sabato 19 dicembre 2015

PAROLE SENZA FATTI: APPLICARE IL RASOIO DI OCKHAM?


"entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem" oppure "frustra fit per plura quod per pauciora" ("Il rasoio di Ockham") 
Non è soltanto regola fondamentale di ogni scienza. Quello che ci dice è, anche, che bisogna metter confini tra le parole e le cose, per evitare di far passare per cose esistenti quelle che sono solamente chiacchiere, e per non credere che tutte le nostre parole si riferiscono a cose esistenti. Spesso pensiamo che ci sia una corrispondenza reale alle parole, mentre dovremmo chiederci se  le parole poggino  soltanto su altre parole e non su cose. 

venerdì 18 dicembre 2015



LIBERTA' NELLA SOLITUDINE

....each in the cell of himself is almost convinced of his freedom...
"But in the importance and noise of to-morrow
When the brokers are roaring like beasts on the floor of the Bourse,
And the poor have the sufferings to which they are fairly accustomed,
And each in the cell of himself is almost convinced of his freedom,
A few thousand will think of this day
As one thinks of a day when one did something slightly unusual."
From Another Time by W. H. Auden
'A ZUPPA 'E LATTE

Luca ~Tummasì, Tummasì, scétate songh' 'e nnove! Io lo so che stai sveglio, è inutile che fai finta di dormire.  Tommasì, scétate songh' 'e nnove.  E questo vuoi fare!  Vedete se è possibile; nu cetrulo luongo luongo che dorme fino a quest'ora!  Io, all'età tua, alle sette e mezza saltavo dal letto come un grillo per accompagnare mio padre che andava a lavorare.  Lo accompagnavo fino alla porta, ci baciavo la mano… perché allora si baciava la mano al genitore… poi me ne tornavo e mi coricavo un'altra volta. Hai capito, svegliati? È meglio ca nun te dongo retta, se no ci facciamo la croce a prima matina.
Tommasino ~ 'A zuppa 'e latte!
Luca  ~ E questa è la sola cosa che pensi: 'A zuppa 'e latte, 'a cena, 'a culazione, 'o pranzo”…  alzati, 'a zuppa 'e latte te la vai a prendere in cucina perché non tieni i servitori.
Tommasino ~ Se non me la portate dentro il letto non mi soso.
Luca ~ No, tu ti sosi, se no ti faccio andare a coricare all'ospedale.
Concetta ~ 'A colla… Io nun capisco che 'o faie a ffà, stu Presebbio.  Na casa nguaiata, denare ca se ne vanno… e almeno venisse bbuono!
Tommasino ~ Non viene neanche bene.
Luca ~ E già come se fosse la prima volta che lo faccio! Io sono stato il padre dei Presepi… venivano da me a chiedere consigli… mo viene lui e dice che non viene bene.
Tommasino  A me non mi piace.
Luca ~ questo lo dici perché vuoi fare il giovane moderno che non ci piace il Presepio… il superuomo. Il Presepio che è una cosa commovente, che piace a tutti quanti…
Tommasino ~A me non mi piace.  Ma guardate un poco, mi deve piacere per forza?
Luca ~ Sùsete! Hai capito sùsete?
Tommasino ~  'A zuppa 'e latte!
Concetta ~ Alzati, bello di mammà, alzati!
Luca ~ Embè, si le porte 'a zuppa 'e latte dint' 'o lietto ve mengo 'a coppa abbascio a tutte e due!   Lo stai crescendo per la galera!
Concetta ~ Quello mo si alza!
Luca ~ È incominciato il telegrafo senza fili.
Tommasino ~  'A zuppa 'e latte!
Luca ~ Embè, mo te mengo 'a colla nfaccia.
Concetta  ~ Alzati, bello 'e mammà. Ti lavi tanto bello, e mammà intanto ti prepara nu bello zuppone.
Luca  ~ Niente affatto. 'O zuppone s''o va a piglià in cucina. Che l'hai presa per una serva, a tua madre? Eh? Tua madre non serve!  Pasqualino si è alzato?
Concetta ~ Sì, sì, si è alzato quello scocciante di tuo fratello!  Cu' nu raffreddore che ha tenuto, è stato capace di stare una settimana a letto.

