha preso un bel po', senza mai abbronzarsi, con il viso rubicondo, tutto spellato, sembra una moffetta rognosa, gli dicono gli edipi. Patrick adesso conosce le loro abitudini, di notte si chiudono in camera, di giorno fanno i nudisti davanti all'edificio centrale oppure sorvegliano i lavori forzati dei loro schiavi, a volte fanno una passeggiata nel boschetto che si trova dietro all'orto. Oggi è domenica, uno di quei pomeriggi luminosi dell'Ile-de-France, con il cielo grigio azzurro, le nuvole, un bel venticello, gli edipi lasciano il prato portandosi dietro una coperta e si addentrano nel bosco. La scimmia corre nella sua stanza e ne esce con il manico di scopa, si dirige verso l'orto, lo attraversa, s'infila tra gli alberi, sente delle tenere risatine, si blocca, gli edipi stanno facendo l'amore in mezzo a una radura. Nudi e abbronzati sono bellissimi, quei porci. Patrick si toglie gli occhiali, la vista gli si confonde, le mosche nere iniziano a turbinare, la scimmia sbatte le palpebre, mette a fuoco, con il manico e la mazza ben drizzati si avventa su di loro e colpisce, sbavando tanto di rabbia che di piacere: 
- Froci! Froci! 
È ancora un insulto? Gli edipi sanguinanti implorano grazia, si arrendono, leccano tutto ciò che Patrick indica loro, e non solo il manico di scopa, ora è il loro turno di assumere una posizione sottomessa. Che quella troia di Marie si copra pure la faccia, inorridita, lui partecipa attivamente, potente, infaticabile, e non è finita qui, dato che lei non può soffrire gli omosessuali, i beduini e i comunisti, Patrick diventerà anche amico dei magrebini e si iscriverà al partito. 
Dall'indomani la scimmia intraprende un'opera di moralizzazione di La Charbonnière, obbligo di indossare un costume da bagno, a uno o due pezzi a seconda del sesso, divieto assoluto di violentare e sacrificare i polli, la comunità ha bisogno di carne fresca e presentabile. Patrick non tocca minimamente l'organizzazione sociale, non è mica matto, in cambio del vassallaggio al nuovo signore, i grandi feudatari vengono confermati nei loro privilegi e i servi sono mantenuti nello stato di chi subisce le peggiori vessazioni. Patrick non si immischia in nessun traffico, non preleva percentuali, si riserva unicamente il settore di sfruttamento meno redditizio, quello dei ragazzi ritardati, relegati nel ghetto separato dall'edificio principale, li militarizza, senza pretendere altro che una tassa simbolica e ottenendo così, senza brogli, la maggioranza durante i dibattiti democratici dell'assemblea generale. Alla sera Patrick convoca nella sua stanza uno dei due edipi, una piccola punizione preventiva e lo rimanda indietro dopo l'uso, ripone i suoi bastoni di comando e, sempre sotto la protezione delle sue scimmie da guardia, si dedica alla gioia soave di allevare con il biberon un gattino orfano, ritorno all'infanzia, lo battezza Micetto e si addormenta, raggomitolato, col naso tra il suo pelo morbido. 
Il dispotismo illuminato della scimmia non include però il gruppo dei magrebini, che continuano a fare banda a parte, Patrick pensa a come obbligarli a beneficiare per forza dei suoi favori, chiede consiglio ai suoi feudatari, gli edipi cercano di dissuaderlo dal lanciarsi in una missione civilizzatrice: 
- Attento, Patrick, sono stati messi qui da fratello Said. 
- E chi cazzo è? 
- Non sappiamo esattamente. 
- Non l'abbiamo mai visto. 
- Pare che certe notti venga da Lochères a far visita ai suoi protetti, maschi e femmine. 
- Un magnaccia? Un bisex? 
- In ogni caso, dicono che sia un assassino. 
La scimmia alza le spalle, una storia che non sta né in cielo né in terra, o forse un'invenzione dei beduini per essere lasciati in pace. Al bar scorge la ragazza che aveva osato consolarlo al suo arrivo a La Charbonnière, le si avvicina, suadente, il bel tempo si mantiene e siamo a metà novembre, esiste anche in arabo un'espressione equivalente a 'estate tardiva'? La ragazza sa parlare solo il francese e il verlan.  Patrick la fissa all'altezza del petto, lei sostiene lo sguardo, lui dice che si farebbe volentieri una bella chiacchierata con fratello Said, tanto per vedere di che pasta è fatto. La ragazza non apprezza il tono, chi è lui per parlare in quel modo di fratello Said. La scimmia aggrotta il grugno, ne vedrà delle belle se continua a mugugnare, intanto farà bene a riferire al suo compare la proposta di riunione al vertice tra grandi potenze, la ragazza gira sui tacchi e se ne va. 
