sabato 11 dicembre 2021

ELOGIO DELL'OMBRA Jorge Luis Borges


 ELOGIO DELL'OMBRA 
Jorge Luis Borges 

Elogio dell’ombra, la poesia che chiude la raccolta, è un rassegnato e sereno elogio della vecchiaia e della quiete che offrono le sue naturali limitazioni (la cecità che sfuma le forme, i ricordi che si diradano, le passioni che si assopiscono), ma è anche paziente e dolce attesa della morte, unico momento in cui all’uomo è rivelata la sua vera identità: «Giungo al mio centro, / alla mia chiave e alla mia algebra, / giungo al mio specchio. / Presto saprò chi sono».

ELOGIO DELL’OMBRA
La vecchiaia (è questo il nome che le danno)
può essere la nostra età felice.
L’animale è morto, o quasi è morto.
 Restano l’uomo e la sua anima.
 Vivo tra forme luminose e vaghe
 che ancora non sono tenebra.
 Buenos Aires,
che un tempo si lacerava in sobborghi
verso la pianura incessante,
è tornata a essere la Recoleta, il Retiro,
le confuse strade del quartiere Once
e le precarie case vecchie
che ancora chiamiamo il Sud.
Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un dolce declivio
e assomiglia all’ eternità.
I miei amici non hanno volto,
le donne sono com’erano tanti anni fa, 
ogni angolo di strada può essere un altro,
non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
Dovrebbe sgomentarmi tutto questo,
e invece è una dolcezza, un ritorno.
Delle generazioni di testi che sono nel mondo
ne avrò letti solo alcuni,
quei pochi che continuo a leggere nella memoria,
a leggere e a trasformare.
Dal sud, dall’est, dall’ovest e dal nord
convergono i cammini che mi han condotto
al mio segreto centro.
Furono echi e passi quei cammini,
donne, uomini, agonie,resurrezioni,
giorni e notti,
dormiveglia e sogni,
 ogni minimo istante del mio ieri
 e degli ieri del mondo,
 la salda spada del danese e la luna del persiano, 
le imprese dei morti,
l’amore condiviso, le parole,
Emerson e la neve e tante cose.
Ora posso dimenticarle. Giungo al mio centro,
alla mia chiave e alla mia algebra,
giungo al mio specchio.
Presto saprò chi sono.