LE SORPRESE DELLA STORIA


Ma forse dovremmo  provare ad analizzare il jihadismo islamista dell’Isis come uno dei molti movimenti rivoluzionari che fanno parte del percorso della storia umana... La storia, come sempre, continuera' a sorprenderci, e, come sempre, scopriremo di essere "impreparati". Ma questo perche' la storia non dipende quasi mai dai calcoli degli uomini, ma dall’evolversi di realtà e situazioni che portano inevitabilmente a nuovi scenari.

giovedì 17 dicembre 2015




LA VITA È BELLEZZA ( ZWEIG) 

 La vita è bellezza, ma solo nella sofferenza trova un senso (Stefan Zweig "Dostoevskij",  pagg. 118, euro 14,50 Castelvecchi). Zweig, scrittore austriaco ebreo e' morto suicida in Brasile. Zweig coglie l'essenza tragica, la vicinanza con l'abisso, la dimestichezza con i demoni, l'esperienza di Dio come tormento, il male e la perdizione come occasione di salvezza e redenzione, l'oscillazione tra generosità e dissolutezza, la centralità assoluta dell'anima. Kirillov, Satov, Raskol'nikov, Karamazov: i suoi personaggi, per Zweig, vivono nell'agitazione, intorno all'anima si forma il loro corpo, le passioni plasmano le loro figure. 
SINISTRA: È ORA DI FINIRLA CON LE QUESTIONI IDENTITARIE 

Ho l'impressione che la sinistra abbia una sola strada: finirla con le questioni identitarie e non fare la sinistra. Domandarsi perché nelle fabbriche non fa più presa sugli operai, smetterla di cullarsi nell’illusione che la Cgil possa ancora portare consensi elettorali, capire una volta per tutte che il voto degli operai, anche dei metalmeccanici, è andato al centrodestra in alcune zone, alla Lega in altre e ora ai grillini. E che l’emorragia non si ferma...
ON CROIT QUE SELON LE DÉSIR...

On croit que selon son désir on changera autour de soi les choses, on le croit parce que, hors de là, on ne voit aucune solution favorable. On ne pense pas à celle qui se produit le plus souvent et qui est favorable aussi : nous n’arrivons pas à changer les choses selon notre désir, mais peu à peu notre désir change. La situation que nous espérions changer parce qu’elle nous était insupportable nous devient indifférente. Nous n’avons pas pu surmonter l’obstacle, comme nous le voulions absolument, mais la vie nous l’a fait tourner, dépasser, et c’est à peine alors si en nous retournant vers le lointain du passé nous pouvons l’apercevoir, tant il est devenu imperceptible.
— 
Marcel Proust, Albertine disparue ou La fugitive (La fuggitiva o Albertine scomparsa, Alla ricerca del tempo perduto, VI, p.38):
“Si crede che si potranno mutare a piacere le cose intorno a noi; lo si crede perché, fuori di questa, non si scorge nessun’altra soluzione favorevole. Non si pensa a quella che più spesso si avvera e che è, anch’essa, favorevole: noi non riusciamo a mutare le cose conforme al nostro desiderio, ma poco a poco il nostro desiderio muta. La situazione che desideravamo mutare perché insopportabile ci diviene indifferente. Non abbiamo potuto sormontare l’ostacolo, come volevamo assolutamente, ma la vita ce lo ha fatto aggirare, oltrepassare; e facciamo fatica allora, se, volgendoci verso le lontananze del passato, riusciamo a scorgerlo, tanto è diventato impercettibile”.

mercoledì 16 dicembre 2015



MINISTERO DELLE CIRCONLOCUZIONI

Leggendo  il Capitolo X  di Charles Dickens "La piccola Dorrit",  mi sono accorto  di aver sbagliato a considerare questa opera  un pò  "romanzo d'appendice", lunghissimo, complicatissimo con intrecci di numerosi personaggi. 
Rileggendolo possiamo scoprire diverse altre chiavi di  lettura. Questa per esempio: Dickens fa, nel capitolo decimo, un mirabile efficacissimo attacco alle istituzioni ed alla pubblica amministrazione, malate di burocratismo, il cui funzionamento è orientato sul “non-fare”. Stupenda minuziosa descrizione del "Ministero delle Circonlocuzioni",   anticipazione della descrizione del funzionamento organizzativo de "Il castello" di Kafka.