Per ogni evenienza Patrick prende le sue precauzioni, rinforza la guardia di notte e moltiplica i pattugliamenti, inutilmente, nonostante avesse chiuso a chiave, aprendo la porta della sua camera trova un ospite seduto sul letto, con Micetto sulle ginocchia. Davvero impeccabile il fratello della beduina, tutto addobbato in tiro e che razza di faccia, naso affilato, capelli bianchi, occhi blu, sguardo penetrante, Patrick ha l'impressione di essere nudo, non è una sensazione sgradevole. Si riprende, non c'è da fidarsi dei nordafricani, questo qui non sembra armato, ma basta un piccolo gesto del polso e zac, 'dalla manica schizza fuori un coltello, all'altezza della cintura, Patrick stringe più forte il suo bastone e si assicura che le scimmie guardaspalle siano sempre dietro a lui. Imperturbabile, il visitatore continua ad accarezzare il pelo di Micetto, tra le orecchie: 
- E così tu sei il famoso Patrick. Io sono Said, ma mi chiamano anche il Visitatore. È tanto che volevo fare un bel discorso con te, da uomo a uomo. 
Con un gesto Patrick fa uscire le sue scimmie da guardia, richiude la porta della camera, ha un attimo di esitazione, depone il manico di scopa e si siede di fronte al Visitatore, a che proposito? Fratello Said va dritto al sodo, secondo i suoi informatori Patrick non è né uno spacciatore né un tossico, La Charbonnière è diventata una specie di crocevia per drogati e non è una cosa buona per i suoi fratelli, qualcuno si è già messo a fumare erba, non sia mai che passi alla roba pesante. La scimmia non capisce perché la cosa dovrebbe riguardarlo, la famiglia del Visitatore non è mica la sua. Said posa Micetto sul letto, inclina la testa di lato, sa bene che qui Patrick è il solo padrone, basterebbe che facesse schioccare le dita perché nessuno starnutisse più. La scimmia ne conviene. Fratello Said gli sorride, seducente, è un piacere personale che gli sta chiedendo, Patrick all'improvviso ha voglia di farglielo, per piacergli, per sentirsi buono e bello, per un altro sorriso, acconsente. Il Visitatore si alza, gratta il gatto tra le orecchie: 
- Quando vuoi vedermi, basta che lo dici a Leila. 
- È tua sorella? 
- Non è mia sorella… Fratelli e sorelle, è così che ci chiamavamo durante la guerra. 
- Hai fatto l'Algeria contro di noi? 
- Conto su di te? 
- Hai la mia parola. 
Il Visitatore scompare nella notte. Per scacciare in blocco i mercanti dal tempio, Patrick incarica di una missione informativa i suoi fedeli dall'aspetto più scimmiesco, che buttino un occhio di qua, che aprano le orecchie di là, che ficchino il naso dappertutto, facendo finta di niente, e poi a rapporto. Patrick censisce anche i semplici consumatori, gli amanti del trip, della sniffata o del buco, dovranno fare fagotto tutti quanti, altrimenti la droga rientrerà per forza insieme a loro. Consulta la lista, tira le somme, scrolla la testa, ce n'è di gente da sbattere fuori, quasi un quarto degli ospiti di La Charbonnière. Decide di procedere alle espulsioni durante un fine settimana invernale, quando psicoterapeuti e rieducatori si riuniranno in conclave non stop all'università di Vincennes. Al ritorno non saranno tanto contenti, le solite tensioni mai risolte, il loro intento terapeutico sempre così oscuro a livello teorico, adesso anche una parte della comunità esclusa senza chiedere la loro opinione e senza i loro interminabili sermoni in assemblea generale: oggigiorno tutto ha una valenza politica, l'oppio è la religione dei popoli, questo fenomeno sociale merita un'analisi esaustiva, spostare il problema in un altro luogo non lo risolve nel profondo… Che vadano a farsi cavare gli occhi da un gallo. 
