giovedì 29 ottobre 2020

CIRCE E ODISSEO

 


DIALOGO TRA CIRCE E ODISSEO

 

Isola di Eea Circe, Odisseo; poi un Dio, Coro

 

CIRCE  Dunque, Odisseo, irrevocabile è la tua decisione di lasciarmi? Eppure, ti ho accolto quando eri sperduto per il mare e perseguitato da Poseideone, mettendoti al sicuro dalla sua ira, di cui le acque tempestose sono state inesorabile strumento. Non ricordi, non vuoi ricordare il lungo periodo di pace che hai trascorso in quest’isola incantata dopo tante sventure? Ti ho offerto ogni agio e, insieme, tutto il mio amore; con me hai provato voluttà che nessuna donna mortale è mai stata o sarà mai in grado di darti. Qui può arrestarsi il tuo ritorno senza fine, qui potrai godere un’adeguata ricompensa alle tue eroiche imprese. Perché, dunque, vuoi andartene?

ODISSEO  Tutto quello che dici è vero, o Circe: nessun altro luogo, nessun’altra amante avrebbe potuto offrirmi tanto. Ma come essere certo dell’autenticità del tuo amore? Con arti magiche mi hai avviluppato in lacci indissolubili, come hai fatto e farai con molti altri uomini. E se pure il tuo amore fosse sincero, perché non hai cercato il mio nell’incontro con la mia libera volontà? Hai preferito, invece, ricorrere alla magia, che è inscindibile dalla tua natura. Hai trasformato in porci i miei compagni, ma di me, che cosa hai fatto di diverso? Un bruto come loro, mi hai reso; hai lasciato che, immemore di tutto, mi rivoltassi nelle mollezze che mi offrivi e che, non me ne accorgevo, erano anch’esse limo.

CIRCE  Non rimproverarmi, Odisseo, se per tenerti legato a me ho fatto ricorso alla magia. E’ vero, essa è parte di me, mi dà potere, ma è anche la mia condanna: sono legata indissolubilmente a questo destino, che mi manifesta il favore degli dèi ma mi priva, al tempo stesso, della possibilità di vivere come una donna. Credi forse che l’impossibilità di avere un amore autentico quale, seppure raramente, fiorisce tra i mortali, non costituisca per me un peso intollerabile? L’averti trattenuto con arti magiche altro non è stato, ora me ne rendo pienamente conto, che un vano surrogato, non altro che l’espressione del mio bisogno di amore, che in te aveva trovato il compagno ideale: un atto di disperazione per il quale dovresti, se non amarmi anche tu, almeno compatirmi, anziché rimproverarmi. 

ODISSEO  Ti comprendo, Circe, e vorrei davvero amarti per ripagare in qualche modo ciò che ti devo, ma non posso dimenticare il male che, non so quanto consapevolmente, mi hai fatto. Mi hai reso immemore della mia patria, della mia sposa, di mio figlio: per loro, i miei primi doveri, dopo lunghi anni di guerra che mi avevano tenuto lontano, avevo affrontato il travagliato viaggio di ritorno, che tu hai interrotto. 

CIRCE  La tua patria, la tua sposa: ma sei certo che, tornando, troverai tutto come prima? Troppi anni sono passati; qualcuno può avere usurpato il tuo trono, e la tua sposa, ormai certa della tua morte, può essere convolata ad altre nozze, forse con lo stesso usurpatore. Come puoi, per un ricordo di tempi felici, puntare tutto il tuo futuro su uno scenario così incerto? Senza contare che gli anni avranno fatto sfiorire la bellezza di Penelope: come potresti preferirla a me, eternamente giovane e che con la mia magia offro anche a te un’eterna giovinezza; a me, maestra nell’incanto dei sensi?