"....È vero che l'arte di non far le cose è l'oggetto e lo studio principale di tutte le pubbliche amministrazioni e di tutti gli uomini politici che circondano il lodato Ministero. È vero che ogni nuovo presidente del Consiglio ed ogni nuovo governo, venuti al potere per avere sostenuto che la tal cosa si debba fare, si danno subito a tutt'uomo per trovare il mezzo di non farla. È vero che, compiute appena la elezioni generali, tutti quei deputati che si sono sgolati e slogati e dimenati perchè la tal cosa non si è fatta, e che hanno interpellati gli amici dell'onor avversario di dichiarare perchè non l'hanno fatta, e che hanno asserito che bisogna farla, e che si son obbligati di farla, incominciano subito a ricercare in qual modo si possa non farla. È vero che le discussioni di ambo i rami del Parlamento, durante tutta la sessione, tendono uniformemente alla deliberazione finale di non farla.”
Estratto di: Dickens, Charles. “La piccola Dorrit.” 1857

giovedì 3 dicembre 2015

LA STORIA AL DI LÀ DELLE INTENZIONI

LA STORIA DA SEMPRE SI SVILUPPA AL DI LÀ DELLE NOSTRE (BUONE) INTENZIONI. 
Per quelli che tutti i giorni, per posa "corretta", ci dicono di amare una società multiculturale, multireligiosa e multietnica e dicono con orrore “non vorremmo mica credere allo scontro di civiltà di Huntington” hanno mai letto una riga del suo libro? Si sono mai posti la domanda se, per lo studioso, tale scontro fosse lo scenario desiderato e non una sua ipotesi di studio, una previsione sul possibile, un caveat, e, in ogni caso non un incitamento allo scontro. Allora si scoprirebbe che, in realtà, nella visione di Samuel P. Huntington lo scontro di civiltà è , in parte, una descrizione di ciò che succede, e soprattutto una previsione non irragionevole di ciò che potrebbe essere, mai ma, proprio mai, non un auspicio. Uno studioso sociale o di geopolitica, come è nel suo caso, ha il diritto/dovere di enucleare e porre in evidenza alla comunità scientifica come a chiunque sia interessato a conoscere, anche attraverso gli scenari predittivi, il nostro futuro prossimo venturo. Huntington sostiene nel libro che se prima della caduta del Muro il divisorio dei conflitti planetari era la classe e quindi il conflitto Est-Ovest (capitalismo contro comunismo) dopo la caduta, la frizione, la linea di potenziale scontro si sposta sui popoli e prevalentemente sul confine Nord-Sud, e verso la Cina. «Gli scontri più pericolosi del futuro – sintetizza Huntington – nasceranno probabilmente tra l’arroganza occidentale, l’intolleranza islamica e l’intraprendenza sinica». Come dargli torto.


domenica 29 novembre 2015



LA GUERRA È IN CORSO DA ANNI

La guerra è in corso da anni, anche se noi fingiamo che non ci sia. Il non pronunciare la parola non vuol dire scongiurarla. Gli esorcismi non servono a niente. Noi siamo quelli delle bandiere della pace fuori dalle finestre e sul profilo fb. Ma è bene ricordare le immagini di Papa Francesco e dei due bambini che lanciavano le colombe in piazza San Pietro: le colombe liberate furono ghermite in volo da cornacchie e gabbiani. Le fecero fuori in pochi secondi. Ecco. Aspettiamo il prossimo attentato per la celebrazione del lutto di Michele Serra.

sabato 28 novembre 2015




PIÙ SICUREZZA?