La sera fatidica Patrick ispeziona le truppe e si assicura della solidità dei randelli, fratello Said tarda, ma la scimmia ci tiene molto che sia testimone del suo gesto di collaborazione. Lo aspetta seduto sul letto, con il manico di scopa posato ai suoi piedi e Micetto sulle ginocchia, finalmente il Visitatore appare, insieme a lui si riversa nella stanza una ventata di aria glaciale, ma poi Said gli sorride, si avvicina, la scimmia è turbata, Said gratta Micetto tra le orecchie, proprio come una volta faceva papà… Richard con l'altro Micetto, Patrick ha l'impressione di essere sul punto di capire qualcosa di essenziale, il Visitatore gli parla, Patrick si scuote, mette giù il gatto con un'ultima carezza, Micetto si mette a fare le fusa. L'orda scimmiesca investe l'edificio centrale, le porte che non si aprono vengono sfondate, chi non è d'accordo viene preso a randellate, perquisizioni a tappeto, retata di droghe di ogni tipo, acidi, coca, morfina, confiscato anche l'arsenale, coltelli a serramanico, catene da bicicletta, nunchaku e anche una pistola. Spacciatori e tossici vengono radunati nel bar, dove la scimmia tiene loro un discorso d'alto profilo, perché La Charbonnière torni pura come neve non adulterata hanno un'ora di tempo per sloggiare con baracca e burattini, hanno il permesso di recuperare la roba ma non i gingilli, chi volesse giocare al morto che torna, sarà spedito al cimitero una volta per tutte. 
Fratello Said apprezza, da vero esperto: 
- Riguardo alle grandi pulizie, Amirouche  non avrebbe fatto di meglio. 
La scimmia si gonfia di orgoglio, la reputazione di questo amico Rouche di Said non è arrivata fino a lui, ma visto il tono, doveva essere un campione dello sgombero senza incidenti. Il Visitatore è ai saluti, se a Patrick piace il cuscus c'è un buon ristorantino alle Flanades di Sarcelle-Lochères, appuntamento a cena sabato prossimo. La scimmia consacra i suoi risparmi a mettersi in tiro e comprarsi un motorino. Arriva al ristorante, goffo e acchittato nel suo vestito nuovo, fratello Said lo accoglie, cordiale, attento, un parente stretto, Patrick ha l'impressione di averlo sempre conosciuto. L'harissa piccante riscalda, la scimmia è in un bagno di sudore, si sente puzzare come un caprone, una mosca cadrebbe stecchita a quindici passi, il Visitatore non sembra infastidito, gli serve del tè alla menta, Patrick sente il bisogno di parlargli di Savigny-sur-Orge. Said sorride, per un certo periodo ci ha vissuto, alloggiava al Petit Mousse, lavorava da Merlini, il capomastro, all'epoca Marc era appena stato ingaggiato come apprendista, era prima della guerra, negli anni Cinquanta. La scimmia trasalisce: 
- Negli anni Cinquanta? Vuoi dire Marc…? 
- Sì, Marc di Jeanne. 
- Stavano già insieme? 
- Tra loro è stato amore a prima vista e per lui non è mai esistita nessun'altra donna. La loro storia è cominciata a scuola, il giorno del diploma… 
Così nascono o muoiono le leggende. Il Visitatore venuto da lontano spoglia la scimmia dei suoi miti preistorici, Marc non avrebbe mai potuto essere il suo papà, Marie ha inventato tutto, quella troia, e Richard il Guercio che aveva vinto una battona a 421 era un brav'uomo. Sgobbava sodo, non beveva, era fiero di suo figlio, lo chiamava "figliolo", lo colmava di regali, una volta gli aveva portato un gattino, le immagini si sovrappongono, papà e il Visitatore accarezzano Micetto tra le orecchie, Said si eclissa, resta il padre, forse il fratello maggiore, è facile credere alle favole che fanno più comodo, come i bambini si bevono i racconti che escono dalla bocca delle loro madri, Micetto giaceva in mezzo alla discarica con una corda intorno al collo, papà non l'aveva accoppato con una bastonata, era stata quella troia di Marie a strangolarlo. 
* * * 
La scimmia alzò la testa. Era rimasto solo nel ristorante, il conto era stato pagato. Tornò a La Charbonnière, spezzò contro un muro il suo manico di scopa, congedò gli edipi, una sera dopo l'altra attese il Visitatore, seduto sul letto, con Micetto in braccio. Alla fine si rassegnò a ricorrere all'aiuto di Leila, la messaggera, ma quando la fece chiamare era scomparsa, i magrebini non sapevano dove fosse o non vollero dirgli niente. La scimmia riprese la sua motoretta, setacciò Sarcelles in lungo e in largo, non rivide mai più il suo fratellopadre.
L'amante-madre 
Neve e freddo intenso, a Plessis-Gassot la comunità è ripiegata su se stessa, l'inverno del 1976 sembra non finire più, in compenso le assemblee generali di La Charbonnière diventano sempre più brevi, la scimmia detesta le ciance inutili. Come nella classe del Kulattone tanto tempo prima, Patrick si fa designare alla presidenza, esaurisce l'ordine del giorno, toglie la seduta, ignorando la frustrazione orale degli psicoterapeuti, che continuino pure a blaterare da soli, lui va a godersi il piccolo schermo, anche chi non lo ama lo segue. La televisione è nella sala del bar, Patrick la accende, uno dei suoi gorilla favoriti gli porta una Coca-Cola. Parte la pubblicità, Patrick taglia suono e immagini. Di solito nessuno protesta, gli ospiti perché non ne hanno il coraggio, i rieducatori perché leggono in questo atto consapevole il rifiuto della società consumistica, oggi però una voce femminile si permette un commento blasfemo: 
- A me la pubblicità piace! 
