martedì 20 gennaio 2026

TRUMP E "IL MONDO INFESTATO DAI DEMONI" di Carl Sagan


TRUMP E IL MONDO INFESTATO DAI DEMONI

Trump è la realizzazione di quel "mondo infestato dai demoni", di cui parla Carl Sagan, dove la scienza e il razionalismo sono eclissati da ciò che "fa sentire bene"? 

Molti osservatori, giornalisti e commentatori hanno infatti interpretato la "profezia" di Carl Sagan nel suo libro Il mondo infestato dai demoni (1995) come una descrizione profetica dell'era Trump, specialmente in relazione al declino del pensiero critico, alla diffusione della disinformazione e a una società sempre più polarizzata tra fatti e sensazioni personali.

Sagan non nominava esplicitamente figure politiche, ma il suo "presentimento" di un'America che scivola nella "superstizione e nell'oscurità" – a causa di un'economia di servizi dominata da pochi potenti, di una perdita di capacità critica e di un'incapacità a distinguere il vero dal "ciò che fa sentire bene" – è stato visto come un ritratto anticipato del trumpismo.

Carl Sagan in "Il mondo infestato dai demoni: La scienza come una candela nel buio" (1995) ) cattura l'essenza di come gli inganni profondamente radicati possano diventare psicologicamente auto-rinforzanti, rendendo le persone resistenti alle prove contrarie non per ignoranza, ma per autopreservazione.

Per riferimento, ecco il passaggio originale di Sagan su come le sciocchezze agiscono:

"Una delle lezioni più tristi della storia è questa: Se siamo stati ingannati abbastanza a lungo, tendiamo a respingere qualsiasi prova dell'inganno. Non siamo più interessati a scoprire la verità. L'inganno ci ha catturati. È semplicemente troppo doloroso ammettere, anche a noi stessi, di essere stati presi in giro. Una volta che dai potere a un ciarlatano su di te, quasi mai lo riottieni."

Sagan collega questo alle credenze "self-sealing" o non falsificabili — idee strutturate in modo che nessuna prova possa smentirle, come la sua famosa analogia del "drago nel mio garage". Il drago è invisibile, incorporeo, fluttua, respira fuoco senza calore, e così via; ogni test che proponi viene spiegato via. Non si tratta solo di pigrizia intellettuale; è radicato in costi emotivi e sociali. Ammettere di aver sbagliato può frantumare la tua visione del mondo, le relazioni o persino la stabilità finanziaria.

Psicologicamente, questo risuona con concetti come la dissonanza cognitiva (dove tenere credenze contrastanti causa disagio, quindi razionalizziamo via il conflitto) e l'errore dei costi sommersi (abbiamo investito così tanto tempo/emozioni/denaro che abbandonare sembra una perdita maggiore che persistere). Gli incentivi lo amplificano: se la tua identità è avvolta in un gruppo (ad esempio, un partito politico o una setta religiosa), o il tuo lavoro dipende da un sistema difettoso (come dirigenti in un'azienda fallimentare), il "dolore" della verità diventa esistenziale.

I ciarlatani sfruttano questo magistralmente. Pensa a esempi storici come gli schemi Ponzi — le vittime spesso raddoppiano invece di ammettere la truffa, a volte difendendo persino il perpetratore. Nei contesti moderni, appare nelle teorie del complotto (ad esempio, Terra piatta o negazione delle elezioni), dove gli aderenti liquidano le smentite come parte della "copertura". O considera il negazionismo dell'industria del tabacco nel XX secolo: scienziati finanziati dal Big Tobacco respingevano le crescenti prove sanitarie perché i loro mezzi di sussistenza dipendevano dallo status quo. Anche in politica, i sostenitori di figure autoritarie raramente cambiano idea solo basandosi sui fatti; la tribù sociale e le minacce percepite al loro stile di vita superano i dati.

Il punto chiave è che le prove possono rompere l'incantesimo, ma spesso richiedono più dei fatti — necessitano di empatia per quel dolore, esposizione graduale e a volte shock esterni (come perdite personali o cambiamenti sociali). Sagan sosteneva la scienza come antidoto: scetticismo rigoroso, apertura all'errore e strumenti come la revisione tra pari per catturare i nostri stessi inganni. In un mondo pieno di disinformazione, è un promemoria che cambiare le menti inizia comprendendo perché avviene la resistenza, non solo accumulando più prove.   