Cosa significa più sicurezza e meno libertà?. Vuol dire dichiarare uno stato di emergenza (sta avvenendo in Francia). Vuol dire autorizzare i servizi segreti e le polizie ad intercettare, pedinare, arrestare e violare domicili senza vincoli, uccidere i presunti terroristi che spesso sono cittadini europei (come in queste ore in Francia). Il confine tra autorità e libertà, tra sicurezza e diritti individuali, è sempre labile ed elastico. Le intercettazioni delle NSA, con lo Stato che monitora gran parte dei suoi cittadini, originano proprio dalle normative antiterrorismo. Dare ai  servizi segreti e alle polizie più risorse e maggior possibilità di azione sarà una strada obbligata, ma andrà parallelamente rafforzato il controllo di Parlamento e opinione pubblica.
LA NOSTRA BREVE VITA DURA IL TEMPO DI UN SONNO 

La tempesta atto IV, scena 1 Prospero:" We are such stuff As dreams are made on, and our little life Is rounded with a sleep." 

IL SOTTOSUOLO DELLA NOSTRA COSCIENZA

«Vi giuro, signori, che l'esser troppo consapevoli è una malattia, un'autentica, assoluta malattia». Fëdor Dostoevskij," Memorie del sottosuolo"
L'uomo di Dostoevskji, prigioniero nel labirinto della coscienza, è "naturalmente" inerte: gli esseri attivi sono quelli limitati; in loro trionfa la ragione, con le sue rigide leggi. Ma essi ignorano la vera natura umana, con il suo caotico divenire, cosciente e incosciente. L'uomo autentico dostoevskijano non è l’uomo esteriore, ma quello interiore, che si nasconde e si rifugia nella propria tana. Il "sottosuolo" è la nostra vita psichica con le sue libere irrazionalità, con la sua assenza di ogni legge, in contrasto con il mondo esterno, con le sue convenienze e regole. 

martedì 24 novembre 2015

COSA SUCCEDE ALLA CULTURA LAICA E A QUELLA CRISTIANA? 

"La moderna cultura laica è fondata sulla dialettica, che risolve i conflitti nati entro la storia in una linea ascendente, che di superamento in superamento corre sul filo del progresso. La cultura cristiana è invece fondata sulla compresenza, eroica e immutabile, di verità e inautenticità, di contingente e di eterno, di terreno e di divino, una lacerazione esistenziale che occupa l’intera storia e sarà sanata misteriosamente solo al compimento del tempo" Geno Pampaloni, Prefazione a Divo Barsotti, Cor ad cor, 1982 (La Locusta, Vicenza).
Mi chiedo che ne è stato della dialettica alla base della cultura laica? Che ne è stato della nozione di progresso che vedeva un rapporto sinergico, necessario tra quello tecnico-scientifico e quello sociale?. Che ne è dell’intellettuale cristiano, che ormai  non si sente di affermare alcunchè e pensa solo a mimetizzarsi tra le voci del mondo?

lunedì 23 novembre 2015




NOTE DI LETTURA: METAFISICA?