Anche senza voltarsi Patrick ha riconosciuto la piantagrane dal suo leggero accento, la negra Marième, una donna delle pulizie, non è la prima volta che lo provoca, sta cominciando a rompergli il cazzo, la scimmia si irrigidisce: 
- E chi se ne sbatte. 
- Chi ti dà diritto? 
- Decisione dell'assemblea generale sovrana. 
- O decisione del sovrano? 
Patrick non risponde, il silenzio è pesante, la scimmia consulta l'orologio, finisce la bottiglietta di Coca, preme il telecomando, i titoli di testa di un film qualsiasi gli consentono un'uscita dignitosa, lui l'ha già visto. I due guardaspalle seguono le sue orme, Patrick li ringrazia, possono restare al bar, questa sera non ha bisogno di niente e di nessuno, di una femmina meno che mai. Da quando si è stufato dei ragazzi ha convocato nel suo letto le ragazze della comunità, nessuna differenza tra i sessi, così come i maschi, tutte quante l'hanno subito con la stessa paura e repulsione. Per quanto si mostrasse dolce, facesse loro i complimenti, offrisse dei regali, cercasse di fare colpo grazie alla sua forza fisica - adesso è capace di schiantare un mattone con un colpo di taglio della mano -, le ragazze si ritraevano dal primo istante che lui le toccava, ce n'erano di quelle che piangevano, viso grondante e acquasantiera asciutta, alcune si sacrificavano a occhi chiusi e denti stretti, altre si univano a lui come vacche sonnambule, ruminando qualche fantasia sul loro fidanzato o su Alain Delon. Perfino Brigitte, un'autentica mongoloide a cui le rieducatrici somministrano d'ufficio la pillola anticoncezionale, ha espresso in modo inarticolato il suo orrore non appena si è avvicinato a lei, e non aveva nemmeno intenzione di saltarle addosso, sperava solo che un essere umano accettasse finalmente un gesto di tenerezza da parte sua. 
- Patrick, c'è tua madre, è congelata, è venuta a piedi dalla stazione di Villier-le-Bel. 
- Per lei non ci sono. 
- Vorrebbe almeno che tu leggessi questo biglietto. 
- Ecco cosa ne faccio. E ora dille di smammare, per sempre. 
Il giorno prima era domenica, da qualche mese Marie la Troia aveva ritrovato le sue tracce, prima c'erano state le lettere, che Patrick strappava senza aprire, poi si era presentata di persona a La Charbonnière, allora Patrick aveva incaricato le sue scimmie di formare una cortina di protezione intorno alla sua camera, perché la madre strangolatrice non potesse nuovamente assassinare Micetto. Il gattino dorme raggomitolato sul letto, col naso nascosto nel pelo morbido, la scimmia si stende accanto a lui, il gatto apre un occhio, Patrick è sicuro che gli sta sorridendo, lo sfiora tra le orecchie, Micetto allunga il collo, le dita scendono fino all'angolo della bocca, lisciano delicatamente i baffi, Micetto si struscia contro la mano, consenziente, Patrick si fa più audace, con carezze lente, avvolgenti, dalla nuca alla coda, Micetto fa le fusa, la pressione della mano lungo la schiena aumenta, Micetto ronfa come una pentola messa sul fuoco a bollire, si ribalta sul dorso, si stiracchia, com'è lungo, si lecca una zampa, voluttuoso, la scimmia non si muove più, Micetto si raddrizza, va ad annusarlo, l'odore sotto le ascelle è forte, ci ficca il muso, si rannicchia contro il suo amante sbavando di piacere e lo massaggia con le zampe sfoderando i piccoli artigli, il massimo. Bussano alla porta. 
- Chi è? 
- Sono io, Janine. 
- Un attimo. 
La scimmia si è alzata di scatto, si sente un po' colpevole verso Micetto, che forse gli terrà il broncio per gran parte della notte, e allo stesso tempo incuriosito dalla visita della rieducatrice, per una tacita regola della comunità il personale non entra mai nelle camere degli ospiti, e viceversa. Patrick gira la chiave, apre la porta, nonostante l'eskimo e gli occhiali la ragazza appare sexy come al solito, certamente grazie alla sua voce roca e al suo sorriso smagliante, forse un po' meccanico. Patrick scrolla la testa, un altro bel premio su cui nessuna scimmia potrà mai sperare di mettere le mani, secondo l'ordine o il disordine amoroso della grande tombola del sesso. 