Sagan, nel suo libro del 1995, non solo discute di credenze "self-sealing" e resistenza psicologica all'evidenza, ma esprime anche un "presentimento" su un futuro America in cui il declino del pensiero critico e la confusione tra ciò che "fa sentire bene" e ciò che è vero aprono la porta a leader demagogici, disinformazione e un ritorno alla superstizione. Molti osservatori hanno visto in Trump l'incarnazione di questa profezia. 

Ecco il passaggio chiave di Sagan:

"Ho un presentimento di un'America nel tempo dei miei figli o dei miei nipoti – quando gli Stati Uniti saranno un'economia di servizi e informazioni; quando quasi tutte le industrie manifatturiere chiave saranno scivolate via verso altri paesi; quando poteri tecnologici impressionanti saranno nelle mani di pochissimi, e nessuno che rappresenti l'interesse pubblico potrà nemmeno comprendere i problemi; quando le persone avranno perso la capacità di impostare le proprie agende o di interrogare con cognizione di causa coloro che sono al potere; quando, stringendo i nostri cristalli e consultando nervosamente i nostri oroscopi, con le nostre facoltà critiche in declino, incapaci di distinguere tra ciò che ci fa sentire bene e ciò che è vero, scivoleremo, quasi senza accorgercene, nella superstizione e nell'oscurità."

Questo scenario descrive una società vulnerabile a figure come Trump, che ha spesso respinto evidenze scientifiche, fattuali o istituzionali quando minacciano il suo status o la sua narrazione. Ad esempio:

Rifiuto delle prove elettorali: Trump ha ripetutamente affermato che le elezioni del 2020 (e in parte del 2024) fossero "rubate", nonostante innumerevoli prove contrarie da corti, indagini e funzionari bipartisan. Accettare la verità distruggerebbe l'identità dei suoi sostenitori come "patrioti" vittime di un "deep state", rendendo il costo psicologico e sociale "insopportabile". Questo è un classico esempio di credenza autosigillante: ogni smentita viene liquidata come parte del complotto. 

Negazionismo scientifico e "fake news": Trump ha definito il cambiamento climatico una "bufala" cinese, ha minimizzato la pandemia COVID-19 e ha promosso teorie cospiratorie (come QAnon o vaccini). I suoi sostenitori spesso respingono fatti da fonti autorevoli perché accettarli minaccerebbe la loro lealtà al leader o al gruppo sociale. Come dice Sagan, le persone non rifiutano le prove perché deboli, ma perché minano identità, status o "tribù". Trump sfrutta questo, etichettando media e esperti come "nemici del popolo", rendendo la verità un attacco personale. 

Il ruolo degli incentivi: Per Trump e i suoi alleati, mantenere il potere significa rendere la verità "insopportabile". Pensiamo a come ha usato la retorica per amplificare divisioni: i suoi follower investono emotivamente (e a volte finanziariamente) nella sua narrazione, e ammettere l'inganno equivarrebbe a perdere faccia, comunità o persino opportunità economiche legate al suo ecosistema (come donazioni o media conservatori). Questo riecheggia i ciarlatani di Sagan, che non mentono indefinitamente, ma creano un sistema in cui la verità costa troppo.

In sintesi, Sagan prevedeva un'era "post-verità" – termine che è esploso proprio con l'ascesa di Trump nel 2016 e il suo ritorno nel 2024/2025 – dove la disinformazione prospera perché il dolore di confrontarsi con la realtà supera i fatti. Trump non è solo un esempio; per molti, è la realizzazione di quel "mondo infestato dai demoni" dove la scienza e il razionalismo sono eclissati da ciò che "fa sentire bene".

IL MONDO INFESTATO DAI DEMONI

Estratto 

La scienza è qualcosa di più di un corpus di conoscenze: è un modo di pensare. Immagino a volte un possibile scenario per l’America del futuro, quando i miei figli o i miei nipotini saranno grandi; vedo gli Stati Uniti come un’economia di servizi e d’informazione; immagino che quasi tutte le più importanti industrie manifatturiere siano passate ad altri Paesi; vedo imponenti potenze tecnologiche nelle mani di pochissime persone, e nessun rappresentante del potere pubblico in grado neppure di comprendere i problemi; vedo le persone incapaci di proporsi programmi autonomi e di rivolgere domande in modo competente al potere; immagino che, diventati incapaci di distinguere fra ciò che ci sembra buono e ciò che ci sembra vero, ci aggrapperemo solo alle nostre sfere di cristallo e consulteremo nervosamente i nostri oroscopi, e in conseguenza della decadenza delle nostre facoltà critiche torneremo a scivolare, quasi senza rendercene conto, nella superstizione e nelle tenebre. L’ottundimento delle facoltà critiche dell’America è evidente soprattutto nel lento declino di un contenuto effettivo nei mezzi di comunicazione, che pure hanno un’influenza immensa, in una programmazione al minimo comun denominatore, nella creduloneria con cui si accettano la pseudoscienza e la superstizione, ma specialmente in una sorta di celebrazione dell’ignoranza. Mentre scrivo, la videocassetta più noleggiata in America è quella del film « Scemo e più scemo ». Anche nei programmi televisivi per ragazzi prevale il puro divertimento privo di contenuti costruttivi. La semplice lezione di tutto questo è che lo studio e l’apprendimento - non solo della scienza, ma di qualsiasi cosa - sono evitabili, anzi indesiderabili.