Occorre tornare a occuparsi attivamente di metafisica, cercando di portare alla luce quali nuove concezioni della realtà siano adeguate ai risultati odierni delle scienze e agli sviluppi recenti delle vicende umane. La vera questione non è se la realtà esista o no, né se sia modificabile da noi solo in parte o totalmente. Le vere questioni sono: che cosa c’è? Ci sono le cose che sembrano non esistere? Com’è fatta la realtà? È ordinata? Ha senso? Ha valore in sé? È solo la scienza che può rispondere a queste domande o anche la filosofia, accanto e insieme alla scienza, ha voce in capitolo? Dalla visione scientifica della realtà cosa emerge? Emerge un senso, un valore delle cose? La visione scientifica della realtà è unitaria o no? È compito della filosofia collegare le varie parti della scienza o è la scienza stessa a doverlo fare? 
Nel suo libro Introduzione alla verità (Bollati Boringhieri, Torino 2011) FRANCA D'AGOSTINI invita  i filosofi contemporanei a tornare a pronunciarsi sulla realtà, perché la rinuncia a farlo non è stata la scomparsa della metafisica, bensì “la persistenza ostinata e implicita di una sua versione antica, settecentesca. Dunque il punto è che la metafisica, ossia la nostra concezione di ‘fatto’ e ‘realtà', è rimasta molto indietro: al Settecento, o forse all’Ottocento, mentre alla luce delle nuove evidenze della scienza e della vita forse abbiamo altri ‘fatti’ con cui fare i conti. [...] ampliate la vostra ontologia, rendete duttile la vostra logica, e non avrete più molte ragioni di scetticismo riguardo alla verità.” L'autrice vede come causa del blocco della riflessione metafisica un’errata interpretazione di Kant presente nella filosofia di Nietzsche. Franca D'Agostini  immagina un dialogo virtuale con Nietzsche, dove lei attacca la famosa posizione nietzscheana non ci sono fatti, solo interpretazioni e gli risponde: “è un fatto che non esistono fatti? Se non lo è, come mai dici che le cose stanno così? Inoltre, posto che non sia un fatto bensì un’interpretazione, è un fatto che è un’interpretazione?”. Prosegue D’Agostini, “È chiaro che non ci intendiamo: usiamo ‘fatto’ in modi diversi. Più precisamente: io uso ‘fatto’ in modo mobile e leggero, per riferirmi a una qualsiasi occorrenza, evento, o azione e situazione. Nietzsche usa ‘fatto’ in modo molto pesante, presumibilmente per riferirsi a fattualità dure, nude e crude. Ma attenzione: io non ho preso nessuna decisione riguardo a come sono fatti i fatti: potrebbero essere interpretazioni o sciami di microparticelle, oggetti del senso comune o astrazioni. Invece si direbbe che Nietzsche abbia già preso questa decisione (se no non direbbe che ‘non esistono’) Visibilmente, Nietzsche usa qui una metafisica (una concezione della realtà) molto restrittiva, ed è nella luce di questa metafisica che preferisce i fatti-interpretazioni ai fatti-fatti. [...] occorre una metafisica per sbarazzarsi della metafisica [...] la ‘rinuncia’ alla metafisica è in verità l’adesione a una metafisica dogmatica, non problematizzata. E più propriamente [...] questa metafisica non problematizzata è [...] un kantismo interpretato in senso iperempirista, con relativo svilimento del realismo, e potenziale deriva costruzionista”.
 



P B 

venerdì 20 novembre 2015




MORTE DELLE IDEOLOGIE??? 

Abbiamo, chi più chi meno, celebrato come progresso dell'umanità il superamento delle ideologie e delle loro false certezze. Ed ora ci troviamo ad affrontare una delle ideologie più pervicaci e mortifere, mascherata dentro un messaggio religioso, e ci troviamo nudi e spogli con il nostro relativismo nichilista. Facciamo fatica a capire quali siano i valori da difendere. Le nostre armi culturali si manifestano deboli. Ci chiediamo quale sia la nostra identità.  È solo riconoscendo tutto questo in modo chiaro e netto che possiamo ripartire. Basta che lo vogliamo.




CI VOGLIONO ARMI CULTURALI.

Bisogna porsi le domande e non accettare le certezze di chi ha facili risposte. Il mondo è diventato più complesso e più difficile rispetto alla nostra capacità di spiegazione. Però non dobbiamo fermarci nel porci le domande e nel cercare risposte. L'orrore non deve paralizzarci. È quello che vogliono i nemici della vita che ci troviamo di fronte.
Abbiamo, chi più chi meno, celebrato come progresso dell'umanità il superamento delle ideologie e delle loro false certezze. Ed ora ci troviamo ad affrontare una delle ideologie più pervicaci e mortifere, mascherata dentro un messaggio religioso, e ci troviamo nudi e spogli con il nostro relativismo nichilista. Facciamo fatica a capire quali siano i valori da difendere. Le nostre armi culturali si manifestano deboli. Ci chiediamo quale sia la nostra identità.  È solo riconoscendo tutto questo in modo chiaro e netto che possiamo ripartire. Basta che lo vogliamo.
È LA POLITICA CHE HA SMARRITO LA PROPRIA MISSIONE