- Vuoi sederti? 
- Resto solo un minuto. Ma guarda, Don Giovanni dorme da te? 
- Don Giovanni? Si chiama Micetto. 
- Io lo chiamo Don Giovanni, perché quando si mette a miagolare tutte le gatte della zona accorrono in massa al suo richiamo. 
Una bella puttana, comunque, il Micetto Don Giovanni, si lascia coccolare da Janine, non gli basta mai, ne vuole ancora, è intollerabile, perfino il gatto gli è infedele, la scimmia si morde le labbra per non esplodere, a cosa deve l'onore, a quest'ora? Janine smette di accarezzare il micio, tira fuori dalla tasca un pacchetto 
di sigarette, ne offre una a Patrick, che rifiuta, lei sorride, è vero, non fuma, ma almeno ce l'ha un posacenere? Il bicchiere per lo spazzolino da denti andrà benissimo, Janine si mette seduta sulla sedia, Patrick si siede sul letto, là dove stava Said la prima volta, la scimmia si sistema gli occhiali con la punta dell'indice, osserva la ragazza, aspettando che parli. Lei fa con tutta calma, tira dalla cicca arrotondando le labbra, come sono carnose, proprio una bocca da pompini. Patrick intuisce che è sorpresa dall'austerità della camera, niente poster né foto, giusto qualche oggetto da toeletta, nient'altro sulla tavola, anche se aprisse l'armadio lo troverebbe vuoto, i vestiti sono riposti dentro la valigia. Le cose stanno così, lui non beve, non fuma, scopa alla svelta e gode da solo, non ha amici, non ha la ragazza, è qui di passaggio, salvo che non può tornare indietro e che non sa dove andare, Patrick tira su col naso. Micetto fiuta la sua tristezza, un leggero colpetto con la testa, gli si arrampica sulle ginocchia, fa un semicerchio prima di sdraiarsi, debordando un po', attacca delle fusa discrete per reclamare la ripresa di possesso, la scimmia non resiste più, con una mano sostiene il treno posteriore della bestiola, con l'altra affonda le dita nella pelliccia, l'armonia della coppia è ristabilita, impossibile avercela a lungo con Micetto. 
- È strano, non ti ci vedevo con un gatto, tu e il tuo karate. 
- Naturalmente, io sono solo un bruto. 
- Sai perfettamente che non volevo dire questo. 
- Allora parla. 
- Mi chiedo perché sei sempre così aggressivo con me, ma in fondo credo di avere una specie di spiegazione a proposito del tuo atteggiamento verso le donne in generale, correggimi se sbaglio… 
Il problema con gli psicologi e affini è che con loro non si può mai discorrere normalmente, ti menano il can per l'aia, spaccano un capello in quattro, vanno in cento direzioni alla volta, passano ore e ore a cercare il senso nascosto di ogni scoreggia venuta di traverso e devi sempre stare in campana e non lasciarti scappare una parola a doppio senso, se non vuoi ritrovarti completamente nudo, con l'inconscio rivoltato come un calzino. Janine prosegue il suo monologo, a Patrick non dispiace ascoltarla, non ha sonno, e la presenza di una bella donna in camera sua è meglio della solitudine in compagnia di Micetto, può dare sfogo alla fantasia semplicemente fissando la bocca della sua ospite, con delle labbra del genere i suoi favori devono essere stupendi. 
Dopo qualche considerazione sull'eterno femminino del gatto, i cui testicoli evidentemente non sono significativi a livello simbolico, Janine dimostra alla scimmia che la pratica delle arti marziali serve a fornirgli una corazza tonica e protettrice contro l'urgenza delle sue emozioni, in particolare la sua paura delle ragazze, da qui la sua sorpresa, ma anche la gioia nello scoprire il suo legame con il micio, una convivenza assolutamente promettente per una maggiore socializzazione, e che Patrick concorda nell'interpretare come una falla nelle sue difese ipermaschiliste, bisognava pensarci su. 
La psicologa si accende un'altra sigaretta con il mozzicone della precedente, Micetto ne ha sentite abbastanza, salta giù dalle ginocchia di Patrick e domanda di uscire, la scimmia gli apre la porta: 
- Su, va a farti un giro, razza di scostumato! Ehi, Janine, è un sacco intrigante quello che racconti su di me, hai altro da tirar fuori dal cappello? Per me possiamo andare avanti tutta la notte. 