Noi abbiamo creato una civiltà globale in cui gli elementi più cruciali - trasporti, le comunicazioni e tutte le altre industrie, agricoltura, medicina, istruzione, intrattenimento, protezione dell’ambiente e persino l’istituzione democratica fonda-mentale del voto - dipendono profondamente dalla scienza e dalla tecnologia. Abbiamo anche organizzato le cose in modo che quasi nessuno capisca la scienza e la tecnologia. Questa è la via più sicura per il disastro. Potremmo anche cavarcela per un po’, ma prima o poi questo miscuglio esplosivo di ignoranza e potere ci scoppierà in faccia.A Candle in the Dark è il titolo di un libro coraggioso di Thomas Ady, pubblicato a Londra nel 1656; fondato in gran parte sulla Bibbia, attacca la caccia alle streghe allora in corso, definendola una truffa per « ingannare la gente ». Una malattia o una tempesta, qualsiasi cosa fuori dell’ordinario, veniva attribuita di solito alla stregoneria. Le streghe dovevano esistere, si diceva, perché « in quale altro modo potrebbero accadere queste cose? » Per gran parte della nostra storia noi abbiamo avuto un tale timore del mondo esterno, dei suoi pericoli imprevedibili, da abbracciare prontamente qualsiasi spiegazione promettesse di attenuare o eliminare tale timore. La scienza è un tentativo, in gran parte riuscito, di capire il mondo, di esercitare un controllo sulle cose, di acquistare la padronanza di noi stessi, di seguire una via al sicuro da pericoli. La micro-biologia e la meteorologia ci permettono oggi di spiegare fenomeni che solo pochi secoli fa erano ritenuti una causa sufficiente per bruciare delle donne sul rogoAdy mise inoltre in guardia contro il pericolo che « le nazioni periscano per mancanza di conoscenza». L’infelicità umana evitabile è causata più dall’ignoranza che dalla stupidità, e specialmente dall’ignoranza su noi stessi. Io temo che, specialmente aU’awicinarsi del millennio, pseudoscienza e superstizione possano apparire di anno in anno più attraenti, e più melodioso e allettante il canto irrazionale delle sirene. Dove lo abbiamo già sentito? Ogni volta che vengono suscitati i nostri pregiudizi etnici o nazionali, in tempi di carestia, in periodi difficili per la stima di sé o il coraggio della nazione, quando soffriamo per un ridimensionamento del nostro posto nel mondo e delle nostre finalità, e quando il fanatismo cresce intorno a noi: in tutti questi casi abitudini di pensiero già familiari in passato tentano di riprendere il controllo.La fiamma della candela guizza. La sua piccola aureola di luce trema. Le tenebre si fanno più fitte. I demoni cominciano ad agitarsi.

  Ci sono molte cose che la scienza non riesce ancora a spiegare, molti misteri che rimangono da risolvere. In un universo del diametro di decine di miliardi di anni-luce e dell’età di dieci o quindici miliardi di anni, questa situazione potrebbe durare per sempre. Noi ci imbattiamo di continuo in sorprese. Eppure, secondo qualche scrittore della New Age e qualche autore di scritti religiosi, gli scienziati sarebbero convinti che « non esista nulla oltre a ciò di cui abbiamo una conoscenza scientifica ». In realtà gli scienziati possono rifiutare rivelazioni misteriose per le quali non esistono prove sicure, ma non credono certo che la loro conoscenza della natura sia completa.

  La scienza è uno strumento.di conoscenza tutt’altro che perfetto; essa è solo il migliore che abbiamo. Sotto questo aspetto, come sotto molti altri, questa situazione è simile a quella della democrazia. La scienza di per sé non può consigliare linee precise di azione umana, ma può senza dubbio illuminare le possibili conseguenze di linee d’azione alternative.