Le civiltà non muoiono sotto l'urto di "barbarie esterne", ma a causa di una fatale progressiva decomposizione interna. Non è che dobbiamo rileggere Toynbee e il suo pessimismo, che ha origine in Spengler, per recitare la solfa del declino dell'Occidente. Certo ha un certo valore la sua osservazione che quando una civiltà  si universalizza (oggi diciamo globalizza) si avvicina al tramonto. Ma io credo che la causa più profonda della crisi sia d'ordine politico. D'accordo sul fatto che le cose non possano andare sempre bene, che l'uomo invecchi,  che le civiltà siano mortali (come dice Toynbee, che non vengano assassinate, ma si suicidino). Ma il tema più importante è di vedere come una buona politica possa proteggerci o almeno ridurre l'impatto delle tempeste che  mettono in discussione esistenza quell'insieme di valori  che si chiamiamo civiltà. Una buona politica deve vigilare continuamente e favorire con tutte le forze il mantenimento dell'unità organica (vita) contro la dispersione (morte). In altri termini la politica deve avere capacità di scelta  fra quei  cambiamenti della società che la consolidano e quelli che invece la compromettono. La politica, oggi, ha smarrito questa missione.

lunedì 16 novembre 2015






STRAGE A PARIGI....MA CI CHIEDIAMO QUALE SIGNIFICATO?

Ci troviamo di fronte a un risveglio da un  sogno in cui a tutto davamo senso e ragione. Scopriamo che il reale resta lì, colla durezza delle sue resistenze e delle contraddizioni irrisolte. 
"L'illuminismo, nel senso più ampio di pensiero in continuo progresso, ha perseguito da sempre l'obiettivo di togliere agli uomini la paura e di renderli padroni. Ma la terra interamente illuminata splende all'insegna di trionfale sventura" (M. Horkheimer, T.W. Adorno, Dialettica dell'Illuminismo, Torino 1967, p. 11).
Abbiamo creduto che la ragione della modernità avesse soluzioni nette e sicure. Ma i fatti di ogni giorno ci spiazzano perchè ci fanno  riscoprire, attraverso l'evidenza della nostra finitudine e della morte, la totale mancanza  di ogni "senso" ideale. È questo il risultato della perdita  delle  sicurezze, attraverso l'incontro con  la morte, con il nulla, con l'assenza di  fondamento. Ci troviamo a navigare verso l'ignoto, "senza senso".  Avevamo abbandonato da tempo la sicurezza che veniva dalle risposte totalizzanti della ragione moderna, ma ora il disinteresse a porsi la domanda sul senso, più ancora che la sua  mancanza, rischia di diventare una malattia letale  dell'Occidente nel XXI Secolo.

sabato 7 novembre 2015

MA LA SUA OMBRA PUÒ MOLTO

[...] Allora potete passare di sera sull'ombra del gigante.
- Come si fa?
- Il grande gigante, che abita non lontano da qui, non è in grado di fare niente con il suo corpo; le sue mani non sollevano neppure un filo di paglia; le sue spalle non potrebbero portare nemmeno un fagotto; ma la sua ombra può molto, anzi tutto. Perciò al sorgere e al calare del sole è molto potente, e così di sera ci si può sedere sul collo della sua ombra, il gigante si avvia lentamente verso la riva e la 

sua ombra porta il viandante al di là dell'acqua. Ma se a mezzogiorno volete trovarvi in quell'angolo del bosco dove fitti cespugli costeggiano la riva, potrò traghettarvi io stesso e presentarvi alla bella Lilie; se invece temete il caldo di mezzogiorno potrete cercare il gigante verso sera in quell'insenatura di rocce; si mostrerà di sicuro cortese.[...] citazione da LA FIABA
di Johann Wolfgang Goethe