Torna a sedersi. La visitatrice sembra disorientata, in effetti lei voleva soltanto avvisarlo che l'équipe terapeutica voleva ridiscutere il problema della pubblicità alla tivù nella prossima assemblea generale. La scimmia solleva le sopracciglia, di questo si è già blaterato per tre sere di seguito e si era d'accordo all'unanimità nel non guardarla più. Janine non dice di no, ma all'epoca il personale di servizio si asteneva dal dibattito, un rifiuto di tipo corporativo, timbrano il cartellino e via di corsa, tutti a nanna nelle loro squallide case popolari di Lochères. Con l'arrivo di Marième, che a differenza dei suoi colleghi alloggia a La Charbonnière e desidera partecipare attivamente alla vita comunitaria, e dal momento che la televisione occupa un ruolo importante in questa istituzione, si può ben sperare di ridurre la scissione tra personale curante, curato, e né curante né curato. Una vampata di rabbia fa tossicchiare la scimmia, e così dopo la scena del bar la negra è andata a spifferare tutto agli psicologi. 
- Cosa è venuta a dirvi su di me, di preciso? Oh, tanto me ne sbatto, quella non mi può vedere. 
- Guarda che ti sbagli, Patrick! Al contrario, tu le ispiri una grande ammirazione e mi chiedo se non sia un po' innamorata di te. 
- Chi, quella? 
- Sì, Mari-ème.  
La scimmia è sbalordita, Mari-ème, come 'Marie ama', allora è proprio una mania, gli hanno già fatto lo scherzo di staccare le sillabe di un nome e Pa-trick ha creduto di essere impotente, alla sua età non abboccherà di nuovo a questo genere di trucchetti, buoni per l'almanacco enigmistico, ma neanche. Janine fa una risatina indulgente, ha l'impressione di essersi immischiata in cose che non la riguardano, ora deve andare, posa una mano sulla spalla della scimmia e gli dà un bacino su ogni guancia. 
La stanza è una nuvola di fumo, il bicchiere per lo spazzolino è pieno di mozziconi, Patrick lo guarda con aria incredula, è la prima volta che Janine lo bacia, anzi è la prima volta che qualcuno lo bacia senza esserne costretto a forza, da quando… presto saranno tre anni, ormai, che succede stasera, non è più maledetto dal suo fisico? Apre la finestra e le persiane, luna piena, la neve gelata è luminosa, Patrick non sente nemmeno il freddo, una donna lo tratta come un uomo normale, un'altra a quanto pare lo ammira e sarebbe un po' innamorata di lui, non è mica colpa sua se è negra, cerca di non cedere alla gioia che lo invade. Niente entusiasmi, a La Charbonnière le rieducatrici non risparmiano i bacetti, è vero che lui non ne riceve mai, forse perché si tiene sempre a distanza e non fa niente per incoraggiarle? D'altra parte non è questo gran vanto rimorchiare una carbonella, d'accordo quella non sembra una ritardata, di faccia non è male, il resto può andare, però c'è un problema e bello grosso, come tutta la gente della sua razza di sicuro avrà un pessimo odore, lui sarà capace di abituarsi? 
Patrick non avverte altro che il proprio, avvicinandosi a Marième, che sta strizzando uno straccio dentro a un secchio, non sa come abbordarla, lei si raddrizza: 
- Buongiorno signor Patrick. 
- Buongiorno… signorina. 
- Non fa niente caldo. 
- Sì, no, in effetti. A proposito, sa, io, la pubblicità alla tivù, se le fa piacere, la si può rimettere. 
- Bisognerà discuterne all'assemblea generale. 
- È come se fosse già fatto. Ho detto due parole a Janine ieri sera. 
- Ha rivisto Janine dopo la riunione dei terapeuti? 
- È venuta in camera mia. 
- Ah sì, dimenticavo. 
- Che cosa? 
- Non faccia l'innocente, signor Patrick, lo sanno tutti che la signorina Janine ha un debole per lei, e quando dico un debole, mi tengo bassa. 
La scimmia doveva avere gli occhi totalmente offuscati, si toglie gli occhiali e li asciuga con il fazzoletto, ecco perché la rieducatrice ha contravvenuto alla regola che governa la ripartizione dello spazio tra personale e ospiti, era una dichiarazione! Patrick sorride, è proprio un imbranato, il pretesto non stava in piedi, in assemblea generale si parla di tutto e di niente, l'ordine del giorno viene stabilito all'inizio della seduta e nessuno era mai venuto a consultarlo con ventiquattro ore di anticipo. Per giunta ci sono stati i bacini, fraterni se vogliamo, ma non poteva certo mettersi a fare lingua in bocca tutto in un botto, toccava a lui portare avanti il discorso. Però qualcosa ancora non gli quadra, è Janine che l'ha lanciato sulla pista di Marième, la ragione non è chiara, Patrick aggrotta le sopracciglia, a un tratto sbatte il pugno destro sul palmo sinistro come fa il commissario Bourrel in Les cinq dernières minutes, ma sicuro, per metterlo alla prova! Patrick ride di felicità, ha capito, non per essere razzista ma preferisce di gran lunga Janine a Marième, la negretta potrà semmai diventare una buona amica, una confidente, viene presto rassicurato, lei non chiede di più. 
