P.b.
Ho fatto una ricerca per capire la profondità del pensiero talmudico. Ho trovato questo aneddoto riportato da Rabbi Joseph Telushkin nel suo libro Jewish Humor: What the Best Jewish Jokes Say About the Jews (1992):
Un giovane uomo sulla ventina bussa alla porta dello studioso rinomato Rabbi Shwartz.
«Mi chiamo Sean Goldstein», dice. «Sono venuto da lei perché desidero studiare il Talmud».
«Conosce l’aramaico?» chiede il rabbino.
«No», risponde il giovane.
«L’ebraico?» chiede ancora il rabbino.
«No», risponde di nuovo il giovane.
«Ha studiato la Torah?» domanda il rabbino, un po’ irritato.
«No, rabbino. Ma non si preoccupi. Mi sono laureato a Berkeley summa cum laude in filosofia e ho appena terminato la mia tesi di dottorato a Harvard sulla logica socratica. Ora vorrei solo completare la mia formazione con un po’ di studio del Talmud».
«Dubito seriamente», dice il rabbino, «che lei sia pronto a studiare il Talmud. È il libro più profondo del nostro popolo. Se però lo desidera, sono disposto a esaminarla in logica, e se supera quel test le insegnerò il Talmud».
Il giovane accetta.
Rabbi Shwartz alza due dita.
«Due uomini scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia?»
Il giovane fissa il rabbino.
«È questo il test di logica?»
Il rabbino annuisce.
«Quello con la faccia sporca si lava la faccia», risponde stancamente.
«Sbagliato. Quello con la faccia pulita si lava la faccia. Esamini la logica semplice. Quello con la faccia sporca guarda quello con la faccia pulita e pensa che la sua sia pulita. Quello con la faccia pulita guarda quello con la faccia sporca e pensa che la sua sia sporca. Quindi quello con la faccia pulita si lava la faccia».
«Molto intelligente», dice Goldstein. «Mi dia un altro test».
Il rabbino alza di nuovo due dita.
«Due uomini scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia?»
«L’abbiamo già stabilito. Quello con la faccia pulita si lava la faccia».
«Sbagliato. Tutti e due si lavano la faccia. Esamini la logica semplice. Quello con la faccia sporca guarda quello con la faccia pulita e pensa che la sua sia pulita. Quello con la faccia pulita guarda quello con la faccia sporca e pensa che la sua sia sporca. Quindi quello con la faccia pulita si lava la faccia. Quando quello con la faccia sporca vede che quello con la faccia pulita si lava la faccia, si lava anche lui. Quindi tutti e due si lavano la faccia».
«Non ci avevo pensato», dice Goldstein. «È scioccante che io possa aver fatto un errore di logica. Mi testi di nuovo».
Il rabbino alza due dita.
«Due uomini scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia?»
«Tutti e due si lavano la faccia».
«Sbagliato. Nessuno dei due si lava la faccia. Esamini la logica semplice. Quello con la faccia sporca guarda quello con la faccia pulita e pensa che la sua sia pulita. Quello con la faccia pulita guarda quello con la faccia sporca e pensa che la sua sia sporca. Ma quando quello con la faccia pulita vede che quello con la faccia sporca non si lava la faccia, non si lava nemmeno lui. Quindi nessuno dei due si lava la faccia».
Goldstein è disperato.
«Sono qualificato per studiare il Talmud. Per favore, mi dia un altro test».
Geme però quando il rabbino alza di nuovo due dita.
«Due uomini scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia?»
«Nessuno dei due si lava la faccia».
«Sbagliato. Ora vede, Sean, perché la logica socratica è una base insufficiente per studiare il Talmud? Mi dica: come è possibile che due uomini scendano dallo stesso camino e uno esca con la faccia pulita e l’altro con la faccia sporca? Non lo vede? L’intera domanda è narishkeit, una sciocchezza, e se passa tutta la vita a rispondere a domande sciocche, anche tutte le sue risposte saranno sciocche».
Commento
Il rabbino ripete quattro volte la stessa domanda, ogni volta smentendo la risposta precedente e proponendo una logica ancora più sofisticata:questo meccanismo a spirale è tipico dello stile talmudico: non si accontenta di una risposta “giusta”, ma continua a scavare, a ribaltare le premesse, a mostrare che ogni ragionamento apparentemente solido può essere smontato da un altro ancora più sottile. Il messaggio non è solo “non accettare premesse sbagliate”.
È più radicale:
La logica formale (anche quella socratica più raffinata) non basta se non si ha prima il coraggio di chiedere: «Ma questa domanda ha senso?»
In ambito talmudico questo è fondamentale. Il Talmud non è un libro di risposte definitive, ma un metodo di interrogazione continua. Il metodo dialettico talmudico non è semplicemente “logica ebraica”. È un sistema di ragionamento altamente strutturato, basato sul confronto, sulla contraddizione e sulla continua messa in discussione delle premesse.
È anche un ritratto ironico e abbastanza spietato dell’intellettuale moderno: Sean Goldstein laureato a Berkeley, dottorato a Harvard sulla logica socratica… e completamente sprovvisto di cultura ebraica. Il rabbino non lo umilia per cattiveria, ma per mostrargli che la sua formazione, per quanto brillante, è insufficiente. La “logica” senza radici culturali e senza senso del ridicolo (narishkeit) diventa sterile.