 

ODISSEO  E’ proprio questo tuo vivere in un mondo di incantesimi, Circe, che non ti fa comprendere la forza dei sentimenti umani, di un amore che, se è vero, è per sempre e non è legato solamente al fiore degli anni e della bellezza. Senza contare che  ognuno deve seguire il suo destino, scritto nel cielo per volere degli dèi. Il mio contempla questo travagliato ritorno che sembra senza fine: non so se Itaca sarà il mio approdo definitivo o se il demone che è in me mi spingerà, in seguito, verso altri lidi; ma so che devo tornare. Di ciò che avevo lasciato e a cui volevo con tanta determinazione tornare, non ricordavo nulla a causa dei tuoi incantesimi. Qualcosa di inconscio, però, mi spingeva ogni giorno sulle amene rive di quest’isola, a contemplare il mare sul quale sentivo che doveva compiersi il mio destino, e sul correre delle sue onde verso la spiaggia, cominciarono ad affluire in me i ricordi. Vidi finalmente di nuovo ciò che mi attendeva al di là di quella distesa d’acque, ripresi coscienza di me e decisi: devo tornare, devo rompere questi pur dolci legami, e correre incontro al mio destino di mortale, per duro che possa essere.

CIRCE  Folle, se mi abbandoni, non potrò fare più nulla per te, ma rimarrai sottoposto nuovamente alle ire del dio, alle quali non potrò più sottrarti. E cosa ti garantisce che esse non provochino la tua fine, prima che tu possa raggiungere l’incerta meta alla quale tanto testardamente tendi? Le tempestose acque del mare saranno la tua tomba e tutto sarà perduto: non avrai più né la tua patria e la tua sposa, né me.

ODISSEO (dopo una pausa di riflessione) Non sono tanto i tuoi terrori, che vanamente spargi su di me, a far vacillare la mia ferma risoluzione, quanto la stanchezza. Lungo è stato il mio vagare tra le salse, procellose acque marine, e ancora assai lungo esso si prospetta. So che il dio non mi darà tregua, e pur essendo fiducioso di poter superare, come per il passato, le prove alle quali sarò sottoposto, devo tuttavia trovare la forza di vincere la prova più dura: la tentazione, che si salda alla mia stanchezza ergendosi a sbarrare il mio cammino come un enorme scoglio, il più difficile tra quelli che ho dovuto affrontare. Restare con te, dimenticare tutto, riposare finalmente. Sopire questo demone che mi spinge continuamente in avanti e che sarà causa della mia fine. Ma riposare così non equivale alla morte, non è anticipare la mia fine? La vita è lotta, e se la lotta conduce talvolta alla morte, è pur vero che senza lotta non vi è vita. Rinuncerei, se cedessi alla tentazione, alla mia stessa natura di uomo. 

CORO  Circe è disperata perché rifiuta il suo destino, il ruolo che gli dèi le hanno assegnato, per amore di Odisseo; Odisseo è anch’egli tentato di rifiutare il proprio destino, ma al tempo stesso, mosso da un diverso e contrastante amore, sembra determinato a inseguire i suoi fati. Chi potrà mai risolvere questo contrasto? 

DESCENDIT DEVS EX MACHINA

IL DIO  Insanabile è dunque questo contrasto?

CIRCE  Insanabile. Pure, Odisseo, ti offro tutta me stessa: posto che senza te quest’isola incantata, ricca di bellezza e di ogni dono della natura, diverrebbe per me un arido e inospitale scoglio, mi dichiaro disposta, se gli dei lo consentiranno, a rinunciare ai miei poteri magici per poterti seguire, come semplice donna mortale, nel tuo destino, qualunque esso sarà. Questo ti provi il mio amore. Tu, però, non lo vuoi.

IL DIO  Siate per sempre separati. Tale il volere degli dèi.

Sparisce tra lampi, tuoni e nuvole

CORO  Così hanno decretato gli dèi. Che, nel perdersi, ciascuno possa ritrovare se stesso.

 

Ulisse e Circe di Giovanni Andrea Sirani (1610-1670), olio su tela

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