Si rende anche conto che Marième sa tutto di come funziona realmente La Charbonnière, e della natura dell'autorità che Patrick vi esercita, lei non disapprova, è così dappertutto, se non sei il più forte con i pugni o con l'astuzia, ti calpestano. A Lochères, Marième aveva sentito parlare del modo in cui la droga era stata bandita dalla comunità e gli era venuta voglia di conoscere la scimmia, è per questo che si era fatta ingaggiare qui, come sono andate le cose esattamente? Lui comincia a soddisfare la sua curiosità, evoca il ruolo del Visitatore, lei lo interrompe con vivacità, è ancora in contatto con Said? Patrick fa segno di no con la testa, Marième trova che sia meglio così, lui la incalza di domande, lei finisce per rispondere, quasi controvoglia, fratello Said è un assassino, per puro divertimento, ma ammazza solo i figli dei francesi. 
Talvolta Marième sparisce da La Charbonnière, per due giorni o due settimane, al suo ritorno non dà alcuna giustificazione e si rimette a fare le pulizie, nessuno le fa la minima osservazione, il suo lavoro è sempre così ben fatto. Durante queste assenze Patrick sente la sua mancanza, ormai per lui Marième è la sorella che aveva rifiutato nella sua infanzia, quella a cui puoi dire tutto e che può ascoltare tutto, insomma, quasi, oppure quella che può darti dei buoni consigli: 
- Con Janine siamo sempre allo stesso punto. 
- Però continua sempre a venire ogni sera in camera tua? 
- Non succede niente. 
- Almeno vi baciate? 
- Come con te, buongiorno-buonasera. 
- Tu non provi ad approfittarne? 
- Lei ride e volta la testa. 
- Ci sono delle donne a cui piace essere forzate. 
Patrick non osa farlo con Janine, forse per via del suo statuto di rieducatrice, certo con quel suo modo di parlare e di camminare, che fa allupare senza speranza le sue scimmie guardaspalle, lei lo intimidisce, per quanto Patrick si maledica in tutte le lingue. Eppure restano delle ore insieme, lei adora farlo a fettine per esaminarlo, lui si lascia analizzare con condiscendenza, basta che si interessi a lui. A volte è completamente fuori strada, secondo lei l'influenza positiva della scimmia sugli altri ospiti è il risultato dell'esperienza acquisita in una scuola che praticava la pedagogia sperimentale. Altre volte dice solo un mucchio di cazzate, sotto le sue arie da duro Patrick nasconde un immenso bisogno di essere amato. Ciò nonostante, non si decide a concedersi a lui, finge di non accorgersi dei sospiri e delle occhiate, accetta le attenzioni galanti come scontate, le prime violette della stagione o un mazzetto di giunchiglie. Per toccarle finalmente il cuore la scimmia decide di offrirle il più straordinario pegno d'amore che riesce a concepire, micio per micia, si mette a nudo, le indica Micetto, l'ha allevato con il biberon ma se lei lo desidera, è suo. Janine sorride gentilmente, bisognerebbe chiedere a Micetto cosa ne pensa, non si può mica disporre così degli animali o delle persone, una lezione di morale per ricompensa, Patrick non ce la fa a incassare, stringe i pugni e rischia il tutto per tutto: 
- Allora non vuoi essere la mia ragazza? 
- Ma io ho quasi trentanove anni, potrei essere tua madre. 
- E allora? 
Janine si lancia in un discorso astruso a proposito di sentimenti incestuosi che un ragazzo può provare di fronte a una donna più matura, una storia banale, eterna e ripetitiva, probabilmente Patrick non ha chiuso i conti con il suo Edipo, cosa che tra parentesi spiegherebbe il terrore di rivedere sua madre, da cui preferisce fuggire piuttosto che incontrarla o rispondere alle sue lettere, la poverina tra l'altro se n'è lamentata con Janine. Che chiuda quella boccaccia di merda, la scimmia esplode, non ha il diritto di parlare di questo, aveva un dossier quando è arrivato qui, dentro c'era scritto tutto, Massat l'ha bruciato perché non fosse più prigioniero del suo passato, oggi è quello che è, ma è un uomo libero, punto e basta, arrivederci e ciao. Pietrificata, Janine la chiude lì, si alza e va verso la porta, poi si volta, torna verso Patrick, glaciale, gli posa la mano sulla spalla e gli dà un solo bacino, all'angolo della bocca, a domani, lui non risponde. Dopo che se n'è andata, la scimmia si raddolcisce, be', la loro storia fa qualche progresso, Marième ha ragione, questa puledra va tenuta con le redini corte perché dia il meglio. 
