giovedì 6 agosto 2026

CHI AMI TU, DUNQUE P.b.



CHI AMI TU, DUNQUE

P.b.


…Chi ami tu, dunque, straordinario straniero?

-Amo le nuvole... le nuvole che passano... laggiù... le nuvole meravigliose!"

     Charles Baudelaire

È uno dei frammenti più celebri e pure più radicali di Baudelaire, tratto dal poemetto in prosa L’Étranger (Lo straniero), contenuto nello Spleen di Parigi.

La domanda è quella che la società pone sempre allo straniero, all’artista, a chi non si riconosce nei legami consueti: “Chi ami tu?”. Si aspetta una risposta rassicurante — la famiglia, la patria, l’amata, l’oro, Dio.

Baudelaire risponde con qualcosa di irraggiungibile, mutevole e senza possesso possibile: le nuvole.

Le nuvole che “passano… laggiù” non si possono possedere, non ricambiano l’amore, non chiedono fedeltà. Sono bellezza pura, effimera, libera. In quell’amore c’è tutto il rifiuto baudelairiano del mondo borghese, del sentimento utile, del legame che lega. C’è anche, in forma quasi zen, un’accettazione della caducità: amare ciò che fugge è l’unico modo di non essere traditi.

“Le nuvole meravigliose” diventano così l’emblema stesso della modernità poetica: non più il sublime eterno delle montagne o del mare, ma l’immagine che si dissolve mentre la si contempla. Un amore senza oggetto stabile, e proprio per questo più intenso.

È una dichiarazione di estraneità assoluta. E, al tempo stesso, una delle più tenere e leggère che Baudelaire abbia mai scritto.