  Il modo di pensare scientifico è al tempo stesso immaginativo e disciplinato. Queste caratteristiche hanno un’importanza determinante per il suo successo. La scienza ci invita a tener conto dei fatti, anche quando non si conciliano con i nostri preconcetti. Ci consiglia di considerare ipotesi alternative e vedere quali si accordino meglio con i fatti. Ci esorta a rispettare il delicato equilibrio fra un’apertura senza restrizioni a nuove idee, per quanto eretiche, e l’esame scettico più rigoroso di qualsiasi cosa: sia delle nuove idee sia del sapere stabilito. Questo tipo di pensiero è uno strumento essenziale anche per una democrazia in un periodo di mutamento.

  Se la scienza ha successo, è anche grazie al suo meccanismo per la correzione degli errori. Qualcuno potrebbe considerare troppo ampia questa caratterizzazione della scienza, ma secondo me ogni volta che esercitiamo un’autocritica, ogni volta che confrontiamo le nostre idee col mondo esterno, facciamo scienza. Quando siamo indulgenti con noi stessi e non esercitiamo il nostro senso critico, quando confondiamo speranze e fatti, scivoliamo nella pseudoscienza e nella superstizione.Ogni volta che in un articolo scientifico si presentano dati, si ha cura di precisare anche il margine di errore, quasi a indicare, in modo discreto, che non esiste una conoscenza completa o perfetta. Il margine di errore ci dà una valutazione quantitativa del livello di fiducia che c’è in tutto ciò che pensiamo di sapere. Se il margine d’errore è piccolo la precisione della nostra conoscenza empirica è elevata, mentre se il margine d’errore è grande, la nostra conoscenza è corrispondentemente incerta. Eccezion fatta per la matematica pura, non conosciamo niente con certezza (anche se ci sono molte cose certamente false).

  Di solito, inoltre, gli scienziati hanno cura di caratterizzare lo status di verità dei loro tentativi di capire il mondo: si passa così da congetture e ipotesi, che hanno un alto grado di provvisorietà, a leggi di natura che sono state ripetutamente e sistematicamente confermate attraverso le molte domande che gli scienziati si pongono sul modo di funzionare del mondo. Ma neppure le leggi di natura sono assolutamente certe. Possono esserci situazioni nuove mai esaminate prima - per esempio dentro i buchi neri, o nell’elettrone, o a velocità prossime a quella della luce - in cui le nostre leggi di natura tanto esaltate possono perdere la loro validità e aver bisogno di correzione, per quanto valide possano essere in circostanze normali.Gli esseri umani possono desiderare una certezza assoluta; possono aspirare a essa; possono sostenere, come i fautori di certe religioni, di averla raggiunta. Ma la storia della scienza - la disciplina che ha avuto il successo di gran lunga maggiore nel conseguire la conoscenza accessibile all’uomo - ci insegna che il massimo che possiamo sperare è il miglioramento progressivo della nostra comprensione, l’apprendimento dai nostri errori, un avvicinamento asintotico all’universo, ma con la precisazione che la certezza assoluta ci sfuggirà sempre.

  Noi saremo sempre impantanati nell’errore. Il massimo risultato a cui ogni generazione possa aspirare è quello di ridurre un po’ il margine di errore e di contribuire all’arricchimento del corpus di dati. Il margine di errore è una valutazione del livello di attendibilità della nostra conoscenza. Il margine d’errore viene spesso indicato anche nei sondaggi d’opinione (per esempio «un’incertezza di più o meno 3 per cento»).Proviamo a immaginare una società in cui ogni discorso pubblicato negli atti del parlamento, ogni pubblicità televisiva, ogni sermone fosse accompagnato dall’indicazione del margine d’errore.

  Uno dei grandi comandamenti della scienza è: « Diffida dei ragionamenti fondati sull’autorità». (Gli scienziati, essendo biologicamente dei primati, e quindi dediti a gerarchie di dominanza, non sempre seguono questo comandamento.) Troppi di tali ragionamenti si sono rivelati sbagliati, purtroppo anche con gravi conseguenze. Le autorità devono provare le loro affermazioni come chiunque altro. Quest’indipendenza della scienza, il fatto che essa non sia a volte disposta ad accettare il sapere convenzionale, la rende pericolosa per dottrine meno autocritiche o con pretese di certezza.

  Poiché la scienza ci conduce a comprendere il mondo corn’è, e non come noi vorremmo che fosse, le sue scoperte possono non essere sempre comprensibili o soddisfacenti. A volte può occorrere un po’ di lavoro per ristrutturare i nostri sistemi mentali. Una parte della scienza è molto semplice. Quando diventa complicata, di solito è perché il mondo è complicato, o perché siamo complicati noi. Quando ci allontaniamo dalla scienza perché ci sembra diffìcile (o perché ci è stata insegnata male), rinunciamo alla capacità di influire sul nostro futuro. Diventiamo dipendenti da altri. La nostra fiducia in noi stessi ne viene diminuita.