L'indomani prende da parte la sua sorella nera, una grande notizia, è per stasera. Marième gli salta al collo, è contenta per lui. Nel corso della giornata Patrick è preso dal dubbio, Janine verrà a trovarlo come ha promesso? Lui la evita, non assiste all'assemblea generale, aspetta nella sua camera con Micetto, bussano, Patrick apre, è lei, Micetto esce. Indossa un abito primaverile, da brava ragazza, non è truccata, spera che lui non stia male, lo bacia su tutte e due le guance e attacca il resoconto dell'assemblea. Lui è stordito dal fiume di parole, non capisce più niente e non sa che fare, lei ha ripreso la situazione in mano, seduta sulla sedia, lui è tornato meccanicamente a sedersi sul letto. Janine parla, parla, parla, e la delusione di Patrick si trasforma in rabbia diffusa, ma insomma, che cazzo vuole sapere di preciso e che gliene fotte a lui di fratelli e sorelle, no, non ne ha, che cazzo cambia? 
- Tutto! Tu hai beneficiato dell'amore esclusivo di tua madre, non hai imparato la condivisione. 
- Io ne volevo, di fratellini, ma finiva sempre male, morivano tutti nella culla, l'itterizia, oppure non nascevano a termine e crepavano uguale, una volta una l'ha strangolata il cordone ombelicale. 
- Ti sei chiesto perché? 
- Per quella del cordone ho un dubbio, gli altri li ha avvelenati il sangue di mio padre. 
- Il sangue di tuo padre? Ah, per caso c'era un problema di incompatibilità tra i fattori Rh dei tuoi genitori? 
- Rh… Rh… Sì, l'ho sentito una volta che ero dal dottor Allouch con Marie. 
- Te lo spiego io, è molto semplice: quando uno dei genitori ha il sangue Rh positivo e l'altro Rh negativo, non ci sono problemi per una prima gravidanza, è la ragione per cui tu sei venuto al mondo normalmente. Ma la tua presenza nel ventre di tua madre aveva sviluppato in lei la formazione di anticorpi che hanno impedito che i bambini concepiti successivamente fossero vitali… Patrick, che cos'hai? Patrick, rispondimi! 
Il viso della scimmia è completamente stravolto, tutto questo casino per colpa sua e tutti questi anni perduti… Anche lui come Said è un assassino di bambini, con la differenza che lui lo è dalla nascita. La rivelazione lo turba senza spaventarlo, accetta di avere ucciso suo padre, i suoi fratelli e suo figlio, perché Marie è innocente. Lei non lo ha mai tradito, e se tanto tempo fa ha strangolato Micetto è stato solo per gelosia. Patrick può capire il suo sentimento, addio, gattini. La raggiungerà a Savigny, si getterà ai suoi piedi, lei lo perdonerà e non si lasceranno mai più. Scrolla la testa, toglie gli occhiali, prima di lasciare La Charbonnière ha un debito da saldare, la conoscenza si paga. 
Patrick si avventò su Janine, facendola cadere a terra. Per quanto si dibattesse, lui era sicuro della sua ragione e della sua forza, per quanto urlasse come una pazza, nell'edificio isolato non alloggiavano altri che le scimmie, Patrick se le immaginava attirate dalle grida, accalcate dietro la porta, che si davano di gomito e godevano, con una mano a livello gedan. Si rialzò, tirò su la chiusura lampo dei jeans, andò ad aprire loro la porta e indicando la loro mammabefana, la sorella tanto sognata, l'oggetto d'amore inaccessibile che singhiozzava sul pavimento, scoppiò a ridere: 
- Per voi, scimmie, almeno una volta nella vostra vita. 
Quando la giustizia non regna in questo basso mon-
do, bisogna fare in modo di instaurarla. E Patrick ritrovò Marie. A Savigny-sur-Orge la gente continuava ad additarli. Dal polo sud della periferia parigina emigrarono al polo nord, si trasferirono a Sarcelles-Lochères e si confusero nella nuova città. Patrick non partì militare, in tempo di pace i disabili vengono riformati, divenne giardiniere municipale e Marie tornò a fare la casalinga. Non ebbero gatti ma un bambino e una bambina uguali a loro, ai nostri giorni la medicina se la ride dell'incompatibilità dei fattori Rh. Quando passeggiavano mano nella mano, i passanti li seguivano con lo sguardo, inteneriti, la felicità esiste anche per gente tanto brutta, ma anche un po' critici vista la loro differenza di età, in fondo lei potrebbe essere sua madre.