  Ma quando infine superiamo tale barriera accedendo ai risultati e ai metodi della scienza, quando riusciamo a capire e applicare la conoscenza così conseguita, sentiamo quasi sempre una profonda soddisfazione. Questo vale per tutti noi ma specialmente per i bambini. Essi nascono con un forte desiderio di sapere, ma anche quando si rendono conto che dovranno vivere in un mondo plasmato dalla scienza, troppo spesso nella loro adolescenza vengono convinti che la scienza non è per loro. Io so personalmente - sia perché qualcuno ha spiegato a me la scienza sia perché io stesso ho tentato a mia volta di spiegarla ad altri - quanto sia gratificante raggiungere la conoscenza scientifica di qualcosa, quando dei termini oscuri assumono improvvisamente un significato e noi riusciamo finalmente a capire di che cosa si discute, e ci vengono svelati profondi misteri.

  Nel suo incontro con la natura, la scienza suscita invariabilmente un senso di reverenza e di soggezione. L’atto stesso di capire è una celebrazione dell’unione, della fusione - anche se a una scala molto modesta - con la magnificenza del cosmo. E l’aumento cumulativo della conoscenza a livello mondiale converte nel corso del tempo la scienza in poco meno di una sorta di meta-mente transnazionale, transgenerazionale.La parola «spirito» proviene da una radice latina per «respirare» (così come la parola «anima» deriva dal greco anemos, che significa «vento», «soffio»). Quel che noi respiriamo è aria, che è qualcosa di materiale, per quanto sottile. Nonostante il diverso significato attribuito al termine da una lunga tradizione teologico-filosofica, nella parola « spirituale » non c’è alcuna implicazione necessaria che stiamo parlando di qualcosa di differente dalla materia (compresa la materia di cui è composto il cervello), o di qualcosa che non rientri nell’ambito della scienza. A volte sento di poter usare la parola in tutta libertà. La scienza non è solo compatibile con la spiritualità, ma ne è anche una fonte profonda. Quando noi riconosciamo il nostro posto in un’immensità di anni-luce e nel passare dei secoli e millenni o quando comprendiamo la complessità, la bellezza e la sottigliezza della vita, proviamo un senso di reverenza, di esaltazione e insieme di umiltà che è senza dubbio spirituale, così come sono spirituali le emozioni che ci danno la grande arte, la grande musica o la grande letteratura, o atti di coraggiosa abnegazione come quelli di Mohandas Gandhi o di Martin Luther King jr. La nozione che scienza e spiritualità siano in qualche modo reciprocamente esclusive rende un pessimo servigio a entrambe.La scienza può essere difficile da capire. Essa può inoltre sfidare credenze a cui siamo molto affezionati. Quando i suoi risultati sono messi a disposizione di politici o industriali, può condurre alla produzione di armi di distruzione di massa e a gravi minacce all’ambiente. Ma una cosa si deve aggiungere: che ha anche una quantità di effetti benefici.

  Non tutte le branche della scienza possono fare previsioni sul futuro - la paleontologia, per esempio, non può -, ma molte possono farne, e con una precisione a volte sorprendente. Se vuoi sapere quando ci sarà la prossima eclisse di Sole, puoi tentare di mettere alla prova maghi o sensitivi, ma otterrai risultati migliori rivolgendoti a scienziati. Essi ti diranno la data e l’ora dell’eclisse, in quale regione della Terra dovrai recarti per osservarla, e se sarà un’eclisse parziale, totale o anulare. Gli astronomi sono in grado di predire un’eclisse solare con mezzi di routine, con la precisione di un minuto, mille anni prima che avvenga. Un malato di anemia perniciosa può andare da un guaritore per farsi togliere il malocchio che l’ha causata oppure può prendere della vitamina B12. Chi vuol salvare suo figlio dal rischio della poliomielite, può pregare oppure farlo vaccinare. Se sei interessato a sapere in anticipo il sesso del figlio che nascerà fra qualche mese, puoi consultare un sensitivo con un pendolino (se il piano d’oscillazione sarà nella direzione destra-sinistra, tuo figlio sarà un maschio, se avanti-indietro una femmina; o forse è viceversa), ma il responso sarà esatto, in media, solo una volta su due. Se vuoi una vera precisione (in questo caso una precisione al 99 per cento) prova l’amniocentesi e l’ecografia. Affidati alla scienza.